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Calais, una coppa per due

Magazzinieri, impiegati, operai, pescatori. Finiti a Saint-Denis a giocarsi la finale di una meravigliosa Coppa di Francia contro i professionisti. La magia del Calais 99/00, arrivato a un minuto dal sogno
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Finale Coppa di Francia 2000 - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Due capitani, con le maglie di due diverse squadre, alzano al cielo, tra una folla festante, la stessa coppa. Insieme, prendendola uno da un orecchio e uno dall’altro.

Che è successo?

Non si tratta di un clamoroso caso di ex aequo calcistico, come accaduto alle Olimpiadi di Tokyo ai saltatori Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, che si dividono l’oro nel salto in alto.

Non è nemmeno un’immagine proveniente da un’altra epoca, in un periodo in cui soluzioni per dirimere la questione dei pareggi non ne sono ancora state inventate. E allora si fa fifty-fifty e contenti tutti.

Siamo a Saint-Denis, periferia di Parigi. Si è appena conclusa la Coppa di Francia 1999-2000.

Uno dei due sollevatori è Mikael Landreau, che di lavoro fa il portiere per il Nantes, squadra che quella coppa l’ha appena vinta sul campo, con un rigore all’ultimo gentilmente offerto dal direttore di gara.

L’altro si chiama Reginald Becque, e di mestiere fa l’allestitore. Si occupa di bar e ristoranti, e solo occasionalmente gioca a pallone.

Ma quella sera, insieme alla sua banda di terribili dilettanti, ha sfiorato l’impresa epocale. Che gli stessi avversari hanno cavallerescamente riconosciuto, e per questo il capitano dei vinti sta alzando la coppa con il vero vincitore

Perché questa è la storia del Calais 1999-2000.

Le colonne d’Ercole d’Europa

Calais, Alta Francia. Le colonne d’Ercole del continente europeo.

Una cittadina di 130 mila anime affacciata sullo stretto di Dover. Qualche chilometro di mare più in là, il Regno Unito. E dalla Costa, nelle poche giornate limpide, le bianche scogliere si vedono distintamente.

A Calais non manca una squadra di calcio, fondata nel lontano 1902. Sono chiamati “i canarini”, per via del colore delle divise, con il giallo oro predominante rispetto al rosso e al nero.

Ma il Calais Racing Union Football Club la Ligue 1, il massimo campionato francese, l’ha sempre vista con gli stessi binocoli con cui si è soliti, dalla costa, guardare oltre la Manica, verso la vicina Inghilterra.

Squadra semi-professionistica, direbbero i savi dello sport. Dilettanti, nel gergo comune.

La Coppa di Francia, esattamente come l’FA Cup inglese, e molto diversamente dalla nostra bistrattata Coppa Italia, è però aperta a tutte le squadre della Federation Francaise de Football. E quindi anche al Calais, che si approccia alla competizione come tutte le squadre dilettanti: “è già un onore partecipare, speriamo in un buon sorteggio e di non fare pessime figure”.

La squadra, intesa come rosa di giocatori, non sa nemmeno cosa sia il professionismo: ci sono camerieri che fanno i terzini, pescatori a centrocampo, maestri di scuola che invece che dirigere la propria classe da dietro una cattedra guidano la difesa dagli attacchi avversari.

In panchina un tale Ladislao Lozano Leon, ex calciatore nato a Valhermoso De La Fuente, Castiglia spagnola, e che con il Calais sta muovendo i primi passi da allenatore.

Si parte con l’avventura. E il sorteggio sì, è stato effettivamente favorevole

Ordinaria amministrazione

La prima partita, quando ancora la quasi totalità della popolazione francese si gode le vacanze estive, finisce con un “rotondo” 10-0. A venire umiliato è il Campagnes-les-Hesnid. Ma se per il Calais si parla di calcio dilettantistico, nel caso del Campagnes la definizione più appropriata è “calcio amatoriale”.

Poi ecco il Marly les Valenciennes (qualcosa come la sesta o settima squadra della città attraversata dallo Schelda), quindi il Bethun, a soli 73 chilometri da Calais. Eliminate entrambe.

Prima di accedere alla “fase che conta” della coppa di Francia c’è però un ultimo ostacolo, uno scoglio ben più imponente di quelli precedentemente affrontati, e che agli occhi dei canarini dev’essere parso maestoso almeno quanto la riva di Dover, che sono abituati ad ammirare dalla spiaggia.

È il Dunkerque, club ben più abituato del Calais al professionismo e alla Coppa di Francia, dove è già arrivato, in passato, fino alle semifinali. Un club da poco entrato nella storia del calcio europeo, per merito della Sentenza Bosman, con il ricorso dell’omonimo centrocampista belga che chiede (e ottiene) di poter passare liberamente al club dell’Alta Francia, una volta scaduto il suo contratto con il Liegi.

Nessuno pensa che il Calais possa avere delle opportunità. Se a Calais sono posti i confini dell’Europa continentale, Dunkerque rappresenterà ciò che non è stato per la Marina Inglese durante la Seconda Guerra Mondiale: la capitolazione definitiva.

Risultato finale? Dunkerque 0 Calais 4.

Si vola alla fase finale, ai 32esimi. Dove entrano in gioco le squadre della massima serie.

L’inizio del sogno

La nostra storia potrebbe già terminare qui, ed essere più che sufficientemente affascinante. Già a questo punto, infatti, quella dei canarini è una piccola grande impresa.

La squadra, a dire la verità, viene anche un po’ messa in crisi da questa qualificazione, dal momento che cominciano a essere parecchi i permessi che i giocatori si stanno prendendo dai relativi posti di lavoro.

Immaginate la difficoltà di bomber Mickael Gerard, di mestiere magazziniere, nello spiegare al titolare che “domani non posso venire, devo provare a fare gol al Lille”.

Già, il Lille.

L’urna stavolta con il Calais è stata davvero impietosa. Vero che il LOSC nel 1999 non è, come oggi, ai vertici del calcio francese (anzi, milita addirittura in Ligue 2, serie B); vero anche che c’era pure il rischio di beccare autentiche corazzate come Lione, Marsiglia, Monaco o Paris Saint-Germain. Ma si poteva pure pescare meglio.

La cosa positiva è che il match i canarini lo giocheranno in casa, nel vetusto stadio Julien Denis.

Laurent Peyeralde, al minuto 25, segue l’onda del pronostico, e porta in vantaggio il LOSC. Ma nella ripresa una disgraziata autorete del pelatissimo Pascal Cygan, futuro sposo dell’Arsenal,porta il match ai supplementari, dove il Lille si riduce pure in 10, con l’espulsione di Tourenne.

Niente da fare, calci di rigore. Sequenza infinita, sino all’8-7 finale, che qualifica clamorosamente i ragazzi di Lozano.

La notizia fa scalpore in Francia. Il Calais pesca poi benissimo nel sorteggio successivo, e surclassa, sempre al Denis, 3-0 il Langon.

Ottavi di finale, quindi. Incredibile. Ma il tempo delle favole pare finito. Ora tocca al Cannes.

Sempre più sù

Anche il Cannes, come il Lille, gioca in Ligue 2. Stavolta però il tecnico Gransart giura che i suoi non si faranno sorprendere come i predecessori. “Rispettiamo il Calais e ciò che hanno fatto, ma faremo in modo che tra 3 giorni ognuno di loro possa tornare alle rispettive occupazioni, per contribuire al progresso del Paese”.

I canarini però ormai si sono gasati, e trascinano la partita fino al secondo tempo supplementare, quando a 6 minuti dal termine un inserimento dalle retrovie del giovane talento Sebastien Chabaud vale il vantaggio degli ospiti provenzali.

Ma non è finita fino a che non lo decide il Calais, e 4 minuti dopo l’impiegato comunale Cristophe Hogard, di testa in tuffo, manda in delirio la Yellow Kop e tutta la città, portando il match alla lotteria dei rigori.

Dove esce di nuovo “croce”, e il Calais và ancora avanti, approdando ai quarti di finale.

A questo punto inevitabile che ci si debba rassegnare a un sorteggio non più di tanto favorevole. Ci sono tutte le big della Ligue 1, e al Calais tocca lo Strasburgo, squadra alsaziana che ha da poco affidato i propri pali al portiere goleador paraguaiano Josè Luis Chilavert (ma in Coppa gioca Thierry Debes).

I ragazzi di Lozano sono pure costretti a emigrare per giocare in casa: troppo piccolo e inadatto il Denis per un evento di tale portata. Insufficiente anche a contenere l’entusiasmo del popolo giallo-rosso-nero.

Il 18 marzo 2000, allo Stade Bollaert Dellis di Lens, sono in 27 mila sugli spalti.

Anche qui, subito sembra non esserci partita, con il vantaggio Strasburgo già dopo 6 giri di lancette, con Echouafni. Ma ci pensa ancora Hogard a livellarla, e prima dell’intervallo c’è pure spazio per il vantaggio, firmato dal commesso Merlen. Nella ripresa reggono le barricate erette da mister Lozano.

Nemmeno le due stelle degli alsaziani, Mario Haas e Peguy Luyindula, bucano il portiere Schille.

È fatta. Si va dritti dritti in semifinale!

Travolti anche i Girondins

A Lens, in tribuna per la semifinale, ci saranno probabilmente stati anche degli emissari del Parma, venuti a visionare Johan Micoud, che presto porteranno in Emilia. In molti saranno stati curiosi di vedere se Dugarry è davvero ancora il brutto anatroccolo visto al Milan, oppure se nel frattempo è divenuto un bomber vero.

Di talento non ne manca, tra le fila del Bordeaux, che contende al miracoloso Calais la semifinale. Oltre ai già citati, ci sono pure giovani stelle come Ramè, Ziani, Laslandes.

Gli osservatori delle grandi si saranno sentiti leggerissimamente smarriti, al fischio finale, dall’aver scritto nei propri taccuini nomi di perfetti sconosciuti: Cedric Jandau, Mathieu Millien, Mickael Gerard (sì, gliel’hanno dato senza problemi, stavolta, il permesso in magazzino).

Tre working-class-heroes. Tre eroi per la città di Calais. Tre marcatori che valgono l’accesso alla finale più clamorosa della storia del calcio francese.

Ora ci credono in città: non solo i tifosi, ma anche giocatori e allenatore. L’impresa si può fare.

Anche perché, come in un perfetto domino, tutte le superpotenze del calcio d’Oltralpe sono finite fuori, eliminate.

Chi prima, chi dopo, ma tutte fuori: Monaco, Marsiglia, PSG, Lione, Rennes. Non ultimo,proprio il Bordeaux, con i Girondins ancora increduli di come sia stato possibile non avercela fatta.

Resta solo il Nantes Atlantique. Saranno i gialloverdi gli avversari dei canarini, nello spettacolare scenario dello Stade de France di Saint-Denis.

Sono forti è vero, ma ce ne sarebbero state altre 600 compagini più forti del Calais. Sono praticamente salvi in campionato, e in Coppa UEFA sono stati buttati fuori mesi prima dall’Arsenal. Hanno testa solo per la coppa.

Ma non sembra una mission impossible.

Notti magiche

Calais.Schille in porta, difesa con Merlen, Baron, Deswarte e capitan Becque. A centrocampo Jandau, Lefevbre, Dutitre e Vasseur. Hogard in appoggio all’unica punta Gerard.

Il Nantes. Landreau, linea a 4 con Chanelet, Gillet, Fabbri e il camerunense Olembè. Due mediani: Berson e Devineau. Tourè da una parte, Da Rocha dall’altra. Carriere fa il 10 dietro il centravanti Sibierski.

Arbitro Claude Colombo, da Nizza. Un fischietto di grande esperienza, soprattutto in fatto di finali, dal momento che ha già diretto quella di Coppa Di Lega tra Lens e Metz e prima ancora quella di Intertoto tra il nostro Bologna e i polacchi del Ruch Chorzow.

L’impressione, tuttavia, è che se mai gli capiterà, negli anni a venire, di passare per Calais, difficilmente troverà una pinta offerta nei pub locali.

Perché il Calais il Nantes lo imbriglia davvero molto bene, e al 34esimo si porta pure in vantaggio, con un diagonale di Dutitre tra le gambe di Landreau.

Poi a inizio ripresa arriverà anche l’inevitabile (ma piuttosto fortunoso) pareggio di bomber Sibierski.

Quindi, al 90esimo, Caveglia stramazza al suolo, come colpito da un proiettile, dopo essersi accorto di non riuscire più ad acciuffare il pallone. E il maledetto Colombo indica il dischetto.

L’impietoso Sibierski fa doppietta, e porta la coppa in riva all’Atlantico.

Un sogno così non ritorna mai più

Il gesto successivo di capitan Landreau, che chiama sul palco Becque per alzare la coppa con lui, non ha probabilmente eguali nel mondo dello sport. È come se dicesse:

“Noi questa coppa l’abbiamo vinta, è vero, e molti di noi ne vinceranno tante altre (Landreau in particolare vincerà pure due campionati, oltre a due Confederations Cup con la nazionale transalpina). Ma nella storia, stasera, ci finite voi. Questa coppa verrà ricordata per sempre, ma non perché l’ha vinta il Nantes, ma perché un gruppo di ragazzi, stanchi probabilmente dei loro onesti lavori di tutti i giorni, a momenti la alzavano loro”.

Nessuno dei giocatori del Calais passerà mai al professionismo. Nemmeno bomber Gerard, anche se il suo telefono sarà incandescente quell’estate, a furia di chiamate di club disposte ad accaparrarselo. Il loro apice, nel calcio, lo hanno toccato quella sera lì. Il giorno dopo capitan Becque si ritroverà di nuovo a trasportare scaffali, nell’azienda di competenza.

Il solo Lozano, il tecnico, da qualche parte in Arabia riuscirà a guadagnare qualcosa, col calcio.

Ma la sua creatura più bella rimarrà sempre quel Calais, arrivato a un minuto dall’impresa titanica.

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