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Julio Gonzalez, io l'ho visto!

Lettera dedicata al Gioco del Calcio e a tutti coloro che non hanno fatto in tempo ad apprezzare Julio Valentin Gonzalez. La bravura del giocatore, l’immensità dell’uomo. Un esempio, ancora oggi.
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Julio Gonzalez - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Caro Gioco del Calcio,

oggi ho deciso di scriverti una lettera. Perché devo raccontarti la storia di un personaggio. Sono molto affezionato a lui, perché ha indossato con onore la maglia della mia squadra del cuore.

Ma purtroppo non tutti conoscono la sua storia. Perché un destino bieco e crudele gli si è messo di traverso. E solo io, insieme a tutti gli altri tifosi della mia squadra, abbiamo potuto vederlo giocare. 

Solo noi abbiamo potuto apprezzare il giocatore, il centravanti e l’uomo. Solo noi sappiamo cosa avrebbe potuto fare, in quella carriera finita troppo presto.

Così ho voluto scriverti una lettera. Per farti capire cosa ti sei perso.

Io ho visto Julio Valentin Gonzalez. E oggi ti parlo di lui.

Dal Paraguay al Veneto

Sì. Io ho visto Julio Gonzalez. Tu solo di sfuggita, e hai fatto male.

Ho visto Julio venire a Vicenza da semisconosciuto. Di lui si sapeva poco o nulla: che arrivava dal Paraguay e che da quelle parti aveva fatto, nonostante la giovane età, dei gran bei numeri.

E questo bastava per far fantasticare una piazza che, spente le luci della ribalta, aveva dovuto ricostruirsi, tornando ad assaporare una categoria, la Serie B, che sperava di non ritrovare più per tanti anni ancora.

Ho visto Julio avere difficoltà nell’ambientarsi. E ci mancherebbe! Dal Paraguay al Veneto è un bel salto, figuriamoci per chi di anni ne ha solo 19.

Ho condiviso gli sguardi perplessi della gente intorno a me ogni qual volta si sentiva nominare il suo nome: “ma che sia forte davvero questo qui? Oppure è la solita ennesima meteora che non vedremo mai?”

L’ho visto rientrare in Sud America, per prendere fiducia, e poi tornare ancora qua. Per riprovarci, testardo d’un paraguaiano.

L’ho visto ripartire dopo zero presenze. E ho pensato che stavolta non sarebbe più tornato.

Non sapevo se imprecare per il fatto che non gli fosse stata data nemmeno mezza opportunità di esprimersi o fare spallucce. Perché, in fondo, se non ha mai giocato, un motivo ci sarà.

Profeta in patria

L’ho visto far piangere il Brasile, in Coppa America, con un suo gol. E noi vicentini ce lo abbiamo già avuto un centravanti in grado di fare la stessa cosa.

E poi l’ho visto in tv. Era un Olimpiade, ad Atene. E ho visto il suo Paraguay imporsi come “squadra rivelazione”. Li ho visti perdere solo contro un’Argentina di fenomeni, in finale (Tevez, Saviola, Mascherano), ma portare a casa una medaglia d’argento che, in patria, li ha resi eroi.

Ho visto la stampa del suo paese stravedere per lui, e ho pensato che serviva più pazienza. Che se lo avessero fatto giocare forse qualcosa di buono lo avrebbe combinato.

Ho immaginato per lui un ritorno in pianta stabile in Sud America. Dove avrebbe sicuramente fatto bene, e noi lì, a bestemmiare perché “era nostro”.

Julio si prende il Vicenza

Poi l’ho visto tornare, quel Julio Gonzalez. E stavolta per restare.

L’ho finalmente visto giocare! Era ora. Alto e possente, ma al contempo elegante e tecnico. Faceva la riserva, la prima alternativa a Schwoch e Margiotta, ma è riuscito a ritagliarsi il suo spazio.

E ha fatto gol, finalmente. E nella sua gioia ho intuito l’entusiasmo di chi, al suo sogno, si è aggrappato con tutte le proprie forze.

E poi sai cosa c’è? L’ho visto esplodere. Definitivamente.

Arrivato Camolese, lo ha messo titolare. E lui ha dimostrato di saperci fare. Ma che dico di saperci fare?

Era davvero un bomber! Implacabile. Segnava di testa, di piede, da dentro e fuori area. 8 gol nelle prime 15 partite! Ma ti rendi conto? Era il 2005, mi ricordo bene.

E ricordo anche i primi titoli sui giornali nazionali. “A Vicenza sta crescendo un fenomeno”. “La Roma sul paraguayano del Lane”.

Eh sì, già sapevamo che ce lo avrebbero portato via. Giocatori così da noi durano poco. Devi approfittare finchè ce li hai, coccolarteli, goderteli. Perché poi arrivano le grandi e se lo prendono.

Aveva già firmato per la Roma. Si sapeva. Ma sai cosa? Alla fine eravamo contenti per lui. Ce l’aveva fatta! Andava in serie A.

La sera più brutta

Sì, mi ricordo anche di quella sera, caro Gioco del Calcio. 

Era dicembre, prima di Natale. Arrivò la notizia, e il ghiaccio si trasferì dai marciapiedi alle vene di ciascuno di noi.

Si parlava di un incidente, grave. Di uno, forse due, giocatori del Vicenza coinvolti. Il povero Grighini, che non giocava mai e pochi conoscevano. Ma lui stava bene, malconcio ma stava bene.

E l’altro? Era proprio Julio.

Dicevano fosse in fin di vita, che forse non ce l’avrebbe fatta. Abbiamo pregato, tutti. Anche chi non vuole ammetterlo.

Ma non per il giocatore che stavamo perdendo. Ma per l’uomo. Perché tutti ci eravamo innamorati di quel ragazzo alto e bello, col sorriso sempre stampato in faccia. Lo avevamo adottato, lo chiamavano Giulio, era uno di noi.

Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo quando ci hanno detto che ce l’aveva fatta. E del fatto che avessero dovuto tagliargli un braccio, sinceramente, quasi non ci importava.

Dal buio tornato a splendere

Avevamo perso Julio Gonzalez giocatore, ma avevamo di nuovo il nostro Julio.

E sai cosa c’è? Non l’ho visto mollare di un centimetro. Anche senza un braccio, lui ha voluto tornare a giocare. Almeno una volta, una partita, un minuto.

Qua non si poteva, e sai lui cos’ha fatto? È tornato in Paraguay e ha realizzato il suo sogno. Ha giocato di nuovo.

La storia di Julio Gonzalez

Ce l’ho con te, Gioco del Calcio. Ma più che con te, ce l’ho col destino, con cui vai tanto d’accordo.

Siete stati davvero cattivi con Julio. Vi ha dato fede e amore, e voi come lo avete ripagato?

Cosa vi siete persi, cari miei!

Io l’ho visto Julio Gonzalez. Ho avuto questo privilegio. E non smetterò mai di raccontare a tutti il giocatore che era e l’uomo che tuttora è.

Alla faccia vostra.

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