Salta al contenuto principale
TDP Originals

Domagoj Vida, Una vida loca … ad est!

Biondissimo ed inatteso eroe della gloriosa spedizione croata a “Russia2018”, idolo a Kiev negli anni della rivoluzione ucraina e ministro della difesa ad Istanbul. Attenzione però, il contratto col Beşiktaş scade a giugno e l’aria del Bosforo sembra già un ricordo passato, ma niente paura, lui ha un'idea per il suo futuro…allevamento di suini neri!
Image
Domagoj Vida - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

A.A.A. Cercasi squadra per Domagoj Vida, astenersi perditempo e club con sede pericolosamente vicina al meridiano di Greenwich. Preferibilmente Est Europa, accettasi pagamento in mangime per maiali.

Scherzi a parte…la stampa turca lo vuole in Premier League (Watford) o nella nostra Serie A (Roma o Torino), ma la verità è che noi preferiremmo vederlo lanciarsi in un’altra pazza avventura…alla Vida. Oppure, un romantico ritorno con la maglia dell’Osijek, lì dove tutto era cominciato.

Slavonia nel profondo dell’animo

Da italiani, quando si pensa alla Croazia si pensa ad estati passate in riva ad un mare così cristallino da far venire il dubbio possa veramente chiamarsi “Adriatico”, alla verde Istria, all’infinito numero di isole e a quella meravigliosa lingua di terra dalmata che si spinge fino al confine con il Montenegro a sud, passando -tra le altre- per Zara, Spalato e Ragusa: autentiche perle, adatte ad affollarsi di turisti durante la bella stagione, prestarsi da perfetto set per le riprese de “Il Trono di Spade”, oppure, dare i natali ad un professore del pallone come Luka Modrić.

Našice, invece, è un paesino di 17mila anime nei pressi di Osijek, Slavonia. Tutto un altro mondo. Una piana verde,  sconfinata, deserta, vicino al confine con la Serbia ad est e con l’Ungheria a nord. Chilometri e chilometri di terreni agricoli perlopiù incolti. 

Laggiù, pare che il  seme più capace di attecchire  sia quello del livore, ereditato da una guerra con i detestati “cugini” serbi ancora troppo fresca. Una guerra nella quale, giusto ricordarlo, il calcio è stato protagonista, con i soldati delle forze paramilitari nazionaliste reclutati tra le tifoserie negli stadi, Stella Rossa su tutti. 

Vida nasce lì, nel 1989, proprio un paio di anni prima dell’inizio dei conflitti jugoslavi.  

Perdonerete il cappello storico-geografico forse prolisso, ma necessario per definire quanto possa essere importante per un ragazzo che gioca a calcio in quegli anni ed in quei luoghi indossare la maglia della propria città, o addirittura della propria nazionale.

Un po’ come dice Ibra -“Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo”- Domagoj nel cuore porterà sempre l’amore per le sue campagne, per la sua nazione, ma soprattutto per birra, “Kulen” e “Kulenova seka”, ovvero “sorella del Kulen”

…parliamo, chiaramente, di alcuni dei più tipici salumi della Slavonia, che lo dico a fare…

Il calcio, però, porta fama , successo e denaro. Dunque, come coniugare la radicata tradizione rurale con la sfavillante vita di un calciatore professionista? Semplice: investire il denaro in un allevamento di suini neri. Detto fatto!

Image
Array

Calcio birra e politica

Lo abbiamo già detto, Vida nasce e scoppia la guerra. Cresce e si fa notare. Da bambino comincia come punta nelle giovanili dell’Osijek, ma ben presto viene arretrato fino al ruolo di centrale di difesa. Roccioso, forte fisicamente e con il vizio del gol. In carriera, lo vedremo, ne segnerà tanti, ma soprattutto pesanti. Esordisce in prima squadra a 17 anni e viene presto acquistato dal Bayer Leverkusen. In Germania non c’è posto per lui e quindi si ritorna a quello che è l’iter standard per ogni giovane di talento croato: Dinamo Zagabria e poi via all’estero, venduto a caro prezzo. In questo caso però la scelta è di quelle particolari. Non Spagna, Italia, Germania o Inghilterra, la destinazione è l’Ucraina, laddove un altro croato è diventato leggenda e bandiera: Darijo Srna. A differenza del terzino dalla seconda pelle arancionera e adottato dalla città  di Donetsk, però Vida approda nella capitale -Kiev- vestendo così la maglia della Dinamo per 5 lunghissimi intensi anni. 104 presenze e la bellezza di 10 gol, tra cui quello che regala il titolo di Campioni di Ucraina, a distanza di 6 anni dall’ultima volta, alla sua squadra nel 2015.

In tutto questo, nel 2014, proprio a  Kiev, una serie di episodi di violenza portano alla cacciata del presidente filo-russo ed allo stravolgimento del sistema socio-politico del paese: è una vera e propria rivoluzione. Da qui le tensioni che tutt’oggi riempiono le pagine dei giornali tra Russia e quello che veniva chiamato “il granaio dell’Urss”.

Calcio e politica non si possono mischiare, non di questi tempi. Vida è un professionista e questo lo sa, ma, quando si comincia a perdere il conto del numero di “click” prodotti dall’apribottiglie nello sfilare i tappi a corona dal collo delle troppe birre, le cose cambiano. 

Magari dopo una vittoria della propria nazionale proprio contro la Russia, magari proprio al Mondiale in Russia. Magari dopo una partita decisa proprio da un suo gol nei tempi regolamentari e con un rigore trasformato nella serie dagli 11m.

Ve lo ricordate il quarto di finale 2018?

La sua zuccata si insacca come una palla da biliardo che lentamente si infila in buca d’angolo. Scoppia la gioia dei tifosi ospiti. Gioia che, come in tutte le imprese epiche che si rispettino, sembra svanire al momento del pareggio dei padroni di casa. Ci vorranno i rigori ed un Vida glaciale dal dischetto per decretare l’eliminazione della nazionale russa.

Alcool, euforia e adrenalina non permettono al nostro Domagoj di contenersi. Esultanza post partita pro Ucraina e scoppio di polemica “mondiale” inevitabile. 

A proposito di mondiale

Al Campionato del Mondo 2018 la Croazia si presenta da totale underdog, probabilmente nemmeno una delle più forti formazioni di sempre, ma fin da subito, nello spirito, si intravede qualcosa di straordinario. Difficilmente qualcuno avrebbe puntato un penny su una possibile finale per gli uomini in maglia a scacchi biancorossi. 

Vero, il centrocampo è forse il più forte della competizione, con Mr Dalić costretto a tenere a scaldare la panca gente come Mateo Kovačić, perché in campo ci vanno il cervello dell’Inter -Marcelo Brozović-, quello del Barça di quegli anni -Ivan Rakitić- e soprattutto il N.10, miglior giocatore del torneo, futuro pallone d’oro e mente del Real Madrid schiacciasassi di Zidane: Luka Modrić.

Il reparto offensivo è formato da Kramarić, Perišić e Marione Mandzukić, tre lottatori capaci di unire qualità tecniche a grinta, gamba e spirito di sacrificio. 

Le note dolenti cominciano però dalla retroguardia. Tolto il pilastro Lovren, del Liverpool,  tre come Strinić, Vrsaljko e Vida, uniti al portiere Subašić, non sembrano poter garantire quella solidità difensiva necessaria per affrontare una tale competizione.

Nulla di più sbagliato, perché è vero sì che ogni tanto la difesa scricchiola e che i terzini non convincono fino in fondo, ma, come spesso accade in queste favole, l’intera squadra sembra avvolta da un’aura magica e, in quella pazza estate russa, ognuno sembra riuscire a tirare fuori più del meglio di sé stesso.

Su tutti, Domagoj Vida. Mai elegante, a tratti scomposto e in difficoltà se puntato da giocatori veloci e tecnici, ma, alla fin fine, terribilmente efficace e carismatico in campo. Quel leader inaspettato dentro e fuori dal campo, forse emblema dell’intera spedizione.

Quotes

Una delle cose che più ha colpito nel 2018, oltre alla straordinaria cavalcata verso la finale di una nazionale rappresentante un paese di appena 3,9mln di abitanti, è stata la reazione del popolo croato dopo la sconfitta contro la Francia nell’ultimo round della competizione.

Probabilmente uno dei più grandi festeggiamenti per un secondo posto della storia del calcio. 

Se avete inquadrato abbastanza il personaggio potrete facilmente immaginare che il buon Vida, durante la sbornia collettiva nazionale durata svariati giorni e bagnata da fiumi di alcool e lacrime di gioia, sia stato un protagonista dei festeggiamenti almeno tanto quanto lo è stato in campo in Russia.

" Non passa giorno senza che io ripensi all’accoglienza dei tifosi a Zagabria al ritorno dal mondiale in Russia. La follia per le strade… Solo dall’aeroporto alla piazza Josip Jelačić ci abbiamo messo 7 ore di pullman "

Va sottolineata, però, l’ambizione del giocatore.

" È stato veramente pesante. Io ci credevo, volevo portare a casa questo oro e non ci siamo riusciti, questo mi ha deluso tantissimo. Ero triste, ma quando siamo tornati e abbiamo ricevuto questo abbraccio dalla gente mi sono reso conto che è questa la miglior vittoria possibile "

Vida un calciatore d’altri tempi

Perché amare Domagoj Vida? 

Perché è vero, un po’ matto e sopra le righe. Se concesso, amorevolmente tamarro.

È un calciatore di 20/30 anni fa che però gioca a pallone nel 2022. Online girano più video di lui al bar con una buona birra in mano che di giocate sul terreno di gioco. In campo però è grintoso come pochi. Un leader e trascinatore nei momenti che più contano, mai impaurito nel metterci la testa o il piede o nel lanciarsi in avanti alla ricerca di un gol da festeggiare a casa con amici e famiglia, perché no, affettando qualche buon salume…rigorosamente prodotto nella fattoria Vida!

Dopo 4 anni coronati anche da importanti successi in Turchia, il croato quest’anno sta deludendo, insieme a tutto il suo Beşiktaş, attualmente solo al sesto posto in Süper Lig. Forse gli anni cominciano a farsi sentire. Forse è semplicemente arrivato il momento di cambiare maglia alla ricerca di nuovi stimoli. 

In effetti, tutto sommato… non sarebbe male vederlo in Serie A…

In ogni caso, in bocca al lupo Domagoj!

Ti potrebbero interessare anche ...

Davide Pinato, il muro di Monza

Lo hanno soprannominato “il portiere dei record”. Perché mai nessuno, in così poche partite a disposizione, è riuscito a infrangere primati come Davide Pinato. A Monza prima, a Bergamo poi.
5 minuti Leggi subito

Grecia 2004: Gli ultimi dei dell’Olimpo

La cavalcata dei ragazzi di Rehagel, che conquistarono l’Europa sovvertendo ogni tipo di pronostico. Gli unici a credere in quell’impresa: 375 fortunati, o lungimiranti, scommettitori.
7 minuti Leggi subito

Mauro Bressan, la gemma del mediano

Mauro Bressan, trevigiano di Valdobbiadene, era un onesto centrocampista capace di ritagliarsi il suo spazio in Serie A. Una buona carriera indossando diverse maglie, quasi sempre da titolare, caratterizzata da sostanza e abnegazione. Poi, in quell’autunno fiorentino del ‘99, cambia tutto…
4 minuti Leggi subito