Maxim Tsigalko: la leggenda eterna di Football Manager
Nei primi anni 2000, i giochi di simulazione sono una delle grandi passioni degli adolescenti. Tra questi c’è Championship Manager, un gioco tutto di strategia: dalle scelte societarie, al modulo di gioco, ai rinnovi contrattuali, al calciomercato.
Presto, nei forum, inizia a girare una nome: Maxim Tsigalko. Un giovanissimo bielorusso della Dinamo Minsk. Si prende a poco e in pochi anni diventa un mostro trasformando piccoli club in squadroni capaci di approdare (e talvolta vincere) alla Champions. La sua media realizzativa è di un gol a partita.
In una scala di valori da 1 a 20 a Tsigalko viene assegnato 20 in creatività, finalizzazione, smarcamento e tecnica e 19 in velocità.
Nel 2001 Tsigalko ha 18 anni e gioca nella Dinamo Minsk, la squadra della sua città. Nelle giovanili fa vedere grandi cose ed esordisce giovanissimo in prima squadra e in Nazionale ma il paradosso è che nel calcio vero Maxim, dopo un inizio promettente, fatica ad imporsi.
Vaga tra Bielorussia, Kazakistan e Armenia senza uscire dall'anonimato. Gli infortuni nel frattempo lo tormentano e nel 2009 si ritira a soli 26 anni. Maxim ha una vita davanti e per uno che ha solo giocato a calcio reinventarsi è difficile. L'unica prospettiva concreta è il muratore. Tsigalko lavora in cantiere ma il suo fisico minato dagli infortuni non gli permette di resistere a lungo. Molla e rimane disoccupato.
La notizia circola tra gli appassionati del gioco. Viene lanciata una petizione con scarsi risultati. Poi arriva la notizia. Maxim Tsigalko è morto. A soli 37 anni, il giorno di Natale del 2020. "Morto in situazioni drammatiche" è l’unica cosa che trapela dalla Bielorussia.
Nel 2019, Tsigalko è stato eletto "il più grande calciatore della storia di Football Manager" in quanto unico capace di segnare oltre 2000 reti in carriera.
Di tutta questa fama, Maxim ne seppe qualcosa solo poco prima di morire, grazie ad un giornalista russo.