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Le luci della lanterna

Secondo FootballDerbies.com il derby della Lanterna è l’ottava rivalità più feroce del mondo del calcio. Genoa e Samp dividono in due, il capoluogo ligure, da più di mezzo secolo. E si contendono le attenzioni della Lanterna genovese.
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Genoa Sampdoria - Illustrazione di Tacchetti di Provincia

A Genova città esiste un prima e un dopo il 12 agosto 1946.

Quel giorno, in Galleria Mazzini, si fondono l’Andrea Doria e la Sampierdarense, dando così vita alla Samp-Doria (il trattino si smarrirà negli anni successivi).

Quel giorno il Genoa Cricket and Football Club, squadra più antica d’Italia, che nel frattempo aveva maramaldeggiato nel nostro campionato, vincendo ben 9 scudetti e una Coppa Italia, e che si era permesso perfino il lusso di andare a insegnare calcio laddove non c’era (a Buenos Aires, dove un gruppo di genovesi, o per meglio dire xeneizes, fonda il Boca Juniors), conosce il proprio avversario della ventura eternità.

Quel giorno la passione a Genova si apre in due, manco fosse il Mar Rosso.

A ovest i rossoblù. A est i blucerchiati. Teatro di ogni scontro: Marassi, stadio Luigi Ferraris.

Nasce il derby della Lanterna.

Doria e Samp

E pensare che l’Andrea Doria e la Sampierdarense avevano pure giocato contro, tra di loro, agli inizi del secolo.

La prima vede la luce nel 1900, gioca la sua prima partita a Novi Ligure, e prende il nome dal nobile ammiraglio della Repubblica di Genova, nato a Oneglia e scomparso proprio nel capoluogo ligure nel lontanissimo 1560.

La seconda è l’anima di Sampierdarena, importante polo industriale alle porte della città, diventato, nel secolo scorso, quartiere e circoscrizione.

Piena di soldi, ma priva di valori tecnici il Doria. In serie A, ma con le celeberrime “pezze al culo”, da un punto di vista economico, la Samp. Inevitabile che, in anni difficili come quelli dell’immediato dopoguerra, venga l’idea di fondere i due club. Le finanze di una e il titolo sportivo dell’altra. Il giusto mix per creare una squadra che la serie A la frequenterà per tanti e tanti anni.

Dominio Rossoblù

Dal canto suo, il Genoa è sicuramente la squadra protagonista della prima metà del ‘900 (parentesi torinesi escluse).

Nel 1893 la fondazione. Nel 1898 il primo scudetto, in un campionato disputato in una singola giornata. Altri 5 titoli consecutivi, negli anni in cui per la prima volta si sceglie di adottare gli iconici colori rosso e blu.

Gli altri 3 scudetti sono più spalmati negli anni, e a questi si aggiunge la Coppa Italia, vinta in finale contro la Roma grazie a un gol di Luigi Torti nel neutro di Firenze nel 1937. Seconda squadra ligure a riuscirci, dopo l’impresa del Vado, nell’edizione inaugurale del ‘22.

Dopo la seconda guerra mondiale, e la conseguente interruzione dei tornei, il Genoa ottiene la riammissione in serie A. Ma capisce ben presto che l’aria, nel golfo, è cambiata.

Non solo perché la squadra non riesce più a spadroneggiare, come nei decenni precedenti.

Ma anche, e soprattutto, perché è arrivato un altro sceriffo in città. Che giura di voler dividere, con i rossoblù, la luce del faro più alto del Mediterraneo.

Il punto di non ritorno

Il primo “derby della Lanterna” si gioca nell’impianto di Marassi, dedicato a Luigi Ferraris, giocatore genoano caduto sul Monte Maggio allo scoppio del primo conflitto mondiale. Mai un derby di Genova si giocherà in un altro stadio.

La Samp mostra subito i muscoli, davanti all’attento sguardo dello stesso presidente della Repubblica Enrico De Nicola. 3 a 0, con marcature di Baldini, Frugali e Fiorini. I blucerchiati si impongono, in maniera più sofferta, anche al ritorno, quando a regnare è più che altro la pioggia.

La stessa pioggia che, il 3 dicembre del 1950, renderà il terreno di gioco più simile ad un acquitrino. Si gioca lo stesso, e arriva un’altra vittoria della neonata Samp, per 2 a 1.

In effetti per il Genoa l’impatto con il nuovo derby non è, per così dire, dei più felici. Dei primi 14, i rossoblù ne vincono uno soltanto.

La sconfitta più amara i genoani la subiscono ad aprile del ’51. Il gol, infatti, segnato da Sabbatella a 2 dalla fine, sancisce la retrocessione del Grifone, mandando in visibilio la sponda blucerchiata.

Ora che il solco è segnato, non si torna più indietro. Da lì in poi sarà acerrima rivalità, l’ottava al mondo, secondo FootballDerbies.com

I migliori anni del derby della Lanterna

Dopo un periodo buio, di retrocessioni da ambo le parti, tra gli anni ’70 e ’80 il derby della Lanterna torna nella massima serie.

Proprio nel 1980 si registra, forse, uno dei gol più iconici di questa rivalità, con Gigi Del Neri, futuro artefice del miracolo Chievo, che la mette direttamente da corner, aiutato, secondo molti, anche dal forte vento.

Bello quasi quanto quello, stavolta di marca genoana, segnato dal brasiliano Branco, su calcio di punizione, il 25 novembre del 1990. Un gol che diventerà una cartolina, che quelli di fede blucerchiata invieranno agli amici di opposta sponda per gli auguri di Natale.

Gli anni ’90 sono, effettivamente, i più luminescenti per la Genova calcistica.

Lo stesso anno del gol di Branco, infatti, la Samp del Presidentissimo Enrico Mantovani, e dei gemelli del gol Vialli-Mancini, grazie soprattutto alla sapiente guida del leggendario Vujadin Boskov, alza al cielo il suo primo tricolore, levando quell’onta che li perseguitava fin dalla fondazione.

I blucerchiati faranno una splendida figura anche nelle coppe europee, vincendo una Coppa delle Coppe e andando vicinissima ad aggiudicarsi perfino l’odierna Champions League, prima di incappare nel bolide di Koeman, che regala il trofeo al Barcellona di Crujiff (30mila, quella sera, i tifosi doriani a Wembley).

Dal canto suo, il Genoa, ottiene dei buoni piazzamenti in campionato, che lo portano a disputare la Coppa Uefa. Quasi vinta, quella del 1991/92, dopo uno splendido percorso. La vittoria probabilmente più bella è quella ottenuta a Liverpool, contro sua maestà i Reds per 2 a 1, grazie alla doppietta dell’uruguaiano Aguilera. Prima squadra italiana, nella storia, ad espugnare il tempio di Anfield.

Meno conclamata, ma comunque ricca d’orgoglio, l’affermazione dei ragazzi di Salvemini nella Coppa Anglo-Italiana 95/96. Anche il Genoa, così, conosce il prato di Wembley, e si impone per 5 a 2, nella finalissima, contro il Port Vale. Reti di Ruotolo (addirittura tripletta), Galante e del neo-decollato Aeroplanino Montella.

Peccato solo che ad alzarla non sia il capitano di sempre Gianluca Signorini, passato al Pisa appena l’anno precedente, prima di affrontare la partita più complicata, contro una dannata malattia che, ahinoi, se lo porterà via.

Derby della Lanterna: calci, principi e psicodrammi

Tempi moderni. Tanto calcio e tanti calci. Ammonizioni, espulsioni e risse non si contano. Si sorride soprattutto a Pegli, quartier generale genoano.

Il 3 maggio 2009 la Samp si deve infatti arrendere sotto i colpi di uno strabordante Diego Milito, detto “El Principe”. Tripletta da favola per l’argentino, che riporta il Genoa a vincere il derby con più di un gol di scarto e con 3 reti all’attivo (non accadeva dal 1957).

L’8 maggio del 2011, invece, a Marassi si sfiora lo psicodramma. Genoa tranquillo, guidato dal salvagente Davide Ballardini, saldamente ancorato a metà classifica. Sampdoria di Cavasin, invece, boccheggiante, quasi disperata, alla quale servono assolutamente i 3 punti per evitare la serie B.

Floro Flores porta avanti i rossoblu al tramonto del primo tempo. Pozzi, a metà ripresa, risveglia l’orgoglio blucerchiato. Al 97esimo, l’imponderabile: il desaparecido Mauro Boselli, argentino di Buenos Aires, arrivato dal Wigan carico di aspettative, tutte deluse ben presto, in una metà stagione da appena 7 presenze, addomestica un pallone al limite dell’area.

All’improvviso, senza guardare la porta, calcia di sinistro, da girato, spedendo la sfera all’angolo sinistro di un incolpevole Da Costa. Gol del Genoa, con Marassi che a momenti viene giù. Il Grifone si porta a casa il derby, la Samp, invece, la giornata successiva, retrocederà in serie B, senza essersi ancora levata via di dosso le scorie dell’onta subita.

A Boselli, oggetto misterioso di quel Genoa, verrà dedicata una via della città.

Da non scordare, poi il match d’andata del 2008, quando il derby della Lanterna viene arbitrato da un genovese, il signor Stefano Farina, della sezione di Novi Ligure. E il buffo episodio del settembre 2013, quando i dirigenti sampdoriani sgamarono un certo Luca Dal Prà, preparatore dei portieri della Primavera rossoblù, intento a spiare, tramite un binocolo, abbarbicato ad un albero, l’allenamento blucerchiato a Bogliasco. Roba da film d’azione, tipo Mission Impossible.

La retrocessione, recente, del Genoa, reduce da troppi anni di farraginosa gestione-Preziosi, ci priverà, l’anno prossimo, di rivivere le emozioni di questo grande derby. Uno dei più sentiti, uno dei più aspri. E, anche per questo, uno dei più spettacolari del mondo.

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