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I fratelli González

Mariano, piede destro, e Pablo, piede sinistro, sono partiti da Tandil verso l’Europa: uno ha vinto l’oro olimpico ad Atene, l’altro è diventato una leggenda a Novara.
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Fratelli Gonzalez - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Tandil è una cittadina di oltre 150mila abitanti nell’area di Buenos Aires da cui dista 360 chilometri. Non proprio due passi, ma l’Argentina è così enorme che il concetto di spazio è diverso rispetto a come lo intendiamo noi in Italia.

A Tandil sono nati l’ex Presidente argentino (ed ex Presidente del Boca Juniors) Mauricio Macri, diversi tennisti (come Juan Martín del Potro, Guillermo Perez-Roldan, Mariano Zabaleta e Juan Mónaco) e calciatori come Mauro German Camoranesi, uno che il 9 luglio 2006 a Berlino ha alzato la Coppa del Mondo. Le squadre principali di Tandil sono il Club y Biblioteca Ramón Santamarina (abbreviato in “Santamarina”), l’Independiente, il Grupo Universitario ed il Club Atlético y Biblioteca Ferrocarril Sud. Uno dei cognomi più diffusi in Argentina è “Gonzalez” e a Tandil di “Gonzalez” ce ne sono diversi. Tra questi, Daniel, con un passato da calciatore. Sposa poi Mirta Graciela dalla quale ha cinque figli (quattro maschi e una femmina), di cui due (il terzo ed il quartogenito) hanno giocato e giocano tuttora a calcio: Mariano Nicolás e Pablo Andrés. E proprio di loro oggi racconteremo la storia.

Mariano Gonzalez, el campeón olímpico di Atene

Mariano Gonzalez è nato nel 1981, a maggio, mese mariano. Nel 1981 in Argentina c’era ancora al potere la Junta militar; mancava ancora un anno alla guerra delle Falklands/Malvinas contro il Regno Unito; Diego Armando Maradona era già considerato una grande promessa del calcio mondiale; la Seleccion albiceleste si stava preparando per il Mondiale spagnolo dove avrebbe difeso il titolo mondiale conquistato nel 1978 nella controversa edizione casalinga.

Mariano gioca a centrocampo, è bravo e dal piccolo Independiente di Tandil, nel 2001, è ad Avellaneda dove gioca tra le file del Racing Club. Serie A, ops…Primera División. Buenos Aires da lì è distante solo dieci chilometri, non più trecentosessanta come da Tandil. Cosa seria, la Primera División. Il Racing Club è una delle grandi del calcio albiceleste (leggasi allora 15 titoli nazionali, una Copa Libertadores ed una Coppa Intercontinentale).

Arriva Mariano Gonzalez ed il Racing Club vince il titolo (Apertura) dopo trentacinque anni. E’ uno dei più forti del club e l’allora CT argentino Marcelo Bielsa lo convoca in Nazionale, con cui debuttò il 31 gennaio 2003 in amichevole contro l’Honduras. Da quel giorno, sarà convocato altre sette volte tra amichevoli e qualificazioni alla Coppa America 2004 e al Mondiale di Germania 2006.

Con il club bianco-azzurro, Mariano rimane tre stagioni dove gioca 64 partite segnando 14 reti: non male per un’ala.

Mariano, quindi, nell’estate 2004, fa ciò che fa il classico calciatore argentino che vuole sfondare: sale su un aereo ed atterra in Europa. Lo tessera il Palermo del vulcanico presidente Maurizio Zamparini.

Il Palermo della stagione 2004/2005, quello in cui gioca Mariano Gonzalez, è una matricola essendo tornato in Serie A dopo 31 anni: ha vinto il precedente torneo di Serie B e ora, dopo una vita, si riaffaccia in massima serie. Non è male il Palermo quell’anno con Guidolin in panchina ed un mix di giocatori esperti e giocatori alla prima esperienza in Serie A. Mariano Gonzalez sceglie la maglia numero 19, gioca 21 partite, segna due gol e contribuisce alla storica prima qualificazione del club rosanero in Coppa Uefa.

Eh sì, perché quel Palermo arrivò sesto in classifica e allora ciò significava “Europa”. Dopo un periodo di adattamento, Mariano Gonzalez si fece notarere per la corsa e la stagione successiva il ragazzo di Tandil è tra i più positivi: la squadra siciliana si classificò ottava, ma le penalizzazioni di Juventus, Lazio e Fiorentina la spinsero al quinto posto, miglior posizione di sempre. In Europa, intanto, la squadra giocò la Coppa Uefa arrivando fino agli ottavi di finale, dopo una campagna europea molto entusiasmante. Gonzalez in campionato segnò due reti, quattro in Coppa Italia (due doppiette) ed una in Coppa Uefa (nella fase a gironi a Barcellona contro l’Espanyol).

Due stagioni una più bella dell’altra in una squadra che iniziò ad imporsi come una bella realtà del nostro campionato. Ma nell’estate 2006, Mariano Gonzalez prende un altro aereo e da Punta Raisi scende a Linate e arriva all’Inter, che lo prende in prestito dai siciliani.

Il livello si alza: i nerazzurri sono campioni d’Italia in carica ed avrebbero giocato in Champions League. Il livello si alzò in contemporanea con il livello della concorrenza in campo: Luis Figo, Patrick Vieira, Olivier Dacourt, Dejan Stankovic, Esteban Cambiasso e Santiago Solari sarebbero stati i suoi nuovi competitors di reparto nel centrocampo di Roberto Mancini. Per non parlare del livello globale di quella rosa.

Nonostante in casa nerazzurra ci fossero allora altri quattordici sudamericani (di cui sette argentini), Mariano Gonzalez quella stagione non ingrana. Fa difficoltà, ma non è tutta colpa sua: la concorrenza è troppo forte e a fine stagione (e dopo aver segnato un solo gol in Coppa Italia), nonostante l’Inter abbia fatto il double campionato-Coppa Italia (uscendo negli ottavi di Champions League contro il Valencia), l’apporto di Mariano non è prevalente: 14 partite di campionato (cinque da titolare), sette in Coppa Italia (sei da titolare) e tre presenze in Champions (una da titolare).

Che si fa ora? Rimanere a Milano o tentare un’altra strada? Rimanere significherebbe essere ancora uno dei tanti, mentre tentare un’altra strada significherebbe trovare un’altra squadra. Mariano Gonzalez nell’estate 2007 torna a Palermo e prende un altro aereo e da Punta Raisi atterra al “Francisco Sá Carneiro” di Maia: contratto con il Porto, una delle grandi di Portogallo e con un peso specifico in Europa. Il Palermo lo rimanda ancora in prestito.

Al Porto, Mariano Gonzalez rimase quattro stagioni risultando un giocatore determinante, tanto che al termine della prima stagione i Dragones lo acquistano a titolo definitivo dal Palermo. In quegli anni con i biancoblu di Oporto, il ragazzo di Tandil vince tre scudetti, tre Coppe del Portogallo consecutive, due Supercoppe portoghesi e la vittoria della Europa League nella stagione 2010/2011 nel derby finale contro la sorpresa Braga: una vittoria amara perché Mariano non gioca la finale di Dublino ed in quella stagione fece anche fatica a giocare.

Nell’estate 2011 Mariano Gonzalez ha 30 anni, è nel pieno della carriera e decide di tornare a casa, in Argentina: fino al 2020 gioca tra Primera Division e Primera B con Estudiantes, Arsenal de Sarandì, Huracan e Colon, mentre tra i cadetti è a Tandil con il Santamarina. Santamarina che lo vedrà poi anche allenatore.

Come giudicare la carriera di Mariano Gonzalez da Tandil? Sicuramente una bella carriera con il cruccio dell’anno all’Inter e la poca prolificità sotto porta. In carriera Mariano Gonzalez di gol non ne ha segnati tanti, ma due saranno per lui indimenticabili: il gol al minuto 89 contro il Manchester United nei quarti di Champions ad Old Trafford il 7 aprile 2009 ed il gol nella semifinale olimpica contro l’Italia ad Atene 2004.

La Nazionale argentina che vinse l’oro olimpico di Atene è ancora oggi un mito nel Paese, la famosa generazione di “bambini d’oro”. Guidati da “el loco” Bielsa, Mariano Gonzalez è stato determinante per la vittoria della medalla de oro segnando il gol del 3-0 in semifinale contro l’Italia (su assist di un Carlos Tevez più “Apache” che mai). Insieme a lui, una squadra giovane e pazzesca: sei partite giocate, 17 gol segnati, zero gol subiti e Carlos Tevez capocannoniere con otto reti. Con Mariano, gente come Roberto Ayala, Nicolás Burdisso, Wilfredo Caballero, Fabricio Coloccini, Andrés D’Alessandro, Kily González, Lucho González, Gabriel Heinze, Javier Mascherano, Javier Saviola e Carlos Tévez. Una vittoria pesante in una Olimpiade storica visto che dopo 108 anni l’Olimpiade si disputò nella cornice della capitale greca. E pazienza se il calcio all’Olimpiade non è uno sport principale. La Nazionale argentina vinse anche l’oro olimpico a Pechino quattro anni dopo, ma Mariano quel bis olimpico lo vedrà da casa.

Come detto, Mariano Gonzalez ha un fratello più giovane che gioca a calcio. E’ un mancino (mentre lui è un destro), è una seconda punta molto veloce che sogna di emulare la carriera del fratello maggiore.

Pablo Andrés Gonzalez, fermo posta Novara

In casa Gonzalez si vive di pane e calcio e anche il quartogenito della famiglia ama il futbol e vuole diventare un calciatore professionista. Pablo Andrés rispetto a Mariano ha quattro anni in meno e anche lui inizia a giocare seriamente nel Racing Club de Avellaneda: è il 2005 ed in due anni gioca quattro partite con l’“Academia” allora allenato da Fernando Quiroz prima e Diego Pablo Simeone poi. In Argentina “funziona” diversamente da noi: hanno un Torneo Apertura ed un Torneo Clausura, disputati nel secondo semestre di un anno e nel primo semestre dell'anno successivo che conferiscono a chi vince un titolo nazionale.

Pablo poi come tutti gli argentini sale su un aereo ed atterra in Europa, come suo fratello Mariano. Siamo nell’estate 2007 e viene tesserato da un club per nulla mainstream: il Locarno, militante nella Challenge League svizzera. La Challenge svizzera è la serie cadetta elvetica ed in quella stagione il 22enne Pablo giocò 14 partite segnando due partite. Poco per uno di cui si parlava bene e che voleva fare bene. Una delusione forte, torna in Argentina e a tesserarlo è uno dei due club di Tandil, il Grupo Universitario. In pochi anni, Pablo Andrés Gonzalez è passato dalla Primera Division argentina alla quarta serie albiceleste.

I risultati quell’anno furono entusiasmanti, Pablo è devastante e segna, nella stagione 2008/2009, sedici gol in 28 partite. Ha 24 anni, non è un giocatore professionista e non guadagna tanto. Per arrotondare da tempo svolge un lavoro comune, fa il postino: gira in bicicletta e consegna lettere alle persone e alle aziende di Tandil. Un lavoro come tanti, per vivere e sopravvivere. Pablo porta la posta: forse solo ai numeri civici pari, forse solo a quelli ai dispari perché l’Argentina è immensa e Tandil non è da meno. Ma Pablo sogna ancora di fare il calciatore professionista. Se lo sente: è un mancino e vuole gonfiare la rete.

La ruota della fortuna (del calcio) a casa di Pablo Gonzalez gira un’altra volta e nella primavera 2009 un osservatore italiano molto sul pezzo lo nota e gli dice: “Ehi Pablo! Sei forte! Ti va di andare a giocare a Novara?”. Pablo accetta, non sa dov’è Novara ma scopre che è in Italia dove si gioca uno dei migliori “calci” del Mondo e che in quel Paese gli argentini hanno fatto cose fantastiche”. E’ il paese dove ha giocato per tre anni suo fratello Mariano, lui saprà come consigliarlo.

Il Novara Calcio era una formazione allora militante in Lega Pro Prima divisione, la terza serie nazionale: un grandino più sopra rispetto al Grupo Universitario Tandil, uno in meno rispetto al Locarno e ben due in rispetto al Racing Club. A Pablo non interessa: “mi hanno dato una seconda chance? La sfrutterò al massimo”. Pochi allenamenti e Pablo Andrés, il 4 agosto, viene tesserato dal Novara Calcio, diventando il terzo argentino a vestire la maglia del Novara a meno di un mese dall’ingaggio del secondo (Emmanuel Ledesma) e a distanza di 57 anni dal primo, Bruno Pesaola detto “Petisso”.

Direttore sportivo del Novara era il figlio di quell’Aldo che lo aveva osservato a Tandil, Pasquale. Viene tesserato perché sia Sensibile che allo staff tecnico del club, guidato da Attilio Tesser, è bastato poco per capire che lui faceva al caso del club. Il Novara Calcio staccò un assegno al Tandil e si assicurò le prestazioni sportive di Pablo.

Pablo Gonzalez fece cosi caso al Novara che vi giocherà fino al 30 giugno 2023: 371 partite, 104 gol, cinquantasette assist. Quel ragazzo da Tandil era arrivato timidamente in Piemonte e divenne l’idolo di tutta la tifoseria, prima del Novara Calcio e poi del Novara Football Club. Un amore pazzesco, incredibile, ricambiato e che vedrà quel ragazzo che da “cartero” (“postino” in spagnolo) per sbarcare il lunario era diventato un tutt’uno con la piazza novarese. Una piazza che lo ha amato fin da subito.

Un amore in quattro tranche: dal 2009 al 2011, dal 2012 al 2016, dal dicembre 2018 al 2021, dall’agosto 2021 al 30 giugno 2023.

Nei periodo “non novarese”, Pablo Andrés Gonzalez giocò nel Palermo (come il fratello Mariano) e nel Siena proprio nella stagione in cui il Novara giocò in Serie A e poi militò due stagioni consecutive nell’Alessandria.

Lontano da Novara, Gonzalez non era il vero Gonzalez: il suo lo faceva sempre, ma a Novara lo faceva meglio. Era così legato a Novara che nei due anni alessandrini fece il pendolare: Novara-Alessandria andata e ritorno in giornata.

Tra il giocatore e la piazza novarese c’era un legame troppo stretto, irrompibile. Ed infatti non c’è Novara senza Gonzalez e non c’è Gonzalez senza Novara: con il Novara Calcio il “cartero” scrisse una grande pagina di calcio contribuendo alla doppia promozione consecutiva Lega Pro-Serie A; è stato uno dei protagonisti della “remuntada” con Aglietti in panchina la stagione successiva alla retrocessione del club in Serie B; è il leader del Novara del double Lega Pro-Supercoppa nel 2014/2015 (e già realizzato dal club con lui in campo nel 2009/2010); il 25 maggio 2016, nel turno eliminatorio play off per andare in Serie A, segnò una clamorosa tripletta in 48 minuti al Bari al “San Nicola”.

Ci sono poi state anche pagine negative (la retrocessione in Serie B nel 2013/2014, la mezza stagione con Viali e Sannino in panchina; l’ultima stagione del Novara Calcio tra i professionisti), eppure lui Novara non l’hai mai lasciata, l’ha sempre avuta nel cuore, l’ha sempre messa nel suo cuore, l’ha rispettata e le ha voluto bene.

Poi nell’estate 2021 il Novara Calcio è estromesso dal professionismo, nasce una nuova società (che non c’entra nulla con la precedente) e Gonzalez accetta subito il progetto del nuovo presidente Massimo Ferranti ed in due stagioni quella squadra (il Novara FC) vinse un torneo di Serie D e disputò  i play off. E ovviamente nella prima partita ufficiale del Novara FC, Gonzalez è stato il primo giocatore a segnare. Avversario, il RG Ticino, squadra di Romentino, a due passi (forse anche meno) da Novara.

Se si uniscono le presenze e le reti tra Novara Calcio e Novara FC, i numeri di Pablo Andrés Gonzalez sono da capogiro: 371 partite e 104 reti che lo rendono il top scorer del calcio azzurro. Un amore iniziato il 30 agosto 2009 al “Piola” contro il Sorrento e chiuso l’11 maggio 2023 con Virtus Verona-Novara FC. In mezzo, le 104 reti tra la prima al Monza il 13 settembre 2009 e l’ultima, al “Briamasco” di Trento, il 22 aprile 2023.

Poi il 30 giugno 2023 l’ufficialità: Pablo Andrés Gonzalez rescinde il contratto con il Novara e lui che va a giocare proprio nell’RG Ticino, la squadra contro cui aveva segnato il primo storico gol del Novara FC. L’annuncio arrivò durante una conferenza stampa ad hoc dove il calciatore spiegò le ragioni del suo addio e, caso o no che sia, su Novara quel giorno scese una gran pioggia, segno (forse) che anche il cielo novarese “piangeva” l’addio del suo grandissimo giocatore argentino e segno che quella pioggia spazzava via tutto e sia per Gonzalez che per il Novara FC iniziava una nuova era.

Si parla da tempo di voler ritirare la maglia numero 19 indossata da Gonzalez con Il Novara, segnale che nessuno sarà mai come lui e che ritirando quel numero Pablo Andrés Gonzalez rimarrà eternamente nella storia del club, ma il giocatore, uomo umile e gentile, ha sempre voluto che la sua maglia non venisse mai ritirato perché è giusto che anche altri calciatori possano indossarla un giorno. La maglia di quello che ha fatto conoscere Novara in tutta Italia e che ha indossato quella maglia in oltre ottanta stadi e che ad ogni gol segnato (quasi sempre di sinistro, il suo piede magico) lui festeggiav con l’”onda”, prendendo spunto dalle esibizioni di Indio Solari, un cantante idolo delle folle in Argentina ma misconosciuto alle nostre latitudini.

Pablo Andrés Gonzalez, nato a Tandil il giorno di San Germano, diceva che è meglio essere la testa del topo che la coda del leone, ovvero meglio giocare e vivere dove giochi e stai bene anziché giocare e vivere dove si è uno dei tanti. I tifosi del Novara ringrazieranno sempre questo ragazzo che è arrivato sotto la Cupola da sconosciuto e che ha portato in alto ed in giro per l’Italia i colori di una squadra di provincia che con in campo il numero 19 di Tandil non ha mai avuto paura di nulla.

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