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I ragazzi di Mimmo

Una delle favole recenti più belle del nostro calcio. La doppia promozione consecutiva del Mantova di Mimmo Di Carlo. E quella Serie A, svanita a Torino tra lacrime e polemiche.
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Mimmo di Carlo allenatore del Mantova - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Prendete un presidente estroso, agguerrito e sufficientemente facoltoso. Con un look che lo fa sembrare più una rockstar che non un imprenditore di successo.

Aggiungeteci un allenatore giovane ma ambizioso, che sa cosa vuol dire partire da zero e arrivare fino ai livelli più inimmaginabili. In Inghilterra lo chiamerebbero “working class hero”.

Condite il tutto con un gruppo di uomini veri, legati tra loro e propensi al sacrificio, a dare tutto per la maglia che indossano. Anche se non è tutta bianca come quella del Real Madrid, o rosso fuoco come quelle del Liverpool. Ma bensì un mix delle due.

Mescolate per bene, ed ecco che avrete creato una favola.

Al termine della quale, però, non vi è traccia del lieto fine. Il principe non bacia la principessa, e il cavaliere non salva la bella dama dall’orco cattivo.

Perché quel Mantova, del presidente Fabrizio Lori, di mister Domenico Di Carlo, e dei vari Bellodi, Caridi, Noselli e Graziani non ci va in serie A.

Questione di dettagli, episodi, alcuni anche molto discussi.

Ma poco importa. Perché, se non fosse per quanto accade poi, un mese dopo, a Berlino, il 2006 sarebbe ancora ricordato come l’anno del Mantova.

Il nuovo Presidente

Il 19 giugno 2004 Fabrizio Lori rileva l’Associazione Calcio Mantova. Giovane imprenditore nel mondo delle materie plastiche, si è messo in testa una pazza idea: portare la squadra della propria città in Serie B. Categoria in cui i virgiliani mancano da ben 30 anni.

La squadra ha da poco già compiuto una mezza impresa, centrando la promozione dalla serie C2 alla C1.

E in panchina siede un allenatore giovane, che alla prima esperienza in una prima squadra, ha subito fatto centro.

Domenico Di Carlo, infatti, al netto di una breve esperienza come allenatore della Primavera del Vicenza, nella città che, per meriti calcistici, è diventata indelebilmente casa sua, è quello che si suole definire un “allenatore di primo pelo”.

Ma chi conosce la storia del Mimmo Di Carlo giocatore, sa già la tempra di quest’uomo. Partito dalle categorie più infime, ed arrivato, nonostante mezzi tecnici, per così dire, non propriamente eccelsi, a calcare i palcoscenici più prestigiosi, giocando addirittura, nel finale di carriera, talvolta da regista, e calciando persino i rigori.

Nel 2003 Di Carlo taglia il proprio cordone ombelicale con Vicenza, e si butta a capofitto nel progetto Mantova. Dove, come detto, fa subito centro, al primo colpo.

Il nuovo presidente decide di confermare sia lui che il ds Magalini, ma vuole alzare l’asticella. Vuole fare qualcosa di grande, che venga ricordato tra le via della città. Ed è per questo disposto a investire.

Magalini piazza due clamorosi colpi da 90, portando in riva al Mincio Dario Hubner e Paolo Poggi. Inseriti, questi due campioni, in un meccanismo collaudato, il risultato è immediato.

Solo la Cremonese fa meglio del Mantova, che da secondo in classifica vola ai playoff, poi vinti contro il Pavia, e di conseguenza in serie B. Realizzando, in pochi mesi, il pioneristico progetto del proprio presidente.

Una Serie A-2

Ma la Serie B, si sa, è un altro gran bel paio di maniche. Oltretutto, nella cadetteria 2005/2006, ci sono tante nobili decadute, che ambiscono all’immediato ritorno nella massima categoria: c’è l’Atalanta, il Bologna, il Verona, il Vicenza e pure il Torino. Insomma, più che di B bisognerebbe parlare di A2.

Ma niente paura! Ci pensano il presidente Lori e il mago Magalini, che aggiungono, a un gruppo comunque collaudato, e forte di due promozioni consecutive, una serie di innesti che portano la qualità e l’esperienza mancanti.

Arrivano Doga dal Livorno, Brivio dal Pescara, Sacchetti dalla Sampdoria. E poi ancora Brambilla, Sommese, Sestu, Bentivoglio e Di Cesare.

Mister Di Carlo è soddisfatto. Si può provare a lottare per la salvezza. Ma il campo dirà ben altro.

Il Mantova infatti parte fortissimo: dal 14 settembre, data di inizio del campionato, fino a Natale perde una sola partita. L’ultima, prima della sosta, a Pescara, punito dai gol di Jadid e Cammarata. E si ritrova così al comando della classifica.

Una macchina perfetta

In quella squadra non c’è più Tatanka Hubner, andato a svernare una volta scoccati i 38. In compenso, Paolino Poggi continua a segnare, e con lui brillano le stelle di Alessandro Noselli, Emanuele Tarana e Gabriele Graziani, figlio del Ciccio campione del mondo in Spagna nell’82.

Lo stadio Danilo Martelli diventa un autentico fortino. Dietro Gabriele Cioffi comanda una retroguardia che si muove con grande ordine, senza lasciare troppi spazi.

Nella seconda parte del campionato, come inevitabile, il Mantova calerà nel proprio rendimento, e ad approfittarne saranno i soliti squadroni, come Atalanta (campione) e Catania (che entrano nella top2 andando così direttamente in serie A). Rimarrà negli annali, tuttavia, la vittoria al Martelli contro il Bari, con gol di Graziani su un campo totalmente innevato.

I virgiliani chiudono quarti dietro il Torino, e già questo potrebbe essere visto come un miracolo, dato che il posizionamento consente di andare ai playoff per giocarsi nientemeno che la serie A.

Formazione di quel Mantova.

Gigi Brivio in porta (compagno di Di Carlo ai tempi del Vicenza). Difesa a 4 con Sacchetti, Cioffi, Notari e Ivanoe Lanzara. Altra linea a 4 in mediana, con le fasce presidiate da Tarana e Caridi, e in mezzo Spinale e Brambilla (o Grauso a sostituire uno dei due). Davanti Gasparetto centravanti, con Noselli libero di spaziare alle sue spalle. Poggi e Graziani pronti a subentrare a partita in corso

I Playoff

Nella prima partita dei playoff, i ragazzi di Di Carlo escono indenni dal Braglia di Modena. Al ritorno Gasparetto la sblocca subito, al resto pensa un super Brivio, che para un rigore a Bucchi. Quest’ultimo si rifarà, a 2 dalla fine, regalando brividi al Martelli, che però al triplice fischio di Rizzoli può festeggiare l’approdo in finale.

Ora l’ostacolo si chiama Torino, ed è un ostacolo pure bello alto. La squadra di De Biasi, infatti, è un’autentica corazzata per la categoria, con elementi più avvezzi alla serie A, come Taibi, Muzzi, Nicola, Rosina e Stellone.

L’andata si gioca al Martelli, perché il Torino ha il miglior piazzamento in classifica, e dunque in caso di parità nella doppia sfida andrebbe comunque a fare il salto di categoria.

In casa il Mantova e Di Carlo confezionano un vero e proprio capolavoro. Davanti a 15mila spettatori, vanno subito sotto, a causa di un gol di Raffaele Longo, e dovranno giocare in 10 per più di mezzora per un rosso a Tarana. Ma segnano ben 4 gol, uno dopo l’altro, con Cioffi, Caridi, Noselli e ancora Caridi, ipotecando la vittoria finale.

Peccato per il gol di Elvis Abbruscato, a 16 dalla fine. Che rende un po' più turbolenti i sonni dei virgiliani in vista del ritorno.

La fregatura Torino

Ritorno. Torino. Una delle ultime recite allo stadio Delle Alpi, pronto all’abbattimento. 60 mila spettatori sugli spalti. Arbitra Farina, sulla carta un fischietto di grandissimo prestigio.

L’11 giugno del 2006 è una data che a Mantova vorrebbero cancellare per sempre dai calendari e dalla memoria collettiva.

È la vigilia di Italia-Ghana. Il paese si divide, tra chi si schiera a sostegno degli Azzurri di Lippi e chi, schifato dal caso Calciopoli (il pentolone è appena stato scoperchiato) li contesta, quasi ne vorrebbe il ritiro.

All’ombra della Mole tira una brutta aria. Il popolo granata sa che a breve, nei confronti dei cugini bianconeri, verrà fatta giustizia (forse) una volta per tutte, e quindi credono che ora anche l’impossibile possa avverarsi.

La serata parte male, con il gol di Rosina al 36esimo su un rigore molto, ma molto generoso. Poi Farina si gira dall’altra parte, mentre Doudou prende Cioffi a cazzotti, e si dimentica di avere con sé il cartellino rosso, sui reiterati falli dei giocatori granata.

Segna Muzzi, e si va ai supplementari. Un appendice di altri 30 minuti, un ulteriore possibilità per i ragazzi di Di Carlo, di entrare nella storia, e mettere anche il lieto fine che una favola, come la loro, merita.

Davide Nicola sembra chiudere i conti, ma Paolino Poggi riapre tutto. È 3 a 1. Serve un gol, un maledettissimo gol.

Quel gol che tutti stanno già, quasi, andando a festeggiare, al minuto 118. Ma Gasparetto scheggia il palo, e in serie A ci va il Torino.

C’è scoramento e delusione in tutto il Mantova, oltre a tanta tanta rabbia. Per un sogno svanito proprio sul più bello.

L’orgoglio per aver scritto una delle più belle pagine recenti del nostro calcio arriverà solamente molto dopo.

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