Davide Chiumiento, il nuovo Pinturicchio mai sbocciato
L’etichetta da predestinato può trasformarsi in un’arma letale, chiedere per conferma a Davide Chiumiento. Talento cristallino dal piede fatato, punta di diamante della Primavera juventina allenata da Gian Piero Gasperini. I paragoni si sprecano e Davide viene battezzato come il Nuovo Pinturicchio.
Tutto sembra andare per il meglio. Chiumiento conquista anche Marcello Lippi e, nel giro di pochi giorni, esordisce prima in Serie A e poi in Champions. A coronare una stagione superlativa, la convocazione per l’Europeo Under 21 con la Svizzera. L’avventura è breve ma basta per farsi notare dal CT della nazionale maggiore elvetica, che vuole convocarlo per l’Europeo 2004 in Portogallo. Davide, però, ha un sogno: vestire la 10 azzurra e rifiuta.
La Juventus sa di avere un diamante da sgrezzare. Per questo, lo presta al Siena in Serie A. Qui Chiumiento perde i suoi poteri magici. Inizia titolare, poi viene scavalcato nelle gerarchie e raccoglie appena 14 presenze. Segna solo un gol, l’unico in Italia.
La stagione successiva vai in prestito al Le Mans. 15 presenze in Ligue 1, una sola rete. A 22 anni, l’etichetta del predestinato si sgualcisce. Ritorna in patria, allo Young Boys. In estate la Juve lo cede definitivamente al Lucerna.
Qui Chiumiento tocca il punto più alto: 99 presenze, 20 gol. La Nazionale Svizzera sembra volerlo convocare per il Mondiale del 2010 in Sudafrica. Questa volta, Davide accetta ma alla fine gli verrà preferito Hakan Yakin. Capisce che a 26 anni il campionato svizzero inizia ad essere stretto.
Va a Vancouver in MLS, un fallimento. Ritorna in patria allo Zurigo dimostrando di essere un buon giocatore. Purtroppo, anche qui, le cose vanno male. Vince la Coppa Nazionale ma la stagione si conclude con una clamorosa retrocessione.
Dalla Champions League alla Challenge League: un epilogo inaspettato per un giocatore che, alla soglia dei vent’anni, era atteso come il giocatore del futuro.