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Martin Palermo, il titano del gol

Il più grande 9 in Sudamerica per più di 10 anni, il miglior goleador di sempre in maglia Boca e, soprattutto, uno di quegli attaccanti pittoreschi proclamato a furor di popolo come idolo indiscusso della Bombonera: Martin Palermo.
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Martin Palermo - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

Sulla copertina di Olé c’è una drag queen travestita da Marilyn con tanto di parruccone biondo coi boccoli, rossetto e finto neo sopra le labbra, incorniciate dall’ombra della tipica “barba del giorno dopo”.

Sapete per caso chi possa essere? 

Ah, ma certo…è semplicemente El Loco: Martin Palermo.

Ma, per carità, lasciamo da parte questa immagine, diciamo così…forte, sebbene riesca già a tratteggiare egregiamente parte del carattere del giocatore.

La fotografia che tutti noi conosciamo e dobbiamo tenere impressa nella nostra mente, invece, è quella di un montone mancino, biondo ossigenato, intento ad esultare dopo un gol segnato con quella maglia giallo-blu con la scritta CABJ. In pratica la sua seconda pelle: la divisa del Boca Juniors. 

E questa è proprio la storia d’amore tra il più pazzo dei tanti bomber argentini e il club degli Xeneizes, i genovesi di Buenos Aires. 

Oh oh oh oh, che centrattacco

Così cantava il Quartetto Cetra nel 1960, raccontando il “sogno matto” di un giovane capace di scalare tutte le categorie per poi arrivare in Serie A e vestire la maglia azzurra della nazionale contro Brasile e Portogallo.

" Son meglio di Levratto, ogni tiro va nel sacco "

esclama, prima di svegliarsi tutto sudato. 13 anni dopo, invece, a La Plata, da due genitori immigrati italiani nasce Martin, in quella che è a tutti gli effetti la patria degli attaccanti: l’Argentina. 

Sicuramente, di bambini che si svegliano di soprassalto durante la notte dopo aver dolcemente sognato di essere Leo Messi ce ne sono tanti al mondo. Non saranno certo altrettante le volte che questo succede con Palermo al centro della fantasticheria del giovane, ma cionondimeno, questo giocatore rappresenta un mito vivente per molti – specialmente dalle parti della Bombonera – e l’immagine di un bomber straordinario.

Forse il bomber rioplatense più particolare.

In effetti, a pensarci bene, ci sono gli Dei: Diego Armando e Lionel. Poi ci sono i semidei: Batigol, il Kun Agüero, Crespo, Higua, Tevez…

E poi c’è lui. Etichettato più che efficacemente dal suo padrino calcistico Carlos Bianchi, come “L’ottimista del gol”. 

Uno vecchio stampo. Fisso in area di rigore a far valere la stazza e buttarla sempre dentro con un fiuto del gol incredibile, ma anche una fantasia ed una capacità di inventarsi la giocata impossibile nei momenti più impensabili. Insomma, l’ottimista del gol capace persino di far dimenticare quella sua inadeguatezza tecnica. Sgraziato e goffo. Tutta un’altra faccenda rispetto ai poeti del pallone sopra citati. Eppure, lui è lì, meritatamente con loro nell’olimpo pallonaro argentino, grazie alla sua mentalità mostruosa e a qualche pallone infilato in fondo al sacco in maglia Boca. Appena 236, per la precisione, a fare di lui il massimo cannoniere della storia del club.

Palermo: gocce di delusione in un mare di gloria

6 Campionati Argentini, 2 Coppe Libertadores, 2 Coppe Sudamericane, 3 Supercoppe Sudamericane, 1 Coppa Intercontinentale ed 1 Pallone D’oro sudamericano. 

La carriera del Titan, però,  non è stata tutta rose e fiori: il calvario della riabilitazione dopo quell’infortunio ai legamenti che ha fatto saltare in extremis il trasferimento alla Lazio, la rottura di tibia e perone causata dal cedimento sotto il peso dei tifosi, proprio sul suo stinco, di un muretto durante i festeggiamenti di una marcatura con la maglia del Villarreal nel 2001 e la rottura dei legamenti del ginocchio destro del 2008.

In generale, però, ciò che più lascia l’amaro in bocca della carriera dell’argentino è il suo flop europeo. 

Cresciuto a suon di gol con l’Estudiantes, al Boca sono quattro anni di successi, conditi da 81 centri. Come spessissimo accade per chi dimostra di avere una certa stoffa in Sudamerica, nel 2001 arriva anche per lui il momento di mettersi alla prova nel calcio europeo. La Spagna lo accoglie con grandissime aspettative, tuttavia tradite dal gigante dal ciuffo biondo. Due anni deludenti con la maglia giallo canarino del Villarreal e poi le opache prestazioni con Betis e Alevés. 

Quello è il lontano parente del Palermo del Boca. 

Urge glorioso ritorno alla Bombonera, dove verrà riabbracciato come idolo assoluto da quei tifosi che ben presto ripagherà con altri 113 gol in 216 presenze. 

Fatti e misfatti

Ciò che però rende indelebile l’immagine di questo giocatore nelle menti dei tifosi, più che i freddi numeri delle statistiche, sono gli episodi iconici:

Il tuffo a pesce di Maradona, all’epoca C.T. dell’albiceleste, con la pancia direttamente nelle pozzanghere formatesi sul manto erboso del Monumental di Buenos Aires quel giorno di pioggia battente in cui un gol, al 93esimo, di Palermo toglieva le castagne dal fuoco al Pibe de oro e mandava la sua Selección al mondiale 2010, stendendo il Perù per 2:1.

Il “record” tragicomico di ben 3, ripeto, tre rigori sbagliati in 90’ con la Colombia, che il Loco prende con filosofica ironia commentando:

" Se ci fosse stato il quarto avrei battuto anche quello "

Il famoso “Muletazo” (muleta=stampella), ovvero il gol nel SuperClasico valido per i quarti di finale di Libertadores nel 2000, segnato a pochi minuti dall’impronosticabile rientro da un grave infortunio. Sostanzialmente ancora rotto, o quasi, tant’è che l’allenatore del River, Gallego, prima del match aveva sarcasticamente commentato: 

" Se mettono Palermo noi facciamo giocare Enzo Francescoli "
Il gol alla Holly è Benji appeso alla traversa.
Il mitico gol di testa quasi da metà campo.

Oggi Palermo è un allenatore estremamente promettente.  Chissà che grinta e tenacia non lo rendano un grande della panchina come lo è stato dell’area di rigore.

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