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Tomas Locatelli, un mancino che non perdona

Sinistro impeccabile, classe sconfinata. Ma anche tanta legna e tante legnate, se c’era bisogno di prenderne o darne. Prima di Manuel Locatelli, in Serie A, c’era lui: Tomas, il Locatelli bergamasco, uno dei tanti gioielli di Zingonia ad aver arricchito la nostra Serie A.
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Tomas Locatelli - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Tomas nasce a Bergamo il 9 giugno del 1976, e si capisce presto che è un talento naturale: a 15 anni è nelle giovanili dell’Atalanta, che già al tempo aveva la nomea di eccellente fucina di giovani promesse calcistiche, come testimonia anche un’altra nostra conoscenza maturata in quegli anni a Zingonia, il bomber Rolando Bianchi.

A portarlo nel calcio dei grandi è un giovane Cesare Prandelli, appena 36enne e addirittura privo di patentino: nella stagione 1993-94, infatti, l’allenatore lombardo conduceva la squadra nerazzurra in tandem con mister Andrea Valdinoci.

Nell'Atalanta Tomas trova poco spazio nel corso della prima stagione, ma in quella successiva, dopo la retrocessione in serie B della Dea, riesce a ricavarsi una certa continuità di gioco e rendimento, tanto da attirare l'attenzione del Milan di Silvio Berlusconi. In rossonero il centrocampista non brilla, più che altro non ne ha l'occasione: si toglie la grandissima soddisfazione di segnare una rete in Champions League contro il Göteborg, per il resto si registrano poche presenze e tantissima concorrenza. Tra Savicevic, Ambrosini, Baggio, Boban e Vieira dire che a centrocampo la concorrenza era agguerrita avrebbe rappresentato quantomeno un leggero eufemismo…

Eppure a Milano ci resta due anni e, come testimonierà poi il resto della carriera, due cosette le impara senza dubbio.

Del resto lo racconta lui stesso:

“In quel Milan ho avuto l'opportunità di allenarmi e giocare con grandissimi campioni. In quel periodo della mia vita ho realmente capito cosa significasse fare il calciatore professionista e giocare a certi livelli. In rossonero mi sono anche tolto la soddisfazione di segnare in Coppa Campioni. È stata una grande occasione per imparare".

Il successo con l'Udinese

L’esperienza formativa a Milano si conclude nel 1997, quando Locatelli trova casa a Udine, fortemente voluto dalla famiglia Pozzo e da mister Zaccheroni.

Si apre così un periodo d’oro nella carriera del centrocampista, rappresentato dalle tre stagioni a Udine e dalle cinque che seguiranno, che Tomas vivrà invece a Bologna indossando la storica casacca rossoblù dei Felsinei.

In Friuli, Tomas trova subito la sua dimensione: schierato generalmente dietro alle punte Bierhoff, Poggi e Amoroso. Il centrocampista bergamasco fa girare meravigliosamente il reparto offensivo, facendo divertire il pubblico bianconero e servendo splendidi assist ai compagni.

Proprio con Bierhoff nasce un connubio di altissima qualità, tanto che l’attaccante tedesco si piazza in testa alla classifica marcatori della Serie A con la straordinaria cifra di 27 reti, molte delle quali messe a segno in concertazione con Locatelli.

Ma la stagione 97-98 è un successone per l’Udinese tutta, che riesce addirittura a piazzarsi al terzo posto in campionato dietro solo a Inter e Juventus, con questi ultimi che si aggiudicano il venticinquesimo scudetto della storia bianconera.

L'anno successivo i friulani rimangono orfani di Bierhoff, che passa al Milan compiendo il percorso inverso a quello di Locatelli: le prestazioni di quest'ultimo tuttavia non vengono intaccate dalla partenza del tedesco e si mantengono ad alti livelli per tutte e cinque le stagioni disputate dal centrocampista a Udine.

 

Continuano gli anni d'oro: i 5 anni a Bologna

Nell’estate del 2000 Locatelli viene acquistato dal Bologna di Frascara.

Come allenatore ritrova Guidolin, che l’aveva già allenato a Udine nella stagione 97-98, mentre i suoi compagni di squadra sono campioni del calibro di Pagliuca e Julio Cruz. E c’è anche l’intramontabile bomber di provincia Beppe Signori.

In rossoblù Tomas diverte e si diverte, manda in porta i prolifici Cruz e Signori, che restano al suo fianco rispettivamente per tre e quattro stagioni, ma non disdegna di cercare lui stesso la via del gol, come testimoniano le 17 reti che segna tra il 2000 e il 2005.

Tra i suoi gol se ne ricorda uno in particolare, sia per la bellezza della rete sia per il prestigio degli avversari che la subiscono.

Il gol viene infatti messo a segno contro la Juve nel corso della sfida Bologna - Juventus del 2002-03. Siamo al minuto 29, il Bologna conduce la gara per 1 a 0 grazie ad una rete di Julio Cruz, e i padroni di casa stanno ancora pungendo i bianconeri: contropiede fulmineo, Amoroso scambia con Locatelli e appoggia il pallone per il compagno all’altezza del vertice sinistro dell’area grande.

Tomas non ci pensa e calcia di prima di interno piede: la palla parte coi giri giusti, l'effetto Magnus fa il suo lavoro e la sfera si insacca beffarda sotto l’incrocio destro scavalcando un incolpevole Gigi Buffon. Così Locatelli segna un gol alla Del Piero… contro Del Piero!

La partita, in realtà, non si conclude con il successo dei rossoblù bensì con una incredibile impresa bianconera: gli juventini riescono infatti a rimontare negli ultimi 8 minuti, tra l’87esimo e il 95esimo, con le reti di Zambrotta e Camoranesi.

Tuttavia, quel gol strepitoso di Locatelli è rimasto nel cuore degli Emiliani.

“Se l’avesse segnato Del Piero non staremmo parlando d’altro” commenta laconico un opinionista nell’analisi post-partita della gara. E probabilmente aveva ragione.

 

Il Siena e gli ultimi anni

Nell’estate del 2005 passa al Siena, salutando Bologna in attesa di tornarci da “pensionato” - oggi infatti Tomas vive nel capoluogo emiliano dedicandosi massicciamente al padel, grande passione che condivide con tanti ex calciatori come Francesco Totti, Vincent Candela e Nick Amoruso.

Anche a Siena trova ottimi compagni di squadra, come Enrico Chiesa e il mitico Ciccio Cozza.

Ci resta per tre stagioni, mette a segno 9 gol in 81 presenze: una buona media, i colpi ci sono ancora. Ma col passare degli anni comincia fisiologicamente ad accusare i segni del tempo: capisce quando è il momento di rallentare, e nel 2008 si trasferisce al Mantova, tornando a disputare la Serie B dopo sedici anni.

La carriera di Tomas si chiude dopo due buone annate coi lombardi, una con la SPAL e una con l’Arezzo, queste ultime due in Serie D: nel 2012, il centrocampista di Bergamo mette la parola fine alla sua carriera con una nota amara.

E’ infatti coinvolto nello scandalo calcioscommesse del 2011 insieme a tantissimi colleghi. Alcuni di questi vengono prosciolti, tanti condannati.

Lui patteggia due anni di squalifica, atteggiamento che in genere risulta quantomeno sospetto: va detto però che Tomas si è sempre dichiarato pienamente innocente, e che il patteggiamento l’ha accettato solo su consiglio dell’avvocato.

Locatelli, a dirla proprio tutta, dice anzi di averci rimesso molti soldi: dalle combine che hanno innescato lo scandalo è scaturita infatti la retrocessione e il fallimento del Mantova, che negò quindi a Locatelli il pagamento di ben 1 milione e 700mila euro di stipendio. Non proprio un affarone, insomma.

Si tratta certamente di una questione troppo complessa per essere sviscerata in questa sede: noi ci limitiamo a giudicare il giocatore, e nel caso di Locatelli si è trattato di un giocatore di classe e personalità.

Forse ha parzialmente mancato la vera grande occasione della carriera (il Milan), forse questa è arrivata troppo presto, in tempi diversi avrebbe trovato più spazio con la maglia della Nazionale, forse… Forse è meglio se lasciamo perdere i condizionali e parliamo di ciò che sappiamo per certo: se parliamo di Locatelli a chi tifava Udinese o Bologna a volgere del Millennio questo non penserà al pur ottimo Manuel, ma al mancino educato, preciso e fantasioso del bergamasco Tomas.

 

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