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Brian Clough sulla panchina del Nottingham Forest durante la sua ultima partita da allenatore nel 1993

L'ultima panchina di Brian Clough

Maggio 1993
08

Un uomo che parlava troppo e vinceva ancora di più. Brian Clough non era nato per piacere: era nato per lasciare il segno. Sguardo torvo, battute affilate come rasoi e un’idea di calcio che sapeva di rivoluzione.

Quando siede sulla panchina del Derby County lo chiamano pazzo. Poi lo vedono alzare il primo campionato inglese della loro storia. Quando sembra che sia già entrato nella leggenda, fa qualcosa di ancora più straordinario: prende il Nottingham Forest, una squadra di provincia, e lo porta a dominare in Inghilterra prima e a conquistare l’Europa, poi, vincendo la Coppa dei Campioni. Due volte. 1979 e 1980. 

Nel mezzo, però, c’è anche un capitolo grigio. I famosi 44 giorni al Leeds United: chiamato a sostituire Don Revie, finisce in un ambiente che lo rifiuta dal primo minuto. Un matrimonio mai consumato. Una guerra fredda fatta di spogliatoi silenziosi e sfide di ego. Ma anche quello è Clough: un uomo che o lo ami, o non lo sopporti.

Gli ultimi anni sono amari. La magia si spegne lentamente, come una candela che non vuole arrendersi al buio. L’8 maggio 1993, Brian Clough siede in panchina col viso scavato e gli occhi persi nel vuoto. Sa già che sarà la sua ultima partita in carriera. 

In campo il Forest perde 2-1 contro l’Ipswich Town e retrocede in Championship. Ma c’è il tempo anche per un dettaglio che sa di destino: l’ultimo gol dei Reds lo segna suo figlio, Nigel. Come un passaggio di testimone scritto tra le righe della storia.

Quel giorno solo malinconia, silenzi e una figura iconica che saluta il calcio con un peso nel cuore. Se ne va così uno degli allenatori più geniali e divisivi della storia del calcio inglese. Clough era troppo per molti. Troppo scomodo, troppo diretto, troppo geniale. Ma aveva dentro il fuoco sacro tanto che ancora oggi ci si chiede: e se gli avessero dato la panchina dell’Inghilterra? Chissà!

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