Freddy Adu, il grande bluff
Doveva essere l'uomo del boom del calcio statunitense. Freddy Adu, nato in Ghana nel 1989 e trasferitosi negli States grazie alla vittoria della "Green Card Lottery", a 13 anni firma un contratto da 1 milione di dollari all'anno con la Nike, a cui si aggiunge lo stipendio di 500 mila dollari garantito dalla MLS. A 14 anni diventa il più giovane di sempre a esordire in MLS e a 16 il più giovane a debuttare con la nazionale USA (record tuttora imbattuti).
Primi passi nel DC United, subito la fama, le copertine di Vanity Fair e Sports Illustrated, le ospitate in tv da David Letterman. Finisce addirittura sulla copertina di FIFA06 accanto a Ronaldinho e l'etichetta de "il nuovo Pelè" addosso.
Poi la grande chance: due settimane di provino col Manchester United di Alex Ferguson. Bocciato. Un'offerta dell'Inter rifiutata per inseguire il sogno di giocare nel Real Madrid. A 17 anni, però, Adu era già sparito dai radar. Dopo un ottimo Mondiale U20 viene acquistato dal Benfica ma fallisce, va al Monaco e fallisce. Nel 2014 si fa avanti il Jagodina in Serbia. Sembra il posto giusto, al momento giusto. E invece arriva l’ennesima conclusione ingloriosa.
E poco importa se sia stato licenziato (come comunicato dal club) o sia stata una rescissione consensuale (come twittato da Adu), la realtà è che questo ex enfant prodige del pallone, nel 2014, si ritrova senza squadra per la settima volta negli ultimi 6 anni. Nel 2020 va in Svezia all'Österlen FF ma, prima ancora di mettere a referto la prima presenza ufficiale, lo cacciano.
Di fatto, Adu oggi non gioca più e si è dato ad una nuova "attività": vende messaggi di auguri personalizzati, per compleanni e varie ricorrenze.
Insomma, solo il meglio per uno che da oltre un decennio vive di rendita (calcistica) grazie ad un'etichetta cucitagli addosso un po' troppo frettolosamente e che, vista la sua carriera, probabilmente meriterebbe quella di "Grande Bluff".