Luciano Spalletti, le prime magie del Mago da Certaldo
Luciano Spalletti è uno degli allenatori più iconici e di successo degli ultimi 20 anni di Serie A. Da sempre le sue squadre sono riconosciute per la forte identità che riesce a dargli e per la ricerca di un calcio spettacolare, rapido ed evoluto.
Tutti ricordiamo i suoi successi alla Roma con cui ha vinto la Supercoppa Italiana 2007 e registrato il record di punti (87) della storia del club, all’Inter con il ritorno in Champions League dopo 7 anni e infine al Napoli dove ha vinto uno scudetto che mancava da 33 anni, dai tempi di Maradona.
Oggi però ci soffermeremo su quello che è accaduto prima: il percorso che ha portato il tecnico toscano a fare magie sulle panchine di club così prestigiosi, concentrandoci in particolare sulla stagione 2004/05, quando il mister fece la storia sulla panchina dell’Udinese.
Un calciatore senza magia
“Una vita da mediano, da chi segna sempre poco che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco. Una vita da mediano che natura non ti ha dato né lo spunto della punta né del 10, che peccato!” cantava così Ligabue nel 1999, in un brano che sottolinea l'importanza del mediano vecchio stile, quel centrocampista fondamentale dal punto di vista tattico, fatto di cuore, grinta e polmoni più che di piedi raffinati, estro ed imbucate.
Ed è proprio questa la prima vita calcistica di Luciano Spalletti, una vita fatta di sacrificio, corsa e compiti tattici lasciando poco spazio alla giocata tecnica, alla fantasia e ai gol, sono infatti solo 13 le marcature in 230 presenze tra Serie C e Coppa Italia secondo le statistiche di Transfermarkt.
Nei libri di J.K. Rowling verrebbe definito “babbano”: un essere umano, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma di certo non in grado di usare la magia, come fanno invece i grandi numeri 10 che Spalletti saprà tanto valorizzare da allenatore.
Si chiude una porta, si apre un portone: dal campo alla panchina
Spalletti chiude la sua carriera da calciatore a Empoli al termine della stagione 1992/93, a soli 34 anni e con la volontà chiara di diventare allenatore. La stagione successiva al suo ritiro riparte proprio da lì, da Empoli, passando dal campo della prima squadra alla panchina delle giovanili e verso la fine del campionato arriva la prima grande occasione: a 6 giornate dalla fine, la società gli chiede di sostituire Adriano Lombardi, tecnico della prima squadra, rimasta impantanata nei bassifondi della classifica della Serie C1. Il giovane Spalletti fa quello che può e salva la squadra al playout contro l’Alessandria.
La stagione successiva, il presidente Corsi decide di partire con una nuova guida tecnica e affida la panchina a Francesco D’Arrigo, le cose vanno meglio e tra alti e bassi gli empolesi si piazzano undicesimi, mettendo in mostra un poco più che ventenne Vincenzo Montella, autore di 17 gol.
Nell'estate del 1995, l'Empoli vuole ricominciare di nuovo, la società è ambiziosa e ritiene di poter sognare più in grande, la metà classifica non basta più. Si decide quindi di ripartire da quel giovane allenatore che tanto bene sta facendo con le giovanili e che nella prima brevissima esperienza aveva portato a casa il risultato.
Mai scelta fu più azzeccata: l’Empoli vince la Coppa Italia Serie C e ottiene la promozione in Serie B, battendo il Como in finale play off con un 1-0 firmato Carmine Esposito. L'anno successivo arriva il momento del doppio salto con il secondo posto in classifica, che vale la qualificazione diretta nella massima serie.
Ormai sembra chiaro, è cambiato qualcosa nella vita di Luciano Spalletti: è arrivata la magia della panchina, sta nascendo il Mago da Certaldo.
La Serie A: Empoli, Sampdoria, Venezia e un pizzico di Udinese
Il primo anno di Serie A con l'Empoli è positivo: dodicesimo posto e salvezza raggiunta con una giornata d'anticipo. In estate però le strade si separano e Spalletti risponde presente alla chiamata della Sampdoria, ma le cose non vanno bene, viene esonerato a dicembre e richiamato 2 mesi dopo, senza però riuscire a salvare i blucerchiati che retrocedono in Serie B.
Anche l'anno successivo a Venezia non dà frutti: una sola vittoria nei primi 2 mesi, viene esonerato, richiamato e poi esonerato definitivamente. È come se lontano da Empoli, il mister non avesse più trovato l'ambiente giusto per esprimersi al meglio ed entrare nella testa dei giocatori.
Il calcio che vuole esprimere è pieno di idee innovative, è un calcio offensivo, non è per tutti. Serve l'occasione giusta per metterlo in mostra, ma per un anno il tecnico rimane fermo, da Febbraio 2000 fino a Marzo 2001 nulla si muove, fino a che l'Udinese della famiglia Pozzo non decide di esonerare De Canio e di affidargli la lotta salvezza nelle 11 partite che mancano.
E Udine è un posto speciale, è un po’ come una scuola che forma giovani talenti in campo come in panchina. Udine ti dà la possibilità di prenderti rischi, di esprimerti ed anche di sbagliare, è uno dei migliori luoghi in cui imparare ad essere ciò che si è destinati a diventare. Spalletti aveva bisogno di un posto così, un'università del calcio per esprimere tutto il suo potenziale. La squadra migliora, vince alla penultima giornata contro l'Atalanta grazie a un gol di bomber Muzzi e raggiunge meritatamente la salvezza.
Il mago da Certaldo ha superato il test d'ingresso e stavolta è davvero pronto a fare sul serio.
Un destino circolare: Udine come Empoli
La storia si ripete, il tempo perde la sua linearità e diventa ciclico come nella teoria di Nietzsche dell'eterno ritorno dell’uguale, il presidente Pozzo fa esattamente come Corsi fece 7 anni prima: non conferma Spalletti nonostante l'obiettivo raggiunto, riparte con un nuovo tecnico, Roy Hodgson, lo esonera per prendere Ventura, si piazza a metà classifica e infine ritorna sui suoi passi.
Inizia la stagione 2002/2003 e sulla panchina siede Luciano Spalletti, stavolta dall'inizio della stagione e con l'idea di iniziare un progetto nuovo, giovane e soprattutto ambizioso. Non c'è più spazio per la salvezza e i piazzamenti a metà classifica, da adesso ad Udine si sogna l’Europa!
Il salto di qualità
Al suo ritorno, Spalletti ritrova molti elementi della precedente gestione, ma anche nuove forze come Jankulovski, Kroldrup, Sensini, Muntari e soprattutto David Pizarro, centro di gravità intorno a cui gira l'intera squadra.
La stagione è molto positiva e i friulani lottano punto a punto con il Chievo Verona. Saranno decisive le 4 vittorie arrivate nelle ultime 4 partite contro Torino, Modena, Perugia e Lazio. L'Udinese arriva al sesto posto con 56 punti centrando la qualificazione in Coppa Uefa, a +1 sui gialloblu sconfitti all'ultima giornata dalla Juventus già campione d'Italia.
Il campionato 2003/04 è il campionato della riconferma. I friulani, trascinati dai 12 gol di Dino Fava, sfidano la Sampdoria nella corsa all'Europa. I bianconeri hanno una particolarità, fanno più punti fuori casa che in casa. Sono in grado di imporre il proprio gioco su tutti i campi, anche a San Siro, dove vincono 2-1 sia con l'inter che con il Milan, i rossoneri che a fine anno saranno campioni d'Italia. Questa caratteristica si rivela fondamentale il 2 Maggio 2004, quando allo stadio Luigi Ferraris di Genova va in scena lo scontro diretto contro i blucerchiati. L'1-3 finale firmato Jankulovski, Pizarro e Iaquinta, con la partecipazione di uno straordinario Morgan De Sanctis, vale il pass per l’Europa.
2004/05: Udine si prepara per il suo appuntamento con la storia
Il terzo anno di Spalletti all’Udinese è sicuramente il più esaltante. La Serie A si allarga e diventa a 20 squadre, ci saranno più partite da giocare e dal mercato arrivano tanti rinforzi per il presente ed il futuro. Il giovane Handanovic si rivela un’alternativa più che valida a De Sanctis, Cribari aumenta le scelte in difesa, mentre Mauri, Di Michele e Di Natale portano maggiori soluzioni offensive.
David Di Michele a fine anno sarà il miglior marcatore della squadra con 15 gol, record personale di gol in un campionato di Serie A. Stefano Mauri si rivelerà un ottimo raccordo tra centrocampo e attacco con tempi di inserimento invidiabili, capace di realizzare gol pesanti ed anche di mettersi a disposizione della squadra sacrificandosi in fase difensiva.
Totò Di Natale muove invece i suoi primi passi in quella che diventerà casa sua, mettendo in mostra le sue abilità nello stretto, un controllo di palla fuori dal comune ed un destro infallibile dentro e fuori dall'area di rigore. Lui in particolare si rivelerà l'acquisto più importante, diventerà capitano e miglior marcatore della storia dell’Udinese.
I Protagonisti della grande impresa
In campo i bianconeri si presentano prevalentemente con un 3-4-2-1 che oggi definiremmo gasperiniano, talvolta alternato a un 3-5-2, soprattutto quando serve più densità a centrocampo.
A difendere la porta è Morgan De Sanctis, davanti a lui i titolari sono capitan Valerio Bertotto, Per Kroldrup e Nestor Sensini.
A centrocampo i centrali sono gli irrinunciabili David Pizarro e Sulley Muntari, sulla fascia sinistra Marek Jankulovski in costante proiezione offensiva, mentre sulla fascia destra gioca un uomo più di equilibrio: in particolare nel girone di andata, Spalletti preferisce spesso adattare Pinzi o Pazienza rispetto a Belleri, che sarebbe in teoria più adatto per giocare da esterno puro, mentre nel girone di ritorno il titolare sarà Damiano Zenoni, arrivato nel mercato di gennaio.
In attacco il tridente delle meraviglie è composto da David Di Michele, Antonio Di Natale e Vincenzo Iaquinta, autori di 46 gol totali in tutte le competizioni. Vedremo nel dettaglio che questa squadra è stata una vera e propria macchina da gol.
L’Udinese era 20 anni avanti, e si vedeva!
Finora abbiamo citato più volte le idee innovative di mister Spalletti, abbiamo parlato di calcio offensivo, di macchina da gol e delle abilità visionarie, quasi magiche, del tecnico di Certaldo. Ma come giocava la sua migliore Udinese?
L'Udinese di Spalletti è una squadra che va alla ricerca di un nuovo equilibrio e nel farlo si spinge in avanti. È una squadra che prova ad essere equilibrata senza rinunciare alla sua anima spiccatamente offensiva. Non va all'attacco a discapito della fase difensiva, o che si allunga ritrovandosi con i reparti slegati.
L'aggressività parte da dietro, la squadra è sempre corta, i braccetti della difesa a 3 accompagnano l'azione, in particolare Bertotto è più di un semplice terzo difensore centrale, a rivedere le immagini delle partite dell'epoca sembra quasi un centrocampista aggiunto, in una posizione ibrida tra quella del mediano e del terzino da difesa a 4, che dà il via all'azione e si predispone in maniera aggressiva al recupero alto della palla. In molti ricordano il più recente Toloi, che con Gasperini ha fatto scuola nella nuova interpretazione del ruolo di braccetto, ecco Bertotto con Spalletti faceva qualcosa di simile già 10 anni prima.
Tutto questo diventa fondamentale per tenere la squadra alta e corta, in modo da esaltare le caratteristiche dei giocatori brevilinei, i migliori dal punto di vista tecnico. In particolare Pizarro è il cervello della squadra, il perno centrale da cui passa ogni pallone, capace di dettare i tempi ed i ritmi di tutta la squadra. Il centrocampista cileno è fondamentale per trovare le imbucate in verticale per Di Natale e Di Michele quando venivano a ricevere palla tra le linee, o per il lancio più lungo a cercare l’attacco alla profondità di Iaquinta o l'ampiezza di Jankulovski.
L'esterno ceco, capace di abbinare qualità fisiche e tecniche, è praticamente inarrestabile, chiuderà con 4 gol e 8 assist in campionato. All'epoca non esisteva il dato per occasioni da gol create o per i passaggi chiave, ma sicuramente deve essere stato uno dei migliori esterni a tutta fascia di sempre da quel punto di vista, sicuramente paragonabile ai più recenti Dimarco e Gosens.
Se Pizarro è il motore tecnico della squadra, sicuramente Muntari ne è il motore fisico ad atletico. I due sono perfettamente complementari, il ghanese è dominante sui contrasti, copre tantissimo campo in verticale, recupera una marea di palloni e ribalta il campo con velocità e tecnica. È il leader delle transizioni della squadra, e garantisce un'alternativa fondamentale perché se l'avversario riesce a bloccare Pizarro e a togliere la possibilità del palleggio, Muntari consente di attaccare rapidamente in contropiede, andando in verticale e spaccando il centrocampo avversario in due con i suoi strappi. È un’arma in più che garantisce pericolosità anche nelle partite in cui si è costretti a soffrire.
Gli attaccanti sì muovono sempre alla ricerca dello spazio o per creare spazio ai compagni. A partire da Iaquinta, centravanti completo che abbina forza fisica a velocità e tecnica, con un destro potentissimo efficace anche dalla lunga distanza. Il suo compito non è solo quello di occupare l'area di rigore e di finalizzare ciò che la squadra produce, deve attaccare la profondità per far abbassare la difesa avversaria e creare spazio tra le linee per Di Natale e Di Michele che in quella zona di campo possono dare sfogo a tutta la loro tecnica provando imbucate, uno-due e tiri da fuori.
Quando invece gli avversari non concedono spazi in profondità, i tre attaccanti scambiano le loro posizioni e Iaquinta si ritrova spesso a venire incontro per legare il gioco o per esplodere il suo potentissimo destro da fuori.
È questa la vera forza dell’Udinese e del suo tecnico, per ogni mossa degli avversari è sempre pronta una contromossa.
Il Percorso in Campionato
Il campionato 2004/05 dei friulani non parte benissimo, Pizarro si fa male e il gioco sembra non ingranare: nelle prime 7 partite arrivano solo 6 punti, la squadra è al sedicesimo posto. L'unica vittoria in campionato è il 4-0 in casa contro il Parma, che passerà alla storia per il primo dei 227 gol di Di Natale in maglia bianconera.
Anche in Coppa Uefa l'eliminazione arriva al primo turno contro i greci del Panionios con un 3-2 complessivo tra andata e ritorno.
Alla settima giornata L'Udinese è sedicesima e il pareggio con la Fiorentina, acciuffato dai viola grazie ad un eurogol di Miccoli, sembra l'ennesimo risultato deludente. Ma non è così, il 2-2 con i toscani è infatti il primo di 10 risultati utili consecutivi, 8 vittorie e 2 pareggi, tra cui spiccano lo spettacolare 3-4 a Lecce e i 3-0 contro Lazio e Roma. Alla sosta natalizia, i friulani si trovano al terzo posto alle spalle di Juventus e Milan.
Ci sarà un'altra flessione a Gennaio, ma da lì in poi i friulani avranno un andamento costante, da grande squadra che sa tenersi ben salda ai piani alti della classifica.
La Coppa Italia è uno spettacolo pirotecnico
In Coppa Italia l’Udinese parte dagli ottavi di finale e incontra subito il Lecce di Zeman. Quando queste 2 squadre si incontrano, lo spettacolo è assicurato: in 4 incontri verranno segnati ben 26 gol. L'andata si gioca al Via Del Mare e i primi 30 minuti sono a senso unico, i giallorossi si portano avanti 3-0. L’Udinese non ci sta e rialza la testa, al 57° minuto il risultato è 3-3. Dopo 10 minuti passa di nuovo il Lecce con Bojinov, 4-3. Poi la svolta della partita, Paci già ammonito commette un fallo che non può rimanere impunito e i pugliesi rimangono in 10. Mancano 20 minuti e tanti ne bastano ai friulani per ribaltare il risultato: Di Michele prima e Di Natale poi portano il punteggio sul 4-5.
Sembra finita, ma nei minuti di recupero c'è spazio per l'episodio più incredibile della partita. Vucinic, lanciato in profondità, anticipa Handanovic che lo travolge. È rigore per il Lecce e cartellino rosso per il portiere sloveno. Spalletti ha già finito i cambi, in porta va Di Michele. Il montenegrino va sul dischetto e calcia forte ad incrociare, ma il portiere improvvisato intuisce e incredibilmente para il tiro dagli undici metri consegnando la vittoria ai suoi.
Questo episodio si rivelerà decisivo: al ritorno infatti il Lecce va a tentare la contro rimonta e quasi ci riesce. A 3 minuti dalla fine i giallorossi vincono 1-4, ma Iaquinta riaccende le speranze friulane. I bianconeri ci provano fino all'ultimo e nel secondo minuto di recupero Totò Di Natale firma il definitivo 3-4. Punteggio sommato: 8-8, passa l’Udinese per la regola dei gol in trasferta e grazie soprattutto al rigore parato dal suo miglior bomber stagionale.
Ai quarti di finale c'è il Milan di Ancelotti, sicuramente più concentrato sulla Champions League che perderà solo in finale ad Istanbul facendosi rimontare 3 gol dal Liverpool. I rossoneri schierano quindi tante riserve e tanto basta all'andata per vincere 3-2 grazie a una punizione di Serginho a pochi minuti dallo scadere.
Ma nella partita di ritorno allo stadio Friuli la musica cambia e l'Udinese ribalta il risultato vincendo addirittura 4-1, con la doppietta di Stefano Mauri, che si rivela un'ottima intuizione di Spalletti dal punto di vista tattico. La sua posizione tra le linee è stata una spina nel fianco dei rossoneri per tutta la partita e i sui tempi di inserimento hanno fatto la differenza in occasione dei gol.
L’Udinese approda quindi alle semifinali di Coppa Italia per la terza volta nella sua storia, dove incontra la Roma, che in campionato raggiungerà un deludente ottavo posto. L'andata all'Olimpico finisce 1-1 ed anche al ritorno sta maturando lo stesso risultato, ma a 10 minuti dalla fine Handanovic ripete l'errore di Lecce ed esce in ritardo su Mancini causando un calcio di rigore. Stavolta però non viene espulso e rimane a difendere i pali dei bianconeri. Dal dischetto va Totti che tira forte ad incrociare, Handanovic come Di Michele intuisce e para, ma stavolta la respinta è centrale e torna sui piedi del capitano giallorosso che appoggia in rete. La partita finisce 1-2, la finale sarà Inter - Roma.
L’Udinese sfiora quindi l'approdo in finale di Coppa Italia che mancava (e manca!) dalla prima edizione della competizione tenutasi nel 1922. L'appuntamento con la storia è rimandato, ma restano le fantastiche emozioni che queste 6 partite hanno regalato e soprattutto in campionato c'è una lotta punto a punto con la Sampdoria che può valere la prima storica partecipazione in Champions League.
Il Finale: l’Europa dei Grandi si ferma ad Udine
È il 15 Maggio 2005, mancano 3 partite e per il quarto posto che vale i preliminari di Champions League ci sono 2 squadre, Udinese e Sampdoria entrambe a 59 punti e che si affrontano al Friuli per stabilire chi sarà in vantaggio in questa corsa.
Al 25° minuto passa in vantaggio la Samp con Castellini, che anticipa De Sanctis e appoggia in rete. Il portiere subisce un colpo ed è costretto ad uscire e a saltare anche le prossime 2 partite. Dieci minuti dopo arriva il pareggio grazie ad uno sfortunato autogol di Pisano su cross di Zenoni. L'Udinese prova a vincere la partita, crea un paio di occasioni con Di Michele ma non basta, finisce così 1-1. Il risultato avvantaggia leggermente i blucerchiati: entrambe le squadre sono a 60 punti ma, visto il 2-0 dell’andata, questi ultimi occupano il quarto posto a 2 giornate dalla fine.
Esattamente una settimana dopo, il 22 Maggio alla 15, L'Udinese va a Cagliari, mentre la Samp ospita l'inter. Al 36° minuto Adriano porta in vantaggio i nerazzurri e al 48° va in vantaggio anche l’Udinese con Iaquinta. I friulani pregustano il +3 in classifica, ma al 66° Mauro Esposito gela i bianconeri portando il risultato sull’1-1. Intanto in Liguria, la partita si gioca ad una sola metà campo, la Sampdoria attacca con tutte le sue forze ed è molto sfortunata: viene annullato un gol per un pallone uscito di pochi centimetri, colpisce 4 pali e gli viene negato anche un rigore per un fallo di Zanetti su Gasbarroni che l'arbitro Racalbuto vede erroneamente fuori dall'area assegnando punizione dal limite. Finiscono così le 2 partite: Cagliari - Udinese 1-1, Sampdoria - Inter 0-1. La classifica parla chiaro, è arrivato il sorpasso, L'Udinese è a 61 punti a +1 sui genovesi.
L'ultima giornata si gioca tutta in contemporanea di domenica alle 15, la Sampdoria va a Bologna con l'obiettivo di vincere e sperare che L'Udinese faccia un passo falso in casa con il Milan, reduce dalla batosta in finale di Champions League.
Ad Udine la partita è a senso unico e sembra evidente la differenza di motivazioni tra le due squadre. I bianconeri creano tante occasioni nel primo tempo senza riuscire a sbloccare il risultato. Ma dopo 11 minuti nel secondo tempo, ci pensa Di Michele in azione personale a segnare il gol dell'1-0. Il Milan si risveglia e tenta una reazione trascinato da Kakà e Serginho. Proprio quest'ultimo tenta un cross a 5 minuti dalla fine, ma il pallone assume una strana traiettoria che beffa Handanovic e si infila in rete: è 1-1. Intanto a Bologna la partita è molto vivace, la Sampdoria attacca tanto e per farlo, concede molto spazio agli avversari. I rossoblu colpiscono un palo, i blucerchiati ne colpiscono addirittura 3 e nei minuti finali entrambe le squadre sprecano una ghiotta occasione di portarsi in vantaggio. Al Dall’Ara finisce 0-0, al Friuli 1-1 e la classifica parla chiaro: Udinese 62, Sampdoria 61.
Non è un sogno, è Storia!
L’Udinese per la prima volta parteciperà alla Uefa Champions League!
Un capolavoro della squadra e del suo allenatore, che verrà premiato con la panchina d'oro.
Spalletti saluta lasciando una grande eredità
Una decina di giorni dopo la grande impresa Luciano Spalletti lascia Udine, andrà ad allenare la Roma, ma il suo lavoro ha fatto tanto bene all’Udinese e al calcio italiano. La prima Champions League della storia del club, le emozioni della Coppa Italia, e un gruppo di giocatori che saranno importantissimi per le stagioni seguenti, basti pensare ad Handanovic e Di Natale.
Ma soprattutto la convinzione che si possono raggiungere grandi risultati giocando un calcio spettacolare ed emozionante. Ed è un concetto che troppo spesso dimentichiamo, soprattutto quando viene messa una barriera tra questi due concetti, con l’assurda divisione tra giochisti e risultatisti.
Probabilmente è stata proprio questa la vera magia di Luciano Spalletti: è sempre stato (ed è) giochista E risultatista.
Non divide i due concetti, li unisce! Perché si può, perché è questa la strada giusta.
È per questo che è il Mago da Certaldo, perché in oltre 30 anni di carriera ha reso reale ciò che per tanti è solo fantasia.