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Grégory Coupet, il nemico alla porta

Cresciuto nel Saint-Etienne e diventato poi colonna del Lione, capace di vincere 7 scudetti di fila. La storia del portiere finito a fare l’eterna riserva di Barthez in Nazionale.
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Grégory Coupet - Illustrazione Tacchetti di Provincia

E se vi dicessero che il più grande guerriero ateniese era in realtà nato a Sparta?

E se vi dicessero che Borg e McEnroe erano stati compagni di classe e migliori amici in gioventù?

E se vi dicessero che i primi passi nella moda Elsa Schiapparelli li aveva in realtà mossi lavorando nell’atelier di Gabrielle “Coco” Chanel?

Quale sarebbe stato il finale della storia?

In Francia invece è successo che l’Olympique Lione, nel 1997, ha acquistato dagli odiatissimi cugini del Saint Etienne un portiere di nome Gregory Coupet. E per farvi capire quanto poco buon sangue corra tra le due tifoserie, che danno vita a quello che da sempre viene chiamato “Derby del Rodano”, vi basti ad esempio sapere che nell’agosto del 2022 i tifosi del Lione attuarono uno sciopero del tifo verso i propri beniamini, “rei” di indossare (alcuni di loro) scarpini verdi, storico colore sociale degli eterni rivali.

Volete sapere come è andata a finire?

Coupet è diventato il più vincente portiere ad aver vestito la maglia dell’OL. Secondo per presenze all time dietro all’inarrivabile Serge Chiesa, primo per presenze in coppe Europee. E, prima dell’arrivo di Verratti al PSG, unico giocatore a poter vantare, nella propria bacheca, ben 7 campionati francesi

I tre maestri

Occorre partire da una doverosa premessa: Gregory Coupet è stato un grande portiere, sotto tutti i punti di vista.

Ha avuto la fortuna di poter imparare dai grandi numeri uno del calcio francese, incontrati lungo il proprio sentiero.

Dapprima Joseph Antoine Bell, numero uno camerunense, nominato dall’IFFHS “Portiere africano del secolo”, che si divideva la titolarità in nazionale con Thomas N’Kono, idolo del nostro Gigi Buffon (che ha chiamato in suo onore suo figlio Louis Thomas).

Poi Pascal Ometa, campione d’Europa con il Marsiglia nel 1993, lo sanno bene i tifosi del Milan, prima di diventare baluardo proprio del Lione nei primi anni ’90.

Coupet è stato in grado di panchinare entrambi questi storici protagonisti del ruolo. E se Bell incontra Gregory nel tramonto della propria carriera, Ometa qualche anno buono nei guantoni lo ha ancora, quando è costretto a sedersi in panchina per guardare il nuovo che avanza prima, e a cambiare destinazione poi, per chiudere la propria carriera tra l’Espanyol e l’Ajaccio.

Coupet non riesce a panchinare il proprio terzo maestro, per il semplice fatto che Joel Bats guantoni e scarpini al chiodo li appende già nel 1992, quando si ritrova allenatore di Gregory al Lione, dove arriva nel 2000 per curare la preparazione degli estremi difensori.

È Bats a togliere i residui di marmo in eccesso, rendendo Gregory Coupet un portiere statuario, capace di blindare per anni la porta dell’ OL inanellando titoli su titoli, record su record, parate su parate. La più strepitosa delle quali è quella fatta nientemeno che al Camp Nou di Barcellona in un match di Coppa dei Campioni, rimediando addirittura di testa ad uno sciagurato retropassaggio di Caçapa, e balzando anche sul successivo tap in di Rivaldo, a due metri dalla porta.

Il tradimento

Ma, come detto, il tutto nasce da un tradimento. Come avviene in tantissime storie di vero amore.

È l’estate del 1997. Il giovane Gregory, nato nell’Alta Loira e cresciuto in un altro Olympique, quello Le Puy, dove si alterna facendo sia il portiere che l’attaccante, da circa 7 anni veste la maglia del Saint-Etienne, squadra di verde vestita con la propria sede nel triangolo Alveria-Rodano-Alpi, alla ricerca costante di un posto al sole nell’intricato calcio francese.

Con l’ASSE Coupet riesce, giovanissimo, a imporsi, come visto, sul leggendario ma ormai vetusto Bell. Dimostrandosi portiere con enormi potenzialità, sebbene ancora in parte da svezzare. Su di lui, quell’estate, ci sono gli occhi di mezza Ligue 1, e anche di qualche club straniero, secondo le voci impazzite che si rincorrono a Radio Mercato.

Quando i notiziari locali comunicano la notizia, però, serpeggia subito malumore e sgomento: è ufficiale il passaggio di Gregory Coupet al Lione!

Ora, capita l’eterna rivalità tra i due club, immaginate ora di essere un tifoso sfegatato dell’OL. Al quale viene detto non solo che è stato acquistato un giocatore che ha molto ben impressionato con la maglia del club nemico distante 80 chilometri, ma che in lui il board della società ha visto un degno erede di Olmeta, divenuto nel frattempo leggenda.

Non si arriva allo sciopero totale, o al lancio di una testa di maiale (come capiterà a Figo qualche anno al suo ritorno a Barcellona dopo essersi trasferito all’Atletico Madrid), ma poco ci manca. A smorzare qualsiasi tipo di polemica entra in scena il calcio, quello vero.

Perché, con Coupet a chiudere a doppia mandata la saracinesca della porta, il Lione crea in quegli anni una vera e propria egemonia, portanto a casa: i primi 7 campionati della propria storia, tutti consecutivi, tra il 2001 e il 2008;  6 Supercoppe di Francia; 2 Coppe di Francia; 1 Coppa di Lega Francese. Fuori dai confini nazionali il club conquista nel 1997 la Coppa Intertoto, riuscendo così a qualificarsi per la Uefa l’anno successivo.

A questo Coupet, nelle fasi finali della propria carriera, aggiungerà altre 2 Coppe di Francia nel PSG antecedente all’arrivo degli sceicchi, e con la Nazionale due Confederations Cup, oltre all’amaro argento della finale di Berlino del 2006.

Ma il suo percorso con i Blues merita un capitolo a parte.

L'ombra di Fabien

Per un portiere completo come lui, per le capacità sia innate sia levigate negli anni col lavoro in suo possesso, 34 presenze a cavallo tra il 2001 e il 2008 sono una miseria, un affronto.

Il motivo però è molto semplice, e anzi ha pure un nome e cognome: Fabien Barthez.

È per colpa del pelatissimo portiere di Marsiglia e Monaco prima e Manchester United poi che Gregory trascorre la maggior parte della propria esperienza in Nazionale seduto in panchina, partecipando a due mondiali e ad un Europeo come comprimario.

Barthez gioca a Berlino l’11 luglio del 2006 la propria ultima partita con i “galletti”, e come è andata a finire lo sappiamo tutti. Le porte della titolarità per Coupet si spalancano quindi, ed è proprio lui il numero 1 della Francia agli Europei di Svizzera e Austria 2008.

Una spedizione che si trasforma in una specie di Waterloo per i ragazzi dell’ottuso commissario tecnico Domenech, che verrà prontamente defenestrato, quasi senza avere nemmeno il tempo di atterrare con l’aereo di ritorno, al De Gaulle di Parigi. La Francia chiude ultima un girone di ferro con Olanda, Italia e Romania: pareggia all’esordio contro quest’ultima (sulla carta la gara più abbordabile) senza riuscire a segnare, ne prende vergognosamente 4 dai Tulipani e perde anche contro i rivali di sempre italiani (reti di Pirlo su rigore e De Rossi) in quella che molti consideravano la vera rivincita della finale Mondiale di due anni prima.

 

Coupet l’anno successivo abbandona la Francia, intesa sia come Nazionale che come paese, trasferendosi all’Atletico Madrid. Nel finale di carriera si permetterà un ulteriore tradimento, firmando per il PSG.

Ma non chiamatelo infedele. Perché nel suo cuore, ancora oggi, c’è posto solo per il Lione. Dove arrivò da disertore e se ne andò da eroe

 

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