Salta al contenuto principale
TDP Originals

Il Derby di Nottingham: per chi tifa Robin Hood?

Due stadi così vicini, due realtà così distanti. Un derby caduto, purtroppo, in desuetudine negli ultimi anni. Una sfida che, tuttavia, conserva ancora tutto il suo fascino.
Image
Il derby di Nottingham - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Prospiciente al lato est del castello di Nottingham sorge la statua eretta a una delle leggende più famose della Gran Bretagna, diventata poi opera letteraria, prima, e cinematografica poi. Si tratta di Robin Hood.

Lo scultore ritrae l’eroe popolare nell’atto di scagliare l’ennesima fatale freccia dal proprio arco, ed è meta obbligata per chiunque si trovi di passaggio in questo popoloso capoluogo delle Midlands.

Per anni si è ricercata una corrispondenza che rendesse questo mitologico eroe una persona realmente esistita. Molte teorie combattono ancora in merito. Tuttavia, al momento, prevale l’idea del mito mai esistito. 

Ma se provassimo a dare carne e ossa all’arciere più famoso del mondo, la domanda che si porrebbe è: per quale delle due squadre di Nottingham avrebbe fatto il tifo Robin Hood oggi? Per il Forrest o per il County?

Vicini troppo… vicini

275 metri. Sono la distanza, in linea d’aria, che separa il City Ground, casa del Nottingham Forest, dal Meadow Lane, terreno dove gioca le proprie partite interne il Notts County.

Sono due tra gli stadi più vicini al mondo, separati solo dal placido scorrere del fiume Trent. I bianconeri nella sponda nord, i biancorossi in quella sud. Se le due squadre giocassero in contemporanea, i cori delle due tifoserie si confonderebbero tra loro. Immaginate lo spettacolo!

Image
In alto il City Ground, stadio del Nottingham Forest e, in basso, il Meadow Lane, stadio del Notts County, la squadra professionistica più antica del mondo.
In alto il City Ground, stadio del Nottingham Forest e, in basso, il Meadow Lane, stadio del Notts County, la squadra professionistica più antica del mondo.

Due realtà vicine anche come data di nascita. Se il County vide la luce nel lontanissimo 1862, quando una vera competizione tra squadre di calcio, nel Regno, non era ancora stata inventata, rendendola per molti la più antica squadra di calcio ancora in attività, nel 1865, di tutta risposta, un gruppo di giocatori di bandy e di shinty fondarono il Nottingham Forest Football and Bandy Club, istituendo il “rosso garibaldi” come colore sociale predominante. 

Fu subito palpabile la rivalità tra le due compagini, tant’è che già nel 1866 si rese necessaria la disputa della prima partita, amichevole, per quanto possibile, tra i ragazzi in rosso e quelli in bianconero.

La gloria di riflesso: il Notts County e la Juventus

Le analogie tra queste due realtà, tuttavia, terminano praticamente qui. Il resto è pura antitesi.

Perché da quando la palla in Inghilterra ha cominciato a rotolare, le due squadre hanno intrapreso percorsi diametralmente opposti.

Poco fortunato e decisamente arido di soddisfazione quello del County, destinato a recitare da sempre la parte del “cugino meno fortunato”. Più che per i meriti dovuti all’anzianità di servizio, piuttosto che per la coppa d’Inghilterra vinta nel 1894, il County iscriverà il proprio nome nella storia del calcio europeo grazie soprattutto a un tale Gordon Thomas Savage.

Savage, durante il suo periodo di militanza nella neonata Juventus Football Club, fu incaricato di reperire nel proprio paese natale, un corredo sportivo che meglio si addicesse ai sogni di gloria della società torinese, che fino ad allora indossava una camicia rosa, abbinata, a seconda dell’occasione, con una cravatta piuttosto che un farfallino. La scelta di Savage ricadde sul Rosso Garibaldi indossato dal Nottingham Forrest, un colore in grado non solo di risaltare meglio sul terreno di gioco, ma anche (si diceva) di incutere un qualche tipo di soggezione negli avversari. L’ordine fu inviato a un negoziante proprio di Nottingham, il quale però lo evase in maniera troppo sbrigativa. Accadde così che a Torino arrivò il completo del County a strisce verticali bianche e nere, che da quel momento sarebbero diventati i colori sociali della gloriosa Juventus.

Che Forest sarebbe stato senza Brian Clough?

Destino non molto diverso ha avuto la squadra della sponda sud del fiume Trent. Almeno fino alla prima metà degli anni ’70.

Fino ad allora il Nottingham aveva portato a casa un paio di trofei e qualche altro buon piazzamento in campionato, senza tuttavia mai riuscire ad essere invitato al tavolo d’elite del calcio britannico.

Il 6 gennaio 1975, però, sulla panchina dei Garibaldi Reds arrivò Brian Clough.

Probabilmente il miglior allenatore britannico della storia, nonché una delle figure più iconiche del calcio d’oltremanica. L’uomo che era stato in grado di portare il piccolo Derby County alla vittoria dell’odierna Premier League, e a un passo dalla finale di Coppa dei Campioni. La sua rivalità con Don Revie, allenatore degli odiatissimi rivali del Leeds, riempì per anni i rotocalchi di tutto il Regno.

Dopo aver tentato, senza fortuna, di convertire al calcio pulito proprio il Leeds (sulla cui panchina durò la bellezza, si fa per dire, di 44 giorni), Clough accettò l’offerta del Forest, convinto di riuscire a ripetere anche nelle Midlands il successo avuto a Derby.

La sua sarà una vera e propria epopea, dal momento che portò, nella sala trofei del City Ground, ben due Coppe dei Campioni, rendendo il Forest l’unica squadra ad aver vinto più Champions che campionati nazionali (uno).

Oltre a ciò, arrivarono anche 4 coppe di lega, un Charity Shield,una supercoppa Uefa e una coppa Anglo-scozzese. 

Non c’è da stupirsi, perciò, se all’incrocio tra King Street e Queen Street, una statua raffiguri tuttora il mister di Middlesbrough esultare con le braccia verso l’alto.

Image
La statua di Brian Clough nel centro di Nottingham Forest
La statua di Brian Clough nel centro di Nottingham Forest

Il Trentside Derby: una sfida che manca

Se il derby tra le due squadre, che nel mondo giornalistico britannico viene denominato “Trentside Derby”, fino agli 50 è stato una piacevole abitudine, nelle ultime decadi è caduto parecchio in desuetudine. Tanto che la maggiore rivalità, al momento, i tifosi del Forest ce l’hanno con quelli del Derby (non a caso viene definito il “Brian Clough Trophy”).

Colpa soprattutto dell’inesorabile declino del County, relegato da anni nel pantano delle divisioni minori del calcio inglese. I Magpies gli ultimi sogni di gloria li hanno vissuti nel 2009, quando alcuni sceicchi rilevarono il club, incaricando della ricostruzione il guru Sven Goran Eriksson. Il tutto si rivelò poi un fuoco fatuo, e il club tuttora milita in National League, con la spada di Damocle del fallimento finanziario a incombere sempre di più.

Il Forest invece si è barcamenato, pur non riuscendo mai più nemmeno a sfiorare i fasti di un tempo. Attualmente i Reds lottano per la salvezza nella serie B britannica.

Le ultime volte che una delle due squadre ha dovuto attraversare il Trent Bridge è stato però spettacolo assoluto, manifesto di quanto la sfida sia sentita anche dentro, oltre che fuori, dal campo.

Il 12 febbraio 1994 l’ultimo incontro in campionato. A Meadow Lane fu vittoria del County per 2 a 1, con rete decisiva di Sir Charlie Palmer a 4 minuti dalla fine. Da quel giorno, ogni 12 febbraio nei pub di fede bianconera le pinte si elevano al cielo per celebrare il “Charlie Palmer Day”.

Nel 2011, in Football League Cup, l’ultimo scontro in assoluto tra le due compagini. Un match che i tifosi attesero come si attende la mattina di Natale fin dal giorno del sorteggio. Tutto esaurito, manco a dirlo, al City Ground, dove andò in scena uno dei Trentside Derby più epici.

Al termine dei tempi regolamentari il punteggio era di 2 a 2. All’overtime  Lee Hughes segnò il gol dell’illusione per il County, che si infranse al minuto 123, quando Wes Morgan (il futuro capitano del Leicester di Ranieri) mandò tutti ai tiri dal dischetto. Fu vittoria Forest, con errore decisivo dagli 11 metri del bomber bianconero Lee Hughes. Al quale, nonostante 59 gol segnati in 94 presenze, nessuno perdonerà mai quel 60esimo mancante.

Gli highlights dell’ultimo derby di Nottingham in Football League Cup nel 2011 vinto dal Forest

Aspettando di reincontrarsi

Nella speranza di vedere il Notts risollevarsi dalla sabbia delle categorie inferiori per tornare a sfidare gli odiati cugini, alle due anime di Nottingham non resta che studiarsi, da un lato all’altro del fiume Trent; a noi invece non resta che ri-gustarci le immagini di quell’ultima, pazza, sfida.

Se ci fosse la possibilità di restare per un momento nel bel mezzo del Trent Bridge con l’orecchio teso si udirebbero slogan tipo “Siamo il club più antico d’Inghilterra, voi siete solo una pallida imitazione” provenire dalla sponda nord, e altri come “Quello che abbiamo vinto noi voi ve lo sognate” in risposta dalla sud.

Solo Robin Hood sarebbe in grado di fare da giudice tra queste due realtà. Lui che, dalla foresta di Sherwood, ha reso la contea di Nottingham famosa in tutto il mondo.

Già. Peccato non sia probabilmente mai esistito. E in ogni caso non sapremo mai per chi avrebbe fatto il tifo.

A proposito di robin hood. Lo conosci quello di La Coruña? Clicca qui

Ti potrebbero interessare anche ...

Ivan Pelizzoli, la libertà di volare

A inizio anni 2000 su Pelizzoli nessuno aveva dubbi: “Sarà un grande! Lui Buffon e Toldo terranno al sicuro la porta della Nazionale." Poi gli hanno tolto le ali, a lui che era nato per volare.
6 minuti Leggi subito

Stefano Cusin, dove c'è calcio

Una vita in viaggio, nei luoghi più sperduti del pianeta, ad insegnare calcio, laddove prima non c’era quasi niente. Stefano Cusin, l’allenatore giramondo canadese, ma di origini italiane. Collaboratore storico di Walter Zenga, ma non solo…
5 minuti Leggi subito

Carlo Mazzone, un mister, un padre, un nonno

Per le statistiche è il decano degli allenatori italiani, con 797 panchine ufficiali. Ma per chi lo ha conosciuto, e per i tifosi delle squadre che ha allenato, Carletto Mazzone è stato molto molto di più
7 minuti Leggi subito