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Napoli, la meraviglia di Sarri

Una squadra autentica garanzia di spettacolo, con un sogno infranto… in albergo. La creatura che ha consacrato il tecnico toscano tra gli innovatori di questo sport, concedendo una speranza tricolore ai napoletani trent’anni dopo l’avvento di un certo Diego.
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La Meraviglia di Sarri - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

C’era una volta Diego Armando Maradona. Uno dei calciatori più forti e decisivi di tutti i tempi, legato indissolubilmente alla città partenopea. L’eroe a cui è intitolato lo stadio all’ombra del Vesuvio che ha regalato a Napoli e ai napoletani le due più grandi gioie sportive di sempre chiamate scudetti 1987 e 1990, i primi e unici della storia azzurra.

Nel 1991 la partenza del Pibe de Oro chiude un ciclo vincente e per il Napoli saranno anni di anonimato culminati con la retrocessione in Serie B e al fallimento con conseguente perdita del titolo sportivo nel 2004. Nelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rileva il titolo sportivo e iscrive il Napoli al campionato di Serie C volutamente con il nome di Napoli Soccer.

De Laurentiis, con Reja in panchina, dopo aver riportato il Napoli in Serie A nel 2007 e riacquisendo la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli affida la panchina a Walter Mazzarri che, in pochi anni, porta di nuovo i partenopei ai vertici del calcio italiano. Sono le stagioni in cui El Pocho Lavezzi y El Matador Cavani infiammano i tifosi. 

Per arrivare alla nostra storia, e al vero sogno scudetto, bisogna però attendere qualche anno.

La grande scommessa

È il 2015. L’uomo del cinema più discusso e criticato d’Italia decide di affidare la panchina a un tecnico emergente, ex direttore di banca partito dalle categorie minori che ha incantato e impressionato con il suo Empoli approdato nella massima serie italiana. Un allenatore, cosa che forse in pochi sapranno, nato proprio nella città partenopea.

Maurizio Sarri “torna” così in Campania per la più grande occasione della sua carriera, e i risultati sono subito eclatanti: Napoli campione d’inverno per la prima volta dal 1989.

È la stagione del record assoluto di gol in serie A di Gonzalo Higuain, 36 perle con cui supera Nordahl, che non basteranno però a scalzare la Juventus dal trono.

Gli azzurri chiudono secondi a nove punti di ritardo in campionato e escono ai sedicesimi di Europa League contro il Villarreal, ma la meraviglia di Sarri sta prendendo forma, con un gioco degno delle migliori d’Europa.

La stagione successiva si apre però con una beffa clamorosa: il bomber dei record e idolo dei tifosi si trasferisce ai rivali bianconeri per la cifra monstre di 90 milioni. A placare la rabbia del popolo napoletano ci pensa  “Ciro” Mertens, che non smette di segnare consacrandosi tra i grandi del calcio. Saranno addirittura 34 i gol del belga, in un’annata azzurra di alti e bassi conclusa al terzo posto in campionato e con l’eliminazione europea agli ottavi per mano del Real Madrid, che alzerà la coppa dalle grandi orecchie. 

Che spettacolo!

E arriviamo alla stagione 2017/18, quella di una squadra matura e pronta a stupire, temuta in Italia e in Europa, al terzo anno di gestione Sarri, che entusiasma tutti i tifosi degni di questo nome. 

Pepe Reina tra i pali; Raul Albiol a dirigere la difesa coadiuvato da Koulibaly; Ghoulam e Hysaj trasformati dal mister toscano nei terzini migliori della competizione; Allan uomo ovunque; la classe di Jorginho; qualità e quantità di capitan Hamsik; il tridente formato da Callejon uomo inserimenti fondamentale, “o scugnizz” Insigne pronto al salto di qualità e un bomber, Dries Mertens, certezza di gol e spettacolo.

In quel novembre mi trovavo a Napoli e, estasiato dal Sarrismo e dalla squadra della città, non potevo mancare all’allora San Paolo nell’imperdibile match dell’anno, tra le squadre che giocavano il miglior calcio del momento. Fase a gironi di Champions League, 1 novembre 2017, Napoli vs Manchester City, con le dichiarazioni al miele di Guardiola a incensare squadra e lavoro del tecnico. Una partita pazzesca. Risultato finale 2-4 per il City, in un vero e proprio spot del pallone rotondo. 

All’ombra del Vesuvio si sogna in grande, con il Napoli che termina ancora una volta il girone d’andata in vetta con l’unica sconfitta, bruciante e in casa, contro i rivali juventini per 0-1. 

Il girone di ritorno, con i campani fuori da competizioni europee e Coppa Italia, è un susseguirsi di sorpassi e controsorpassi tra le due squadre in testa al campionato. Poi, arriva lo scontro diretto alla 34esima giornata.

La partita sembra avviarsi verso un inutile pareggio senza reti, ma al novantesimo… svetta Kalidou Koulibaly per il pesantissimo vantaggio. È un tripudio partenopeo, con gli azzurri che balzano a un solo punto dalla vetta della classifica. Trent’anni dopo il primo scudetto, sembra essere l’anno giusto per rubare lo scettro di campione d’Italia ai bianconeri. 

Quel derby d’Italia …

Inter Juventus apre la 35 esima giornata, e il derby d’Italia è il grande protagonista del nostro sogno infranto. Juve in vantaggio ed espulsione quantomeno generosa a Vecino ringraziando il VAR. Tutto sembra finito, ma l’Inter con cuore e orgoglio ribalta la partita e si porta in vantaggio 2-1. 

Poi, inspiegabilmente, si scioglie come neve al sole nei minuti finali, incassando il gol di Cuadrado e la rete decisiva di…Gonzalo Higuain. Proprio lui, pochi anni prima eroe partenopeo, fino a quel momento di gran lunga il peggiore in campo, a suggellare il 3-2 per i campioni in carica. Inutile dire che il Napoli, distrutto psicologicamente, perderà malamente il giorno seguente contro la Fiorentina per 3-0 mettendo fine alla speranza tricolore.

“Lo scudetto perso in albergo? Tutti quelli che hanno fatto sport, sanno di cosa parlo. Mentre salivo dalla sala tv alla camera, ho visto giocatori piangere per le scale. Come se per quegli episodi discutibili, fosse finito il sogno» Maurizio Sarri.

Il campionato termina così con gli azzurri al secondo posto a un punticino dai bianconeri, con un inutile record di 91 punti. 

Una delle più grandi ingiustizie sportive, che avrebbe dato un po’ di brio a una Serie A da troppi anni di dominio juventino, interrotto dopo ben nove anni  dai nerazzurri nello scorso campionato.

Stagione che si concluderà con l’addio al tecnico toscano, capace di emozionare e far sognare una delle tifoserie dal cuore più caldo del mondo pallonaro, che avrebbe meritato di fregiarsi del terzo scudo sul petto. 

" Lo scudetto perso in albergo? Tutti quelli che hanno fatto sport, sanno di cosa parlo. Mentre salivo dalla sala tv alla camera, ho visto giocatori piangere per le scale. Come se per quegli episodi discutibili, fosse finito il sogno. "
Maurizio Sarri
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