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Dove il calcio finisce

Dalla lotta civile sulle strade all’odio tra tifoserie. La triste storia della rivalità tra Hansa Rostock e Sankt Pauli. Destra contro sinistra, ma forse anche qualcosa di più.
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Hansa Rostock vs St. Pauli - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Nel 1994 in Italia esce il celeberrimo brano scritto e cantato dal mitico Giorgio Gaber “Destra-Sinistra”, in cui il cantautore milanese irride tutti i luoghi comuni del dualismo tra i due schieramenti politici, fendendo colpi di satira da una parte e dall’altra.

In Germania una canzone come quella di Gaber non avrebbe avuto lo stesso successo. Perché lì, dal dopoguerra in avanti, ma soprattutto a seguito della caduta del Muro di Berlino, la destra e la sinistra hanno una precisa collocazione geografica. Rostock è da sempre il centro di gravità permanente dell’estremismo nero, a tratti pure neonazista. Sankt Pauli, quartiere a luci rosse di Amburgo, è invece emblema della sinistra tedesca.

Logico che ne nasca pure una rivalità calcistica efferata tra i due club, nonostante sia l’Hansa che il club dei Pirati siano innanzitutto sempre rimasti piuttosto distanti dai vertici della Bundesliga, e in secondo luogo siano separati da diverse centinaia di chilometri.

Ma qui, purtroppo, il calcio c’entra poco. È una storia di razzismo e di lotta di classe, nata sulle strade e spostatasi solo in un secondo momento all’interno degli stadi.

La triste pagina di Lichtenhagen

A Lichtenhagen, zona periferica a nord-ovest di Rostock, nel 1992 la Germania, da poco tornata unita, conosce forse una delle pagine più nere dal dopoguerra in avanti.

Prima dell’unificazione Rostock è uno dei cuori pulsanti della Germania Est. Città portuale e unico vero sbocco della DDR nel mare del Nord.

L’unificazione complica drammaticamente le cose. Le autorità locali, che già prima della caduta del Muro, non avevano trovato brillanti soluzioni per risolvere il problema dell’immigrazione, ora si ritrovano a dover gestire ulteriori flussi, dati dall’abbattimento di ogni frontiera. Oltretutto, con il ritorno della Germania unita, in città gli investimenti sono calati, e il malcontento della popolazione galoppa incessantemente.

A ciò si aggiunga il fatto che l’estremismo di destra, tra le vie della città, è sempre stato dilagante. E anche questo mal gestito dalle autorità locali, poco affini nell’ammettere di avere ancora nel proprio tessuto sociale una costola neonazista.

È una miccia accesa. La deflagrazione ufficiale avviene tra il 22 e il 24 agosto 1992, quando bande di estremisti di destra, giunti in città da tutta la Germania, assaltano la Sonnenblumenhaus (la Torre del Girasole). Una palazzina occupata, in maniera abusiva e ormai da diverso tempo, da colonie di migranti, provenienti in particolare dall’Europa dell’Est e dal Vietnam.

La polizia inizialmente sottovaluta la portata di questa sommossa, e fatica a contenere i disordini. La logica conseguenza è un vero e proprio caos totale. Per pura casualità non ci scappa il morto, ma a terra rimangono ben 204 agenti feriti.

Il tutto sotto gli occhi per niente attoniti della popolazione locale, che anzi, con applausi e cori di incitamento, sostiene i propri riottosi concittadini.

La risposta degli antifascisti

A circa 200 chilometri da Rostock, e più precisamente ad Amburgo, nel quartiere di Sankt Pauli, la notizia arriva. Ed è chiaro come non possa lasciare indifferente uno zoccolo di popolazione storicamente di estrema sinistra e progressista.

I tifosi della squadra locale, detti I Pirati, non hanno mai nascosto la propria fede politica. Negli anni la curva del St.Pauli diventa un vero e proprio centro di reclutamento antifascista.

L’eco di quanto accaduto dalle parti di Rostock smuove le coscienze di molti cittadini tedeschi, che si mettono subito in viaggio verso la città della Pomerania per scendere in piazza a difendere i diritti dei migranti assaliti, e per fiancheggiare quella onestamente piccola fetta di popolazione che nel frattempo si è dissociata dai disordini.

A Rostock inizia una vera e propria caccia a tutte le auto con targa diversa da quella locale. I neonazisti sanno che la maggior parte dei dissidenti arriverà proprio dalla zona a luci rosse di Amburgo.

Anche stavolta la miccia è innescata.

C’è poi un piccolo particolare da non sottovalutare: sia l’Hansa Rostock che il St. Pauli militano, quell’anno, nella stessa categoria, la Zweite Bundesliga. E se il match di andata si svolge prima dei celeberrimi fatti di Lichtenhagen, il 12 agosto, a marzo ora è in programma il match di ritorno, da giocare all’Otseestadion, in casa dell’Hansa.

In Germania inizia quindi il subbuglio di governo e federazione.

Prima del caos

Fino a quel fatidico 1992 gli incontri calcistici tra Hansa Rostock e St. Pauli erano da considerarsi alla stregua di un qualsiasi match tra tifoserie di opposta visione politica. Un po' come avviene in Italia, per intenderci, tra Lazio e Livorno.

A livello calcistico, oltretutto, si tratta di un confronto tra due squadre ben distanti dai vertici del calcio tedesco. Al di là delle vittorie nei campionati delle due Germanie, Est e Ovest, precedenti all’unificazione, il picco più alto i due club lo toccano classificandosi per una manciata di volte alla semifinale di Coppa di Germania, prima di essere regolarmente spazzati via.

Da un punto di vista storico non c’è partita. Più profonde le radici del Sankt Pauli, che vede la luce nel lontano 1910, anche se alcune partite tra appassionati, in quella zona di Amburgo, vengono fatte risalire già alla fine dell’’800.

L’Hansa invece nasce solamente nel 1965, quando la sezione calcistica dell’allora Empor Rostock, società multi-sportiva, decide di camminare con le proprie gambe. Il nome “Hansa” deriva dall’importante ruolo avuto nella Lega Anseatica delle città portuali della Germania Settentrionale, iniziata nel tardo Medio Evo.

Dalle strade agli stadi

Dal 1992 in poi, ogni qualvolta Hansa e St.Pauli incrociano il proprio cammino, il calcio, di fatto, esce di scena.

Nel corso degli anni se ne sono viste davvero di tutti i colori. Azioni di guerriglia, urbana ed extra-urbana, aggressioni, cori inneggianti ad Hitler da una parte, minacce di giustizia sommaria dall’altra.

Dalle strade agli stadi

Dal 1992 in poi, ogni qualvolta Hansa e St.Pauli incrociano il proprio cammino, il calcio, di fatto, esce di scena.

Nel corso degli anni se ne sono viste davvero di tutti i colori. Azioni di guerriglia, urbana ed extra-urbana, aggressioni, cori inneggianti ad Hitler da una parte, minacce di giustizia sommaria dall’altra.

Uno scenario che non rende onore al calcio tedesco, spesso oltretutto mal gestito dalle forze dell’ordine, e che nella stampa tedesca trova molto poco spazio, in un paese che di scheletri nell’armadio ne ha ancora parecchi.

L’unica fortuna è che il sali-scendi di categoria di entrambi i club non consente che questo odioso teatrino si replichi tutti gli anni. Anche perché al momento non si vede, all’orizzonte, una possibile soluzione per placare gli animi delle due tifoserie.

È una rivalità all’incontrario rispetto a quelle già viste nel mondo del calcio. Nata sulla strada e trasferitasi all’interno dello stadio.

Dove certi vessilli e certe illazioni andrebbero il più possibile tenuti distanti.

Per conoscere subito la vera storia della tifoseria del St. Pauli, clicca qui

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