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Rolando Bianchi, all'ombra della Mole

A volte ci capita di dover fare lunghi viaggi oltre confine per capire che la nostra felicità ci attende a pochi passi da casa. È questa la storia di Rolando Bianchi, a cui sono bastati sei mesi a Manchester per realizzare che il suo destino si sarebbe compiuto in Italia, a Torino, sotto la curva Maratona.
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Rolando Bianchi - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Fisicità, colpo di testa, fiuto del gol. Ma anche colpi di tacco, dei gran tiri dalla distanza e addirittura qualche rovesciata.

I tifosi granata se lo ricorderanno bene capitan Rolando Bianchi: arrivato nel 2008 dopo alcune stagioni fallimentari, l’attaccante bergamasco ha deliziato l’Olimpico Grande Torino (allora solo Olimpico) con grandi giocate e, soprattutto, valanghe di gol.

Mamma Atalanta

Figlio di Romano e Anna Bianchi, Rolando nasce e cresce a Albano Sant’Alessandro, paesino di settemila anime a otto chilometri da Bergamo.

Per lui la passione per il calcio sboccia subito, e lo racconta lui tramite aneddoti nei quali molti di noi possono probabilmente riconoscersi:

Ricordo ancora quando giocavamo a calcio dentro casa con mio fratello. Un giorno venne il poliziotto del paese e mia madre gli disse, ‘per favore portali all’oratorio che qui mi rompono tutto’.

E all’oratorio il piccolo Rolando ce lo porta davvero, e per fortuna!

All’inizio, il futuro ariete è piccolo, e nella squadra della parrocchia non lo fanno mai giocare… Ma un giorno il mister, frustrato per l’ennesima sconfitta che va delineandosi, chiede a Rolando di entrare al posto del fratello Riccardo, di qualche anno più vecchio di lui. Morale: Rolando entra e segna una doppietta.

Non dev’essersi trattato di un colpo di fortuna, perché nel giro di pochi anni mette gli occhi su di lui l’Atalanta, che lo porta a far parte del proprio settore giovanile ad appena dieci anni.

Bianchi compirà tutte la trafila delle giovanili a Zingonia, che per lui sarà casa per oltre un decennio: l’Atalanta lo adotta e lo fa crescere come uomo e come calciatore fino all’esordio in Serie A, arrivato nel 2001, quando il ragazzo ha da poco compiuto 18 anni.

Atalanta, Cagliari, Reggina

I primi anni della carriera sono una questione delicata, a volte partire bene significa ritrovarsi con la strada spianata per tutta la carriera, altre volte un brutto inizio può compromettere l’intero percorso sportivo di un calciatore, specie se i flop avvengono ad alti livelli.

Per Rolando Bianchi non vale né il primo né il secondo caso.

Ok, il suo inizio non è dei migliori. La sua Atalanta, che lo ha cresciuto e coccolato per dieci anni, non gli offre spazi, il giovane scalpita ma non riesce a trovare uno spiraglio in cui inserirsi, una maglia rotta nella rete che tiene a freno la sua fame di gol. E così, dopo 4 stagioni, 21 presenze e zero gol, Bianchi saluta Zingonia per approdare sulle coste della Sardegna e stabilirsi a Cagliari.

I rossoblù guidati da Edy Reja hanno infatti messo le mani su metà del cartellino del bergamasco nella sessione invernale di calciomercato della stagione 2003-04. Il Cagliari quell’anno milita in Serie B, ma riesce a conquistare la promozione nella massima serie al termine di una rocambolesca scalata della classifica, chiudendo la stagione a pari merito col Palermo, che si qualifica primo per differenza reti.

Anche al Cagliari, in verità, il nostro Rolando non riesce ancora ad esprimersi come vorrebbe - e come potrebbe. Segna appena 4 gol in due stagioni, equamente distribuiti tra la stagione in Serie A e quella in B, che non rendono certo giustizia alle doti del centravanti lombardo.

Eppure, il Cagliari decide ugualmente di riscattare Bianchi dalla Dea e di cederlo in compartecipazione alla Reggina: quella degli Amaranto si dimostrerà una scelta lungimirante, perché sarà proprio in Calabria che si verificherà il primo vero exploit nella carriera calcistica di Rolando.

Nel suo primo anno alla Reggina, la sua strada si incrocerà con quella di una grande bandiera della squadra, il mitico Ciccio Cozza. Giocheranno poco insieme, anche perché lo sfortunato Bianchi verrà ostacolato da un brutto infortunio al ginocchio, ma metteranno entrambi la propria firma sul 3-0 al Messina che condannerà i siciliani alla retrocessione.

Nella stagione successiva, con Cozza tornato al Siena e il ginocchio finalmente ristabilito, Rolando ha tutto lo spazio per esplodere.

Segna ben 18 gol in 37 partite, e insieme a Nicola Amoruso forma la coppia di attaccanti più prolifica del campionato: 35 gol in due, una vera impresa se si considera quanto fosse più difficile per gli attaccanti di Serie A segnare in quegli anni rispetto ad oggi.

Le imprese di Bianchi gli valgono l’ammirazione dei tifosi e della città intera, tanto che dal 29 maggio 2007 è cittadino onorario di Reggio Calabria, e gli procurano anche tante, tantissime attenzioni da parte di importanti squadre italiane ed estere…

Il Manchester City e la Lazio

Accade infatti che nell’estate del 2007 metta gli occhi su Rolando una squadra inglese del calibro del Manchester City, che lo acquista per la cifra di 13 milioni di euro: mai, nella sua storia, la Reggina aveva incassato una tale somma per una singola cessione.

Non è ancora il tempo del City degli sceicchi e degli acquisti faraonici, di Tevez e Robinho, di Guardiola e De Bruyne, di Aguero e Yaya Touré. Ma i Citizens sono comunque una compagine ambiziosa e tenace, e Rolando si ritrova ad esserne il bomber - o presunto tale.

L’avventura oltremanica non va infatti come Bianchi sperava: l’attaccante segna qualche rete, sì, ma non riesce ad ambientarsi e non sembra rendere al livello delle aspettative dei tifosi e di mister Eriksson.

Così, dopo appena sei mesi, la punta viene messo sul mercato dal club londinese. La sua esperienza inglese è considerata un mezzo fallimento, tanto che Rolando viene inserito dal Daily Mail nella lista dei 50 peggiori attaccanti della storia del City. Una punizione un po’ severa per un attaccante che aveva comunque segnato 6 gol in 27 presenze - pochi, certo, però…

In ogni caso, quello tra il Manchester City e Rolando è un amore nato male, e quest’ultimo ci mette del suo quando afferma in un’intervista di non apprezzare lo stile di vita degli inglesi, il cibo e soprattutto lo smodato consumo di alcolici da parte degli albionici.

L’italiano torna dunque in patria: è conteso fino all’ultimo tra Torino e Lazio, ma decide all’ultimo momento di accasarsi a Roma. Il pubblico granata, che imparerà presto ad amarlo, questa scelta non gliela perdona, e all’esordio (giocato proprio contro il Torino) viene fischiato dai tifosi piemontesi ad ogni tocco di palla. L’avversione dei tifosi lo innervosisce a tal punto che riesce a farsi espellere in appena quattro minuti, dopo essere subentrato a Tommaso Rocchi.

Malgrado questo complicato inizio, la stagione dell’attaccante bergamasco in biancoceleste è discreta: Rolando non trova molto spazio per esprimersi (scende in campo appena 17 volte) ma riesce a segnare 4 reti.

Non riesce tuttavia a convincere appieno la dirigenza laziale, che decide di non riscattarlo: Bianchi torna così sul mercato, e viene acquistato per 7 milioni di euro proprio dal… Torino.

Rolando e il Torino: una storia d’amore

La storia d'amore tra Bianchi e il Torino non nasce sotto i migliori auspici. Ricorda invece una di quelle commedie romantiche hollywoodiane in cui i protagonisti inizialmente non si possono soffrire e poco a poco cominciano ad apprezzarsi, fino a rendersi conto di aver sviluppato un sentimento d'amore l'uno per l'altro.

Il primo giorno di Rolando ai campi d'allenamento è complicato: i tifosi continuano a fischiarlo, la loro sete di vendetta non sembra essersi placata con quella pioggia di fischi nell'incontro tra Lazio e Torino dell'anno precedente.

Così, lo storico portiere torinese Alberto "Jimmy" Fontana consiglia all'attaccante di andare a parlare direttamente con gli spettatori granata.

La risposta che riceve Bianchi è glaciale:

"Rolando, noi quella cosa lì ce la siamo legata al dito, ora devi partire da zero e conquistare tutti".

Rolando non se l'aspetta, i tifosi non se l'aspettano, ma è esattamente quello che succederà. Partita dopo partita, gol dopo gol, l'attaccante riuscirà a riscattarsi agli occhi della curva Maratona e ad aprire una breccia nel cuore dei tifosi granata.

La prima stagione è buona. Nonostante le difficoltà iniziali e la concorrenza di Stellone, Bianchi segna ben 9 gol in 28 presenze di campionato. Due di queste sono particolarmente pregevoli, e vengono entrambe inferte alle genovesi di A: un colpo di tacco alla Sampdoria e uno splendido pallonetto d'esterno al Genoa.

Purtroppo questo ottimo inizio non è sufficiente a salvare il Toro dalla retrocessione, ma il sangue di Rolando ormai ha già cominciato ad assumere tinte granata... L'attaccante scegliere di restare al Torino e di seguire la squadra anche nella serie cadetta.

Capitan Rolando Bianchi

In B il Toro ci rimarrà per 3 stagioni, e Bianchi resterà al fianco dei suoi per tutto l'accidentato tragitto che alla fine riporterà i piemontesi verso la massima serie. Anzi, a gennaio 2010, partito David Di Michele, Rolando diventa il nuovo capitano del Torino FC.

Chi l'avrebbe mai detto! L'attaccante che soli pochi anni prima era sommerso dai fischi e dagli ululati della curva Maratona ora diventa il capitano della nave. E un ottimo capitano, per giunta: a suon di gol Bianchi contribuisce al trionfale ritorno in A dei granata, avvenuto al termine della stagione 2011-2012.

Per tre stagioni la punta domina la classifica marcatori della Serie B - soprattutto nelle prime due stagioni, con 24 e 19 gol - deliziando anche di quando in quando i suoi tifosi con giocate e reti di altissimo livello.

La straordinaria avventura di Bianchi in maglia granata si chiude al termine della stagione 2012-2013, e l'attaccante si congeda dalla sua squadra del cuore con un rispettabilissimo bottino di 11 reti in 32 presenze in A. Ma le statistiche complessive della sua esperienza all'ombra della Mole sono ancora più impressionanti, e parlano della bellezza di 77 reti in 180 presenze tra A e B: una cifra che lo colloca all'undicesimo posto nella classifica dei marcatori più prolifici di tutti i tempi nella storia del Toro.

Il Torino ha fatto le fortune di Bianchi, e Bianchi ha fatto le fortune del Torino. Negli anni successivi, in cui indossa le maglie di Bologna, Atalanta, Maiorca, Perugia e Pro Vercelli, l'attaccante va incontro ad un lento e fisiologico declino in termini di reti e prestazioni, non riuscendo mai a ripetersi ai livelli degli anni passati nella Capitale delle Alpi.

Lo stesso Bianchi, a distanza di anni dal suo addio al calcio giocato, non manca di sottolineare l'intensità del legame che ha sviluppato con i tifosi e la squadra granata:

" Nelle mie vene scorre sangue granata. A Torino ho lasciato il cuore, sentivo la Curva Maratona cantare e tremavo. E’ una piazza unica, io sono granata al 101 % e quando mi sono tolto quella maglia lì, mi sono tolto l’anima. "

Scopri un altro italiano che è volato oltremanica. Scopri Lorenzo Amoruso, il Dio del capitano.

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