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Paolo Faragò, dal pallone alle vigne

Trent’anni per un calciatore rappresentano il momento in cui, in qualsiasi categoria gioca, raggiunge il massimo della maturità tecnica e fisica. Per Paolo Faragò, i trent’anni hanno significato il ritiro dal mondo del calcio: un’anca malridotta lo ha obbligato a dire basta. E ora fa l’imprenditore vitivinicolo.
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Paolo Faragò - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Il 24 gennaio 2024 è una data indimenticabile per Paolo Faragò. 

Da un lato, quel mercoledì ha detto basta con il gioco dal calcio dopo 12 anni di professionismo e dall’altro ha iniziato una nuova vita, quella di imprenditore nel ramo della viticoltura, dedicandosi a tempo pieno alla sua tenuta aperta a Serdiana, nel Sud della Sardegna, dopo il ritiro dal calcio.

Una vita dedicata al pallone che lo ha portato a farsi volere bene da parte di tutti. 

Una storia, la sua, che è partita da Catanzaro, arriva nella frazione di Sologno di Caltignaga, ad un tiro di pallone da Novara, e esplode nel Novara. Raggiunge poi lo zenith con la maglia del Cagliari. Poi il passaggio “gucciniano” a Bologna, poi sei mesi a Lecce ed il fine carriera a Como.

“Catanzaro”, si diceva.

Novara, la terra promessa della famiglia

Paolo Faragò nasce a Catanzaro il 12 febbraio 1993, segno zodiacale “acquario”. Ha un secondo nome, Pancrazio, come il patrono di Zagarise, il paese di origine della sua famiglia a 20 chilometri dal capoluogo calabrese. A tre anni, Paolo e la sua famiglia fanno le valigie e fanno una cosa “normale” per tanti calabresi: “salire al Nord” per cercare fortuna. I suoi genitori la fortuna la trovano a 1.200 chilometri dalla città dell’istmo: Caltignaga, paesino di duemila anime nella prima cintura di Novara. O meglio, vivono a Sologno, frazione di questo paesino di duemila anime.

Paolo arriva lì con mamma, papà ed il fratello maggiore Giuseppe: inizierà per loro una nuova vita. A Paolo piace il calcio, si destreggia bene e gioca in piccole squadre della zona (Momo, Caltignaga, Voluntas Novara) e nel 2002, a nove anni, entra nel settore giovanile del Novara Calcio. Il Novara è arenato da anni in Serie C1 e sembra non riuscire mai a salire di categoria: i tifosi non vogliono andare in Champions, basta solo andare in Serie B. Eppure il suo settore giovanile è molto considerato e tutti vogliono entrarci a farne parte: Paolo Faragò vi entra nel 2002 e nel 2011 è il capitano della formazione Primavera.

Il Novara quell’anno gioca in Serie A: mancava da 55 anni, una vita. Non male essere capitano della squadra Primavera di una squadra che gioca in Serie A. Paolo è bravo, carismatico, ha personalità. E’ un centrocampista che si fa notare, che si allena tanto e che vede giocare gente che la domenica scende in campo nei campi di Serie A e pensa: “un giorno toccherà anche a me, ne sono sicuro”.

Non gli capiterà con il Novara perché gli azzurri rimangono in massima serie una sola stagione, ma nell’estate 2012 Paolo fa la preparazione con il Novara di Tesser, il quale lo fa debuttare una decina di minuti in Tim Cup, il 12 agosto, contro il Lumezzane: sarà la coppa nazionale, ma Paolo gioca la sua prima partita ufficiale con il Novara Calcio.

Da quel momento, ne giocherà altre 140 di partite segnando 21 reti e servendo 10 assist. Il bambino arrivato dalla Calabria è diventato adulto e gioca a calcio a livello professionistico. E piace a tutti i tifosi, piace a tutte le tifose e alle mamme delle tifose che vorrebbero che lui sposasse le loro figlie. Con il Novara vive la “remuntada” di Aglietti, la retrocessione in Lega Pro nel play off contro il Varese, il double campionato-Supercoppa di Lega Pro e la magica stagione 2015/2016 quando il Novara arrivò fino alla semifinale play off per la Serie A perdendo contro il Pescara ma con in bacheca lo scalpo del Bari dopo un 3-4 pazzesco ai supplementari. In più, vince anche l’oro alle Universiadi in Corea del Sud nell’estate 2015.

Insomma, per avere 24 anni, “Paolino” Faragò ne ha di esperienza e successi alle spalle. Tutti lo vorrebbero a vita a Novara e per lui un giornalista novarese (oggi scomparso) Marco Foti conierà il soprannome “Capitan Presente” perché anche se non era capitano a tutti gli effetti, lo era già a tutti gli effetti. Ma quando uno è forte, prima o poi qualcuno si accorge del tuo talento ed il talento di Faragò viene notato da tante squadre. Ma fa breccia nel cuore di un direttore sportivo come Massimo Capozucca.

Cagliari, la Serie A, le gioie e gli infortuni

Il 19 gennaio 2017 Paolo Faragò si presenta in conferenza stampa a Cagliari: da pochi giorni è un giocatore rossoblù in prestito con diritto di riscatto dal Novara. Ovvero, se farà bene il Cagliari dal 1° luglio 2017 lo potrà tesserare.

Paolo Faragò ce l’ha fatta: Serie A, ma con Novara (ed il Novara) nel cuore. Ed infatti il destino ha voluto che Faragò debuttasse con la maglia del Cagliari dopo pochissime ore. Teatro, lo stadio “Olimpico”. Avversaria, la Roma. Gioca gli ultimi dieci minuti al posto di Pisacane. La Roma vince 1-0 con gol di Dzeko, ma per “Paolino” poco importa: ce l’ha fatta. Ed il destino ha voluto che quel Roma-Cagliari si giocasse il 22 gennaio, giorno di San Gaudenzio, patrono di Novara.

“Poco importa” fino ad un certo punto: c’è una seconda parte di stagione da fare bene e convincere Giulini a tesserarlo. Faragò farà bene, Giulini lo tesserò e da lì è iniziata la sua seconda vita calcistica. In Serie A, con i colori di una squadra storica e con una tifoseria calda e appassionata. E Faragò anche lì fa il…novarese: si fa volere bene e tutti gli vogliono bene.

A Cagliari, Paolo Faragò gioca fino al gennaio 2021. Non gioca sempre, soprattutto perché ha grossi problemi all’anca. Ma grossi grossi. Viene operato nella primavera del 2019 e starà fuori sei mesi. Sei mesi duri, di riabilitazione, con le gerarchie che cambiano e lui che cerca la condizione mentre i suoi compagni giocano. Ma verrà il momento del riscatto, che avverrà domenica 20 ottobre 2019 quando, al ritorno in campo dal 1’ contro la Spal, segnò il gol del 2-0: un gol liberatorio. Segna e si butta per terra, Paolo. I compagni gli saltando addosso. La “Sardinia Arena” gli “salta” addosso anche lei. Tutti i tifosi del Novara, che non lo hanno dimenticato, gli “saltano” addosso anche loro visto che continuano a seguirlo a distanza.

La stagione 2020/2021 lo vede giocare poco, ma il Cagliari crede ancora in lui e lui crede nel Cagliari. A gennaio però Paolo cerca spazio, prende un aereo e vola nel “continente”. Fa scalo a Bologna, la città delle Due torri che ha anche lei una squadra in Serie A e con gli stessi colori del Cagliari.

Bologna, Guccini ed una sola partita

Faragò con il Bologna, allora allenato da Mihajlovic, firma un contratto di sei mesi: prestito secco, a luglio tornerà a Cagliari. A Cagliari ha indossato due numeri di maglia: il 16 ed il 24. A Bologna il 16 ce l’ha capitan Poli ed il 24 il suo vice, Rodrigo Palacio. Ovviamente, deve scegliere un altro numero. Quale? Il 43. Questa scelta non ha nulla di scaramantico o di cabala, ma è il numero civico di una via nel quartiere bolognese di San Vitale.

Il numero 43 di via Paolo Fabbri, partigiano. Perché quella scelta? Perché in quella via ed in quel numero civico ci abitato per diverso tempo Francesco Guccini, il “maestrone” della musica italiana che alla sua abitazione ha dedicato un album uscito nel 1976 e considerato uno dei suoi migliori dischi. Faragò lo ha scelto perché gli piace Guccini. Peccato che a Guccini il calcio non piaccia più di tanto, ma dal suo eremo di Pavana, in Provincia di Pistoia, apprende della notizie e ringrazia Faragò della scelta.

Tutto parrebbe l’ideale per una grande seconda parte di stagione per “Paolino”, ma a causa dei continui infortuni il centrocampista giocò solo uno scampolo di una partita, tra l’altro l’ultima, di campionato contro la Juventus. Una seconda parte di stagione fallimentare, ancora per colpa di infortuni. La carriera di Faragò sta prendendo una brutta piega: dal sogno Serie A  all’incubo di vedere compromessa la propria carriera.

I sei mesi di Lecce e le 17 presenze di Como

La stagione 2021/2022 vede per i primi sei mesi Faragò giocare a Cagliari e sei mesi dopo è a Lecce, in Serie B. Per trovare continuità, Faragò è dovuto scendere di categoria, ma se ciò significava tornare a giocare a calcio con continuità, evviva la Serie B. In quei sei mesi, Faragò giocò nove partite e segnò una rete. Il Lecce vinse il campionato, tornò in Serie A e Paolo aggiunse questa vittoria al suo palmares. Un palmares che sarebbe dovuto essere più ricco di partite e di gol, ma dea Eupalla ha deciso così: tante gioie ma altrettanti dolori.

Nell’estate 2022 le strade di Faragò e del Cagliari si dividono, ma solo calcisticamente. Per lui ora due anni a Como, ancora in Serie B a pochi chilometri dalla “sua” Sologno.

A Como la solfa non cambia: 17 partite e zero gol nella prima stagione, nessuna presenza tra il settembre 2023 ed il gennaio 2024. Tra l’altro, in estate “radio mercato” parla di un clamoroso ritorno a Novara per Paolo Faragò: non più nel Novara, fallito ad inizio anno, ma nel Novara Football Club, la squadra nata il 20 agosto 2021 e che ha preso il posto nel cuore dei tifosi novaresi. Ma non se ne fece nulla.

Siamo ai titoli di coda: la bottega (calcistica) di Paolo Pancrazio Faragò chiude per sempre il 24 gennaio 2024, giorno di San Francesco di Sales.

La nuova vita da imprenditore vitivinicolo

Il 22 gennaio a Novara è festa, si festeggia San Gaudenzio, non si va a scuola, si va in basilica a vedere lo scurolo con i resti del santo e si “struscia” qualcosa contro lo scurolo stesso affinché porti fortuna. Il 22 gennaio 2024 per i cagliaritani è stato un giorno terribile: è morto, a 79 anni, Gigi Riva. Riva ha scritto la storia del calcio italiano e a Cagliari è alla pari di San Saturnino, il patrono. Riva ha scritto la storia del club isolano, portandolo alla vittoria dello scudetto del 1970 e scrivendo una pagina di storia lunga dal 1963 al 1977 con in mezzo il titolo europeo del 1968, la finale persa contro il Brasile a Città del Messico il 21 giugno 1970, il secondo ed il terzo posto nella classifica del Pallone d’oro 1969 e 1970 ed essere (ancora oggi) il giocatore più prolifico in Nazionale con 35 reti.

Tra Riva e Cagliari, un amore bellissimo ed appassionato. Da quel 22 gennaio, Cagliari e la Sardegna sono “orfane” di “Rombo di tuono”. Faragò a Cagliari non ha fatto la storia, ma è stato ben voluto da tutti i tifosi e per loro quei due giorni sono stati terribili: è morto il loro Campione, si ritirava un ragazzo calcisticamente forte ma troppo sfortunato.

Dal 25 gennaio 2024 per Faragò è iniziata una nuova vita. Nella natia Catanzaro? No. Nell’amata Novara? Nemmeno. La nuova vita di Paolo Faragò riparte da Serdiana, una cittadina a mezzora di auto da Cagliari grande come Caltignaga. Cosa fa Faragò laggiù? Non gioca a calcio, ma si dedica alla sua passione: i vini. Ed infatti da tre anni ha acquistato dei terreni e ha aperto una tenuta dove si produce il “rosso” Bovale, vino doc della Sardegna che cresce in vitigni particolari ed in alcune zone di quella regione. Li abita con la compagna e ha deciso di “zappare” altri campi.

La sua decisione ha fatto il giro del web: dal calcio al vino, la nuova vita di Paolo Pancrazio Faragò, dal rettangolo verde ai filari di vite.

Magari un giorno Faragò tornerà a fare calcio e nell’attesa, se mai avverrà quel momento, palleggerà stappando una bottiglia dopo un lungo periodo di decantazione. Che non dura però 90 minuti (più recupero).

Racconto a cura di Simone Balocco

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