Robert Prosinečki, professione genio
A differenza degli altri protagonisti della generazione d’oro del calcio croato, Robert Prosinečki non è nato in Jugoslavia, bensì in Germania da papà croato e mamma serba. I suoi genitori erano dei Gastarbajteri, come venivano definiti da quelle parti gli immigrati jugoslavi.
Robert inizia, così, a giocare in Germania fino ai 10 anni. Poi il padre, accorgendosi del talento del figlio, riporta la famiglia in Croazia e Robert alla Dinamo Zagabria. Qui a 17 anni debutta nella Prva Liga ma nonostante la classe cristallina, per lui nella squadra sembra non esserci futuro. Robert è avverso alle regole, fuma e beve alcolici.
Miroslav Blazevic, l’allenatore degli allenatori croati, lo boccia. Papà Prosinečki non si dà per vinto. Chiede appuntamento a Dragan Džajić, leggenda del calcio croato e Direttore Generale della Stella Rossa. Džajić vede Robert in azione e se ne innamora.
Con la Stella Rossa diventa stella tra le stelle di una squadra che scrive la storia vincendo la Coppa dei Campioni del 1991.
Toccato l’apice in una Jugoslavia che corre veloce verso la guerra e la dissoluzione, Prosinečki lascia la Stella Rossa per il Real Madrid. Qui rimane tre anni, senza mai trovare continuità e a fine contratto i Blancos lo lasciano libero.
Radomir Antić, allenatore dell’Oviedo, non si fa scappare l’occasione. Con lui in panchina Robert si rigenera e torna ai suoi livelli. A fine stagione, Johan Cruijff lo vuole a tutti i costi al Barça. Tornano i problemi fisici e quando rientra in squadra le gerarchie sono cambiate. Decide di far le valigie e tornare a casa, alla Dinamo Zagabria. Rimane fino al 2000 per poi accettare l’offerta dello Standard Liegi.
In Belgio rimane un anno per poi trasferirsi al Portsmouth in Premier dove grazie al suo talento infinito riesce a salvare il club dalla retrocessione. E’ il canto del cigno. Nel 2004 appende le scarpette al chiodo.
Robert è stato centrocampista completo, fantasioso e decisivo, incostante come ogni giocatore slavo che si rispetti. Miglior giovane di Italia90 con la Jugoslavia, terzo posto a Francia '98 con la Croazia. Rimane l’unico giocatore della storia ad aver segnato ai Mondiali giocando per due Nazionali diverse.