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Michael Konsel, balla con la Lupa

Era il portiere perfetto per Zeman, che se lo portò con sè a Roma, in giallorosso. Fece innamorare i tifosi dell’Olimpico con le sue parate e tutte le donne per quel suo affascinante sguardo da attore. L’amore a prima vista tra Roma e Michael Konsel.
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Michael Konsel - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Siamo nell’estate del 1997, e a Trigoria, nella sala conferenze, la Roma sta presentando alla stampa il proprio nuovo portiere.

È austriaco, ha già ben 35 anni, e in patria con la maglia del Rapid Vienna, ha vinto praticamente tutto. Lo ha fortemente voluto Zdenek Zeman, più che per le sue abilità tra i pali, dove tutto sommato è un portiere appena al di sopra della media, per ciò che riesce a fare quando è fuori dalla propria area di competenza. Preciso nelle uscite, bravissimo con i piedi. Con uno come lui il gioco del tecnico boemo può realmente guadagnare un 11esimo, effettivo, giocatore di movimento, in fase di possesso.

Si chiama Michael Konsel. E prima ancora di far innamorare i tifosi giallorossi, ha già conquistato i cuori di tutte le tifose.

Fisico statuario, ma non esagerato. Capello sale e pepe, sfoggiato senza paura. E uno sguardo da attore che conquista, attrae, affascina.

In anni in cui a spopolare sono i Richard Gere e i Kevin Costner, ora le attenzioni se le prende i lui. E se Kevin ballava coi lupi, Konsel ora balla con la Lupa.

L'amore per Roma

Per sua stessa ammissione, quello con Roma e la Roma è stato, per Michael, amore a prima vista.

Non può non essere così, se si parla della città eterna. Ma a entrare nel cuore dell’austriaco sono anche gli stessi colori giallorossi. Con quell’Olimpico sempre strapieno, dove domina la passione. E quella squadra di talenti puri, dove sempre più si sta prendendo un posto al sole un giovane capitano di nome Francesco Totti. Si farà, eccome se si farà.

Qualche naso si storce, quando legge la carta d’identità. Che alla voce “data di nascita” dice: 6 marzo 1962.

Konsel hà già 35 anni quando sbarca nella Capitale. Praticamente è di pochi mesi più giovane del più longevo giocatore in attività, Pietrone Vierchowood. E già le radio si scatenano, nel domandarsi: “Ma non ce n’era uno più giovane da prendere?”

Zeman però è sicuro e convinto: “ci potrà far fare il salto di qualità”.

I posteri conteranno gli anni che ci metterà, da lì in poi, la Roma a trovare un portiere di identica affidabilità.

Un portiere moderno

Alla prima stagione Konsel zittisce i più scettici. In una Lupa che arriva quarta in serie A, e che viene eliminata ai quarti di finale dalla Coppa Italia, si propone come uno dei migliori portieri del campionato.

A dispetto di un’altezza non esagerata (185 centimetri), e come detto, di qualche primavera di troppo alle sue spalle, tra i pali fa il suo, mentre fuori dall’area di competenza governa il pallone con i piedi quasi come fosse un centro-mediano metodista.

La sua storia infatti dice che Michael, a 16 anni, ai tempi del Kritzendorf, giocava in porta solo come riserva del portiere titolare. Il suo mestiere, infatti, da buon attaccante, era quello di fare gol.

Il club del presidente Sensi lo conferma anche per l’anno successivo. Ma a mettersi di mezzo è il solito, inatteso, bieco destino.

I due anni in giallorosso

Due cose separano Michael Konsel e la Roma.

La prima è un tremendo infortunio al tendine d’achille patito in un amichevole estiva, piuttosto inutile, giocata dalla sua Nazionale contro la Francia. Un guaio da cui è difficile recuperare a 20 anni, figuriamoci a 36.

Quel giorno si spalancano le porte della titolarità per Antonio Chimenti, che continuerà ad alternarsi con l’austriaco anche una volta che quest’ultimo si sarà completamente ristabilito.

Il secondo fattore è l’arrivo, sulla panchina giallorossa, di Fabio Capello, che prende il posto proprio del suo mentore Zeman.

Don Fabio ha idee diverse per quanto concerne il portiere: deve usare le mani, più che i piedi, e se in campo non lo si vede meglio, vuol dire che stiamo giocando bene.

Capello chiede alla società di portargli a Roma Francesco Antonioli, che l’allenatore friulano già conosce dai tempi del Milan.

Konsel, con rammarico, fa le valigie e va a chiudere la propria carriera con una quindicina di presenze a Venezia, sempre in serie A.

Prima di mollare il calcio giocato, per dedicarsi alle attività che nel frattempo ha già avviato (tra queste una scuola portieri, nella periferia di Vienna, a suo nome).

Certi amori non finiscono

Ma se un romano e romanista doc come Antonello Venditti canta che “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, allora forse è destino che Konsel e la Roma si ritrovano.

Ciò rischia di avvenire, infatti, nel 2012.

Zeman viene richiamato, dopo l’impresa a Pescara, sulla panchina della Lupa, per provare a vedere se nelle consumate tasche del tecnico boemo è rimasta un po’ di polverina magica per far volare la squadra. E subito chiede lui come preparatore dei portieri.

Qualcuno in società si mette di traverso, non è dato a sapere cosa sia successo. Sta di fatto che Konsel non torna.

Nel 2014 arriva addirittura ad autocandidarsi, per provare a entrare nello staff del nuovo tecnico, Rudi Garcia. Quest’ultimo fa orecchie da mercante, e nemmeno stavolta il ritorno si concretizza.

In futuro chi lo sa? Magari un po’ di spazio è rimasto in questa nuova Roma per il suo ex portiere austriaco.

Il brizzolato con la faccia da attore, che oggi, proprio come allora, vuole di nuovo ballare con la Lupa

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