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Carlo Cudicini, better call Carlo

Carlo Cudicini era semplicemente il figlio del Ragno Nero, suo papà Fabio. In Italia non hanno creduto nel suo talento e nella sua tenacia. A Londra si è consacrato, semplicemente, come Carlo: uno dei migliori portieri nella storia della Premier League.
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Carlo Cudicini - Illustrazione Tacchetti di Provincia

“Ah eccolo! Il classico figlio di papà destinato a deludere le attese! Tutti pensano che, solo perché tuo padre è stato un grande, tu debba esserlo altrettanto. E invece no, il dna fa quello che vuole. Hai presente Diego, Hugo e Lalo Maradona? Ecco. Te l’ho detto, questo Carlo qui sta solo vivendo di rendita. Ma non sfonderà mai”

Siamo nel 1999. Il Carlo in questione è Carlo Cudicini, figlio del leggendario Fabio, detto “Il Ragno Nero” ai tempi del Milan di Nereo Rocco, col quale vinse praticamente tutto (soprannome tra l’altro condiviso con un certo Lev Jascin).

Carlo sta giocando in una delle più belle favole del calcio italiano degli ultimi 30 anni, al Castel Di Sangro, barcamenandosi tra serie B e serie C1.

Effettivamente, si ha l’impressione che CarlofigliodiFabio possa essere l’eterna promessa mancata. 

Ma con i Cudicini è meglio non scherzare. E infatti, di lì a breve, la storia racconterà che Carlo non ha solo il dna da campione. Ma molto, molto di più.

CarlofigliodiFabio

Partiamo dagli antefatti,

CarlofigliodiFabio eredita dal padre non solo la passione per lo stesso sport, non solo la passione per lo stesso ruolo (il portiere), ma inizia a muovere i primi passi nella stessa squadra in cui il papà è stato leggenda. L’AC Milan.

Un fardello davvero pesante da sopportare per un figlio d’arte, che non ha altri desideri se non imparare a volare (tra i pali) da solo, senza alcun ausilio secondario.

Esordisce in Champions League prima ancora che in Serie A. Ma in quel Milan vige l’egemonia di Sebastiano Rossi, numero 1 prediletto del mister Fabio Capello.

A CarlofigliodiFabio non resta che andare a farsi le ossa altrove, in provincia: prima a Como, poi a Prato.

Fino a che a lui non si interessa nientepopòdimenoche la Lazio. Sì, la Lazio, In serie A.

Anche in casa dell’aquila vige un’egemonia, quella di Luca Marchegiani. A CarlofigliodiFabio tocca fare il numero 12.

Ma in una gara all’Olimpico contro il Cagliari Marchegiani viene espulso dopo 4 minuti: uscita di mano fuori area. Cambio allora: fuori bomber Casiraghi e dentro Cudicini (CarlofigliodiFabio).

La partita è tirata: Nedved con un siluro firma il primo dei suoi tanti gol in A, Signori raddoppia e sembra fatta, ma Banchelli accorcia, e c’è ancora tanto da giocare. Il Casteddu si getta in avanti con tutte le proprie forze.

Nel finale l’occasione del pari capita tra i piedi di Pierpaolo Bisoli. CarlofigliodiFabio tenta un uscita disperata, lo anticipa lasciando però a terra un ginocchio. A fare crack è il legamento crociato. Il guaio appare subito serio, tanto che Igor Protti lancia un’occhiataccia alla panchina e si appresta a indossare i guanti, dal momento che i biancocelesti hanno finito i cambi. 

Ma CarlofigliodiFabio decide di tenere duro. Di restare in campo. Non si sa dove trovi la forza di farlo, ma rimane al suo posto, e la Lazio porta a casa tre punti preziosi.

Lazio- Cagliari: l’esordio in Serie A di Carlo Cudicini.

In biancoceleste non giocherà altre partite. Solo quella. Tanto basterà a far capire che:

  1. il ragazzo ha talento e carattere.
  2. merita una chance da titolare.

In lui crede solamente però la Cenerentola della Serie B, il Castel di Sangro, che nonostante i voli tra i pali di Cudicini junior torna repentinamente in serie C, portando con sé la carriera del proprio numero 1.

La chiamata di Vialli

Nel 1999 la sua vita cambia. Arriva una telefonata, prefisso 0044. Londra. Dall’altra parte della cornetta Gianluca Vialli, allenatore-giocatore del Chelsea.

“Uè Carlo, come stai? Spero bene. Ascoltami, ti ho visto giocare in Abruzzo, e sei davvero forte secondo me. Ti andrebbe di provare un esperienza nuova? Dai, vieni qui a Londra, allo Stamford Bridge! L’atmosfera è magica, l’essenza del football. Noi in porta abbiamo Ed De Goey. Non è male, ha più di qualche pecca, ma gli vogliamo bene,e  abbiamo bisogno di un numero 12 che possa mettergli pressione e, magari, un domani essere titolare. Dai, pensaci. Richiamami”

L’unica cosa superflua della telefonata di Vialli è il “pensaci”. Qualsiasi lavoro tu faccia, qualsiasi sia la tua ambizione nella vita, Londra è e sarà sempre un’occasione da cogliere.

E poi in fondo CarlofigliodiFabio non aspetta altro. Scrollarsi di dosso la pressione dell’essere figlio del Ragno Nero per cominciare a camminare con le sue gambe, o a volare con le sue ali. Per essere semplicemente Carlo.

E allora via, si va a Londra. A conquistare i sudditi della regina.

I’m here to stay

La prima stagione è da vero numero 12: spiccioli di campo alle spalle del numero uno olandese.

L’anno dopo De Goey si fa male. E, brutto a dirsi, questo spalanca le porte al nostro eroe. Che fa subito vedere che lui, in Premier League, non è venuto a fare la comparsa. “I’m here to stay”.

L’arrivo di Claudio Ranieri sulla panchina dei Blues pare uno dei disegni perpetrati dal destino per far risaltae la sua stella. Con il mister di Testaccio Carlo è titolare inamovibile, e conquista quarto posto e qualificazione alla Champions League. 

Non solo. A fine stagione viene votato dai colleghi Miglior Portiere del Campionato.

In 5 anni dalla Serie C al tetto d’Inghilterra. Nessuno, forse solamente lui avrebbe potuto crederci!

Le migliori parate di Carlo Cudicini con la maglia del Chelsea

Un secondo numero 1

Ma quello era un altro Chelsea. Ambizioso, rognoso da affrontare, temibile.

Ma di lì a poco su quella sponda del Tamigi arriva un certo Roman Abramovich, che per i Blues ha ben altri progetti.

Spese mirabolanti, ingaggi importanti almeno quanto le ambizioni. 

In panchina arriva Josè Mourinho, che col Porto ha appena vinto ogni cosa. 

Lo Special One magari non sarà il miglior “allenatore” della storia, nel senso più tecnico della parola. Ma è un fine conoscitore di esseri umani e comunicazione, ed è senza dubbio un motivatore unico nel suo genere.

Tutte queste doti gli permettono di capire che, per quanto sia arrivato un super-portiere come Petr Cech, di Carlo Cudicini, in quella squadra, c’è bisogno.

Non perché sia uno che sa stare al suo posto in silenzio, anzi: reclama spazio, vuole giocare.

Ma proprio questa sua ambizione rende chiunque gli faccia da primo un portiere migliore. Lo spinge a dare il massimo ogni giorno, ogni minuto di allenamento. Perché sa che dietro il suo “secondo” è sempre pronto.

Mou proprio per questo lo spazio non glielo nega. Non si tratta di un contentino, ma di un vero e proprio attestato di fiducia a quello che, unanimemente, viene considerato non un numero 12, ma un secondo numero uno.

Carlo ce l’ha fatta

Il resto della storia di Carlo a Londra prosegue così. A fare il nobile gregario. Che tanto, quando c’è bisogno, Mou sa che c’è sempre un opzione in panchina di fianco a lui. “Better call Carlo”.

Se ne andrà nel 2009, dopo un feeling con Scolari mai iniziato. Si sposterà nel nord di Londra per fare il secondo del brasiliano Heurelho Gomes ( che è un bel vivere, viste le numerose sbavature dell’ex portiere del Cruzeiro. Infine tenterà l’avventura americana ai Los Angeles Galaxy, per una stagione. Quanto basta per capire che è giunto il momento di dire STOP.

Una rivista calcistica inglese di riferimento come FourFourTwo lo ha inserito al sesto posto nella classifica “miglior portiere di sempre nella storia della Premier”. 161 gare, 64 clean sheats. Carta canta.

Qualcuno lo ha definito, non troppo generosamente, il miglior numero 12 del mondo.

La verità è che il suo percorso è stato fantastico. Da CarlofigliodiFabio a essere, più semplicemente, Carlo. Carlo Cudicini.

Il figlio del Ragno Nero partito alla conquista (riuscita) delle terre della Regina.

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