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Franco Scoglio, lo scoglio di Lipari

È stato per tutti Il Professore. Non solo per il titolo di studio, ma per la sua abilità nel capire situazioni e persone. Diventerà un’icona del nostro calcio, un uomo unico con una storia tutta da vivere alle spalle.
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Franco Scoglio - Illustrazione Tacchetti di Provincia

Lipari. Una perla rara, nel bel mezzo del Mar di Sicilia.

Un’isola che nella sua piccolezza conserva infinite meraviglie. Paesaggistiche e non solo.

Terra semplice, cruda, primitiva. In quel poco che ti dà, trovi tutta la sua essenza.

Le giornate qui scorrono con la solita cadenza, in quella che molti chiamerebbero una “dolce monotonia”. Poche azioni, sempre quelle. Ma fatte con passione e dedizione, senza mai voltare le spalle al mare. Ma ricevendo da esso tutto ciò che ti può donare.

Normale che i figli di questa terra crescano proprio così: uomini e donne semplici, passionali, ingegnosi, senza grilli per la testa. Non sono abituati a sognare, perché non si possono permettere di sognare. Tutto ciò che vogliono avere se lo devono sudare, guadagnare, costruire con ciò che hanno.

Esattamente così era, infatti, il figlio probabilmente più celebre di quest’isola incantata.

Uno striscione diceva: “Da uno scoglio di Cento è nata l’Italia, da uno Scoglio di Lipari è rinato il Genoa”.

Quello Scoglio di Lipari di nome fa Franco. Anche se tutti, da sempre, lo hanno conosciuto e lo conoscono come “Il Professore” Franco Scoglio.

Un Professore di calcio e uomini

E Franco Scoglio professore lo era davvero. Diplomato ISEF e laureato in Pedagogia.

Perché fin da bambino, come detto, in una terra come quellA in cui è nato e crescituo non si è mai potuto permettere il lusso di sognare. Meglio badare al sodo, lavorare e studiare. Per costruirsi un futuro, un domani certo.

La passione per il calcio c’era, eccome se c’era. Ma se qualcuno gli avesse detto”un giorno, Franco, arriverai in serie A”, probabilmente, in dialetto siculo stretto, lo avrebbe mandato in paesini sperduti, dove nemmeno con l’immaginazione oggi possiamo arrivare.

E invece ci è arrivato, in serie A, il Professor Scoglio. Non da giocatore, ma da allenatore.

E non ci è solamente passato come fosse una meteora, e come accade a tanti degli addetti ai lavori.

Ha lasciato la sua impronta, nel calcio italiano. Il suo stampo. Un modo di vivere il calcio, prima ancora di pensarlo e allenarlo. Fino a diventarne un’autentica icona, grazie soprattutto alla genuinità e alla spontaneità tipica di chi è nato e cresciuto con i piedi nel mare.

Aveva una frase per ogni momento, il Professore: sia per quelli belli, sia per quelli brutti.

La sua ironia era direttamente proporzionale alla sua capacità analitica. Di pensare e prevedere determinate situazioni.

Ma era, soprattutto, un profondo conoscitore di uomini. Fine umanista, in grado di empatizzare con i propri giocatori, di guidarli nella costante lotta contro qualsiasi tipo di potere forte, a volte anche contro il proprio stesso presidente.

Avevano un fuoco diverso, le sue squadre. Non erano solo splendidamente organizzate a livello tattico. Sapevano per cosa, o per chi, combattere. E non c’è miglior viatico, verso la vittoria finale, della consapevolezza di una causa, per la quale si è forse anche disposti a morire.

Più di un Santo

Prima di Genova, e del Genoa, fu il Messina. Il primo grande amore del Professore.

È venuto, andato e ritornato 3 volte nella Città dello Stretto. Senza timore di fallire, di sbagliare. Di sentirsi riscaldato come una misera minestra. Perché si torna sempre dove si è stati bene, e lui sa bene che, per quanto a lungo possa viaggiare, ciascun marinaio alla fine torna sempre in quella che lui chiama “casa”.

Lui stesso diceva che

" Gli allenatori vanno e vengono, Scoglio torna "

Torna. Come il mare torna sempre a baciare il litorale.

Torna per vincere, per far sognare il popolo siculo. E alla guida de “i suoi bastardi” riporta il club in serie B. E ce lo farà restare, con stagioni memorabili, in cui comincia a intravedersi pure il talento di un certo Totò Schillaci, che con il suo successore Zdenek Zeman, poi, deflagrerà in maniera definitiva.

Scoglio-Messina. Il Professore e la città più lunga e marittima d’Italia.

Un amore grande, immenso, da coprire lo stretto con un lungo arcobaleno. E, soprattutto, ampiamente contraccambiato.

A Messina lo hanno sempre sentito come “uno di loro”. E non solo perché lo era veramente, uno di loro.

Hanno finito per dedicargli uno stadio. Non quel Giovanni Celeste, scomodo ma dedito al mito, dove i suoi giallorossi hanno scritto la storia. Ma il nuovo impianto, che inizialmente era intitolato a San Filippo Siriaco.

Ma i miracoli che ha fatto il Prof, nemmeno il Santo avrebbe potuto emularli.

Genova. Il Genoa

Genova, o meglio, il Genoa, inizialmente pareva essere una delle tante tappe della sua immensa carriera. Un continuo andirivieni, con il mare come unica Stella Polare: da Crotone a La Spezia, da Acireale a Gioia Tauro.

E poi Genova. Il Genoa. Chiamato da un Aldo Spinelli disperato, genovese doc, incapace, da patron, di riportare il Grifo in serie A. Dove non sono riusciti né Burgnich né Gigi Simoni, ora tocca a lui. Tocca al Professore.

Difficile capire: se sia più quello che Scoglio ha dato al Genoa, piuttosto che quello che Genova ha dato al suo allenatore.

Ma quella del Grifo, con il siciliano alla guida, è una vera e propria epopea, degna di finire nei libri di storia.

Se da un lato della Lanterna, a inizio anni ’90, si festeggiano Scudetti e addirittura finali europee, dall’altro si arranca in cadetteria. Almeno finchè non arriva lui, a ridare dignità al club più antico d’Italia. Fino a ricondurlo là, dove merita di stare.

Solita impostazione “alla Scoglio”. Rombo a centrocampo, “47% tecnica, 30% condizione fisica, 23% psicologia”. E il motore del Grifo torna a rombare.

Con quel meraviglioso essere umano che risponde, anzi purtroppo, rispondeva, al nome di Gianluca Signorini in mezzo al campo, non è solo efficace, ma pure bello da guardare, godurioso da vivere.

Sarà il suo punto debole, il Genoa. Quell’amore da cui è fisicamente impossibile allontanarsi, figuriamoci dire di no.

Ci tornerà, anche se le cose andranno male, a tratti malissimo. A lui non importa. Genova è più importante, il Genoa conta di più.

A costo di intossicarsi, di ammalarsi. O di “morire parlando del Genoa”. Come poi profeticamente, purtroppo, accadrà.

Tunisia: un miracolo a metà

Come spesso accade, la più bella pagina di questa storia è quella che rimane scritta a metà.

Il luogo del delitto è il Nord Africa. Terra berbera e primitiva, simile a quella che ha conosciuto da piccino. Inevitabile che ne sia tanto affascinato da andarci ad allenare.

Con la Libia non gli viene dato grande modo di fare il suo lavoro. Troppo amaro il boccone da accettare per la famiglia Gheddafi, con un italiano alla guida della Nazionale.

In Tunisia, invece, sembra che il Dio del Calcio voglia regalare un posto al sole a questo suo nobile servitore. Perché alla guida della Tunisia il professor Scoglio ottiene una clamorosa qualificazione al Mondiale di Corea e Giappone del 2002. Prima ancora un quarto posto in coppa d’Africa.

Tutto bello, tutto perfetto. Cosa può accadere per levare a Franco questa ribalta?

Non può che esserci il Genoa di mezzo. E in effetti, proprio del Genoa si tratta.

Un disperato grido di soccorso, un razzo di segnalazione che illumina la notte. Il Grifo sta affondando, lentamente e inesorabilmente. Verso la serie C.

Malagestione, scelte sbagliate, annate storte. Sembra un infinito piano inclinato, rivolto verso l’abisso.

E allora arriva lui. Lo dicevamo, non gli sa dire di no.

Quasi a mò di souvenir, qualche interprete della sua splendida Tunisia se lo porta con sé in Liguria: Badra, Gabsi, M’Hadebi. Andiamo a salvare il Genoa, ragazzi!

Poche giornate dopo il suo arrivo, ecco il derby, contro la Samp di Gigi Cagni che viaggia a vele spiegate verso la serie A. Prima di trovarsi il Genoa del Professore, di traverso nel proprio cammino. Mutarelli prima, Carparelli poi. Da quella stracittadina inizia la rincorsa dei rossoblù verso la salvezza.

I blucerchiati smarriranno la rotta verso la A. Un unico scoglio, sulla loro strada Lo Scoglio di Lipari.

Che a fine partita si immerge nell’entusiasmo dei propri tifosi, scatenandosi sotto la curva Nord. Quei 5 mila che lui conosce bene: “i nomi no, ma i volti sì, tutti quanti”.

Morirà come diceva lui, parlando del suo Genoa. Difendendone l’onore di fronte a mercanti e giocattolai.

Lasciando un immenso vuoto e un enorme punto interrogativo, alla domanda: quando nascerà ancora un uomo così?

L’impressione è che non ci resti altro da fare, se non metterci comodi in attesa.

Leggi anche la storia di un altro grande Mister di Provincia, Francesco Guidolin

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