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Gianni De Biasi, istruttore di volo

Prima i canarini, poi le Aquile. Portati a livelli forse mai visti prima. Poi il risveglio del toro, da uno stato di torpore. E ora la sfida di Gianni De Biasi nella “terra del fuoco eterno”.
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Gianni De Biasi - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Nel 2005 Virgjil Muçi, narratore nativo di Tirana, nel suo libro “Fiabe Albanesi” racconta l’orgoglio di un popolo alla costante ricerca della propria autodeterminazione, in una lotta continua contro eserciti stranieri e povertà. Il tutto inserito in uno scenario soprannaturale, popolato da draghi, streghe e creature mitologiche.

Pochi anni dopo, nel 2011 per la precisione, in quella stessa terra arriverà un allenatore veneto a trasformare in realtà quelle fiabe, portando le aquile albanesi, intesi come giocatori della nazionale, degni interpreti della propria terra, verso vette mai raggiunte prima.

Nessuno meglio di lui avrebbe potuto farlo.

Lui che era già stato in grado di spaventare l’Italia alla guida dei canarini. Lui che era stato capace di risvegliare l’orgoglio di un toro ferito. E ogni riferimento alle esperienze sulla panchine di Modena e Torino non è per niente casuale.

Lui che è nato a Sarmede, provincia di Treviso. Da tutti conosciuto come “il paese delle fiabe”.

Nessuno, quindi, meglio di Giovanni (detto Gianni) De Biasi sarebbe stato in grado di compiere certe imprese.

Il titolo di Ferrara

Dai canarini alle aquile, dicevamo. Potremmo definirlo tranquillamente un istruttore di volo, il buon Gianni.

Una carriera molto onesta da calciatore alle spalle, vissuta per lo più con le maglie di Brescia e Palermo. E con un pizzico di rammarico per non aver ricevuto sufficiente fiducia dall’Inter, che lo tessera senza mai farlo giocare, in un periodo di ricostruzione dopo i fasti dell’era di Helenio Herrera.

Gli inizi, poi, da allenatore delle giovanili. Vicino a casa, tra Bassano e Vicenza.

Qualche esperienza formativa, utile per imparare gioie e dolori di un mestiere non adatto a persone deboli, con Pro Vasto, Carpi e Cosenza.

Nel 1998 le prime vere gioie, con la promozione della Spal in serie C1, cui va aggiunta la conquista della Coppa Italia di Serie C, per molti anni l’unico trofeo che il club estense ha potuto sfoggiare nella propria bacheca (nel 2016 Leonardo Semplici ci aggiungerà la Supercoppa di Serie C).

I terribili canarini

Nel 1999 accetta di sedersi sulla panchina del Modena. Ed eccoli qui, i canarini terribili.

Che con De Biasi alla guida spiccano il volo manco fossero degli albatros. In due anni dalla C1 alla serie A, inclusa una onesta salvezza al ritorno nella massima categoria.

Il tutto proponendo un calcio dinamico e divertente, alla guida di uomini (prima ancora che giocatori) partiti quasi tutti dalla dura gavetta, proprio come il loro condottiero.

Paolo Ponzo, Omar Milanetto, Andrea Fabbrini, Marco Mayer, Stefano Mauri e Marco Ballotta.

Nomi rimasti nel cuore dei tifosi gialloblu. Eroi moderni, nonché primi protagonisti del libro delle Fiabe scritto dal tecnico proveniente dal Paese delle Fiabe.

Per Gianni sembra il momento perfetto per tornare a Brescia, nel tentativo di chiudere quel cerchio iniziato quando ancora aveva la palla tra i piedi.

Arrivato alle Rondinelle per prendere il posto di Carletto Mazzone. Il papà di quel Brescia.

Salvezza pienamente centrata al primo anno con una rosa composta dai vari Castellazzi, Brighi, Matuzalem, Caracciolo e Roberto Baggio. Ma poi il Divin Codino si ritira, e la domenica cessa praticamente di esistere. E l’anno dopo arriva l’esonero, un attimo prima della retrocessione ufficiale della Leonessa d’Italia.

In soccorso del Toro

Ci vuole coraggio, il 1 settembre del 2005, per accettare l’offerta del Torino, e diventarne l’allenatore.

Non tanto per l’importanza in sé della chiamata, che consente al mister di guidare un club leggendario per il nostro calcio. Quanto per la situazione intrinseca.

Club appena salvato dal fallimento, con l’avvento del facoltoso Urbano Cairo. Squadra costruita in pochissimi giorni, grazie a una speciale finestra di mercato concessa dalla Federazione.

Sicuramente troppe magagne per ambire alla promozione diretta. Ma con la sapienza di Mister De Biasi il Toro riesce a centrare quantomeno l’obiettivo playoff, vincendoli poi contro un favoloso Mantova.

Ha saputo toccare le corde giuste, rispolverando l’orgoglio di giocatori e talenti che parevano smarriti, senza più una precisa identità.

Ci vuole coraggio anche per andare al Levante, il 10 ottobre 2007, cimentandosi con una nuova lingua e un nuovo tipo di calcio.

Ma certe favole hanno bisogno del giusto scenario per poter essere belle e reali. E la Spagna non è la sceneggiatura ideale

Fiaba albanese

Il 29 febbraio l’Albania non sa che sta iniziando una nuova era, calcistica ma non solo. L’amichevole con la Georgia finisce con una sconfitta per 2-1, ma è la prima di mister De Biasi come commissario tecnico delle Aquile.

Quella partita serve al mister per capire molte cose. La prima e la più importante: per scrivere una favola, ci vogliono i protagonisti giusti.

Inizia un lungo giro del mondo, accompagnato dal vice Paolo Tramezzani, spulciando improbabili alberi genealogici, nella speranza di trovare un qualche tipo di origine albanese a determinati giocatori.

Inizia così, anche utilizzando wikipedia, la costruzione di un gruppo di eroi, che porteranno le Aquile alla prima storica qualificazione alla fase finale di un Europeo. E al riconoscimento della cittadinanza onoraria per il proprio allenatore.

Troppo duro, a Euro 2016, il girone A: con Francia, Svizzera e Romania. Anche per gente orgogliosa, come Lorik Cana e i suoi compagni. Quanto basta però per conquistare la prima storica vittoria ad una rassegna continentale, e consegnare il nome di Armando Sadiku, e il suo gol contro la selezione rumena, alla gloria imperitura di una nazione.

All’aeroporto Madre Teresa di Tirana non è ancora svanito l’eco di un popolo festante, giunto in massa per salutare il ritorno dei propri eroi.

Un percorso terminato il 13 giugno 2017, con le dimissioni di un De Biasi esausto e, a suo dire, non più in grado di far tornare le aquile al volo.

Il Paese del fuoco eterno

La nuova avventura parte il 10 luglio 2020. Gianni De Biasi viene ufficialmente nominato commissario tecnico dell’Azerbaigian.

Gli ci è voluto un po' di tempo per riprendersi dalla delusione di non essere riuscito a sedersi sulla panchina dell’Italia. Promessagli da un inviato della Federazione, dopo l’addio di Antonio Conte, e assegnata poi a Giampiero Ventura.

Smaltito il rammarico, è già tempo di un nuovo viaggio, di una nuova sfida. Stavolta nel Paese del fuoco eterno. Ancor più difficile della precedente, e in cui paiono minime le probabilità di riuscita.

Ma Gianni De Biasi ha già dimostrato di sapere insegnare a volare. E con alla guida l’allenatore nato nel Paese delle Fiabe, alla fine tutto può realmente succedere.

Per leggere subito le altre storie dei mitici Mister di Provincia, clicca qui

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