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I Fratelli Cannavaro

Fabio e Paolo Cannavaro hanno contraddistinto la Serie A tra gli anni Novanta e i Duemila. Hanno giocato insieme due anni nel Parma e sono stati i fari delle difese di tutte le loro squadre. Oggi Fabio allena l’Udinese e Paolo è nel suo staff, ma difensori come loro mancano come il pane al calcio.
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Fratelli Cannavaro - Fabio e Paolo Cannavaro - Illustrazione Tacchetti di Provincia

“Napule è” è una delle canzoni più famose di Pino Daniele. Il chitarrista, napoletano verace e tifoso del Napoli, in quella canzone del 1977 ha descritto in pieno cosa rappresenta la città di San Gennaro per lui e per i partenopei: mille colori, paure, sole amaro, l’odore del mare, una camminata.

Nei versi si potrebbe aggiungere anche che è la casa di due fratelli che, partiti dalla città del Golfo indossando i colori azzurri del Napoli, hanno scritto una grande pagina di calcio: i fratelli Fabio e Paolo Cannavaro.

Oggi la nostra rubrica “Nel nome di…” è dedicata a loro.

Napoli nel cuore e punto di partenza di una vita legata al calcio

La carriera di Fabio (classe 1973) e Paolo (classe 1981) si è svolta tutta al centro della difesa ed entrambi hanno iniziato a giocare a calcio con l'azzurro del Napoli addosso, senza però mai giocarvi insieme, anche per motivi anagrafici.

I Cannavaro sono dei veri figli della città del Vesuvio essendo nati nel quartiere di Fuorigrotta, celebre perché in quella zona di Napoli ha sede lo stadio “Maradona”.

I fratelli Cannavaro, tifosi partenopei, sono cresciuti con il mito di Diego Armando Maradona detto El Pibe de oro e hanno avuto la fortuna di vestire la maglia della loro città.

Fabio, quando il tackle è sempre pulito

La storia calcistica di Fabio Cannavaro è racchiusa in un momento della telecronaca di Fabio Caressa e Beppe Bergomi della semifinale mondiale Germania-Italia del 4 luglio 2006.

Siamo al minuto 121 della partita, gli azzurri sono avanti 0-1 quando …

Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski...Cannavaro! Cannavaro! Via al contropiede con Totti, dentro il pallone per Gilardino...Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l'uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero, Del Piero...gol! Aleeeex Deeel Piero! Chiudete le valigie! Andiamo a Berlino! Andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa! Andiamo a Berlino!”

Coppa poi vinta dalla nostra Nazionale con capitan Cannavaro che alza sotto il cielo di Berlino la quarta Coppa del Mondo azzurra, diventando il quarto capitano dopo Giampiero Combi, Giuseppe Meazza e Dino Zoff ad alzare quel  trofeo che chiunque giochi a calcio sogna un giorno di alzare, ovvero la Coppa del Mondo.

Il 2006 può essere considerato l’anno in cui Fabio Cannavaro, uno dei migliori difensori del Mondo della sua generazione, diventa una stella del firmamento del calcio mondiale, ma per arrivare a quel momento il ragazzo di Fuorigrotta è partito proprio da Napoli e dal “suo” Napoli nel 1992, l’anno successivo all’addio di Maradona.

Cannavaro tra il 1992 ed il 1995 gioca 68 partite con il Napoli in Serie A. Debutta il 7 marzo 1993 al “Delle Alpi” contro la Juventus. Nei suoi tre anni partenopei fa vedere a tutti che “dietro” è una sicurezza: ogni palla è sua, carismatico e veloce, anche se non ancora dotato di buona tecnica. Nelle tre stagioni napoletane, Fabio trova sempre più spazio e si fa notare da tutti gli addetti ai lavori e ai tifosi.

Nell’estate 1995 un ventiduenne Cannavaro fa armi e bagagli e firma con una squadra che in soli cinque anni di Serie A diventa una potenza del nostro calcio: il Parma.

La squadra del Presidente Calisto Tanzi stacca un assegno da 13 miliardi per portare al “Tardini” uno dei più promettenti difensori centrali italiani. Cannavaro a malincuore accetta ma sa che i soldi che il Napoli incassa per la sua cessione servono a dare un po’ di ossigeno economico al club.

Con i ducali, Cannavaro rimane sette stagioni dove, con la maglia numero 17, si afferma come un difensore forte, preciso, ruvido quanto basta e pronto a riscrivere il ruolo. A Parma, il difensore napoletano vince una Coppa Uefa, due Coppe Italia ed una Supercoppa mentre in campionato la best position è il secondo posto dietro la Juventus nel campionato 1996/1997.

Il sogno di Fabio è vincere un giorno lo Scudetto, ma con i gialloblù non ci riesce anche se il trio di difesa con Buffon e Thuram è un qualcosa di meraviglioso.

Nell’estate 2002 Fabio Cannavaro si sposta nella Milano nerazzurra, voluto da Moratti per dare forza alla difesa e portare lo Scudetto che nella parte “bauscia” di Milano manca dai tempi dell’Inter dei record di Trapattoni. L’Inter porta sotto la Madunina il terzo difensore della Nazionale italiana: dopo Maldini e Nesta al Milan, ecco Cannavaro. Il cartellino del difensore campano costa alla squadra di Moratti 23 milioni di euro.

La squadra è reduce da un’incredibile terzo posto ottenuto la stagione precedente. Stagione che fino al calcio di inizio di Lazio-Inter del 5 maggio vede l’Inter prima in classifica e che, vede poi, la Juventus vincere lo Scudetto con Zanetti e soci passare in 90 minuti al terzo posto e dire addio ai sogni di gloria.

Nelle due stagioni interiste, Cannavaro contribuisce a un secondo e a un quarto posto. Unica (magra) consolazione, la semifinale di Champions della stagione 2002/2003, traguardo che i nerazzurri non raggiungono dalla stagione 1980/1981: a sconfiggerli nel penultimo atto i “cugini” milanisti che poi, il 28 maggio 2003, vinceranno la coppa ai danni della Juventus.

Fabio Cannavaro è, in quel periodo, il faro della Nazionale di cui è anche il capitano: il giusto riconoscimento verso un ragazzo che sta scalando la classifica non solo dei migliori difensori di quel periodo, ma della storia del calcio. Ma manca ancora scudetto nella sua bacheca. 

Nell’estate 2004 passa da Milano a Torino per vestire la maglia della Juventus. In bianconero ritrova tre amici: Buffon e Thuram, da tre stagioni in bianconero e certi che con l’arrivo del loro “socio” di Parma avrebbero potuto vincere in Italia e anche in Europa; In rosa c'è anche l'amico Ciro Ferrara, una sorta di “fratello maggiore”.

Tra il 2004 ed il 2006, Cannavaro torna a livelli di Parma: una sicurezza, invalicabile. E se qualche attaccante avversario provava a passare, c'era sempre un tackle di Fabio Cannavaro a fermarlo.

Se Cannavaro fino ad allora non ha mai vinto un titolo nazionale, con la maglia della Juventus vince due Scudetti consecutivi, poi tolti al club bianconero per le vicende di “Calciopoli”. Il sogno diventa un incubo. Un incubo che poi diventa tragedia perché ai bianconeri non solo verranno tolti gli scudetti, ma saranno retrocessi in Serie B.

Cannavaro in Serie B non ci va perchè arriva l'offerta del Real Madrid. Con le merengues (che pagano il centrale napoletano “solo” 7 milioni di euro), Cannavaro rimane tre stagioni vincendo due volte La Liga ed una Supercoppa di Spagna: poca roba viste la rosa che il Real ha a disposizione.

Anche in Champions non c'è gloria perchè nelle tre stagioni con la camiseta blanca, Cannavaro e compagni si fermano sempre agli ottavi di finale.

Finita l’esperienza madridista, Cannavaro ha quasi 36 anni e nell’estate 2009 Fabio torna, tra le polemiche, alla Juventus, con i tifosi che non vedono di buon occhio il suo ritorno essendo, i giocatore, stato uno dei primi a lasciare la squadra non appena fu certa, nell’estate 2006, la retrocessione in Serie B.

Eppure tutto faceva presagire qualcosa di buono visto che il tecnico bianconero è Ciro Ferrara, amicissimo di Cannavaro dai tempi di Napoli. La stagione, invece, è negativa per tutti: per la Juve, che chiude al settimo posto; per Ferrara che viene esonerato alla ventunesima giornata; per Cannavaro che delude e a fine stagione rimane svincolato.

Eppure il ragazzo napoletano ha ancora voglia di giocare a calcio e, rimasto senza offerte concrete in Europa, decide di chiudere la carriera a Dubai con la maglia dell’Al-Ahli. Terminata l’esperienza “esotica” in UAE Pro-League, Fabio Cannavaro, nell’estate 2010, a 37 anni si ritira dal calcio.

Paolo, il corazziere di famiglia

Paolo Cannavaro avendo nove anni in meno di Fabio, inizia la carriera quando il fratello maggiore è già affermato. E ovviamente anche lui inizia da dove aveva iniziato il fratello e da dove vorrebbe iniziare a giocare qualsiasi napoletano, ovvero nel Napoli.

Siamo nella stagione 1998/1999 e Paolo, a ridosso della maggiore età, è in pianta stabile in prima squadra. Il Napoli di allora, guidato in panchina in quella stagione prima da Ulivieri e poi da Montefusco, è in Serie B. Paolo debutta a venti giorni della maggiore età il 6 giugno 1999 a Verona nel match contro gli scaligeri al “Bentegodi”. A fine stagione il Napoli finisce il campionato al nono posto e cede Paolo Cannavaro al Parma dove nella stagione 1999/2000 a Collecchio, sede degli allenamenti dei ducali, Paolo Cannavaro ritrova il fratello Fabio. 

Paolo gioca in un ambiente calcistico di alto livello (il Parma pochi mesi prima del suo arrivo al “Tardini”  ha vinto la Coppa Italia e Coppa Uefa, conquistando anche il quarto posto in campionato).

In maglia gialloblu, Paolo Cannavaro debutta sia in massima serie sia nelle coppe europee. In entrambe le occasioni sostituisce proprio il fratello Fabio: in Serie A il 14 maggio 2000 in Parma-Lecce ed il 28 settembre successivo contro i macedoni del Pobeda in Coppa Uefa.

Brividi per Paolo (che diventa un giocatore di Serie A), brividi per Fabio (che tiene a “battesimo” il fratello) e brividi per Pasquale e Gelsomina, i genitori, che vedono i loro figli, addirittura, darsi il cambio nei grandi palcoscenici calcistici. 

Ma a Parma Paolo gioca poco e per giocare di più deve lasciare l’Emilia per trovare un’altra squadra che gli può dare continuità. Passa all'Hellas Verona dove ritrova Alberto Malesani, tecnico del Parma proprio la stagione 2001/2002. Con gli scaligeri, Paolo Cannavaro gioca e trova anche la prima rete in Serie A: come Fabio sette anni prima, anche Paolo segna la sua prima rete contro il Milan.

Finito il prestito, Paolo torna a Parma dove rimane fino alla stagione 2005/2006: gioca tanto (soprattutto nelle stagioni 2004-2006), ma in cuor suo sa che il suo tempo a Parma è finito.

Nell’estate 2009, Paolo Cannavaro fa una scelta di cuore: ritornare a casa, al Napoli. Paolo, ritrova il club partenopeo, dove lo aveva lasciato otto anni prima, ovvero in Serie B.

Nel 2006/2007 la Serie B è una sorta di Serie A2 viste le squadre che vi partecipano. Il Napoli arriva secondo e centra la promozione in massima serie dopo sette stagioni. Per Paolo Cannavaro tornare a Napoli significa ritornare da dove tutto era iniziato e scrivere il suo nome nella storia del club. Rimane al “San Paolo” fino al gennaio 2014 per poi tornare ancora in Emilia e firmare con il Sassuolo.

Nella sua seconda avventura a Napoli, Paolo gioca 276 partite, segnando nove reti. Diventa anche il capitano: un napoletano tifoso del Napoli e capitano del Napoli: un sogno, praticamente.

Con la maglia azzurra, Paolo Cannavaro entra anche nella classifica all time dei giocatori con più presenze: 278 presenze e (allora) quinto posto nella classifica dietro a mostri sacri come Bruscolotti, Iuliano, Ferrario e Ciro Ferrara, l’amico di famiglia.

Con i neroverdi del Sassuolo, Cannavaro gioca in tutto quattro stagioni (di cui due “mezze”), giocando anche in Europa League (nell’unica partecipazione del club alla competizione): il Sassuolo supera il turno preliminare e i play off (stendendo la Stella Rossa), ma viene eliminato nella fase a girone pur battendo in casa i più quotati dell’Athletic Club di Bilbao.

Ma come mai Paolo Cannavaro lascia il Sassuolo nel gennaio 2018? Perchè, a 35 anni, parte alla volta della Cina per entrare nello staff tecnico del Guangzhou Evergrande guidata dal fratello Fabio, la squadra cinese più forte della Superleague e due volte campione d’Asia.

Fabio e Paolo, dal campo alla panchina

Oggi i fratelli Cannavaro allenano ed è notizia di oggi che Fabio traghetterà l’Udinese fino alla fine di questo campionato: l’ex difensore è stato chiamato a sostituire Gabriele Cioffi. Per Fabio Cannavaro per la prima volta c’è la possibilità di allenare in Serie A.

Infatti Fabio inizia la sua carriera da allenatore al Al-Ahli, in Arabia Saudita, vincendo il campionato per poi proseguirla in Cina dove, tra il novembre 2014 ed il 2021, allena l’Evergrande, il Tianjin Quanjian e la Nazionale cinese. Con una parentesi in Arabia Saudita con l’Al-Nassr.

Il suo palmares “cinese” vede la vittoria di due campionati (la China League 1 con il Tianjin nel 2016 e con l’Evergrande nel 2019) e la Supercoppa cinese, sempre con l’Evergrande.

In Cina, per Fabio, è stata importante la figura di Marcello Lippi che lo ha consigliato sia come allenatore dell’Evergrande (con cui il tecnico di Viareggio ha vinto tre titoli nazionali, una Coppa nazionale ed una Champions asiatica) che come allenatore della Nazionale anche se Fabio allenerà la Nazionale dei dragoni solo per due partite.

Nel settembre 2022 Cannavaro torna in Italia per allenare il Benevento al posto di Fabio Caserta. L’esperienza non è positiva in quanto nelle prime quattro partite ottiene solo due punti, si dimette ma torna in panchina. Vince il primo match solo alla settima partita e, visto il rullino di marcia negativo, il 4 febbraio 2023 viene esonerato dal Benevento.

Paolo Cannavaro inizia, invece, a fare “pratica” in Cina accanto al fratello, ma poi torna in Italia per frequentare il corso di allenatore a Coverciano dove ottiene il patentino UEFA A e poi quello UEFA Pro: nel primo caso, avrebbe potuto allenare qualsiasi formazione giovanile e una prima squadra fino alla Serie C, mentre con il secondo può allenare qualsiasi squadra indipendentemente dalla categoria.

Oggi i fratelli Cannavaro ripartono da Udine: alla fine della stagione mancano cinque partite, i bianconeri hanno 28 punti e sono quart’ultimi in classifica insieme al Frosinone. Nulla è precluso, ma la salvezza sarà da ottenere con le unghie e con i denti.

Fabio e Paolo Cannavaro in Nazionale. Il 9 luglio 2006 nel cuore

Se i fratelli Cannavaro sono arrivati a giocare ad alti livelli e hanno intrapreso contemporaneamente la carriera di allenatore, in Nazionale tra i due fratelli c’è una distanza siderale. Ed il motivo è semplice: Fabio è stato un mostro della difesa per tutta la sua carriera; il livello della difesa nazionale era top level durante il periodo in cui Paolo Cannavaro ha giocato. Paolo ha giocato molto in tutte le Nazionali giovanili (Under21 compresa), ma non ha mai giocato in Nazionale maggiore, se non andare in panchina il 13 ottobre 2007 nell’amichevole contro il Sudafrica a Firenze.

La carriera di Fabio Cannavaro in Nazionale invece è da sogno: 136 partite, due gol, due titoli europei Under 21 (nel 1994 in Francia e nel 1996 in Spagna) ed un Campionato del Mondo. Quest’ultimo vinto a Berlino nella finale del 9 luglio 2006 in finale, dopo i rigori, contro la Francia. A oggi, Fabio Cannavaro è il secondo giocatore con più presenze nella storia della nostra Nazionale dopo Gigi Buffon con 176 partite. Dal 2002 al 2010 inoltre è stato anche il capitano: prima di lui Paolo Maldini.

Il 22 gennaio 1997 Fabio Cannavaro debuttò in Nazionale subentrando a Costacurta nella ripresa del match amichevole contro l’Irlanda del Nord a Palermo. La prima rete la siglò il 30 maggio 2004 a Tunisi in amichevole contro la Tunisia, mentre l’ultima partita la giocò il 24 giugno 2010 a Johannesburg contro Slovacchia persa 3-2 nel terzo match della fase a gironi dello sfortunato Mondiale sudafricano.

In mezzo, l’aver giocato due campionati europei, quattro campionati mondiali, una Olimpiade ed una Confederations Cup. Grazie alla vittoria del Mondiale, anche come riconoscimento di una carriera ultradecennale ad alti livelli, Fabio Cannavaro è stato insignito, il 27 novembre 2006, del Pallone d’oro, il massimo riconoscimento individuale per un calciatore. Con la vittoria del prestigioso premio di France Football, Cannavaro è diventato il quinto italiano a vincere il premio (compreso anche l’oriundo Omar Sivori vittorioso nel 1961) ed anche il terzo difensore della storia a vincere il premio dopo i tedeschi Franz Beckenbauer (1972 e 1976) e Matthias Sammer (1996). Nella classifica del 2006, il capitano della Nazionale vinse il premio davanti al compagno di Nazionale Gigi Buffon e al francese vice-Campione del Mondo Thierry Henry. Sempre a fine 2006 vinse anche il premio Fifa di miglior giocatore della stagione.

Non solo calcio: la Fondazione Cannavaro-Ferrara

Fabio e Paolo Cannavaro conoscono Ciro Ferrara da una vita e la loro amicizia li ha portati nel maggio 2005 a creare la fondazione che porta i loro nomi (Fondazione Cannavaro Ferrara ), un’associazione nata per aiutare i ragazzi di Napoli e provincia ad uscire da situazioni di disagio grazie a progetti focalizzati su diversi ambiti (dallo sport alla salute all’aggregazione) per favorire educazione, rispetto, sicurezza ed inclusione., tutto a stretto contatto con associazioni sparse sul territorio per favorire le comunità giovanili.

Racconto a cura di Simone Balocco

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