Samuele Longo, il predestinato che non ha mai trovato la sua strada
Samuele Longo era considerato uno dei più forti attaccanti emergenti. Un talento che stregava chiunque. A 18 anni, nell'anno del Triplete dell'Inter, si allena in prima squadra sotto gli occhi di Josè Mourinho. Ma la storia di Samuele è quella del classico predestinato che non è mai riuscito a trovare la sua strada.
Eppure nelle giovanili dell'Inter con Andrea Stramaccioni in panchina, Longo vince in Italia ed in Europa. Prima lo Scudetto Primavera, poi la NextGen Series contro l’Ajax (suo il gol decisivo) dimostrando di essere decisivo e saper cambiare le dinamiche delle partite. Quando Stramaccioni viene promosso allenatore della prima squadra nerazzurra, Longo deve esserci. E il suo momento arriva il 13 maggio 2012 in Lazio-Inter. Longo entra in campo, al fianco di Zanetti, Maicon, Milito, Cambiasso.
Ma da stella del futuro dell'Inter, dove non ha mai sentito la fiducia, ad attaccante senza gol (almeno in Italia) il passo è breve. Longo va in prestito in squadre di Serie A senza mai segnare in 48 presenze. Quasi un record per un attaccante. Anche se il vero record di Longo, secondo il quotidiano spagnolo "El Pais", sono le 13 squadre nelle quali l'attaccante è finito in prestito nel corso della sua carriera. Un numero che rappresenta tutte le difficoltà per un giovane talento di emergere nel calcio italiano.
Alla fine, il feeling con il gol lo trova all'estero in Spagna dove va in doppia cifra con Tenerife e Girona dove trascina la squadra ad una storica promozione in Liga. Poi decide di riprovarci in Italia alla Cremonese, Venezia e Vicenza ma sempre senza fortuna.
E allora dopo una carriera passata in prestito decide di ritrovare la felicità in Serie B olandese nel Dordrecht perchè a 30 anni ormai superati lo status di grande promessa incompiuta è ormai scolpito nella roccia.