Pierre van Hooijdonk, il bomber ribelle
Specialista dei calci di punizione, fiuto del gol, Pierre Van Hooijdonk è stato il centravanti olandese sempre lontano dai grandi riflettori. 376 i gol segnati in una carriera vissuta tra esaltazione e dannazione.
In realtà, non si chiama neanche Pierre: i suoi amici non sapendo quale nome scegliere tra Petrus, Ferdinandus o Johannes inventano Pierre.
Pierre cresce vicino a Breda città del NAC, squadra del cuore, dove a 11 anni entra nelle giovanili. Gioca da esterno ma, a 14 anni, il club lo taglia. Deluso, smette di giocare. Poi a 20 anni ritorna in campo ripartendo dai dilettanti del RBC Roosendaal. Diventa centravanti e cambia la sua carriera.
L’interesse delle squadre professionistiche ritornano. Pierre ha l’imbarazzo della scelta ma prevale il cuore: torna al NAC e con 81 gol in due anni regala promozione in Eredivisie e successiva salvezza.
In questi anni affina il calcio di punizione: 3 passi, rincorsa parallela al pallone, tiro secco d’interno collo. Diventa uno dei più grandi specialisti della storia.
Nel 1995 va al Celtic. Qui lega con i tifosi ma non con la dirigenza. Il suo gol decide la finale di Scottish Cup e batte cassa: “Le 7.000 sterline che guadagno a settimana possono essere buone per un senzatetto, non per me” e il feeling termina anche con i tifosi. Lo strappo è irrecuperabile.
Viene ceduto al Nottingham Forest, penultimo in Premier. L’olandese non incide e il club retrocede. Pierre resta e con 29 gol riporta il club in Premier guadagnandosi anche la convocazione in nazionale per Francia98.
Tornato dai Mondiali, litiga con la dirigenza del Forest e decide di scioperare. Viene ribattezzato “the striker on strike”. L’unica soluzione è cambiare.
Stavolta è il turno del Benfica. Dopo un anno lo chiama il Feyenoord. Vince la Coppa UEFA nel 2002 segnando una doppietta in finale al Borussia. A Rotterdam scrive la storia del club ma a 34 anni vuole un’ultima sfida.
Va al Fenerbahce. Vince due campionati e per i tifosi è Aziz ovvero “santo”.
Torna in patria, un anno al NAC e poi al Feyenoord dove chiude una carriera che non ha forse raggiunto le vette che avrebbe meritato ma lo ha fatto entrare nella leggenda del calcio.