Stefan Schwoch: "Quando Paolo Rossi mi chiamò Bomber ..."
C’è una città nel cuore del Veneto, gioiello del Rinascimento e capitale dell’oro, dove il silenzio elegante del marmo incontra il rumore di una passione viscerale. Questa città è Vicenza e quel rumore ha un nome e un cognome: Stefan Schwoch.
Lo abbiamo incontrato allo Stadio Romeo Menti per la seconda puntata de "I Signori del Sabato. Oltre la categoria, dentro la leggenda".
Il calcio a Vicenza non è solo uno sport: è identità, appartenenza, un filo invisibile che lega generazioni. Dopo aver ascoltato il racconto di Daniele Cacia nella prima puntata, il nostro viaggio tra i grandi bomber della Serie B prosegue con l’uomo che ha tatuato i colori biancorossi nell’anima.
Stefan Schwoch non è stato solo un attaccante da 81 gol con la maglia del Lane; è l’uomo che ha scelto di restare, che ha superato il mito di Paolo Rossi nelle statistiche e che ancora oggi, camminando sotto le colonne di Piazza dei Signori, sente il calore di una città che lo ha amato per prima.
Il primo giorno e il legame con il Lane
"I ricordi qui sono immensi", esordisce Stefan mentre lo sguardo si perde tra il prato del del Menti. "Forse il più bello è proprio il primo giorno: il taxi mi lasciò in Piazza dei Signori e io iniziai a camminare a piedi per capire dove fossi arrivato. Da lì è stato un crescendo".
Nonostante le radici divise tra il calore del Sud e la concretezza del Nord (con un nonno polacco e genitori meridionali), Schwoch ha trovato a Vicenza l'equilibrio perfetto. "Mi sento a casa in entrambi i posti. Del Sud ho la convivialità, la tavola lunga; del Nord amo la tranquillità".
"Ehi Bomber": L'incontro con Paolo Rossi
Essere l'attaccante di una squadra che ha scritto pagine indelebili del calcio italiano significa anche confrontarsi costantemente con il suo passato. Schwoch è il secondo miglior marcatore di sempre (il primo è Bruno Quaresima con 98) del Vicenza, un traguardo che lo ha portato a superare un’icona mondiale come Paolo Rossi.
"Per me Pablito era un’istituzione intoccabile", racconta con emozione. "Lo incontravo al bar Bolzani, ma non avevo il coraggio di avvicinarmi. Poi un giorno fu lui a chiamarmi: 'Ehi Bomber, vieni qua!'. Paolo Rossi sapeva chi fossi. Era una persona di un'umiltà incredibile, un uomo che superava di gran lunga il calciatore".
Napoli, il gol di punta e il mito di Diego
Se Vicenza è casa, Napoli è apoteosi del sentimento. Schwoch ricorda con precisione chirurgica il gol promozione a Pistoia: un tocco di punta, quasi da giocatore di futsal, che fece esplodere un popolo. "Ci fu l'invasione di campo, mi sfilarono persino una scarpa. Ricordo il terrore di Novellino che voleva sostituirmi per non rischiare la partita persa".
E parlando di Napoli, il pensiero va inevitabilmente a Maradona. "Ho dormito nella sua camera, ho sentito i racconti dei magazzinieri. Diego era sempre con i più deboli, mai con i forti. Era un'istituzione sincera".
Il calcio di una volta e il record di Coda
Schwoch non nasconde un pizzico di nostalgia per un calcio che oggi sembra puntare più sulla quantità che sulla qualità. "Una volta c'erano Totti, Del Piero, Vieri, Inzaghi... oggi la qualità è calata. Ai miei tempi i difensori ti martellavano, era un calcio vero, di battaglie che finivano al novantesimo".
E sul record di Massimo Coda, che lo ha recentemente superato nella classifica all-time della Serie B? "Nessun rammarico. Sapevo che sarebbe successo e sono felice sia stato lui. Se non lo batteva Massimo, non lo batteva nessuno".
Guarda la prima puntata integrale qui: