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Il bomber della Serie B Massimo Coda durante l'intervista per la rubrica I Signori del Sabato allo Stadio Luigi Ferraris di Genova
12 Giugno 2026

Massimo Coda: "Ho scelto di essere il Re della Serie B"

Nel terzo episodio de "I Signori del Sabato", Massimo Coda si racconta a ruota libera dal prato del Ferraris di Genova. Dai sacrifici a 17 anni in Svizzera all'esordio shock in Serie A con il Parma, fino alla scelta romantica e contromano che lo ha consacrato marcatore All-Time della Serie B con 144 gol.

Ci sono categorie che non sono semplicemente un campionato, ma uno stato d'animo. La Serie B è questo: un viaggio infinito tra piazze caldissime, stadi storici e sabati in cui ci si gioca la vita. Una giungla calcistica dove molti passano, ma solo pochissimi lasciano un segno indelebile.

In questo terzo episodio de "I Signori del Sabato. Oltre la categoria, dentro la leggenda", siamo andati sul prato dello Stadio Luigi Ferraris di Genova per incontrare l'uomo che ha riscritto la storia recente di questo campionato. Sguardo fiero, l'area di rigore come habitat naturale e un numero che profuma di eternità: 144 gol, che lo consacrano come il marcatore All-Time della Serie B. Massimo Coda è il bomber dei bomber, il custode dei sogni di un intero popolo.

Dagli esordi in Svizzera fino allo scettro della cadetteria, Coda si è raccontato a ruota libera, sul filo del fuorigioco, in un’intervista che scava dentro l'anima del numero nove.

Dai sacrifici a 17 anni al benzinaio "mancato"

Il viaggio di Coda comincia lontano, a soli 16 anni, quando con la maglia della Cavese segna una tripletta contro il Napoli. Da lì, l'immediato e insolito trasferimento oltreconfine, in Svizzera al Bellinzona. Un precursore dei tempi, ma con tutti i sogni e le paure di un ragazzo di 17 anni confinato in un ritiro su una montagna svizzera: «Erano tutti ragazzi più grandi, ho avuto un tentennamento lì per lì. Mio padre mi ha fatto ragionare: mi disse che se fossi tornato giù sarebbe stato difficile diventare un calciatore. Mi sono adattato».

E dire che, da bambino, le sue aspirazioni erano decisamente diverse e legate a un'immagine romantica della quotidianità, molto simile a quella confessata anni fa da Francesco Totti: «Volevo fare il benzinaio! Da bambino vedevo che cacciavano sempre questo mazzetto di soldi e fantasticavo: devo fare il benzinaio da grande, sono pieni di soldi! Invece è finita lì...». Il destino, per fortuna degli amanti del pallone, aveva altri piani.

L'Erasmus in Slovenia e l'esordio shock in Serie A

La vera svolta realizzativa e mentale arriva però in Slovenia, al Nova Gorica, dove mette a segno 18 gol in 33 presenze. Un vero e proprio "Erasmus" calcistico che gli sblocca qualcosa dentro. Al rientro in Italia, Coda vive una delle storie più incredibili legate a un esordio in massima serie. Sotto contratto con un Parma che all'epoca contava più di 300 giocatori, Coda si ritrova inizialmente a casa, senza spazio.

Dopo una lettera formale per essere reintegrato, viene aggregato alla Primavera allenata da Hernán Crespo. La determinazione fa il resto: si mette in mostra in un'amichevole contro gli esuberi della prima squadra e il giorno dopo Roberto Donadoni lo chiama tra i grandi. Dalla poltrona di casa all'esordio in Serie A contro il Cesena il passo è brevissimo.

Poi i gol, gli assist e quel terribile infortunio al crociato contro l'Inter che lo stoppa sul più bello, da cui però recupera a tempo di record in soli tre mesi grazie a una forza mentale fuori dal comune.

Le piazze del cuore: Salerno, Lecce e l'emozione del Ferraris

La carriera di Coda è una mappa geografica di passioni viscerali. A Salerno, vicino a casa, vive i primi sei mesi tra i dubbi della piazza per l'odio calcistico giovanile tra Cava e Salerno, ma decide di non muoversi da sconfitto. Resterà due anni segnando 33 gol e conquistando l'amore della gente. Ma è a Lecce che Coda tocca l'apice: «Lecce è sicuramente stata l’apice della mia carriera. Lì sono riuscito a esprimermi al massimo per due stagioni di fila. È diventata casa mia, ci ho comprato casa».

Poi il passaggio a Genova, sponda rossoblù, accolto dallo slogan pesante Only One Year per riportare subito il Grifone in Serie A. Una missione compiuta prima con Blessin e poi sotto la guida di Gilardino. E infine la Sampdoria, dove sperimenta l'altra faccia della Lanterna e l'incredibile brivido di segnare sotto la Gradinata Sud: «È emozionante, ti vorresti buttare dentro la gradinata quando succede».

I maestri, la Top 5 e la consapevolezza del Record

Nel suo percorso, Coda ha incrociato allenatori che ne hanno segnato la maturità. Da Roberto De Zerbi a Benevento, descritto come un visionario capace di dare un'identità vera sul campo, fino a Marco Baroni, incrociato in tre club diversi e visto crescere tatticamente fino alla consacrazione di Lecce. Senza dimenticare l'empatia e il legame umano instaurato con Andrea Pirlo in blucerchiato.

Quando gli si chiede di schierare la sua ideale Top 5 della Serie B con cui ha condiviso il campo, il bomber non esita: Gabriel tra i pali; una difesa solida con Letizia, Lucioni e Toni Gallo; un centrocampo di qualità assoluta con Hjulmand, Badelj e il "Mudo" Franco Vázquez; e davanti? Ovviamente, se stesso.

Il finale dell'intervista è un manifesto di romantica consapevolezza. Coda risponde a chi, negli anni, lo ha accusato di essersi "accontentato" della Serie B anziché lottare per un posto al sole in Serie A:

"Dopo l'annata di Lecce mi sono dato questo obiettivo: volevo superare tutti ed essere il primo in Serie B. Fare 15 gol in Serie A non mi avrebbe cambiato la vita, preferivo fare questo record e togliermi questa soddisfazione. Tanti allenatori mi hanno detto che mi sono accontentato, ma io la vedo in un altro modo: mi sono voluto divertire, ho preferito giocare sempre per vincere i campionati e avere occasioni. La mia parte in Serie A l'avrei fatta, ma non avrei avuto la stessa continuità. Ho preferito questa strada".

Una scelta contromano, fiera e vincente. Massimo Coda ha scelto di non essere una comparsa in paradiso, ma di sedersi sul trono eterno della Serie B. Il Re indiscusso dei Signori del Sabato.

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