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Claudio Bellucci, il richiamo della superba

Napoli, Bologna ma soprattutto Sampdoria: pur non essendo annoverato tra le stelle senza tempo del calcio del Bel Paese, Claudio Bellucci ha saputo lasciare il segno in ciascuno dei tre grandi club italiani per cui è transitato.
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Claudio Bellucci - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Raccontiamo oggi la storia di un vero lottatore, nato a Roma ma adottato da Genova, un attaccante determinato e sfortunato, che è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel calcio italiano nonostante i numerosi infortuni che a più riprese hanno tentato di ostacolarlo.

Raccontiamo la storia di Claudio Bellucci, bomber senza il fisico da bomber, che a dispetto dei suoi 173 centimetri ha saputo far sentire il proprio peso lì davanti per quasi vent’anni di carriera.

Una carriera importante, portata avanti a suon di gol (più di 150 tra Serie A e B) il cui apogeo è rappresentato dalla doppietta messa a segno con la maglia blucerchiata contro l’Arsenal nella semifinale di Coppa delle Coppe del 1995.

Il lupacchiotto sotto la lanterna

Quando gli viene chiesto di raccontare le sue origini, Claudio racconta con orgoglio di essere un ragazzo di borgata: nasce nel 1975 a San Basilio, a Roma, e per tredici anni vive una vita normalissima nella Capitale.

Come accade per tutti noi, dentro il cuore del ragazzo romano brucia il fuoco sacro del pallone, tanto che il giovane spesso e volentieri fa una cosa che non andrebbe fatta: invece di entrare a scuola, tira dritto e si dirige al campetto del quartiere per organizzare una partita con gli amici.

Un campo d’asfalto, uno di quei terreni dove scivolare significa tornare a casa con le gambe rigate di sangue. È lì che Claudio tira i primi calci ad un pallone, ed è lì che sviluppa quell’umiltà e quella perseveranza che lo porteranno a gonfiare le reti degli stadi più blasonati della Serie A.

A dodici anni il ragazzo gioca nel Lodigiani, società calcistica romana nella quale gioca anche un certo Francesco Totti: i destini di questi due figli di Roma si incrociano per un breve tratto, per poi prendere due binari diversi.

Che fine farà il Pupone lo sappiamo tutti. Francesco consacrerà la sua intera carriera alla squadra della sua città, fino a diventarne un simbolo ineguagliabile e immarcescibile.

Bellucci, invece, verrà adottato da un’altra città, un po’ più a nord, un po’ più a ovest, un po’ più vicino al mare: a soli tredici anni, i genitori di Claudio apprendono dalla Sampdoria che il ragazzo è ritenuto abbastanza promettente da unirsi alle giovanili dei blucerchiati.

Per la madre è un trauma, per il padre un’opportunità, il giovane scalpita, insomma, si accetta.

L’anno successivo Claudio, a soli quattordici anni, si trasferisce nella città della Lanterna, e comincia così il suo percorso da calciatore professionista.

Sampdoria e Bellucci: capitolo uno

Bellucci compie la trafila delle giovanili con la maglia della Samp, esordendo in Serie A a 18 anni, il 13 marzo del 1994, contro il Milan di Capello a San Siro.

Dopo la prima stagione, il giovane viene spedito in prestito al Fiorenzuola, squadra calcistica piacentina che milita in C1: per l’attaccante romano sarà l’unica esperienza nella terza serie.

Richiamato alla Samp dopo appena 7 presenze in Emilia per sostituire il compagno blucerchiato Mauro Bertarelli, infortunato, Claudio decide che vuole giocarsi al meglio le sue carte in A.

E lo fa bene, molto bene. Per la maggior parte dei calciatori, il punto più alto della propria carriera arriva nell’età della maturità, dell’esperienza, ma per Claudio Bellucci arriva molto presto, ad appena 20 anni.

È la semifinale di ritorno di Coppa delle coppe, i liguri sfidano l’Arsenal in una partita mozzafiato. Il Ferraris è gremito di spettatori, i Gunners hanno vinto la sfida di andata per 3-2 ma la partita è ancora apertissima.

Eppure la situazione non si sblocca: è l’ottantesimo minuto, la partita volge al termine e il risultato è ancora fermo sull’1-1, con i gol di Mancini per la Samp e di Ian Wright per i londinesi.

Quasi per disperazione, l’allenatore dei doriani Eriksson spedisce in campo questo giovane di belle speranze che ha una voglia matta di mettersi alla prova: ebbene, nel giro di due minuti il giovane di belle speranze realizza una doppietta che i tifosi blucerchiati si ricorderanno ancora oggi.

Racconta lo stesso Bellucci:

Ricordo che durante il riscaldamento nella mia mente mi ripetevo 'pensa se entro e faccio goal... entro, faccio goal e passiamo il turno... A pochi minuti dalla fine il mister mi fece entrare, c'era una punizione dal limite dell'area. Sul pallone andarono, giustamente, Mancini e Mihajlovic, mentre io ero a lato della barriera per andare sulla respinta del portiere, speravo in qualche palla da rubare in area. Alla battuta andò Mihajlovic che prese la barriera, la palla tornò a Mancini che calciò in porta, io ero sulla traiettoria del tiro, al limite del fuorigioco, e feci goal di testa, prendendo in controtempo il portiere. In quei due minuti non capii niente".

Purtroppo, quella di Bellucci resterà sempre una favola a metà. A tempo scaduto, i Gunners segnano su punizione (complice un non impeccabile Walter Zenga) e gelano poi il Ferraris ai calci di rigore.

Ma quella serata resterà per sempre il momento più esaltante della carriera dell’attaccante romano, che pure sarà capace di togliersi tante altre soddisfazioni lungo il suo percorso da calciatore.

Quattro anni a Napoli ...

Bellucci viene poi inviato per una stagione al Venezia in Serie B, dove dimostra a tutti di poter fare la differenza mettendo a segno la bellezza di 20 reti in 37 partite.

Tornato a Genova l’anno successivo, Claudio è convinto di potersi giocare le proprie carte, ma viene invece informato di essere stato ceduto in comproprietà al Napoli:

“Ci sono stato male per qualche giorno. Poi mi sono detto che sarei andato in una delle società storiche del nostro calcio: l’ho presa con entusiasmo. Ma me l’ero legata al dito, sapevo che prima o poi sarei tornato”

Ed è questo che accadrà, ma arriviamoci per gradi.

Al Napoli disputa ben 4 stagioni: la prima per i partenopei è un disastro, ma Bellucci si difende bene segnando 10 reti, e tanto basta alla società azzurra per decidersi a riscattare l’altra metà del cartellino.

Bellucci gioca talmente bene che quell’anno, complice un brutto infortunio al ginocchio di Alex Del Piero, si interessa a lui addirittura la Juventus. La risposta del Napoli è un secco e categorico no.

Questo interessamento da parte della Vecchia Signora è senza dubbio emblematico dello straordinario momento di forma dell’attaccante, ma purtroppo, come spesso gli accade nel corso della sua carriera, a Bellucci la fortuna decide di non sorridere.

Un grave infortunio tiene infatti il giovane attaccante ai box per un lungo periodo, e poco a poco Bellucci finisce in fondo alle gerarchie prima di Zeman e poi di Mondonico.

... e sei anni a Bologna

Così, arriva per Bellucci il momento di andarsene da Napoli.

Claudio si trasferisce al Bologna nel 2001, arriva per fare la riserva di Beppe Signori, sa che non troverà molto spazio, quantomeno all’inizio.

Resta nella città delle Due Torri per ben sei anni, in un crescendo continuo di gol e prestazioni, che lo portano addirittura a indossare la fascia di capitano dei rossoblù nella sua ultima stagione bolognese.

Al termine della sua esperienza a Bologna i numeri parlano chiaro: 77 reti in 209 presenze, e buona parte del merito di queste ottime prestazioni Bellucci la attribuisce a mister Carlo Mazzone:

"Il primo anno col mister fu il momento più esaltante. Sono rinato come calciatore e come uomo. Aveva capito le mie difficoltà, mi ripeteva ogni giorno che sarei potuto tornare come quello di Napoli, avevo voglia di rilanciarmi e Mazzone ebbe ragione: sono tornato in campo e non sono più uscito. Ed è riuscito anche a farmi giocare in coppia con Signori".

Sampdoria e bellucci: capitolo due, dieci anni dopo

A giugno del 2007, ormai in scadenza con il Bologna, Bellucci firma un nuovo contratto con la Sampdoria, tornando a Bogliasco esattamente dieci anni dopo la sua partenza per Napoli.

Claudio torna in Liguria con molti acciacchi ma anche molta esperienza in più: ha 32 anni, ne ha passate tante, ha imparato a fronteggiare difensori di A e B, e ha dimostrato di saper segnare in entrambe le categorie.

Per alcuni anni Claudio si diverte ancora nella sua Genova: segna e fa segnare, gioca in coppia con Cassano e regala al pubblico del Ferraris tanti momenti speciali, come ai vecchi tempi.

Mazzarri, nei due anni insieme alla Samp, me lo diceva sempre. ‘Siete tu e Cassano, magari torni l’80% delle volte tu, e il 20% lui’. Il primo anno segnai 12 gol io e 9 Antonio; il secondo 5 e 12: non è andata così male, anche se uscivo sfinito”

In effetti, per Bellucci l’età avanza: gli infortuni non gli lasciano tregua, e così il primo anno in blucerchiato va molto bene, il secondo benino, il terzo gli fa capire che è il momento di lasciare l’amata Genova prima di sporcare i meravigliosi ricordi dei momenti trascorsi insieme.

La sfortuna perseguita Claudio fino alla fine perché, dopo una parentesi con il Livorno, l’attaccante firma con il Modena in serie B e a metà campionato si ammala di ulcera gastrica.

Nonostante l’età matura, Bellucci ha ancora grinta da vendere: supera la malattia, anticipando anche i tempi fissati dai medici. Torna in campo nel giro di 5 mesi, appena in tempo per la sua ultima partita da professionista, vinta dal Modena in casa contro il Portosummaga.

Chiude così la carriera un attaccante spesso sottovalutato, un giocatore capace di giocare al fianco di calciatori come Antonio Cassano e Beppe Signori senza sfigurare e di far gelare il sangue, sia pure per pochi minuti, che scorre nelle nobili vene dei poderosi Gunners.

 

Scopri di piú su un altro attaccante. Scopri: Salvatore Foti, la torre della salvezza.

 

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