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Gianluigi Lentini, il ragazzo maledetto

Granata dalla nascita, viene acquistato dal Diavolo di Berlusconi per cifre che hanno fatto la storia, poi l'incidente. La storia del Gianluigi Lentini di Carmagnola che oggi alleva api e fa l'osservatore.
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Gianluigi Lentini - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Esistono calciatori bravi. Esistono calciatori scarsi.

Esistono calciatori che giocano col cuore e calciatori che giocano col cervello.

Esistono calciatori benedetti fin dalla nascita con un talento smisurato e calciatori che gettano il cuore oltre l’ostacolo ogni volta che c’è da lottare per un pallone.

E poi esistono calciatori come Gianluigi Lentini, semplicemente, sono stati capaci di regalarci una storia e un ricordo che resterà per sempre.

Granata dalla nascita, viene acquistato dal Diavolo di Berlusconi per cifre che hanno fatto la storia (e innescato importanti procedimenti giudiziari), resta vittima di un incidente, entra in coma, ne esce miracolosamente, torna granata, viene adottato dal Cosenza.

Oggi alleva api nella sua città natale e produce un miele elogiato da tutti, ma studia anche i giovani per il Monza, perché Silvio Berlusconi non lo ha mai dimenticato e l’ha voluto pure lì.

Ripercorriamo insieme la carriera e la vita del ragazzo di Carmagnola, che ci ha regalato una delle storie di calcio più belle e originali che siano mai state scritte.

Un ragazzo talentuoso

Come menzionato qualche riga più su, Gigi Lentini nasce nel comune di Carmagnola, ubicato a poco meno di 30 km a Sud di Torino.

Il giovane Gigi non è un ragazzo particolarmente estroverso e loquace, e impara ben presto che è meglio lasciare che sia il campo a parlare al posto suo: quando è appena un dodicenne di belle speranze gioca nel Barcanova, piccola squadra della periferia nordorientale di Torino, e comincia subito a distinguersi dai compagni per le sue abilità calcistiche e il suo temperamento. Lentini è un tipo tosto, ambizioso, determinato, anche se a prima vista il suo carattere schivo potrebbe indurre i più sprovveduti a pensare il contrario.

Un provino al campo Agnelli cambia all’improvviso la sua vita: lo staff tecnico del Torino lo nota e lo vuole a tutti i costi. A soli quattordici anni, Lentini è in rampa di lancio.

Coi Granata vive l’intero percorso delle giovanili. Giovanissimi, esordienti, allievi, juniores, primavera: tutti con il rampante toro granata (al tempo, i colori dello stemma erano invertiti) cucito sul petto

La specialità della casa

Che tipo di giocatore sta diventando questo giovane Gianluigi Lentini?

Un giocatore rapido, sicuramente, che va a posizionarsi prevalentemente sulla corsia sinistra del campo, ma che non disdegna gli altri ruoli d’attacco. In Serie A giocherà perlopiù come ala destra o sinistra, ma disputerà alcune gare anche come prima o seconda punta, talvolta addirittura come mezzala a centrocampo.

Il principale punto di forza del giovane Lentini è il dribbling, la sua straordinaria e dirompente capacità di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica in situazioni offensive.

Il fisico è forse ancora un filo fragile, ma poco importa: “il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”, come cantava il Principe della musica.

L’esordio col Torino

Certe cose sono talmente belle che aspettare risulta semplicemente impossibile.

Il dribbling ubriacante di Gigi è ormai qualcosa di altro livello rispetto ai suoi coetanei
Così, a soli 17 anni, Lentini esordisce in prima squadra: è il 23 novembre del 1986, e il ragazzo fa il suo ingresso in campo in Brescia - Torino a nove minuti dalla fine.

In quella prima stagione in Serie A l’appena diciassettenne ala di Carmagnola collezionerà ben 11 presenze, e in più di un’occasione resterà in campo per tutti i 90 minuti, a testimonianza della fiducia che mister Radice ripone in lui.

Dopo due stagioni al Toro, Lentini viene mandato in prestito all’Ancona per farsi le ossa. Nelle Marche fa vedere grandi cose, cresce da un punto di vista sportivo e personale, e anche il fisico si fa più robusto e maturo.

Ora il ragazzo è davvero pronto per fare la differenza con la squadra della sua città

Il ritorno in A, il successo coi granata

Lentini torna quindi a vestire la maglia del Toro quando quest’ultimo è da poco retrocesso nella serie cadetta. L’allenatore è Mondonico, con il quale svilupperà un rapporto di amore-odio, “quasi padre-figlio”, come dirà lo stesso Lentini molto più avanti.

Nella prima metà di stagione Gigi non trova moltissimo spazio, ma poi il giovane attaccante riesce a mettere a segno ben sei reti, tutte nelle ultime nove partite di campionato: appena riceve un po’ di fiducia, Lentini dimostra di poter fare grandissime cose.

Gianluigi contribuisce quindi in maniera molto significativa al ritorno in A della squadra, e proprio nella massima serie il ragazzo sboccia definitivamente.

Pronti, via. Alla terza giornata di campionato Lentini mette a segno un gol di pregevolissima fattura contro un’avversaria temibile come l’Inter del Trap: al 79’ il ragazzo prende palla, salta con un beffardo tunnel Sergio Battistini, si presenta davanti a Zenga e senza farsi intimorire deposita la palla in rete con un deciso tocco di interno destro.

Da qui, per Lentini in Granata si aprono tre anni giocati ad altissimi livelli, con uno straordinario raggiungimento quinto posto nella stagione del ritorno in A (1990-91), dalla vittoria di una Mitropa Cup, da un ancor più straordinario piazzamento sul podio nel 1991-92 (terzo posto in campionato), e soprattutto dalla finale di Coppa Uefa contro l’Ajax.

Quest’ultima resterà sempre un grande rimpianto di Lentini (“me la sogno ancora la notte”, ha dichiarato recentemente ormai cinquantenne), perché in quell’occasione il Toro dimostra di potersela ampiamente giocare con gli olandesi: erano ancora i tempi delle finali di andata e ritorno, e ad un pari di 2-2 al Delle Alpi segue un altro pareggio, questa volta per 0-0, ad Amsterdam, e così sono i biancorossi ad aggiudicarsi la coppa.

Alla fine della stagione si verifica un altro episodio significativo nella carriera di Lentini: le finanze del Toro, logorate da anni di spese folli e minacciate dall’esplosione dello scandalo di tangentopoli che colpisce anche il patron Gian Mauro Borsano, sono in una situazione disastrosa.

La dirigenza decide così di smantellare la gloriosa rosa del Toro, e su Lentini ha messo gli occhi un certo imprenditore di Milano...

L’affare che sconvolse l’Italia

Silvio Berlusconi decide di fare follie per Gianluigi Lentini. Quel ragazzo torinese dal dribbling fulmineo e dalla forte personalità lo ha stregato, e decide di mettere sul piatto una cifra astronomica per averlo.

Cifra che peraltro finirà al centro di un’indagine giudiziaria, perché pare che la cifra dichiarata ufficialmente (18.5 miliardi di lire) non corrispondesse effettivamente al totale importo, e che altri 10 miliardi fossero stati versati in nero per salvare le casse del Torino.

Ad ogni modo, sono cifre che fanno discutere, e per la prima volta cominciano a scoppiare le prime polemiche sul fatto che il calcio si stia trasformando in un mercato fatto di fredde logiche aziendali e bilanci, di stipendi esagerati ed inutili sprechi.

Se per convincere la dirigenza torinese Berlusconi non ha dovuto fare grandi sforzi, però, per fare lo stesso con il ragazzo di Carmagnola deve impegnarsi: con il suo solito stile che, diciamo così, non passa certo inosservato, lo fa prelevare in elicottero a Torino e lo fa portare ad Arcore, dove gli propone cifre talmente folli che, come affermerà lo stesso Lentini, “era impossibile dirgli di no”.

Tuttavia, anche di fronte a questi fiumi d’oro, il sì di Gigi non è un sì convinto: l’amore che lo lega alla squadra della sua città è sincero, forte e indissolubile: il giovane tentenna, ogni tanto sembra tornare sui suoi passi, tanto che il suo procuratore racconterà di non essersi neanche fermato a fare benzina sulla strada per Milano - rischiando di finire a secco - temendo che il suo assistito potesse cambiare idea il giorno della firma.

All’annuncio la città di Torino è in rivolta, con raccolte firme fuori dal Filadelfia per chiedere al giocatore di restare e al presidente di trattenerlo, oltre a veri e propri assalti degli ultras alla sede principale in Corso Vittorio Emanuele.

Per giorni, nella città di Torino riecheggiano i cori “se Lentini se ne va bruceremo la città” e “Borsano vendi tuo figlio”.

Ma ormai è fatta, e tra cori, polemiche, accuse e insulti Lentini indossa per la prima volta la casacca rossonera.

Il Milan e l’incidente

Lentini al Milan comincia in realtà bene, ma le aspettative erano talmente alte che viene bollata nella memoria collettiva come fallimentare: segna 7 gol in 30 partite, di cui uno in rovesciata, gioca da titolare la finale di Champions contro il Marsiglia, e gode della fiducia assoluta di Fabio Capello. (“Lentini diventerà un’assoluta stella europea”).

Ma è la seconda stagione, si sa, quella che conta veramente: quella del salto di qualità o del triste anonimato.

Solo che la seconda stagione di Lentini resterà per sempre un enigma. Quale sarebbe stata la sua storia senza l’incidente?

Quale incidente, dite? Quello che si svolse nella notte del 2 agosto del 1993, e che vide coinvolto il protagonista della nostra storia.

Quella notte, Gianluigi Lentini sfrecciava a 200 km/h sulla Torino - Piacenza: pare che stesse raggiungendo la sua amante, Rita Bonaccorsi, ex moglie di Totò Schillaci.
Il problema è che Gigi aveva appena forato, e aveva montato il “ruotino” senza sapere che quest’ultimo può essere utilizzato soltanto entro certe velocità.

Così, improvviso e repentino come uno dei suoi dribbling, il ruotino esplode, facendolo finire fuori strada: uno schianto ad altissime velocità che lo sbalza di nuovo in mezzo alla carreggiata.

Soccorso da un camionista, viene portato all’ospedale in fretta e furia, dove lotta tra la vita e la morte per settimane.

Il ritorno al calcio

Riesce a riprendersi miracolosamente e addirittura a rimettersi gli scarpini. Il ritorno ai campi da calcio non è semplice, i movimenti di Lentini appaiono lenti, il che è un bel problema essendo la rapidità di gambe la sua qualità più pregiata.

Anche quando comincia pian piano a recuperare le forze, Lentini si vede superare da tanta gente.

Non riesce a darsene pace:

" Fisicamente mi sento a posto, mi manca solo la continuità in campo. È brutto comunque vedere giocatori meno quotati che ti passano sempre avanti e giocano al tuo posto. "

Purtroppo, nonostante lui sembri ormai tornato quello di un tempo, non gode più della fiducia di Capello, che lo schiera a periodi alterni e senza mai dare l’impressione di credere veramente in lui.

Non si sa bene a cosa sia stata dovuta questa perdita di fiducia, ma lo stesso Lentini, con una lucida analisi a freddo, ha recentemente affermato che

" da lì, per solo colpa mia, ho interrotto la carriera ad alti livelli "

Ritorno alle origini

Nel 1997, a sorpresa, Lentini torna a casa. Il Torino milita ora in serie B, non è più la grande squadra dei primi anni Novanta, e anche Gigi non è più lo stesso: la prima stagione non è particolarmente buona, il ventottenne di Carmagnola non sembra riuscire a mettere in mostra il passo rapido che lo ha reso celebre, appare poco inserito nelle dinamiche di squadra.

Gli anni magici a Torino prima dell’esperienza milanese sono ormai un dolcissimo ricordo: il giovane scavezzacollo Lentini, con i suoi capelli lunghi e il suo orecchino, che faceva la notte in discoteca per poi dormire in macchina fuori dal Filadelfia e arrivare per primo agli allenamenti, ormai è un maturo giovanotto reduce da un incidente terribile che gli ha cambiato la vita.

Al Toro resta altri due anni, riuscendo a risollevare le proprie prestazioni e rendere così omaggio alla sua squadra e alla sua città prima di partire per un’altra avventura

Il Cosenza, la provincia e l’addio

Il Cosenza adotta Lentini nel 2001: a sorpresa, questo ragazzo nato e cresciuto nel Nord Italia, così legato alla sua città piemontese, trova una nuova casa nel capoluogo calabrese.

Con il Cosenza Lentini torna a mostrare grandi cose e diventa rapidamente l’idolo della tifoseria: si lega talmente tanto alla città che la segue addirittura in serie D dopo il fallimento, arrivato nel 2003.

Lentini scopre che nelle serie minori si diverte: lì, nei polverosi campi di provincia, si respira un calcio molto più vero e autentico di quello della massima categoria, sempre più corrotto da trasferimenti monstre - di cui uno dei primi, ironia della sorte, fu proprio il suo al Milan - e ingaggi stellari.

Così, terminata la sua avventura cosentina dopo ben 84 presenze in 4 anni, Gigi decide di chiudere la carriera in Promozione ed Eccellenza con il Canelli, la Saviglianese, la Nicese, dove segna gol in quantità industriali.

L’ultima stagione, e qui i livelli di romanticismo di questa straordinaria storia salgono a livelli stellari, la disputa con il Carmagnola, la squadra del suo comune di nascita, in Promozione.

E a Carmagnola ci è rimasto anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, dedicandosi ad un’altra grande, insolita, affascinante passione.

Se andate in Via Susa, fate un salto in un negozio chiamato “Mieli Lentini”: il nostro Gigi oggi è un apicoltore!

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