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Davide Pinato, il muro di Monza

Lo hanno soprannominato “il portiere dei record”. Perché mai nessuno, in così poche partite a disposizione, è riuscito a infrangere primati come Davide Pinato. A Monza prima, a Bergamo poi.
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Davide Pinato - Illustrazione Tacchetti di Provincia

194 presenze tra i professionisti probabilmente non sono abbastanza per rendere un giocatore una delle leggende del nostro calcio. Soprattutto se spalmate in 20 anni di una carriera, che nel caso dei portieri, si sa, gode di una longevità decisamente maggiore rispetto ai giocatori di movimento.

Ma questo assioma non vale per tutti. Nossignore.

Di un portiere, giustappunto, stiamo parlando. Davide Pinato. Nato a Monza il 15 marzo 1964.

A Davide questi 194 gettoni sono stati sufficienti. Per scrivere non uno, non due, ma ben 3 record difficilmente battibili anche al giorno d’oggi. In tempi in cui il calcio è cambiato, e insieme a lui anche il mestiere dell’estremo difensore.

Davide Pinato ha saputo ottimizzare al meglio il poco tempo a disposizione per iscrivere il suo nome tra i grandi portieri di provincia della storia della nostra serie A.

L’imbattibile Monza

I primi passi nel calcio che conta Pinato li percorre a Monza, praticamente nel giardino di casa. Ha infatti compiuto tutta la trafila nelle giovanili del club brianzolo, fino alla prima squadra, in cui esordisce nella stagione 1985/86. Che per i bagai culmina con un amara retrocessione in C1.

Comincia a ritagliarsi pian pianino il proprio spazio, fino alla stagione 1987-88, in cui si divide il posto da titolare con un certo Francesco Antonioli. Uno che, negli anni a venire, riuscirà a mettere in piedi una dignitosissima carriera, trascorsa per la maggior parte del tempo in serie A.

Quel Monza, quell’anno, con l’indimenticato Pierluigi Frosio in panchina, riuscirà a conquistare il ritorno in cadetteria, grazie a un brillante secondo posto, a pari punti con l’Ancona, finendo dietro ai marchigiani solo per un mero discorso di differenza reti.

È l’anno dell’addio allo storico impianto del Gino Alfonso Sada, con il Brianteo nuovo di zecca già pronto all’inaugurazione, che avverrà l’anno successivo.

È l’anno in cui il calcio italiano si accorge dell’esistenza di un certo Pierluigi Casiraghi, che con 14 gol tra campionato e coppa si afferma come miglior marcatore in stagione dei brianzoli.

Ma è anche l’anno del primo record di Pinato, che in 14 partite di campionato riesce a subire un solo gol. Una specie di delirio di onnipotenza, di psicosi collettiva condivisa chiaramente con i propri difensori.

Un primato che gli vale le attenzioni nientemeno che del Milan. I rossoneri portano Davide a Milano l’anno successivo, per fare da riserva al grande Giovanni Galli.

Settecentocinquantasette minuti

Stagione 1996-97.

Dopo un annata da numero 12 in rossonero, e il ritorno a Monza, dove riprende i galloni da titolare, Pinato ora è a Bergamo, per vestire la maglia dell’Atalanta, squadra di cui diventerà, nonostante le poche presenze, una vera e propria bandiera.

Quando è arrivato ha trovato Fabrizio Ferron come titolare. Ora però che il numero uno di Bollate è finito a difendere i pali della Sampdoria, Davide si contende il posto da numero uno della Dea con un altro Davide, Micillo. Un giovane messosi in luce l’anno prima con la maglia del Cesena.

Ma Pinato fornisce maggiori garanzie al buon Emiliano Mondonico, che lo schiera dall’inizio in una gara interna contro l’Udinese e non lo toglie più.

E anche a Bergamo succede la stessa cosa che era accaduta qualche anno prima a Monza: Davide Pinato si esalta, diventando un muro imperforabile per gli attaccanti avversari.

Riuscirà a tenere la porta inviolata per ben 757 minuti. Un record assoluto, che solo l’immenso Gianluigi Buffon riuscirà a frantumare, anni dopo.

A interrompere quella striscia positiva un rigore di Marcelo Otero, nel corso di una partita comunque vinta dagli orobici per 3 a 1 contro il Vicenza di Francesco Guidolin.

È il 16 febbraio del 1997. Ma di quel record interrotto, allo stadio Atleti Azzurri d’Italia, non frega niente a nessuno. Perché le lacrime scorrono già da giorni. 4 giorni, per la precisione. Quando un tremendo incidente stradale sull’Autostrada dei Laghi si è portato via Federico Pisani e la fidanzata. E quel giorno tutti i compagni sono stretti intorno al suo ricordo, alla sua maglia numero 14, che mai più nessuno indosserà nella storia della Dea. Sotto quella curva che molto presto porterà il suo nome.

L’incubo di Andersson

Passano gli anni, fino alla stagione sportiva 2000/2001, che vede Davide Pinato ancora con la maglia dell’Atalanta.

Porte scorrevoli, nel club orobico. Ora il titolare designato è Alberto Fontana , anche se in realtà nei mesi successivi la scena se la prenderà un giovane e promettentissimo Ivan Pellizzoli. Jimmy non è disponibile, tuttavia, nelle primissime gare della stagione. E quindi tocca di nuovo a lui, al Muro di Monza.

Il 22 ottobre 2000 i nerazzurri sono di scena al San Nicola di Bari, contro i galletti allenati da Eugenio Fascetti. La sfida si rivelerà poi essere un vero scontro diretto in chiave salvezza, vinto dagli orobici per 2 a 0 grazie ai timbri di Nicola Ventola e Fausto Rossini.

Ma la scena se la prenderà proprio Pinato, in grado di neutralizzare ben due calci di rigore nella stessa partita, per di più allo stesso giocatore, il malcapitato svedese Daniel Andersson.

Altro record, altra corsa.

Giusto in tempo, prima di ritornare in panchina, per fare da chioccia al titolare.

Una carriera lunga 20 anni, conclusa a Genova, in maglia Samp, a fare addirittura il terzo, dietro a Luigi Turci e Fabrizio Casazza.

Un percorso lungo 194 tappe. Quanto basta però per entrare nella storia del nostro calcio.

Scopri le storie di altri portieri leggendari. Visita la sezione dedicata alla rubrica sulle leggende della provincia.

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