Michele Paolucci, sembrava un golden boy
Ancora oggi, chi lo ha visto giocare nelle giovanili della Juventus, non si spiega come l'attaccante non sia riuscito a fare carriera. Infatti, Michele Paolucci detiene il record di miglior marcatore della storia del settore giovanile bianconero con 184 reti.
Si presenta così al mondo del calcio che conta Paolucci che, presto, inizia un percorso all'insegna dell'apprendistato, culminato nelle classiche tappe gavetta alla ricerca della consacrazione. In altre parole, viene aspirato nel vortice del prestito continuo.
Parte da Ascoli, dove esordisce in Serie A. A fine stagione, Paolucci colleziona 6 gol in 32 presenze. Sonetti, suo allenatore, lo paragona addirittura a Van Basten. In realtà, dopo Ascoli, non avrà più la chance di ritagliarsi un ruolo di spicco nè alla Juventus nè in Serie A.
La sua carriera è un susseguirsi di prestiti: Udinese, Atalanta, Catania, Siena e il ritorno alla Juve, nella sessione di riparazione del 2010, che falcidiata dagli infortuni lo riporta sotto la Mole per far coppia con Del Piero.
Sembra l’inizio di un nuovo capitolo con la maglia bianconera, invece dopo 4 presenze, ripartono i prestiti: ancora Siena e la sfortunata parentesi a Palermo. Poi nel 2011 il Siena lo riscatta dalla Juve, mettendo fine a una storia d'amore che, secondo le premesse, sarebbe dovuta sfociare in un tutt'altro epilogo.
Da lì in poi, Paolucci, oltre le esperienze con le maglie di Vicenza, Siena e Latina, vive brevi parentesi calcistiche anche in Ungheria e Romania. Tornato in Italia, nel 2016 firma per il Catania, per poi finire nuovamente all’estero: prima nel Tarxien Rainbows, a Malta, e poi in Canada tra le fila del Valour e dell’FC Manitoba.
Oggi è tornato a casa nella Civitanovese, squadra della sua città, in Promozione marchigiana, con il chiaro intento di portare il club in Eccellenza.