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Cesare Rickler del Mare, dal calcio alle dune

Giovane promessa del Chievo prima, pilota di rally oggi. Il repentino cambio vita di Cesare Rickler Del Mare. Dall’Under 21 azzurra alle dune del deserto.
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Cesare Gianfranco Rickler Del Mare - Illustrazione Tacchetti di Provincia

2 gennaio 2017. Ai nastri di partenza di quella che una volta era chiamata Parigi-Dakar, e che da qualche anno conserva solo il nome della capitale senegalese, nonostante il percorso ora preveda principalmente tappe in Sud America, nella categoria “camion”, alla guida di un Iveco Eurocargo in assistenza al team RT, si può leggere il nome di un ragazzo di 30 anni che non suona nuovo ai più sfegatati appassionati di calcio.

Cesare Gianfranco Rickler Del Mare. Nome complesso, che si presterebbe bene anche in un film di Fantozzi, affibbiato a qualche improbabile direttore planetario della mega ditta.

Appena dieci anni prima questo ragazzo, nato a Viareggio, figurava tra i convocati del CT Pierluigi Casiraghi nell’amichevole vinta dall’Italia Under 21 4-0 contro i pari età albanesi. Fino a quel momento di lui si parlava come uno dei più giovani e promettenti centrali difensivi del nostro calcio, scovato da quella splendida favola chiamata Chievo Verona quando ancora militava nel settore giovanile del Pisa.

Poi di lui si sono perse le tracce. L’anno precedente quella Dakar, che porterà a termine classificandosi 40esimo, il suo nome veniva più che altro citato in vicende giudiziarie, nell’ambito del caso calcioscommesse. Un ciclone entrato a gamba tesa nella sua carriera, fino a spezzarla completamente.

Da lì la decisione di abbandonare la grande passione del nonno materno, per abbracciare quella del padre. Passando così dai campi di calcio alla polvere del deserto. Iscrivendo il suo nome nel novero dei, purtroppo tanti, ritiri prematuri del movimento calcistico italiano.

Amore di nonno

I primi calci al pallone Cesare li tira già da piccolissimo. La colpa, come detto, è tutta di nonno Gianfranco. Dell’Innocenti è il suo cognome, conosciuto soprattutto a chi ha avuto la possibilità di vivere, più che di vedere, la serie A dell’immediato dopo-guerra. Mediano, e terzino all’occorrenza, viareggino fino al midollo, cresciuto nell’Alba Trastevere e diventato grande, come altri prima di lui, con Paolo Mazza alla Spal, firmando diverse presenze nel massimo campionato con le maglie di Roma, Udinese, Bologna e Lanerossi Vicenza (oltre che, appunto, del club estense).

A fine carriera Dell’Innocenti rimane vicino casa, ad allenare diverse compagini locali. Per poi dedicarsi completamente al settore giovanile, in particolare quello del Lido di Camaiore, dove cresce, spedito, il talento del nipote Cesare.

Il ragazzo acquisisce subito una notevole struttura fisica (all’apice della carriera saranno 87 chilogrammi distribuiti in 196 centimetri di altezza) che lo rendono, da difensore centrale, un bel frangiflutti, difficile da superare.

Nel 2001 il passaggio alla Pistoiese, quindi subito al Pisa. Prima che, appunto, a casa Rickler Del Mare, bussi il Chievo, all’epoca vera fabbrica dei sogni, con Gigi Delneri in panchina, e che, anche agli occhi di nonno Gianfranco, dev’essere sembrato il posto ideale dove mandare il giovane Cesare a realizzare i propri sogni.

Il 5 marzo 2006 Cesare è in panchina al Bentegodi, quando una doppietta del Tir Simone Tiribocchi garantisce ai gialloblù di Bepi Pillon un buon 2-2 contro la Lazio di Delio Rossi.

L’8 novembre dello stesso anno l’esordio assoluto, in un Reggina-Chievo valevole per l’andata degli ottavi di finale di Coppa Italia. Quello in Serie A arriva qualche mese più tardi, subentrando a Giovanni Marchese, sempre contro la Lazio, ma stavolta nel tempio dell’Olimpico.

Sono i primi passi di una carriera, secondo parecchi addetti ai lavori, molto promettente. Cesare finisce presto nel giro delle nazionali giovanili, collezionando qualche presenza nell’Under 20, e la già vista convocazione in Under 21.

L'astro nascente

Dopo la retrocessione del club veronese, e l’occasione di giocare un’annata praticamente da prima alternativa ai titolari, l’inevitabile passaggio in prestito, per accumulare un po' di esperienza.

Buonissima la stagione 2008/2009, trascorsa a Piacenza agli ordini di Stefano Pioli, che lo fa giocare stabilmente nello starting 11. Arrivano anche i primi due gol, contro il Parma e il Cittadella, per un difensore che si dimostra non solo roccioso e abilissimo nel gioco aereo, ma anche freddo esecutore di calci di rigore.

Nel 2009/2010 è a Modena, dove le gioca praticamente tutte. Poi il ritorno a Piacenza, rivoluto fortemente dalla società emiliana. Un’annata, quest’ultima, tanto positiva per lui quanto nefasta per il club, che retrocede in terza serie dopo un doppio pareggio ai playout contro l’Albinoleffe.

Ma le sue prestazioni non sono passate inosservate. Anzi. Tanto da convincere il Bologna a rilevarne il cartellino tramite la formula, oggi caduta in desuetudine, della comproprietà.

Quella che, però, sulla carta potrebbe rappresentare l’occasione di una vita, si trasforma per Rickler in una specie di incubo. In rossoblù, infatti non trova mai spazio, chiuso dai più esperti Portanova, Antonsson, Sorensen, Morleo. Nemmeno l’approdo in panchina di Stefano Pioli, che lo conosce dai tempi di Modena, gli permette di trovare spazio.

In due anni, dal 2011 al 2013, mette a referto solamente una presenza, in un match di Coppa Italia in cui, oltretutto, deve abbandonare il campo al minuto 79, espulso dal direttore di gara Giannoccaro per aver interrotto una chiara occasione da gol.

Sarebbero gli anni più importanti nella vita di un calciatore professionista, quelli della crescita finale fino alla definitiva consacrazione. E Rickler li trascorre seduto a guardare gli altri giocare.

La comproprietà, alla fine, si risolve in favore del Bologna. Ma solo perché né il club felsineo né il Chievo decidono di presentare una seppur minima offerta nella busta.

E il peggio deve ancora venire.

Lo scandalo scommesse

Nella Primavera del 2012 Carlo Gervasoni, ex difensore, tra le altre, di Verona, Bari e Albinoleffe, va in Procura e “canta”. Al pubblico ministero racconta di un sistema corrotto volto alla compravendita di partite, facendo nomi e cognomi dei giocatori coinvolti. Si alza un intenso polverone, che fa tremare il calcio italiano.

Durante gli interrogatori viene fuori anche il nome di Rickler, reo, a detta di Gervasoni, di far parte di una organizzazione insieme ai fratelli Cossato, Michele e Federico. Si parla di un premio partita, legale in Spagna ma non in Italia, promesso dal Padova al Modena per fermare la corsa del Mantova, competitor del bianco-scudo nella corsa alla serie B.

Cesare cade dalle nuvole e dice di non saperne nulla. Si affida alla giustizia, che cala la scure sulla vicenda. Gervasoni viene radiato, per Rickler il procuratore Stefano Palazzi chiede 3 anni e 6 mesi. Nel 2013 la squalifica viene ridotta a 1 anno e 2 mesi.

È un colpo durissimo per Rickler, che nel frattempo, dopo la muffa fatta a Bologna, ha scelto la Serie C, prima a Mantova e poi a Prato, per provare a rilanciarsi.

A seguito del suo coinvolgimento nello scandalo, il Bologna, ancora proprietario del cartellino, chiede la rescissione del contratto e 2 milioni di euro di risarcimento. L’accordo con gli emiliani scade nel giugno del 2016, allorquando Cesare sceglie di abbandonare definitivamente, a soli 29 anni, il gioco del calcio

Il deserto come rifugio

Nemmeno un anno di stop, ed eccolo al via della corsa della corsa rallistica più famosa del mondo. I motori sono sempre stati l’altra sua grande passione, quella di papà Renato. E ora il deserto sembra il giusto rifugio per allontanarsi dal letame che, tramite il calcio, gli è piovuto addosso.

Dopo la prima partecipazione si prenderà un anno di pausa. Poi dal 2019 rieccolo al via, in una corsa che non è solo una competizione sportiva, ma anche una vera e propria avventura, dove non vince solo chi arriva primo, ma anche tutti coloro che riescono a portare in fondo macchina, quad, moto o camion.

Il calcio, ormai, è un pallido ricordo. Un legame con il nonno Gianfranco, scomparso nel 2012, proprio mentre l’adorato nipote sta per essere travolto dallo scandalo, come se non potesse restarsene lì ad assistere a tutto questo. Un flashback a tinte soprattutto gialloblù, dal momento che l’esperienza al Chievo è stata per Cesare quella più pregnante, sotto tutti i punti di vista.

La sparizione, nel 2021, dell’allora club del presidente Campedelli rappresentano per Rickler la scissione definitiva, da un mondo in grado di dargli e togliergli tutto, senza alcuna pietà, nel giro di una manciata di anni.

Racconto a cura di Fabio Megiorin

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