Emanuele Giaccherini, l'operaio che faceva sognare
Emanuele Giaccherini è stato sottovalutato, sottostimato, etichettato come il fedelissimo di Conte ma è anche il calciatore che tutti i tecnici avrebbero voluto in squadra.
Un giocatore che non colpisce per il suo stile e che a livello mediatico è stato spesso bistrattato senza motivo. Un talento che non salta subito agli occhi, eppure incarna perfettamente il ruolo di giocatore-operaio in tutte le squadre in cui ha militato.
La carriera di Giaccherini è come una montagna russa con tanti alti e bassi, momenti in cui è stato il fulcro della squadra e altri in cui non si sapeva che fine avesse fatto. Perché arrivare dalla provincia, finire alla Juventus e da titolare nella Nazionale (quella del secondo posto a Euro 2012) non è una cosa da tutti i giorni. Un ragazzo dal corpo minuto, ma con una forza fisica e uno spirito di sacrificio da far invidia a tanti giocatori, oltre ad una buona qualità tecnica.
"Giaccherini è l’esempio di come un giocatore che ha fatto la provincia può meritarsi la Juventus, e lo ha dimostrato stasera. Se si chiamasse Giaccherinho sarebbe molto più considerato". E se un tecnico perfezionista come Conte spende parole così qualcosa vorrà dire. Infatti, lo stesso allenatore esprimerà il suo disappunto quando la Juve lo cede al Sunderland per 7,5 milioni di euro.
Conte va via dalla Juve ed approda in Nazionale e con lui anche Giaccherini. A Euro 2016, complici gli infortuni di Marchisio e Verratti, è titolare contro il Belgio. In parecchi storcono il naso. Il funambolo, invece, beffa Ciman entra in area, stoppa al volo e batte Courtois facendo sognare un intero paese.
Sempre amato dalle tifoserie proprio per le sue caratteristiche: generoso in campo, rispettoso fuori e, spesso, risolutore di gare determinanti. Giaccherini è l’immedesimazione perfetta dei suoi tifosi. Umiltà e testa sulla propria passione, il suo lavoro.