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Azione di gioco durante un Messina-Reggina durante l'ultimo derby dello Stretto in Serie A 2006
21 Luglio 2026

Mezzogiorno di fuoco, il derby dello Stretto

Nel punto in cui la Calabria sembra quasi voler toccare la Sicilia, ci sono appena 3,14 km di mare a dividere le due sponde dello Stretto. Un lembo d'acqua marina che è crocevia di traghetti, vite e passioni , ma che per novanta minuti si trasforma nel confine invisibile di una delle sfide più calde e identitarie del nostro calcio: il Derby dello Stretto.
Scritto da Carmelo Bisucci

Nel punto di minima distanza, sono 3,14 km di mare a separare Sicilia e Calabria. Tra Messina e Reggio Calabria ci sono circa 11 km, 14 nella tratta oggi più usata per traghettare, Tremestieri (ME) - Villa San Giovanni (RC). Un traghetto è il simbolo di un crocevia di persone, mezzi e vite che sembrano distanti, ma non lo sono. Eppure, si ha l’impressione che cambi tutto, che ci sia un mondo a parte in questo passaggio dalla penisola all’isola, in questa commistione tra Ionio e Tirreno. 

Zancle e Reghion: la stessa "mamma" greca

E se in tempi in cui tutto si spiegava coi miti, l’Odissea parla di Scilla e Cariddi come guardiani contrapposti delle due sponde dello stretto di Messina, la storia ci racconta che le due città nacquero come colonie di una stessa polis greca, Calcide, nell’VIII secolo a.C., coi nomi di Reghion e Zancle (poi Messàna). Insomma, condividono la “mamma”. Questo braccio di mare ha portato alla nascita di amicizie e legami, quale la somiglianza delle parlate locali, ma anche rivalità, dando vita a un derby non volto alla supremazia cittadina, ma alla “conquista” di uno degli stretti più importanti d’Europa, per sapere a chi sia più affezionato Poseidone, che secondo uno dei tanti miti, divise le due terre col suo tridente e il suo mare.

I primi storici incontri e il dopoguerra

Ma noi vogliamo sapere quando si è iniziato, dopo l’odore del mare, a respirare calcio. Anche qui, ci sono punti di contatto. Messina e Reggina nascono rispettivamente nel 1900 (i peloritani sono tra le diciotto società più antiche d’Italia) e nel 1914. Il sodalizio amaranto è fondato da un gruppo di sessantuno impiegati pubblici che sottoscrissero un atto collettivo; nella sponda opposta è il nobile armatore britannico Walter Friedrich Becker, comandante di una flotta esportatrice di vini siciliani, a dar vita al primo club calcistico della città. 

Ma sono tante le società attive nelle due città, tanto che nei primi anni è difficile poter parlare di derby, dal momento che erano numerose le compagini che lo disputavano, da ambo i lati. Due società che però saranno poi eredità di Messina e Reggina si affrontarono nel derby valido per il girone calabro-siculo di Seconda Divisione 1923-1924: Unione Sportiva Peloro e Reggio Foot Ball Club. All’Enzo Geraci di Messina, finì 2-1 per i siciliani. I calabresi si vendicarono al ritorno, imponendosi 3-2 nell’allora campo della Lanterna Rossa. Sono queste le prime battaglie per l’egemonia sullo stretto. 

Le origini comuni e i primi passi negli anni '20

Tra gli incontri degli anni 30 in Prima Divisione (terza serie dell’epoca) da segnalare due gol di Cevenini III, ex Inter e Juventus, per il Messina, oltre che un clamoroso 12-0 messinese nella C 1938/39, mentre dal 1932 gli amaranto giocano nello stadio comunale, futuro Oreste Granillo, coi dirimpettai che nello stesso anno si accasano al Giovanni Celeste, altro punto di contatto in questa storia. 

Mattatore in quegli anni sulla riva sicula è Renato Ferretti, miglior marcatore dei biancoscudati (92 gol), decisivo con una doppietta nel 5-0 rifilato ai rivali il 5 ottobre 1930. Le cose si fanno più professionistiche per la prima volta nel 1945/46, perché le due squadre si trovano in Serie C, incontrandosi per le cinque stagioni successive. Il bilancio è di quattro affermazioni del Messina (guidato a più riprese da Oronzo Pugliese), due pareggi e cinque vittorie reggine. A far sognare in quegli anni Reggio Calabria è l’istriano Erminio Bercarich, primatista di gol in amaranto (66) e di reti segnate al Messina (6).

Per otto anni non ci sono derby, fino alla Coppa Italia 1958, quando l’1-0 ai supplementari qualifica il Messina al terzo turno. Ma è nel 1965/66 che si raggiunge un ulteriore livello nella rivalità: la Reggina, sotto la presidenza di Oreste Granillo, incrocia per la prima volta il Messina in Serie B, categoria che i siciliani avevano mantenuto dal 1950 al 1962/63, quando ottennero una prima storica promozione in A, dove rimasero per due anni.

Due 1-1, cui seguono una vittoria casalinga per parte nel 66/67. 2-4 Reggina e 0-0 nel 67/68, con in mezzo un incontro di Coppa Italia, il 4 settembre 1966 a Reggio Calabria, deciso ancora una volta ai supplementari da Giacomo La Rosa, soprannominato il Sivori del Messina, mentre il mito degli anni 50 e 60 per i reggini fu Alberto Gatto, nativo di Villa San Giovanni, 362 presenze (record) in attacco e a fine carriera da libero, come lo schierò Tommaso Maestrelli, sulla panchina amaranto dal 1964 al 1968. 

Negli anni 70 il rendez-vous ha per palcoscenico la C e la sua Coppa Italia, epoca nella quale il fattore campo è decisivo: tranne in Reggina-Messina 0-1 del 1974 e l’1-1 al Celeste nel novembre 76, per il resto vincerà sempre la squadra in casa, fino al 1978. 

Gli anni d'oro della Serie B e le sue firme leggendarie

Con gli anni 80 il derby dello Stretto assume connotati di uno spessore superiore: nelle file del Messina arriva infatti un giovanissimo Totò Schillaci (256 gettoni in giallorosso-biancoscudato, record) che contro la Reggina segnerà quattro gol tra Serie B e Coppa Italia di C, mentre in panchina siederanno per i peloritani Franco Scoglio, il Professore, da Lipari,che aveva allenato nel 1978/1979 di là dallo stretto, e Zdenek Zeman.

La Reggina, per contro, vive anni difficili e nel 1986 rischia il crac finanziario, sventato dal nuovo amministratore delegato e presidente dal 1991, Pasquale Foti. Con Nevio Scala in panchina, i calabresi tornano in B nel 1988, potendo così misurarsi nuovamente coi dirimpettai messinesi. Le firme dei derby in queste stagioni sono eccellenti: dopo l’1-0 Reggina firmato Tarcisio Catanese, Schillaci è decisivo il 29 maggio 1989 con una doppietta (2-1). Nel 1989/90, Fulvio Simonini fa espugnare ai suoi il Celeste, mentre è Igor Protti a restituire la parilla al ritorno per i peloritani, ripetendosi poi l’anno dopo, nella vittoria casalinga per 2-0.

Nel secondo round a Reggio è Giuseppe Scienza a siglare l’1-0 amaranto. Dopodiché le due squadre cadono in C1, dove si affrontano nel 1992/93 (1-0 Reggina, 0-0 in Sicilia), ma al termine dell’annata, il Messina viene escluso dal professionismo e deve perciò ripartire dalla D, in cui le società diventano due. A prevalere nel titolo sportivo sarà la Peloro, che diventerà il Football Club Messina Peloro nel 1997, sotto la guida del presidente Emanuele Aliotta. 

Il paradiso della Serie A: l'apice dei primi anni 2000

È il 6 novembre 2001 quando in cadetteria ritorna il derby, a otto anni dall’ultimo disputato in C1 (il divario di tempo più grande, pareggiato dal periodo 2017-2025). Nel frattempo, la Reggina, ora allenata da Franco Colomba, era riuscita a salire in Serie A nel 1999, ma era retrocessa proprio in quel 2001, quando invece i rivali riguadagnarono la Serie B per la prima volta dal 1992.

A riaccogliere la lotta per il “controllo” dello stretto di Messina è quello che da due anni si chiama stadio Oreste Granillo, in onore del compianto e amatissimo patron amaranto per diciotto anni. Ormai le due squadre sono un concentrato di campioni, ma ci limitiamo a citare due nomi ciascuna: Ciccio Cozza, capitano e leader tecnico della Reggina, un 10 di provincia di quelli veri, e Giovanni Morabito, difensore, unico nella rosa a essere nativo di Reggio Calabria. Dalla parte opposta, il capitano Giuseppe Romano, 39 anni, già autore di una cavalcata dalla C2 alla B col Licata negli anni 80, ora vuole godersi per l’ultimo anno la cadetteria col Messina; e il bomber Denis Godeas, 15 gol quell’anno. Finirà 0-0, con anche un brutto infortunio occorso ad Enrico Buonocore tra le fila messinesi. 

Al ritorno però, è proprio l’ariete di Cormons a regalare 3 punti d’oro per la corsa salvezza dei peloritani di Daniele Arrigoni, mentre i calabresi ritornano in massima serie. Dopo uno 0-0 nella fase a gironi di Coppa Italia 2002/03, è il momento della storia: il Messina di Bortolo Mutti, nel 2003/04, torna in A, dove non giocava da 39 anni. Il derby dello Stretto raggiunge dunque il suo apice. Al primo anno, Messina domina: all’andata, il 31 ottobre 2004 nel nuovo stadio San Filippo, davanti a 41000 spettatori (6000 i reggini) Riccardo Zampagna e Arturo Di Napoli fanno lo scherzetto di Halloween agli amaranto di Walter Mazzarri, rendendo inutile l’iniziale vantaggio ospite di Emiliano Bonazzoli. Vittoria con cui in quel momento i messinesi si issarono addirittura al quarto posto in classifica (finiranno settimi).

Traghettando verso l’estrema punta della penisola, altro monologo biancoscudato: l’unico gol in A del difensore Filippo Cristante e il raddoppio di Gaetano D’Agostino chiudono la pratica al Granillo nel primo tempo. Pioggia di fumogeni dalla curva reggina, con l’arbitro De Sanctis che non fa invertire il campo nella ripresa. E così il grande pubblico conosce la forza della rivalità in riva allo stretto e con canti di gioia i giocatori siciliani tornano in traghetto al molo Rizzo. 

Sfide salvezza, campioni e gli sfottò storici

A fine gara poi, dallo spicchio riservato agli ospiti, compare uno striscione messinese con scritto “Fate puzza”; gli fanno eco dal lato opposto con “Nzivati”, cioè sporchi di grasso. Niente rispetto ai complimenti che normalmente si rivolgono le due tifoserie, due dei quali meritevoli di menzione: per i siciliani, a Reggio sono degli “sciacquatrippa”, piatto rinomato in terra calabrese, ma nome anche di un personaggio del racconto popolare di Messina, descritto come goffo e impacciato; in tutta risposta, i reggini apostrofano i messinesi col termine “buddaci”, un pesce che nuota nello stretto, dalla forma allungata sul muso, che lo costringe ad avere la bocca sempre spalancata.

Le tensioni però non si limitano alle parole. In quasi tutte e sei le sfide di Serie A si registrarono lanci di fumogeni, sassaiole e bombe carta nei pressi degli approdi marittimi prima e dopo le partite, quando i gruppi organizzati incrociavano i traghetti o i convogli avversari. Episodi non nuovi, visto che già negli anni 80 era frequente che i treni regionali e le auto utilizzate dai tifosi per raggiungere la sponda opposta venissero danneggiati da lanci di oggetti. 

Nel 2005/06 Cozza e Di Napoli firmano il pari al San Filippo, ma la sfida di ritorno si carica di una pressione che va oltre la gloria: il Messina di capitan Carmine Coppola è in piena zona retrocessione e può solo vincere per sperare nelle successive due gare rimaste. Ma dopo un primo tempo equilibrato, il trio d’attacco da sogno della Reggina, Cozza-Amoruso-Bianchi (Amoruso ex, giocava dalla parte opposta l’anno prima) demoliscono le speranze degli uomini di Gian Piero Ventura, consentendo così alla curva amaranto di esporre una gigantesca B in segno di scherno.

Come sappiamo, però, nell’estate 2006 Calciopoli scombina le carte, portando alla retrocessione della Juventus e così i siciliani rimangono in A. Il 20 settembre 2006 una strepitosa doppietta di Christian Riganò, nato a Lipari, sa di vendetta per i tifosi del San Filippo. Ma ancora una volta, il derby di ritorno del 18 aprile 2007 è una sfida salvezza dal peso specifico notevole. I calabresi partivano da un -11 in classifica per lo scandalo Calciopoli, ma hanno condotto un campionato eccezionale e sono quasi salvi grazie alla coppia gol Amoruso-Bianchi. I siciliani allenati dall’ex della sfida Bruno Bolchi, nonostante i ben 19 gol di Riganò a fine stagione, sono ultimi e devono necessariamente vincere a domicilio dei nemici.

Bianchi segna l’1-0, Riganò pareggia su rigore, ma nella ripresa si scatena Amoruso, che con una doppietta, senza rancore, si riscatta delle parole del presidente messinese Franza, che pensava di aver rifilato un bidone all’altro capo. E questa volta, nessuno scandalo ribalta la sentenza del campo. I derby della Serie A sono arrivati alla loro conclusione. 

Il declino recente e l'amaro baratro delle serie minori

Passano gli anni, nel frattempo le due società hanno destini diversi ma accomunati dalla depressione: il Messina nel 2008 non si iscrive alla Serie B della stagione successiva e fallisce, la Reggina invece in B ci rimane dal 2009 al 2014, anno in cui retrocede in Lega Pro. I peloritani, dopo anni di purgatorio in Serie D, proprio nel 2014 erano tornati in Lega Pro.

La stagione 2014/15 dunque riapre il capitolo dei derby in terza serie e il fato si diverte a tessere una nuova trama thriller. In campionato le due squadre lottano punto a punto per la salvezza, e negli scontri diretti Poseidone è giallorosso/biancoscudato. Orlando con uno spettacolare colpo di tacco fa espugnare ai suoi il Granillo, poi è un 4-1 perentorio al San Filippo-Franco Scoglio a mandare in estasi la sponda sicula: alla festa partecipano Giorgio Corona, quasi 41enne, già al Messina nel 1998/99, e Amato Ciciretti, che conosceremo in Serie A al Benevento. Il gol bandiera amaranto è di Roberto Insigne, fratello di Lorenzo. Ma come dicevamo, la sorte ha in mente qualcosa di subdolo e fine stagione lo spareggio salvezza è proprio il derby e come in A per i messinesi è un incubo: doppio 1-0, firmato Insigne a Reggio e Balistreri nella fu Zancle. Di nuovo, per la terza volta, è la Reggina a condannare i rivali alla retrocessione. 

Ma come nel 2006, ci pensa un altro scandalo, stavolta delle scommesse, a far riammettere in Lega Pro i siciliani. E per completare il piano diabolico, la Reggina è nei guai coi debiti ed è costretta a ripartire con una nuova società dalla D. Grazie al ripescaggio, nel 2016 gli amaranto vengono riaccolti in Lega Pro. Stavolta è 2-0 secco sia sulla ruota di Reggio che di Messina. Meritevole di menzione il gol di Antonio Porcino nel successo del Granillo, dato che il centrocampista è nativo di Reggio Calabria. A fine 2017, il Messina va incontro a un nuovo fallimento, per poi risalire in C nel 2021; la Reggina va in B, rimanendovi tre stagioni, sfiorando la Serie A con Pippo Inzaghi in panchina, ma finendo purtroppo nella mannaia del dissesto finanziario, che comporta un mesto ritorno in Serie D. 

Il derby torna a essere disputato nella stagione 2025/26, ma con un primato triste: mai era stato giocato in una categoria così bassa, la D. Il 12 ottobre è Roseti a far esultare Messina tra le mura amiche, mentre Tedesco e Palumbo sono i marcatori dell’1-1 al Granillo. L’annata si conclude coi calabresi che si sveglia troppo tardi e non approfittano della grande lotta per la promozione, perdendo poi i playoff-ripescaggio con la Nissa. Per i siciliani va molto peggio, perché col -14 in classifica, eredità dei nuovi problemi finanziari, si trovano a disputare i playout contro il Ragusa, ma lo 0-0 premia gli iblei per la migliore posizione in campionato, condannando Messina al declassamento in Eccellenza per la prima volta nella storia. 

Il bilancio e i numeri di un confine di mare

Tra sfottò, gioie e cadute, il derby dello Stretto è il simbolo di una distanza piccola, ma che reca in sé l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo: così simili ma così diversi. Potremmo parlare delle statistiche: 33 trionfi messinesi, 27 reggini, 17 pari, sintomo di equilibrio, e appena 8 successi siciliani contro i 7 calabresi in trasferta, sintomo di un fattore campo senz’altro determinante. Ma i numeri sono crudi, le emozioni no. Il mare a dividere, la passione viscerale a unire, molto più di un ponte che probabilmente mai esisterà.

Ecco perché il traghetto, mezzo della gioia o del disappunto per le squadre e i tifosi, sembra un carro che torna vincitore o sconfitto dalla guerra; è la metafora di due sentimenti agli antipodi, eppure uguali, di un sud fiero, anche se spesso bistrattato, che celebra la vittoria e il dominio su questo lembo d’acqua salata. È sapere che dall’altra parte del mare c’è una città fondata come la tua dalla stessa polis greca, una che avverte il tuo stesso pathos ma con cuciti addosso altri colori.

Ci sono un reggino e un messinese che si guardano negli occhi da una sponda all’altra. E quando al Granillo o allo Scoglio l’arbitro fischia l’inizio, sembra quasi che Poseidone ordini al mare di fermare lo sciabordio delle onde per ascoltare migliaia di voci incitare i propri beniamini, aspettando il verdetto del campo. 

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