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Quando il calcio fermò la Grande Guerra

Non è solo un gioco. Il calcio è stato in grado di fermare persino la prima guerra mondiale.

Belgio, primo anno di guerra, trincee delle Fiandre a sud di Ypres, notte di Natale 1914: senza che nulla fosse concordato, i soldati degli opposti schieramenti cessarono il fuoco. Un fatto inaspettato e impensabile: una tregua spontanea.

Inglesi e tedeschi, uscirono allo scoperto e si incontrarono nella terra di nessuno. Si parlarono, si strinsero la mano, si abbracciarono, seppellirono i caduti. Si accesero candele, si cantarono inni di Natale e si fecero foto di gruppo.

In questo contesto, tra auguri e canti natalizi, il calcio ha avuto un ruolo fondamentale. Nato in Inghilterra proprio negli anni precedenti alla guerra, il calcio, iniziava a diffondersi in tutta Europa. Anche se sembra retorica, i soldati dimenticarono tutto e si misero a correre dietro a un pallone. Si organizzò una partitella tra i due schieramenti, inglesi e tedeschi, nella “terra di nessuno”, lo spazio che divideva le due trincee.

Il calcio diventò linguaggio comune per soldati divisi dalla lingua e dalle armi.

Sono numerose le testimonianze nelle lettere dei soldati inviate alle proprie famiglie nei giorni successivi: “In alcune zone stavamo a sole 100 iarde da loro, e abbiamo parlato per tutta la notte. Hanno anche proposto di giocare a pallone. Oggi non è stato sparato un colpo, e la brina è ancora intonsa sul terreno ghiacciato.” oppure “un tedesco mi sussurrò con voce tremante: oggi abbiamo avuto la pace, ma da domani tu combatterai per il tuo Paese e io per il mio. Buona fortuna”

La tregua durò dal 24 al 26 dicembre. Non ci sarà più pace per altri quattro lunghi anni e sul fronte belga la battaglia sarà più feroce che mai.

Nel 2014, la catena di supermercati britannica Sainsbury’s, in collaborazione con la Royal British Legion ha realizzato un spot commovente sulla Tregua di Natale che vi riproponiamo nel carousel.

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