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Wigan 2013, L’incubo dello sceicco

L’epopea del Manchester City dello sceicco Mansur, oggi plurititolato con Guardiola in panchina, nel 2013 è stato messo in crisi dal piccolo Wigan di Roberto Martinez. Che per 3 giorni si è trovato, per la prima volta nella propria storia, in paradiso.
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Wigan 2013 - FA Cup - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Tutti pazzi per lo sceicco a Manchester! 

L’arrivo in Premier League di Mansur bin Zayed Al Nahyan, principe emiratino, che nel 2008 ha rilevato il Manchester City dalla precedente proprietà, ha scosso gli equilibri sportivi della città. I citizens non sono più i “vicini rumorosi” (come lì definì Sir Alex Ferguson) del più glorioso e titolato United. Anzi, a dire la vertità, da quando il leggendario manager scozzese ha deciso di fare altro nella vita, i Red Devils non sono più riusciti a finire la stagione davanti i propri cugini.

I soldi dello sceicco hanno permesso al club di essere sempre più competitivo in sede di mercato, e di andare ad acquistarsi i pezzi più pregiati del calcio internazionale. Il tutto si sublima nel 2016 , quando sulla panchina del City Of Manchester Stadium, approda il miglior allenatore del mondo: quel geniaccio di Pep Guardiola.

La squadra ha da poco festeggiato un altro titolo di Campione d’Inghilterra, e si appresta a disputare la prima finale di Champions League della propria storia, contro il Chelsea, per tentare il colpo grosso.

Una vera e propria epopea, iniziata, come detto, nel 2008. E che pare ora inarrestabile. 

Eppure c’è stato un momento in cui tutto questo castello ha scricchiolato paurosamente: c’è stato un istante, in realtà c’è proprio una data, in cui lo sceicco ha tremato paurosamente.

C’è stata una squadra che è stata in grado di capovolgere gli equilibri, e di mettere in ginocchio i titani in maglia azzurra. E non serve andare molto distante per trovarla.

A una ventina di chilometri da Manchester si trova una cittadina di nemmeno 100mila abitanti chiamata Wigan. E qui, al DW Stadium gioca l’omonima squadra locale. Proprio loro, i Latics, sono stati per molti mesi l’incubo peggiore di tutti i tifosi Citizens, e del principe Mansur in particolare.

Lato Manchester City: stagione fallimentare, ma…

Premier League 2012/2013.

Il Manchester City è reduce da una delle più clamorose vittorie nella storia del football moderno, con il gol di Aguero che, all’ultimo secondo dell’ultima partita, ha scucito il titolo dalle maglie degli odiati cugini del Manchester United, regalandolo all’altra metà della città.

Il gol di Sergio Aguero che regala la vittoria della Premier League al Manchester City

Mancini è ancora, ovviamente, al suo posto in panchina. La squadra è stata rinforzata per essere competitiva anche in Champions League, dove però viene clamorosamente eliminata già nella fase a gironi. Anche in campionato, nulla da fare. Lo United dell’immenso Sir Alex, al canto del cigno della sua straordinaria carriera, mette un’altra marcia e stravince il titolo.

I ragazzi di Mancini finiscono sì secondi, ma a ben 11 punti di distacco. Un po’ troppi, sia per le ambizioni della proprietà, sia, e soprattutto, per le attese create dal volume di investimenti effettuato per rinforzare il team.

Risultato: il Mancio è a un passo dall’esonero.

Ma esiste un ultima possibilità, un salvagente: l’FA Cup. Trofeo ambitissimo nelle terre della Regina, e dove, tutto sommato, il City si è disimpegnato discretamente bene, approdando fino alla finale di Wembley, dopo aver buttato fuori Watford, Stoke City, Leeds, Barnsley e Chelsea.

A Londra, in finale, non pare essere capitato il peggiore degli avversari. Sì, è vero: la Coppa d’Inghilterra è uno dei tornei più imprevedibili d’Europa, e la sconfitta di Golia al cospetto di Davide è una situazione abbastanza all’ordine del giorno. 

Ma nemmeno il più pessimista dei tifosi skyblues può pensare che la corazzata di Mancini possa avere grossi problemi contro il modesto WIGAN.

Lato Wigan: tra sofferenza estrema e sogni di gloria

Già, il Wigan.

Piccolo, piccolissimo club. Stretto nella morsa, geografica e non, di Manchester e Liverpool. Tanto tanto rugby, quello sì. Trofei vinti nel calcio: ZERO.

Se non altro, l’acquisizione del club da parte di Dave Whelan nel 1995, che di mestiere ha fatto per una vita il calciatore e ora è un rispettabile imprenditore, ha fatto respirare ai Latics nuovamente l’aria del grande calcio.

Ma la Premier del 2012/2013 è davvero tosta. In panchina c’è Roberto Martinez, spagnolo scovato nelle categorie inferiori iberiche, e la squadra si trova al terzultimo posto in classifica (Queen’s Park Rangers e Reading hanno da un pezzo detto “buonanotte ai suonatori”).

In Coppa però, il Wigan è artefice di una cavalcata memorabile.

Nel classico terzo turno di inizio gennaio pareggia contro il Bournemouth, ma vince il re-match in casa delle cherries. Batte poi, con qualche difficoltà di troppo, il misero Macclesfield, e l’Everton, con una di quelle serate che restano indelebili nella memoria di chi tifa un club così: 0-3 a Goodison Park, che permette di ottenere il pass per le semifinali di Wembley.

Ci vuole anche un pizzico di fortuna, ed è proprio questo il caso: perché a separare i ragazzi di Martinez dalla finalissima c’è il Millwall, squadra sì londinese, e che dunque giocherà in casa, ma invischiata nella media serie B inglese, e della quale a fare più paura sono gli indiavolati tifosi piuttosto che i giocatori che scenderanno in campo.

Vincono i Latics. 2 a 0. È finale!

Wembley. La Finale

Il confronto tra i due 11 iniziali che scendono in campo a Wembley è quantomeno imbarazzante.

Manchester City. Hart in porta; linea difensiva a 4 con Zabaleta, capitan Kompay, Nastasic e Clichy; Centrocampo di quantità (Barry e Yaya Tourè) e qualità (Nasri e The Magician David Silva); davanti si parla argentino, con Tevez e Aguero.

Wigan. Praticamente una multinazionale. In porta c’è uno spagnolo che Martinez si è portato da casa, Joel Robles; in difesa trovano spazio un honduregno (Espinoza), un paraguayano (Alcaraz), un austriaco (Scharner) e addirittura un barbadiano (Boyce); a centrocampo un altro spagnolo (Jordi Gomez), uno scozzese (McArthur), e ovviamente non può mancare, nel calcio britannico di provincia, un irlandese (McCarthy); davanti l’unico inglese della squadra, Callum McManaman (niente a che vedere con il più famoso Steve), insieme a lui un malese naturalizzato scozzese (Maloney) e un ivoriano (Konè).

Arbitra Andre Marriner. Stretta di mano con il principe, God Save The Queen e si parte.

Il City capisce subito che non sarà un pomeriggio facile. I ragazzi di Martinez corrono come dei disperati, tanto da sembrare in uno in più, e con McManaman hanno pure un paio di occasioni clamorose. Ci sono anche i Citizens, ma Robles sbroglia con diverse parti del corpo in tutte le situazioni.

Nella ripresa la musica non cambia. Mancini pesca dalla panchina le carte Milner e Rodwell, ma niente. Anzi. A 6 dalla fine Zabaleta abbatte il solito McManaman, becca il secondo giallo e lascia il Wigan, ora per davvero, con l’uomo in più.

Martinez non tocca la sua squadra, gli piace così. O forse non ha carte interessanti da giocarsi dalla panchina. Ma nel finale ha un’intuizione (e qui c’è di mezzo qualcosa di calcisticamente mistico): toglie Jordi Gomez e butta nella mischia un altro centrocampista, Ben Watson.

Watson solo pochi mesi fa si è disintegrato una gamba,ha recuperato da poco e si allena in gruppo solo da qualche settimana. Nessuno infatti pensava potesse essere della partita. Ma lì qualcuno (chissà chi) deve aver sussurrato nell’orecchio qualcosa a Martinez, che, convinto, lo inserisce.

Ultimi palpitanti minuti. Mancini sembra un vigile in mezzo al traffico. Anche in inferiorità, con la qualità che ha a disposizione la sua squadra, ce la può fare, e lui si sbraccia per incitarla. L’elegantissimo Martinez invece, in piedi, tiene le braccia conserte: sembra tranquillo, ma la sua smorfia fa trasparire tutta la tensione del momento.

Minuto 91: calcio d’angolo Wigan. Maloney calcia sul primo palo. Dai blocchi spunta il cranio rosso di Watson, che impatta violentemente il pallone e lo spedisce alle spalle dell’impietrito Hart.

È gol. 1 a 0. Il Wigan è avanti.

Il gol di Ben Watson che regala al Wigan la vittoria della FA Cup 2013

In campo si scatena il delirio Latics. I giocatori creano un mucchio umano all’altezza della bandierina; in tribuna anche il patron perde il suo proverbiale aplomb ed esulta manco fosse un hooligan; di Martinez si perdono letteralmente le tracce.

Dall’altra parte il Mancio chiama subito a rapporto il fido secondo David Platt e decide di giocarsi anche la carta Dzeko. Ma stavolta non è come l’anno scorso. Non c’è il tempo per un late-minute-winner di Aguero.

È FINITA! IL WIGAN HA VINTO LA COPPA D’INGHILTERRA! Che favola meravigliosa!

I due volti del post-partita

Il colpo in casa City sarà veramente duro da digerire. La proprietà, che ha visto svanire anche l’ultimo obiettivo stagionale, decide di esonerare Mancini seduta stante, affidando la panchina del club allo storico collaboratore Brian Kidd per le ultime, inutili, partite.

L’Olimpo sembra essere caduto. Ma i citizens ricominceranno  a vincere già a partire dall’anno successivo, con Manuel Pellegrini in panchina che alla bacheca del club aggiungerà un campionato e una coppa di Lega. La storia poi parlerà di Guardiola e di tutto quello che ne segue.

Il finale di stagione del Wigan ha invece dell’incredibile. 3 giorni dopo quel pazzesco sabato di Wembley, i ragazzi di Martinez incassano un durissimo 1 a 4 dall’Arsenal e retrocedono in Seconda Divisione.

Di conseguenza, i Latics l’anno successivo si ritroveranno impegnati in Europa League da squadra di serie B. Cose che, insomma, non si vedono tutti i giorni.

È tuttora l’unico trofeo in bacheca del club. E nonostante la realtà ora parli di League One (l’equivalente della nostra serie C), nelle menti di tutti i tifosi non si è ancora affievolita l’immagine della testa rossa di Ben Watson, che porta Wigan, per 3 giorni, in paradiso.

Racconto a cura di Fabio Megiorin

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