Salta al contenuto principale
TDP Originals

Alessandro Spanò, quando il libro batte il pallone

Alessandro Spanò nell’estate 2020 è il capitano della Reggiana ma decide di ritirarsi per continuare a studiare all’estero. Una scelta non da poco per il capitano di una squadra. Una scelta presa, senza pentirsene.
Image
Alessandro Spanò - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Nel 1998 esce nelle sale cinematografiche uno dei film più famosi di Peter Howit, “Sliding doors”: protagonista, Gwyneth Paltrow. La Paltrow interpreta il ruolo di Helen, una giovane ragazza appena licenziata e che, nel correre verso la metro per tornare a casa dal fidanzato Gerry, una bambina, giocando, le si mette davanti impedendole di salire sul treno. Non appena le porte si chiudono, tutto torna a pochi attimi prima, questa volta Helen scansa la bambina e riesce a salire sulla metro. In quel momento la sua vita si divide in due dimensioni parallele: Helen che perde la metropolitana; Helen che riesce a salire sulla metropolitana.

 “Sliding doors” in italiano significa “porte scorrevoli”, che ci aprono la strada o ce la chiudono. Capita che queste si chiudano davanti a noi, impedendoci di proseguire: perdiamo una manciata di secondi che possono però cambiarci la vita. Come avviene a Helen nel film: la sua vita cambia se avesse preso o non avesse preso la metro.

Il protagonista della nostra storia quando è uscito “Sliding doors” ha quattro anni e difficilmente ha visto al cinema la pellicola con protagonista la Paltrow, all’epoca 26enne. Magari ha visto il film anni dopo e proprio come Helen, anche lui a 26 anni, si trova davanti alla sua “sliding doors”, una questione di attimi, di scelte. Scelte che cambiano la vita.

Il protagonista è Alessandro Spanò, uno che nella vita si è trovato ad un bivio tra lo scegliere tra il ruolo di calciatore e quello di studente. Da una parte, guidare la Reggiana (anzi, la Reggio Audace), la squadra per la quale è tesserato, al suo ritorno in Serie B dopo 21 anni di attesa, o proseguire la sua carriera di studente universitario. Uno penserebbe: “può continuare a studiare online e continuare a giocare a calcio”. Del resto, sono in tanti i calciatori che, nonostante lo status di professionisti, giocano e studiano.

Alessandro Spanò però nell’estate 2020, la prima marchiata dal Covid-19, ha fatto un gesto clamoroso: si ritira dal gioco del calcio per proseguire la carriera di studente universitario. In pratica, all’età di 26 anni, l’età in cui un calciatore è nel pieno della maturazione tecnica e fisica, ha detto “basta!”. Si ritira dal calcio per proseguire la sua carriera universitaria all’estero. Lui che è il capitano e bandiera del club emiliano che, vincendo i play off contro il Bari, conquista la Serie B.

Quell’estate Spanò si trova di fronte a un bivio, decide di proseguire per la strada che porta allo studio universitario, si laurea a pieni voti e oggi lavora in una società nel campo finanziario-tecnologico.

Ma chi è Alessandro Spanò, dopo Leonardo Pettinari il protagonista della nostra rubrica “Ritiri prematuri”?

Il ragazzo di provincia che gioca in provincia

Nato a Giussano, in Brianza, Alessandro Spanò si appassiona subito al gioco del calcio. Nel 2013 è tesserato dalla Pro Patria, compagine di Busto Arsizio, militante nel girone A di Lega Pro Prima divisione (la vecchia Serie C, per intenderci).

Ha 20 anni e, essendo un professionista, può vivere di calcio. Rimane a Busto una sola stagione, giocando 28 partite e segnando una rete. È un difensore centrale, uno che impedisce all’avversario di turno di segnare gol alla sua squadra ed è quindi uno che, di natura, è portato a segnare poco.

Nell’estate 2014, Spanò passa alla Reggiana, in Serie C, la prima squadra italiana ad avere uno stadio di proprietà, l’ex Giglio, ora di proprietà … del Sassuolo.

Piano piano l’allora 24enne difensore si ritaglia i suoi spazi, è affidabile ed è un leader della squadra. Poi però nell’estate 2018 la Reggiana fallisce, non si iscrive al campionato di Serie C tra lo stupore di tutti e la rabbia dei tifosi granata che speravano che la nuova proprietà avrebbe fatto fare al sodalizio quel salto di categoria che da quelle parti mancava da troppo, tanto tempo.

Si riparte dalle Serie D, si riparte dal girone D: si va a giocare a Fiorenzuola, Pavia, Sasso Marconi, Mazzano, Budrio, Brescello, Lodi, Adro, Crema. Posti bellissimi della nostra Penisola, ma la Reggiana avrebbe giocato nei Dilettanti non tra i professionisti. Non proprio la stessa cosa (anche a livello di impianti di gioco).

La Reggio Audace si piazza al terzo posto dietro Pergolettese e Modena, con i primi promossi direttamente in terza serie. Sale in Serie C anche il Modena che batte  4-1 proprio la squadra granata nella finale play off. Sarebbe stata ancora Serie D per la squadra emiliana, se nonché un ripescaggio la porta in Serie C. Alla fine, è andata bene: il suo centenario il club lo festeggerà tra i professionisti. Nuovo tecnico della squadra, il 49enne Massimiliano Alvini.

Reggio Audace alla caccia della Serie C

Ovviamente in questo contesto, Alessandro Spanò è un caposaldo della difesa pronta, nella stagione 2019/2020, a giocare in Serie C. Nel frattempo il giocatore si iscrive ad università telematica: il giusto compromesso tra chi lavora e non può frequentare la lezioni.

Alessandro passa in serie tutti gli esami e ha in programma di discutere la tesi il 23 luglio 2020, quindi a stagione terminata. Però l’anno accademico 2019/2020, come l’anno calcistico 2019/ 2020 e come la vita di tutti noi è un periodo che definire complicato è un eufemismo: il 9 marzo l’Italia e il mondo sono in lockdown per via del Covid, tutto si ferma per almeno due mesi. Non si lavora (o meglio, esplode lo smart working), i campionati si fermano, non si può andare allo stadio. E ovviamente non si può andare a lezione e tutto è fatto su piattaforme on line. L’ultima partita della Reggiana è la trasferta di Gubbio del 23 febbraio pareggiata 0-0.

I campionati riprendono a giugno e anche la Serie C continua: si riparte direttamente dai play off promozione dove 28 squadre giocheranno per accaparrarsi la quarta promozione in Serie B dopo Monza, Vicenza e Reggina. La Reggiana ha chiuso al secondo posto il suo girone, quindi può accedere alla fase nazionale. La finale viene fissata per mercoledì 22 luglio 2020.

Alessandro Spanò pensa: ma sì, tanto la Reggio Audace non arriverà in finale e io posso godermi tutto luglio per preparare la mia tesi ed il discorso che dovrò fare davanti alla commissione esaminatrice.

Primo avversario da affrontare in casa, il 13 luglio, il Potenza, che ha chiuso al quarto posto nel girone C. 0-0, passano i granata perché posizionati meglio in classifica.

Si arriva in semifinale il 17 luglio, dove i ragazzi di Alvini affrontano, ancora in casa, il Novara: segnano i padroni di casa con Kargbo al 23’ ma al 47’ i piemontesi, settimi nel loro girone, pareggiano con capitan Buzzegoli. In caso di pareggio, a passare in finale sono gli emiliani, meglio classificati in regular season rispetto ai piemontesi. La Reggiana in finale ci va e non perché la partita finisce 1-1 ma perché vince 2-1 con il gol, al 55’ del secondo tempo, del capitano della squadra. Un difensore centrale, uno che ha il numero 6: Alessandro Spanò. Uno che segna poco, ma che segna un gol storico. Sarà finale, il giorno prima della discussione di laurea. O meglio, poche ore dopo la finalissima.

Anche la finale promozione si gioca, come tutti play off, a porte chiuse e si gioca ancora al “Mapei Stadium”: Reggiana contro Bari. Prima del calcio di inizio, al momento dello scambio dei gagliardetti e sulla scelta del campo, a centrocampo ecco di due capitani: da un lato Spanò e dall’altro Valerio Di Cesare. Da un lato, uno che la Serie B non l’ha ancora giocata in carriera, dall’altra uno che in quella categoria ci ha giocato la quasi totalità della carriera.

Un tratto in comune però accomuna i due calciatori: sono ripartiti con le loro squadre dalla Serie D e ora si giocano la promozione in Serie B. Non avevano lasciato la loro squadra nel momento più buio e le avevano condotte a giocarsi un posto in Serie B.

A vincere è ancora la Reggiana per 1-0 grazie al gol del solito Kargbo. Reggiana in paradiso, Bari all’inferno. Alessandro Spanò alza al cielo di Reggio Emilia la coppa dei vincitori dei play off. La Audace Reggio torna a giocare in Serie B dopo 21 anni dall’ultima volta, dalla stagione 1998/1999.

La discussione della tesi e l’annuncio: mi ritiro, continuo a studiare

Alessandro, quella sera, tornato poi a casa e mentre si mette a letto, ebbro per la gioia calcistica, prima di chiudere gli occhi, dà uno sguardo al suo armadio e ammira l’abito appeso che avrebbe indossato da lì a poche ore per discutere la tesi in Economia aziendale e management.

Alessandro la mattina si presenta in aula (tra tutte le restrizioni del caso per colpa del Covid), un pò frastornato. Discute la tesi e festeggia con la corona di alloro in testa; ce l’ha fatta e tutto a meno di 24 ore da quando ha alzato la coppa davanti ai compagni.

La notizia non passa inosservata perché non è da tutti vincere una finale play off e poi, dopo neanche 24 ore, laurearsi. Alessandro discute, stringe mani, fa foto, è diventato “dottore”.

Il sogno di ogni genitore è quello di vedere il proprio figlio laureato e con il famoso “pezzo di carta” tra le mani perché senza di quello “non si va da nessuna parte”. Ale ce l’ha fatta: i sacrifici, molto spesso, pagano.

La Audace Reggiana che si appresta a disputare il trentaquattresimo campionato di Serie B della sua storia ha tra le proprie fila un capitano-dottore. Ma qualcosa non va secondo i piani di squadra e di tifosi, perché ad una settimana dalla discussione della tesi, Alessandro comunica, in poche parole, questo: “ho vinto una borsa di studio e dovrò trasferirmi all’estero tra Londra, San Francisco e Shangai, frequenterò un master di 18 mesi presso la Hult Business School di Cambridge, nel Massachusetts. Mi ritiro dal calcio”. Questo si immagina siano state le sue parole.

Alessandro Spanò a 26 anni dice basta e lascia il mondo del calcio. Lascia Reggio Emilia dopo sei stagioni ed un rinnovo di contratto importante per scegliere un altro percorso. Lascia da idolo, da eroe della promozione.

Una carriera, quella di Alessandro Spanò, passata tra Serie D e Serie C per un totale di 232 partite giocate, 17 reti segnate e cinque assist serviti in sette stagioni, le ultime due contraddistinte da due infortuni ad un ginocchio.

La sera della vittoria sul Bari, ci immaginiamo Alessandro Spanò guardare il soffitto di casa e pensare di trovarsi ad un bivio, ad uno “sliding doors”: “continuo a giocare nella Reggiana ma non potrò frequentare il master oppure frequentare il master e dire addio al sogno di giocare a calcio in Serie B? Quale sarà la scelta giusta?”

Tutti (a Reggio) sapevano del suo percorso universitario, ma nessuno sapeva della scelta successiva.

Sui social, molti si sono divisi sulla sua scelta, ritenendo il ragazzo di Giussano un pazzo: ritirarsi ad un passo dal sogno della gloria, nel pieno della maturità e con un corposo (si suppone) conto in banca per continuare a studiare. Però Alessandro lascia l’incerto (la carriera di calciatore) per il certo, ovvero costruirsi un futuro viaggiando all’estero, studiando libri in lingua inglese, cambiando vita. Anche perché non era detto che la sua carriera da giocatore sarebbe arrivata ai massimi livelli (del resto, la carriera di uno sportivo è sempre incerta sotto questo punto di vista).

Si scopre, in quei giorni, che non si ha a che fare con uno sprovveduto, perché Spanò è uno che sa quello che vuole, uno con la testa sulle spalle, tanto che si viene a sapere che a 22 anni aveva partecipato ad un progetto in Africa per costruire degli ospedali.

Aveva ragione Steve Jobs, il visionario

Perché Alessandro Spanò, 26 anni da Giussano, difensore e capitano di una squadra storica del nostro calcio, ha lasciato il calcio? Sicuramente perché aveva “fame”, “fame” di crescita, successo, miglioramento e upgrade personale, conoscenza del Mondo.

Probabilmente Alessandro avrà sentito più volte il discorso che il 12 giugno 2005 Steve Jobs, fondatore di Apple, tenne alla Stanford University. Jobs disse a quelli studenti di restare sempre “hungry […] foolish”, ovvero “affamati” e “folli” di conoscere tutto il Mondo che li circondava e di non accontentarsi mai.

A distanza di quasi venti anni, quel discorso è il manifesto di tutti coloro che non si fermano alla prima difficoltà. Ed infatti Jobs disse:

 “Il tempo a vostra disposizione è limitato, non sprecatelo vivendo una vita che va bene per altri ma non vi appartiene. Non lasciatevi condizionare, non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra la voce che avete dentro. Ma soprattutto abbiate il coraggio di seguire quello che avete nel cuore, lasciatevi guidare dall’intuito. Siate affamati. Siate folli”.

Non sappiamo se davvero il discorso di Jobs abbia influenzato o meno Spanò, ma sicuramente le parole del guru della Apple entrano a gamba tesa in questa nostra storia.

Alessandro Spanò è stato “folle”, ma anche “affamato” mostrando al Mondo che se si vuole fare qualcosa di importante nella vita c’è da seguire sempre la propria strada.

Bivio o non bivio che sia. Porta scorrevole o no che si para davanti a noi.

Racconto a cura di Simone Balocco

Ti potrebbero interessare anche ...

Junior Messias, il profeta di Ipatinga

Puliva mattoni e consegnava frigoriferi. A breve lo vedremo a San Siro vestire la maglia del Milan. Se non conoscete la storia di Junior Messias non permettetevi di parlare di Junior Messias.
5 minuti Leggi subito

Tim Wiese, The machine

Il portiere tedesco “personaggio” e trascinatore di un Werder Brema storico, rinato sul ring. Se il calcio lo ha reso grande, la palestra lo ha reso enorme! La World Wrestling Entertainment è lieta di di presentarvi “The Machine”: Tim Wiese 
5 minuti Leggi subito

Martin Palermo, il titano del gol

Il più grande 9 in Sudamerica per più di 10 anni, il miglior goleador di sempre in maglia Boca e, soprattutto, uno di quegli attaccanti pittoreschi proclamato a furor di popolo come idolo indiscusso della Bombonera: Martin Palermo.
5 minuti Leggi subito