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Un giovane Carlo Mazzone in azione con la maglia dell'Ascoli

Carlo Mazzone diventa un giocatore dell'Ascoli

Ottobre 1960
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Il 17 ottobre 1960 arriva ad Ascoli, proveniente dalla Roma, un giovane calciatore di ventitré anni: Carlo Mazzone. All'apparenza sembra uno dei tanti trasferimenti di routine, di quelli destinati a mandare un ragazzo promettente in provincia a farsi le ossa in un campionato minore prima del rientro alla casa madre.

Invece, quel viaggio in corriera verso le Marche segnerà indelebilmente la parabola umana e professionale di Mazzone, trasformandolo prima in capitano e poi nella guida tecnica simbolo dell'Ascoli Calcio.

Dai pali segati all'amore eterno

Tutto prende il via quando Anacleto Gianni, presidente della Roma, convince Mazzone — che ha già debuttato in Serie A con i giallorossi — ad accettare il prestito in Serie C con la promessa di riportarlo nella Capitale l'anno successivo. Carletto sale sull'autobus diretto verso una città a lui del tutto sconosciuta.

All'arrivo rimane folgorato dal fascino del centro storico e non esita ad esclamare: "Qui è bello come a Roma". L'accoglienza del tifo locale, tuttavia, è tutt'altro che calorosa: per protesta contro l'ingaggio del giovane romano a scapito del beniamino di casa Torelli, alcuni sostenitori arrivano persino a segare i pali delle porte dello stadio. Con la grinta, l'umiltà e la dedizione dimostrate in campo, però, Carletto impiega pochissimo tempo a capovolgere i giudizi e a conquistare l'intera piazza.

A fine stagione, quando la dirigenza della Roma si rifà viva per riportarlo su sponda tiberina, è lo stesso Mazzone a chiedere il favore di rimanere ad Ascoli. Il presidente Gianni acconsente, suggellando l'inizio di un idillio destinato a durare per sempre.

Ad Ascoli, Mazzone collezionerà la cifra irripetibile di 580 presenze complessive: 211 da calciatore in Serie C e 369 da allenatore, trascinando il club marchigiano dalla terza serie fino alla storica prima promozione in Serie A.

Il miracolo con Costantino Rozzi

Conclusa la carriera sul terreno di gioco, sarà l'iconico presidente Costantino Rozzi ad affidargli la panchina bianconera. Insieme daranno vita alla leggenda del "Sor Carletto" manager, artefice di un vero e proprio miracolo sportivo capace di portare e consolidare la piccola realtà ascolana nel gotha del calcio italiano.

Numeri ed eroismi unici, ineguagliabili per chiunque altro sia passato per le mura della città delle Cento Torri.

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