Salta al contenuto principale
TDP Originals

Ivan Pelizzoli, la libertà di volare

A inizio anni 2000 su Pelizzoli nessuno aveva dubbi: “Sarà un grande! Lui Buffon e Toldo terranno al sicuro la porta della Nazionale." Poi gli hanno tolto le ali, a lui che era nato per volare.
Image
Ivan Pelizzoli - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Il ruolo del portiere è quello che, forse, più di tutti provoca fascino, stupore e meraviglia in chi osserva.

E come potrebbe essere diversamente? Vedere questi omoni, di quasi due metri, letteralmente volare da un palo all’altro, salvare le sorti della propria squadra con interventi prodigiosi, a volte di puro istinto, altre di potenza, coordinazione e preparazione, come può non fare innamorare?

Una libertà di volare, come cantavano i Nomadi, che non può in nessun modo essere soggetta a vincoli e costrizioni. Perché quando questi subentrano, la magia viene meno. E allora capita che, smarrita quella libertà, cambino anche i destini degli uomini che da essa dipendono.

A Ivan Pelizzoli, portiere di professione, nato per volare, due volte sono state tarpate le ali. In entrambe le occasioni, nel proprio percorso, ha trovato qualcuno a dirgli “devi”, oppure “non puoi”.

E la carriera di uno dei più promettenti portieri italiani della storia ha preso inevitabilmente una piega diversa. 

Pelizzoli: la Saracinesca d’Oro

La prima volta che a Ivan vengono tarpate le ali a farlo è un medico.

Siamo a Roma, dove Ivan gioca da più di 3 anni con la maglia giallorossa.

 Ha esordito giovanissimo nella squadra che lo ha fatto crescere, l’Atalanta. I contemporanei infortuni dei due portieri orobici, Fontana e Pinato, gli hanno spalancato le porte della prima squadra. E lui si è dimostrato ben più che all’altezza.

Nell’estate del 2001 la Roma neo-campione d’Italia, che non è riuscita a chiudere per Buffon, decide di sborsare ben 27 miliardi per portarlo all’ombra del Colosseo (prima di Pau Lopez era ancora il portiere più pagato nella storia della Lupa).

Dopo un anno con Capello a dividere il campo con Antonioli, guadagna i galloni da titolare. Nonostante qualche sbavatura, dovuta più che altro alla giovane età, si dimostra anche qui pienamente all’altezza, e si toglie anche due soddisfazioni non comuni.

Nel 2003-2004 vince il premio “Saracinesca d’Oro” come portiere meno battuto d’Europa (14 reti subite in 31 partite). Nel corso della stessa stagione mantiene la porta inviolata per 774 minuti, al quarto posto nella classifica hall-time della serie A.

Nel frattempo ha pure esordito in Nazionale, e con la selezione Olimpica, ha vinto pure una medaglia di bronzo, ad Atene 2004.

“Per un po’ non puoi più giocare”

Sembra andare tutto bene, insomma. Ma stavolta è lui a infortunarsi. Il medico gli descrive la diagnosi degli esami strumentali, e in merito ai tempi di recupero risponde con certezza: “Due mesi, almeno”.

La notizia è una brutta tegola non solo per la giovane carriera di Ivan, ma anche per la Roma, che perde il proprio portiere in una stagione kafkiana, dove alla fine saranno 4 gli allenatori a succedersi sulla panchina giallorossa (Prandelli, Voller, Del Neri e la leggenda Bruno Conti).

Il titolare tra i pali diventa Gianluca Curci, romano de Roma, cresciuto con Alberto De Rossi nella primavera del club. 

Magari non il migliore portiere nella storia del club capitolino, ma sicuro e affidabile.

Quando Pelizzoli ritorna, gli tocca mettere il giubbotto e accomodarsi in panchina, a guardare il collega giocare.

La sua parentesi in giallorosso finisce praticamente lì. Quella lunga rincorsa che avrebbe dovuto portarlo a giocarsi il posto con Buffon in Nazionale, si conclude con un ragazzo col broncio, a cui hanno tolto, per la prima volta, la libertà di volare.

L’universo Reggina

La seconda volta in cui a Ivan vengono tarpate le ali accade invece al sud, sotto il sole di Reggio Calabria.

Ivan se n’è andato da Roma, ed è ripartito dalla Reggina. La provincia è così: ti cresce, ti coccola e ti lascia andare per la tua strada. Ma è sempre pronta a riaccoglierti, come un buon papà che si accinge a riabbracciare il proprio figliol prodigo.

La prima stagione in amaranto è molto buona. Ivan parte come titolare, poi un infortunio lo costringe ai box per un lungo periodo, e la scena se la prende Nicola Pavarini, che mister Mazzari si è portato con sé da Livorno.

Quest’ultimo però si spacca letteralmente la faccia in un contrasto con Pinga, in una gara contro il Treviso. Il grave infortunio riconsegna la titolarità a Pelizzoli, finalmente guarito. La Reggina si salva con 3 giornate d’anticipo, e batte il Messina nel derby dello Stretto, spedendolo in B.

La stagione 2006/2007 inizia invece nel peggiore dei modi. Società penalizzata in seguito allo scandalo di Calciopoli, la Reggina inizierà la stagione con 15 punti di penalizzazione ( il C.A.F. poi li ridurrà a 11).

I ragazzi di Mazzari scrivono però una delle più fantastiche imprese del nostro calcio, e con una stagione giocata a un ritmo da Coppa Uefa conquistano la salvezza diretta battendo il Milan campione d’Italia al Granillo nell’ultima giornata.

Ivan Pelizzoli nella storica salvezza ottenuta dalle Reggina in Serie A

“Te ne devi andare”

Quel giorno, contro il Milan, in porta però c’è Andrea Campagnolo.

Pelizzoli dov’è? Ha iniziato da numero 1, e si sente protagonista. Sente profumo d’impresa, e non vede l’ora di farne parte.

A gennaio però il presidente dei calabresi Lillo Foti lo ha convocato nel suo ufficio, e gli ha spiegato che se ne deve andare.

È arrivata un’offerta importante per le casse del club, da Mosca. Lo vuole la Lokomotiv, e la Reggina non può rifiutare quei milioni.

Ivan prova a opporsi, nonostante la proposta russa sia vantaggiosa anche per lui. Che però vuole continuare a volare in Serie A, per ripartire, per provare a mantenere le aspettative che tutti avevano su di lui.

Ma alla fine si lascia convincere. Prende armi e bagagli e, privato nuovamente della propria libertà di volare, dal sole della Calabria passa al gelo di Mosca. Dove non riuscirà praticamente mai a conquistarsi il posto da titolare, e dove finirà spesso a congelarsi in panchina.

Lezioni di volo

La carriera di Ivan prosegue. L’Albinoleffe lo riporta in Italia nel 2009, poi arrivano il Cagliari, il Padova, il Pescara, l’Entella, il Vicenza, il Piacenza e infine il Foggia.

Ma il ricordo di colui che all’Olimpico era chiamato La Piovra appare oramai sbiadito, distante, lontano.

È passato dall’essere l’erede designato, e contemporaneo, di Gigi Buffon allo sgomitare per affermarsi in serie B. Dalla Saracinesca d’Oro a fare la riserva di Vigorito e Benussi.

Non puoi togliere la libertà a chi è nato per volare. E a lui, per due volte, l’hanno tolta.

È tornato nella sua Bergamo, a fine carriera. Per spiegare ai giovani portieri dell’Atalanta come si vola. Per dare loro le ali che a lui hanno tarpato.

A loro potrà insegnare quello che la già citata canzone dei Nomadi dice:

" Che sia la libertà di volare o solo di sentirsi vivo, corri per qualcosa, corri per un motivo… vedrai che prima o poi qualcuno verrà di sicuro a liberarti "
Tutte le più belle parate di Ivan Pelizzoli
Ti potrebbero interessare anche ...

Igor Protti, gente di mare

Cos’hanno in comune Rimini, Livorno, Messina, Bari e Napoli? Il mare certo. E Igor Protti. Il leggendario bomber di provincia che quando sentiva sapore di sale non smetteva di segnare.
7 minuti Leggi subito

Andrea Mazzantini, il piccolo gigante

Andrea Mazzantini, nonostante il fisico minuto e una serie di sfortune micidiali riuscì a ritagliarsi il suo posto nel calcio che conta nonostante abbia giocato in Serie A “senza” una spalla, ma questo non l’ha mai saputo nessuno.
4 minuti Leggi subito

Leonardo Pettinari, la vita è adesso

Leonardo Pettinari si è ritirato nel 2013, a 27 anni, per motivi cardiaci: proprio quando la sua carriera stava viaggiando a vele spiegate in Serie A, la terribile diagnosi e l’addio al calcio. Oggi allena la Under 15 della Fiorentina
9 minuti Leggi subito