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Leonardo Pettinari, la vita è adesso

Leonardo Pettinari si è ritirato nel 2013, a 27 anni, per motivi cardiaci: proprio quando la sua carriera stava viaggiando a vele spiegate in Serie A, la terribile diagnosi e l’addio al calcio. Oggi allena la Under 15 della Fiorentina
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Leonardo Pettinari - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Il sogno di ogni bambino che inizia a dare il calcio ad un pallone è quello di diventare un giorno un calciatore professionista. Molti ci riescono, altri no. E tra quelli che ci riescono, non è detto che diventino dei campioni: diventano, sì, professionisti ma magari non riescono ad arrivare in Serie A. Nel calcio non serve essere dei Maradona, dei Pelé o dei Messi: ai tifosi interessa che il proprio giocatore sia funzionale alla squadra, che si impegni sempre e che metta quella maglia al primo posto nella sua vita.

Leonardo Pettinari è uno di quelli che ce l’ha fatta ad arrivare in Serie A, ma poi il sogno è diventato un incubo perché, per colpa di una cardiomiopatia aritmogena, ha dovuto dire addio alla carriera e al suo sogno di diventare un giocatore in pianta stabile in massima serie.

Per lui, un ritiro anticipato. Troppo anticipato, ma se non si fosse fermato magari oggi non sarebbe tra noi e non potrebbe allenare i Giovanissimi Nazionali Under 15 della Fiorentina.

Un sopravvissuto? No, Leonardo Pettinari è stato fortunato che la diagnosi della sua problematica sia arrivata in tempo, in tempo per capire che era ora di dire “basta” con il calcio perché la salute viene prima di ogni altra cosa al Mondo. E pazienza sei hai solo 27 anni, ma l’apporto dei medici (e la loro celerità nel trovare la diagnosi) è stato decisivo.

Ok, va bene, ma chi è Leonardo Pettinari? Ecco qua la sua storia.

Gli inizi nella Sangiovannese e l’arrivo a Cittadella

Pratese (anzi di La Querce, zona est della capitale italiana del tessile), Leonardo Pettinari è un mancino. Usa il sinistro per passare la palla al compagno e per segnare. Di piede mancino sono i giocatori più iconici. “Leo” a 20 anni quando debutta tra i professionisti del calcio in Serie C1 con la maglia della Sangiovannese, squadra toscana di San Giovanni Valdarno, Arezzo. Arriva in prestito dalla Fiorentina dove si era messo in mostra nella Primavera, dopo aver fatto al trafila del settore giovanili gigliato.

La Serie C1 era una buona vetrina: non si giocava mai in stadi pieni e su campi perfetti, ma la terza serie significava essere dei giocatori professionisti. Pettinari, a 20 anni, aveva realizzato il suo sogno: diventare un giocatore professionista. Un punto di arrivo, dunque, ma non per lui: lui voleva sfondare e diventare ancora più forte di quanto non lo fosse già. In quella Sangiovannese era allenato da Paolo Indiani, tecnico di provincia ma di grande spessore.

Rimane nella “sua” Toscana un solo anno e poi deve fare armi e bagagli: lo vuole la Reggina che lo tessera. Un viaggio lungo 960 chilometri, ma con una meta ben precisa: Serie A. Eh si, perché allora la Reggina era una bella realtà del nostro calcio, una piazza appassionata dove al “Granillo” era difficile fare punti e chi li faceva dove sudare le proverbiali “sette camicie”.

Ma Leonardo Pettinari, maglia amaranto numero 32, a Reggio non avrà vita (calcistica) facile: a centrocampo mister Ficcadenti può contare, tra gli altri, su capitan Ciccio Cozza, Edgar Barreto, Vigiani, Luca Vigiani e ha come compagni gente del calibro di Amoruso, Brienza, Aronica e Modesto.

In massima serie, Leonardo Pettinari non gioca ma trova spazio in Coppa Italia, il giusto “luogo” dove fare giocare i giovani e per far fare turn over ai giocatori più esperti. E niente meno, l’ala toscana segnerà il gol del momentaneo 1-2 nel match di andata contro l’Inter al “Granillo”. Reggina poi eliminata dai nerazzurri, ma per “Leo” la gioia di avercela fatta.

A Reggio Calabria, Leonardo gioca in Serie A, trova l’amore della sua vita, tutto va bene, cosa può andare storto? Nulla, se nonché Pettinari nell’estate 2008 lascia la città dello Stretto e va a Ravenna, in Prima Divisione, il nuovo nome della Serie C1. Due passi indietro (come categoria) per la carriera di Leonardo, ma la consapevolezza di essere ormai un calciatore fatto e finito che vuole ancora migliorarsi. Ed dopo una stagione con tre reti, ecco il salto di categoria in Serie B, venendo acquistato dal Cittadella, squadra padovana con solida esperienze in cadetteria.

L’anno di Cittadella è il migliore per il 24enne Leonardo: 8 reti, molti di pregevole fattura con quel mancino che è una benedizione. Mister Foscarini non può fare a meno di lui, è il terzo marcatore del club dopo i bomber Ardemagni e Iunco. I tifosi stravedono per lui, il Cittadella arriva sesto e si gioca i play off promozione. Non andrà in Serie A, ma il Cittadella era ed è ancora oggi un osso duro per chiunque.

 

Il passaggio all’Atalanta e la promozione in Serie A. Il primo campanello d’allarme.

Leonardo è stato uno dei giocatori più interessanti della Serie B 2009/2010 e ha un sinistro che non perdona. E per questo motivo …arriva a Bergamo.

L’Atalanta di quella stagione è appena retrocessa dalla Serie A, vuole tornare subito su e allestisce una squadra che vuole vincere il campionato. Il presidente Percassi porta nella città di Sant’Alessandro martire tantissimi giocatori, tra cui, per 1,5 milioni di euro, l’ala di La Querce.

Pettinari per la prima volta va a giocare in una squadra che vuole la massima serie. Sa che dovrà impegnarsi a fondo, sarà che dovrà lottare perché la Serie B è un torneo lungo, difficile ed impervio. Lui è consapevole di tutto, si getta nella mischia e trova l’ambiente idoneo per lui. Tra lui, la squadra e la tifoseria è amore a prima vista.

Giocherà solo diciassette partite (il 45% della regular season) e segna due reti contro Vicenza e Crotone. A fine stagione l’Atalanta, come da pronostico, vince la Coppa Ali della Vittoria e torna in Serie A. Con lei il Siena e la sorpresa Novara.

Pettinari è confermato: a distanza di tre anni farà ancora parte di una squadra che gioca in Serie A. Ma se a Reggio era un giovane di belle speranze (calcistiche), con l’Atalanta ci arriva a 25anni e con un bel bagaglio alle spalle. Però a giugno Leonardo non sta benissimo, non è in forma. Si fa visitare in ospedale, ma tutto si normalizza.

Pettinari si sente però in forze, parte per il ritiro con la Dea ed è pronto per la sua prima “vera” stagione in Serie A. E’ carico, è pronto.

A 25 anni, “Leo” ce l’ha fatta: gioca in serie A. Il debutto arriva, anche se per soli dieci minuti, il 6 novembre 2011 in casa contro il Cagliari: entra al posto di Giacomo Bonaventura, si colloca nella parte sinistra del campo e vede vincere la Dea grazie al gol, al minuto 80, di German Denis, il “tanque”, uno che la Serie A la conosce bene.

Il debutto per Leonardo arriva solo a novembre…e li finirà la sua avventura in Serie A. A novembre, in un allenamento, si deve fermare: un attacco di tachicardia. Il cuore impazzisce per una ventina di secondi. Riposo assoluto.

Che sfortuna: nel momento più bello, il riposo forzato. Ma almeno può giocare ancora, ma non a Bergamo ma bensì a Varese, in Serie B. Dopo tanta fatica, quando si arriva a toccare il soffitto, il crollo: ancora cadetteria.

Ma i mesi di Pettinari a Varese saranno gli ultimi da calciatore, visto che la tachicardia si fa più intensa e gli attacchi aumentano. Urge un esame più approfondito ed ecco arrivare la scure: gli viene trovato del tessuto adiposo sul ventricolo sinistro, ovvero Leonardo è affetto da cardiomiopatia aritmogena.

Pettinari deve interrompere l’attività. Tra l’altro per lo stesso problema era morto, il 14 aprile 2012, Piermario Morosini. La morte di Morosini fu un colpo per tutti: era morto in campo durante la partita tra Pescara e Livorno, la squadra dove allora militava.

A Pettinari viene impedito di giocare: la paura è tanta. Non può giocare, non ha l’idoneità. E senza idoneità non si può scendere in campo.

Morale: nel 2013, Leonardo Pettinari, a 27 anni, è costretto a dire addio al suo calcio, a quello sport che lo ha visto partire da La Querce per arrivare a giocare nella Fiorentina Primavera e poi in Serie A. Una mazzata, lui che sognava di emulare le gesta del suo idolo Alessandro del Piero e del mito Lionel Messi. Niente più di tutto ciò.

E ora cosa si fa? Se non si può andare in campo, si può andare in panchina. In piedi e non seduto: l’allenatore.

Ad un anno dal ritiro, Pettinari non si è arreso ma se non poteva più giocare, decide di allenare. E proprio nel 2014 realizza un sogno: creare una propria scuola dove formare giovani calciatori grazie all’amico Cristiano Sonetti, figlio di Nedo, allenatore di tante squadre di A e di B, presso il suo centro sportivo a Prato.

Sempre nella stagione 2014/2015 ci fu un back to the roots per Leonardo: allenare la squadra della sua frazione, il La Querce 2009, partecipante al campionato di Terza categoria. Un ritorno al passato partendo dal basso, dall’ultimo gradino del calcio nazionale ed il La Querce vince subito il campionato. Pettinari rimane ancora a Prato ad allenare, ma dalla stagione 2016/2017 passa alle giovanili della Fiorentina. Un altro back to the roots: se la prima squadra che alleva era la prima squadra in cui ha giocato, la seconda era la squadra (anche se a livello giovanile) che lo ha formato come calciatore: aveva 10 anni allora quando varcò i cancelli del settore giovanile gigliato, una vita (calcistica) fa.

Oggi Leonardo Pettinari, sposato con Giusy e padre di Sofia e Noah, allena i Giovanissimi Nazionali Under 15 della Viola dopo essere stato, qualche anno fa, anche vice- della Under 17. Poi un break con la Viola e l’attuale ruolo di mister dei Giovanissimi Nazionali.

Se tanto da tanto, si spera che il futuro regali a questo ragazzo altri back to the roots. E magari un giorno fargli incontrare il mito Josep Guardiola. O magari vederlo tornare a Bergamo, la città che più ha amato e dove ancora oggi è ricordato dai tifosi che per lui si prodigarono con striscioni e cartelli affinché si rimettesse dai suoi problemi.

Oggi Leonardo Pettinari ha 37 anni (ne compirà 38 il prossimo 23 luglio) e si è buttato a capofitto nella nuova vita da allenatore. Sicuramente a volte (se non sempre) ripenserà come sarebbe stata la sua vita se il suo cuore, nel giugno 2011, non avesse iniziato a fare le bizze.

E’ andata così, ma sicuramente Leonardo Pettinari quando alza al cielo gli occhi non può che ringraziare il medico che lo ha curato, ringraziare chi di dovere ed abbracciare, anche solo con il pensiero, Piermario Morosini e Davide Astori. Il loro ricordo è e sarà sempre presente in Leonardo Pettinari, di piede sinistro.

 

Racconto a cura di Simone Balocco

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