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Gigi Marulla, per sempre Cosenza

Luigi Marulla detto “Gigi” è morto il 19 luglio 2015 a 52 anni. In carriera ha giocato sempre in provincia, non arrivando mai in Serie A. Eppure nella sua ventennale carriera, ha fatto la storia del Cosenza, diventando una bandiera ed un mito dalle parti del “San Vito”. Oggi quello stadio è intitolato anche a lui. Una storia di passione, calcio di provincia, carisma e reti gonfiate quella di Gigi Marulla. Senza essere un pallone gonfiato.
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Gigi Marulla - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Ogni stadio ha una propria storia ed ognuno è intitolato a qualcuno che ha fatto la storia della squadra che gioca in quello stadio. Ed ecco che lo stadio di Milan e Inter è dedicato a Giuseppe Meazza, quello di Bologna al presidente di quattro scudetti e dello “squadrone che tremare il Mondo fa” (Renato dall’Ara), quello di Genova ad un ex calciatore del Genoa morto in guerra (Luigi Ferraris), quello di Firenze ad uno dei maggiori dirigenti del calcio europeo (Artemio Franchi), quello di Bergamo a tutti gli atleti che hanno difeso i colori dell’Italia, quello di Napoli al più forte giocatore della storia del calcio (Diego Armando Maradona). E tantissime altre intitolazioni in tutto lo Stivale.

Lo stadio è la casa dei tifosi, è la casa della passione, delle gioie e dei dolori di una squadra. Alcuni sono belli e altri brutti, vecchi e nuovi, con il manto in erba o in sintetico. Ma sono davvero la casa dei tifosi che hanno visto su quel rettangolo di gioco calciatori entrati nel loro cuore e che hanno rappresentato generazioni di tifosi di quella squadra. Uno di questi è lo stadio di Cosenza, un impianto da ventimila spettatori che dal 2015 ha una doppia intitolazione: ad un santo e ad un giocatore. Un giocatore non banale che ha scritto la storia del calcio calabrese, cosentino in primis. Oggi il Cosenza milita in Serie B e la squadra di mister Fabio Caserta gioca le sue partite casalinghe al “San Vito-Luigi Marulla”. Se San Vito è un santo cristiano, Luigi Marulla detto “Gigi” è un santo pagano. Il motivo? Eccolo qua.

Da Stilo al calcio professionista

Gigi Marulla nasce a Stilo il 20 aprile 1963. Siamo in Calabria, Provincia di Reggio Calabria. Calabria, una regione bella ed affascinante, ma difficile, povera e che vede tante persone spostarsi in altre parti nel nostro Paese per cercare fortuna ed avere un futuro migliore, anche se i calabresi lontani dalla loro terra non la dimenticano mai e la portano sempre nel cuore. Ovunque essi siano.

Luigi gioca a calcio, ma nel suo territorio non c’è spazio e allora “emigra” e va a giocare ad Acireale. Lontano da casa, ma con una sola idea in testa: “da grande diventerò un calciatore professionista”.

Con l’Acireale gioca due stagioni e nella seconda segna con una certa continuità ed il suo nome finisce sul taccuino del direttore sportivo di una squadra di Serie A. Siamo nel 1981 e Marulla, 18 anni, passa all’Avellino, matricola terribile del nostro massimo campionato. Il sogno si avvera: “diventerò davvero un calciatore professionista”.

Ma ad Avellino non gioca e nel 1982, anno in cui l’Italia vinse il Mundial spagnolo, Gigi Marulla, 21 anni, plana al “San Vito” di Cosenza rimanendovi tre stagioni. In quel lasso di tempo, l’attaccante segnò ventotto reti, di cui diciotto nella sola stagione 1984/1985 che gli valse la vittoria della classifica marcatori ad ex equo con Giuseppe Lorenzo del rivale Catanzaro, promosso poi in cadetteria. Tre stagioni dove i tifosi cosentini iniziarono a capire che quel ragazzo li avrebbe fatti sognare.

Marulla al Genoa, l’occasione

Nel 1985 Marulla ha 22 anni, di gol ne ha segnati e cerca di farsi spazio nel calcio che conta ed arriva la chiamata del Genoa, Serie B. Gigi pensa “sono diventato un giocatore professionista, prima o poi arriverà per me la Serie A”. Ed il Genoa è la squadra giusta, visto che manca dalla Serie A da tre stagioni e cerca di tornare dove le compete. Con Gigi Marulla in attacco. Per portarlo sotto la Lanterna, il presidente genoano Aldo Spinelli, calabrese di Palmi, strappa un assegno di quasi due miliardi al Cosenza per portarlo a vestire la maglia del grifone: Cagliari e Bologna, allora entrambe in Serie B, lo volevano ma sono beffate. Luigi Marulla debutta con il Genoa con il botto: rete al Milan in Coppa Italia il 21 agosto 1985. Tra la Gradinata Nord del “Ferraris” ed il calciatore di Stilo è già amore.

Peccato che gli liguri non furono soddisfacenti come classifica (7°, 6° e 14° posto), ma dal punto di vista realizzativo sono stati tre anni importanti per Marulla che “timbra” 23 volte in campionato, andando in doppia cifra nella stagione 1986/1987 con dieci reti. Ma quella Serie A non voleva proprio arrivare. Nel 1987 si dice che fosse sul taccuino dell’Inter, ma non se ne fece nulla. Poi nel 1988, la svolta.

Marulla vuole la Serie A e allora fa una scelta di cuore e torna ad Avellino. L’Avellino dopo dieci stagioni consecutive in Serie A è retrocesso, ma vuole subito la promozione e per farlo si affida a quel giovane attaccante che sette anni prima era arrivato in terra irpina carico di buone intenzioni e voglia di emergere, ma che non giocò mai. Marulla pensa “sono diventato un giocatore professionista, non ho mai giocato in Serie A ma forse con l’Avellino sarà la volta buona”. Ed invece dieci gol per lui, Avellino settimo in classifica a tre punti dalla Cremonese quarta e promossa in massima serie. Niente Serie A per Gigi Marulla. Ancora un volta.

Marulla ha alle spalle già dieci anni di calcio serio, il suo sogno è giocare in Serie A, teme però che per lui non passerà più quel “treno” che tanto attendeva, ma poi pensa “sono diventato un giocatore professionista, non ho ancora giocato in Serie A ma chissene, io torno nella squadra che mi ha fatto diventare quello che sono”. Nel 1989, nell’anno in cui cadono i Muri ed il Mondo si fa meno complicato, Luigi Marulla da Stilo lascia l’Irpinia e torna nella Sila. Torna dove tutto era iniziato, torna a Cosenza. E li scriverà la storia.

Gigi Marulla e Cosenza, tutto

Gigi Marulla nell’estate 1989 dà il via al “Cosenza bis”, avendovi già giocato in prima squadra tra il 1982 ed il 1985. Il Cosenza, fino al 1982, aveva giocato in Serie B solo cinque stagioni nella sua storia e voleva cercare, come aveva fatto il Catanzaro, di andare a giocare in Serie A, ma la squadra allora era ancora in Serie C1 e sapeva che la strada era molto dura, visto che c’è da vincere la Serie C1 prima e la Serie B dopo.

Gigi Marulla segnò la prima rete con la maglia dei “lupi” il 9 maggio 1983 contro la Casertana sotto la Curva Sud del “San Vito”. Nella stagione 1984/1985 Marulla divenne un cecchino: 18 reti, capocannoniere del girone ed intesa vincente con il compagno Tivelli, ma sarà ancora Serie C1 perché la squadra è arrivata settima in classifica.

Marulla nel 1985, come detto, saluta la Calabria, vola al Nord, ma sa che un giorno tornerà in quel suo luogo del cuore dove ha dato tanto, ma non abbastanza. Nel 1989 il Cosenza è in Serie B da due stagioni e Marulla tornava “a casa”, tornava nella città della Madonna del Pilerio e fino al 1997 scriverà la storia sia del club, del calcio calabrese e della propria vita.

Il “Marulla II” dura otto stagioni, segnando sessantuno reti e diventando il capitano della squadra. Lascerà lo stadio “San Vito” solo nell’estate 1997 con alle spalle la retrocessione in Serie C (stagione 1996/1997), una Serie A sfuggita per soli due punti (stagione 1991/1992) ed il gol di Pescara che ha rappresentato per il popolo cosentino una vittoria nella Coppa del Mondo. E su questo è meglio soffermarsi.

Stagione 1990/1991, il Cosenza chiude al 16° posto con 36 punti. Con quei punti chiudono anche Modena, Pescara, Avellino e Salernitana. A giocarsi la salvezza tramite play out il destino ha voluto, per la classifica avulsa, che si sfidassero, in partita secca ed in campo neutro, il Cosenza e la Salernitana. La data dello spareggio è il 26 giugno 1991 ed il teatro della sfida è lo stadio “Adriatico” di Pescara.

La partita è dura, aspra, non bellissima: le due squadre hanno paura, ovvio. Finiscono i tempi regolamentari sullo 0-0 e, come da regolamento, ecco aprirsi i tempi supplementari. Se al 120’ il risultato sarà ancora in parità saranno necessari i calci di rigore a decretare chi gioierà e chi piangerà. La partita non arriverà ai calci di rigore perché al sesto minuto del primo tempo supplementare il numero 9 del Cosenza ha deciso di prendere squadra e tifosi per mano e “lasciarli” in Serie B.

Va da sé che quel numero 9 era Luigi Marulla che, da solo, salvò la squadra (dopo aver segnato 15 reti nella regular season) e dopo quella rete andò sotto la curva a prendersi le lacrime di gioia dei tifosi, assalito dai compagni. Salernitana in Serie C1 e tutta Cosenza la sera stessa ad aspettare la squadra e ringraziarla per il bel regalo fatto. Idolo della serata, ovviamente, Gigi Marulla, sempre più idolo della piazza e considerato un dio pagano per quel popolo che si ritrova ogni domenica a tifare sugli spalti del “San Vito”.

Se fosse stato possibile, i tifosi cosentini avrebbero eletto Marulla sindaco di Cosenza e Presidente della Repubblica (anche se non aveva ancora 50 anni). Marulla era contento per quel gol perché non voleva retrocedere e non voleva che retrocedessero il Cosenza e tutta la terra di Calabra.

La stagione successiva è quella della delusione: quinto posto a due punti dall’Udinese promosso in Serie A e la delusione di Lecce. Come per la Roma nel campionato 1985/1986, sconfitta contro i salentini che non avevano nulla da chiedere al campionato alla penultima giornata e scudetto alla Juve: ora vittoria dei padroni di casa che non avevano più nulla da chiedere al campionato, contemporanea vittoria dell’Udinese e friulani in Serie A ed il Cosenza di mister Edi Reja con l’amarissimo in bocca. Per Gigi Marulla dieci gol ma niente promozione.

Un’altra bella stagione è stata la 1994/1995, con il Cosenza che si salva in Serie B nonostante una forte penalità (-9 in classifica). Marulla segnava sempre, era sempre più idolo del “San Vito” che non poteva fare a meno del “tamburino di Stilo”, ma la stagione 1996/1997 è quella più amara nella storia di Luigi Marulla: l’8 giugno, alla penultima giornata, il numero 9 tenne in “carreggiata” la squadra pareggiando al 90’ il vantaggio patavino segnato un minuto prima, ma il pareggio contro la Lucchese sette giorni dopo mandò in Serie C1 il Cosenza. Quella contro il Padova è stata l’ultima rete di Marulla con la maglia del Cosenza, la numero 91 in 330 partite giocate.

Perché l’ultima? Perché a Marulla non venne prolungato il contratto, semplice. Marulla era libero e, nonostante i 34 anni, aveva ancora voglia di giocare e segnare e per questo motivo si spostò a nord di 80 chilometri. Firmando con il Castrovillari. Serie C2.

Lasciò il “San Vito” con un rimpianto: non aver giocato almeno una stagione in Serie A con il Cosenza. No “Non avere giocato in Serie A”, ma “non aver giocato almeno una stagione in Serie A con il Cosenza”. Che è diverso.

Nel 1999, l’ultimo anno del XX secolo, Luigi Marulla decise di ritirarsi ed intraprendere la carriera di allenatore, aprendo anche poi una scuola calcio nel quartiere “Marca” di Cosenza dove insegnare ai ragazzi i trucchi del mestiere. Con questa scuola-calcio è stato impegnato nel sociale, tanto da organizzare una partita contro una squadra dei detenuti del carcere di Cosenza: Marulla era conosciuto ed amato anche nella casa circondariale, tanto da farlo commuovere al fatto che a fine partita lui era un uomo libero e i suoi avversari-tifosi no.

A partire dal 2000 iniziò anche ad allenare seriamente e ovviamente partì dal Cosenza dove allenò prima la Primavera e poi la prima squadra in Serie D nel torneo 2004/2005. Poi nel 2008 e nel 2010 ebbe due parentesi a Gallipoli e a Lamezia con la Vigor e poi il ritorno ancora una volta a Cosenza fino al gennaio 2011 dove si dimise dalla guida della Berretti. Alti e bassi ma sempre con il Cosenza e Cosenza nel cuore. Nella buona e nella cattiva sorte. Fino a domenica 19 luglio 2015.

La prematura morte, le lacrime di un popolo e l’intitolazione dello stadio

Domenica 19 luglio 2015 faceva caldo. La gente se poteva andava al mare e si godeva un week end in villeggiatura in attesa delle ferie di agosto. Marulla e la sua famiglia erano a Cavinia, frazione di Cetraro, costa tirrenica cosentina, a godersi il mare. Faceva caldo, molto caldo e quando fa caldo si beve sempre qualcosa di freddo per mitigare la arsura. Gigi Marulla aveva caldo e bevve. Ma bevve un qualcosa di troppo freddo. Poco dopo l’ex giocatore ebbe un malore e cadde a terra. I famigliari, terrorizzati, chiamarono i soccorsi. I soccorsi arrivarono, trasportarono Marulla nell’ospedale più vicino (quello di Cetraro) ma non c’è nulla da fare: Luigi Marulla morì poco dopo il suo arrivo nel nosocomio per via di un infarto dovuto ad una congestione. Lasciava la moglie Antonella ed i figli Kevin e Ilenia. Ma Marulla non lasciava solo la sua famiglia, lasciava tutta Cosenza. Lasciava tutta la tifoseria del Cosenza.

La notizia della morte prematura dell’ex bomber colpì la città in maniera tremenda: l’eroe del Cosenza aveva solo 52 anni. Nessuno voleva crederci: il numero 9 che aveva fatto innamorare almeno due generazioni di tifosi cosentini era morto, lasciando “orfani” tutto il popolo del “San Vito”.

Quello stesso popolo si ritrovò il 23 luglio dentro e fuori la chiesa della Madonna di Loreto a Cosenza per l’ultimo saluto. Prima la bara è stata portata al “San Vito” per un ultimo saluto da parte della sua gente che per undici anni lo ha visto indossare la maglia rossoblù dei “lupi” e poi, dopo l’allestimento della camera ardente, l’arrivo in chiesa dove alla funzione partecipò tutta la città, con la chiesa ed il sagrato stracolmi di tifosi (non solo del Cosenza) e gente comune arrivata da tutta la provincia per salutare per l’ultima volta colui che ha fatto conoscere la Cosenza calcistica lontano dalla Calabria. Ventisei anni prima nella stessa chiesa si erano tenuti i funerali di Donato “Denis” Bergamini, l’allora giocatore del Cosenza morto in circostanze misteriose sulla Statale 106 Jonica nel Comune di Roseto Capo Spulico.

Il vuoto lasciato dalla scomparsa di Gigi Marulla è immenso, ma la sua memoria non sarà mai dimenticata dal popolo cosentino perché dal 23 settembre 2015 la giunta comunale guidata da Mario Occhiuto decise che lo stadio di Cosenza d’ora in avanti avrebbe avuto due intitolazioni: a San Vito, dal nome del quartiere, e a Luigi Marulla, il bomber per antonomasia. E per i tifosi del Cosenza fu un’emozione incredibile: la Curva Sud è intitolata a “Denis” Bergamini, artefice di una promozione in Serie B dopo ventiquattro anni di attesa, e lo stadio intitolato al giocatore contemporaneamente con più presenze (330) e più reti (91) nella storia del club rossoblu.

Ma Gigi Marulla cosa è stato alla fine? E’ stato davvero tutto per il Cosenza: il bomber, l’eroe di Pescara, l’icona, il capitano, quello che ha reso il Cosenza famoso, quello che ha scritto una grande pagina di calcio di provincia in una terra che vive di calcio e di passione verso lo stesso. Quello che per indossare la maglia del “lupi” ha rifiutato (si dice) la chiamata dell’Inter e che ha voluto ringraziare con i gol chi ha sempre creduto in lui, quel popolo caldo che ogni domenica assiepava il “San Vito” per vedere quel giocatore figlio della loro terra mettere la palla in rete. Il giocatore più forte, il più carismatico, quello con più personalità, quello che viveva per il gol e per far gioire i suoi tifosi. Un uomo ed un giocatore semplice che non verranno mai dimenticati da nessuno. Ne ora ne mai. Non solo a Cosenza, ma anche negli occhi di chi ama il cosiddetto “calcio di provincia”.

 

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