Cuauhtémoc Blanco, trasformare un salto in arte
Quando si lega il proprio nome ad una particolare giocata, vuol dire essere entrati nella storia del calcio. È il 13 giugno 1998 sfida Messico-Corea del Sud. Gli asiatici passano in vantaggio su punizione di Ha Seok-Ju, ma El Tricolor pareggia con Pelaez al 51'.
Serve una scintilla che dia al Messico lo slancio per conquistare i 3 punti. Questa scintilla arriva grazie a una giocata mai vista prima di allora su un campo da calcio ed eseguita dal suo inventore, Cuauhtémoc Blanco.
Alzi la mano chi non ricorda la cuautéminha, la particolare giocata che permette di saltare l’avversario compiendo un balzo in avanti, liberandosi dei due marcatori, trattenendo la sfera fra gli arti inferiori, per poi rilasciarla appena ricaduto a terra. Tecnicamente sarebbe palla trattenuta, ma nessun arbitro ha avuto mai il coraggio di rovinare un gesto tecnico così originale.
Poco importa se la corsa del Messico si ferma agli ottavi contro la Germania. Con quella giocata con il pallone tra i piedi, Blanco è rimasto impresso nella memoria.
122 presenze e 39 gol con il Messico, una carriera spesa quasi tutta nel paese del sombrero. È l’unico messicano ad aver segnato in 3 edizioni diverse dei Mondiali (1998, 2002 e 2010). Una breve parentesi in Spagna, tra il 2000 e il 2002, con il Valladolid. Poi quasi solo Messico.
Blanco è stato un giocatore che forse avrebbe potuto avere una buona carriera ma con un altro carattere. Troppe concessioni extra calcio, per un talento che è stato più sregolatezza che genio. Appese le scarpe al chiodo, si dà alla politica e diventa sindaco di Cuernavaca. Viene accusato di essere il mandante dell'assassino di un imprenditore locale e viene arrestato. In tribunale riesce a dimostrare la sua innocenza e viene scagionato da ogni accusa
Ciò nonostante, 'la tenaglia' esibita in mondovisione ai Mondiali di Francia '98 lo ha reso per sempre una leggenda del calcio.