Jakub Blaszczykowski, la storia che non si dimentica
Dietro a uno dei cognomi del calcio più difficili da pronunciare, c'è una storia terribile sconosciuta ai più. Jakub Błaszczykowski ha 10 anni quando il padre, davanti ai suoi occhi, accoltella la madre. Dopo il dramma Jacub si ritrova improvvisamente solo. Passa cinque giorni a letto tormentato dall'immagine di quell'uomo che accoltella la madre. A prendersi carico di "Kuba" è la nonna materna Felicja e lo zio Jerzy Brzeczek, uno che di professione fa il calciatore ed è stato anche capitano della Polonia. E' lui a plasmarlo e a spingerlo a diventare un calciatore.
Kuba parte da Czestochowa e dopo una breve esperienza al Gornik Zabrze, passa al KS, squadra con la quale nel 2003 debutta tra i professionisti. Nel 2005 il salto in una delle big del calcio polacco, il Wisla Cracovia, prima della grande svolta nel 2007 con il trasferimento al Borussia Dortmund.
Il resto è storia. Blaszczykowski resta otto anni in maglia giallonera e con Klopp in panchina vince 2 Bundesliga, una Coppa di Germania, 2 Supercoppe di Germania, sfiorando la vittoria della Champions League. Nel 2008 vince il premio di calciatore polacco dell'anno consacrandosi come uno degli esterni più duttili e solidi del calcio europeo. Nel 2015 chiuso il ciclo con il Borussia, tenta l’esperienza italiana con la Fiorentina. Dopo una sola stagione con i viola rientra in Germania al Wolfsburg dove rimane tre stagioni prima di far ritorno in Polonia ancora al Wisla Cracovia, società che riabbraccia per senso di gratitudine, aiutandola dal punto di vista economico oltre a rifiutare lo stipendio.
Ma il fil rouge che accompagna l'intera carriera di Kuba sono quelle mani alzate al cielo dopo ogni gol, ognuno dedicato a mamma Anna. Una tragedia che ha fatto di lui un calciatore diverso dagli altri perchè per Kuba ogni infortunio, ogni delusione sportiva sarà sempre meno peggiore di quello vissuto in prima persona alla tenera età di 10 anni.