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Giocatori di Hearts e Hibernian si fronteggiano durante il derby di Edimburgo
17 Febbraio 2026

Hearts e Hibernian, i due colori di Edimburgo

Hearts e Hibernian: origini, storia e significato sociale del derby di Edimburgo, tra religione, diaspora irlandese e cultura pop.
Scritto da Giuseppe Vassallo

Sotto la facciata regale di Edimburgo vive una rivalità fondata sull’eterna contrapposizione tra protestanti e cattolici. Hearts of Midlothian e Hibernian rappresentano l’identità di due visioni opposte. Una rivalità che supera il calcio e segna quartieri, origini e appartenenze. È il riflesso urbano di un dualismo religioso, sociale e culturale che ha attraversato la storia scozzese. A Edimburgo il derby non si gioca solo la domenica: si respira ogni giorno.

Il Mosaico di pietra: Nasce il Cuore di Midlothian

È il 1874. Un gruppo di amici, frequentatori della sala da ballo Heart of Midlothian Quadrille Assembly Rooms, decide di dare vita a una squadra di calcio. Il nome non è casuale. Omaggia il celebre romanzo di Walter Scott e, soprattutto, il mosaico a forma di cuore incastonato nel selciato del Royal Mile. Quel mosaico segna l’antico ingresso della prigione cittadina.

I Jambos stabiliscono la loro dimora a ovest, nel quartiere di Gorgie. Qui sorge Tynecastle Park, uno stadio dove si respira ancora l’aria del football nostalgico. 

L’appartenenza agli Hearts si lega strettamente all’identità tartan e alla tradizione cittadina. Il club diventa rapidamente un pilastro della comunità. È un simbolo di forza e stabilità nel cuore della capitale. 

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Il mosaico a forma di cuore incastonato nel Royal Mile a Edimburgo

La speranza verde: La fondazione dell’Hibernian

Passa solo un anno. Nel 1875, nel quartiere di Cowgate, il calcio diventa strumento di riscatto sociale per la comunità degli immigrati irlandesi. Padre Edward Joseph Hannan e il giovane Michael Whelahan fondano l’Hibernian Football Club presso la chiesa di St Patrick. Il nome richiama il termine latino Hibernia, antica denominazione dell’Irlanda.

L’obiettivo è chiaro: favorire l’integrazione della povera comunità cattolica proveniente dalla vicina isola e sostenere opere caritatevoli. Il club adotta l’arpa come simbolo e il verde come colore sociale, affermando con orgoglio la propria identità. Un’identità inizialmente così marcata da incontrare le resistenze della federazione scozzese. Gli Hibs, o meglio gli Hibees, diventano la voce di chi vive ai margini.

Dopo varie peregrinazioni, il club trova stabilità a Leith, zona portuale di Edimburgo. Easter Road diventa il tempio dove orgoglio delle radici e spirito operaio si fondono in un unico grido. 

Sull’esempio dell’Hibernian nascono club affini come Dundee Hibernian, poi Dundee United, e il Celtic. In questo contesto nasce anche il Glasgow Hibernian, a testimonianza della diffusione di quell’identità calcistica e sociale all’interno della diaspora irlandese in Scozia.

Il battaglione di McCrae e la gloria di Gorgie

È il 1914. Gli Hearts dominano il campionato, ma la storia bussa alla porta in modo tragico. La squadra decide di arruolarsi in massa nel 16° Battaglione del Royal Scots.  È il reparto passato alla storia come il Battaglione di McCrae. È un sacrificio che segna per sempre l’anima del club e della città. Sette titolari non tornano mai più dal fronte.

Sul campo, i successi arrivano in ondate gloriose. Negli anni Cinquanta, sotto la guida di Tommy Walker, gli Hearts vivono la loro golden age. Conquistano il campionato e le coppe nazionali. Mostrano un calcio potente, diretto e implacabile.

Nel 2012 i tifosi toccano il cielo. Gli Hearts battono l’Hibernian per 5-1 nella finale di Scottish Cup. Una vittoria scolpita nel granito di Edimburgo come il trionfo definitivo nel derby. 

Oggi, più di un secolo dopo, la storia torna a bussare. In questa stagione gli Hearts guardano tutti dall’alto della Premiership, inseguendo un sogno che profuma di epoca nuova. Un’eventuale vittoria del titolo interromperebbe il dominio di Glasgow, nelle mani di Celtic e Rangers da oltre quarant’anni, e restituirebbe alla capitale una gloria che manca dal 1960.

I Famous Five e l’incantesimo spezzato

Mentre gli Hearts mostrano i muscoli, gli Hibs rispondono con un attacco entrato nella leggenda. Sono i Famous Five: Smith, Johnstone, Reilly, Turnbull e Ormond. Portano tre titoli di Scozia a Easter Road tra il 1948 e il 1952. Oggi la North Stand è intitolata a loro,

Tuttavia, una maledizione sembra gravare sulla Coppa di Scozia. Per 114 anni, il trofeo sfugge alle mani verdi. L’incantesimo si rompe solo nel 2016.

È una giornata di maggio. Gli Hibs rimontano i Rangers a Hampden Park. Al triplice fischio, migliaia di tifosi invadono il campo. Le note di Sunshine on Leith risuonano in tutto il paese. È l’apoteosi di un popolo che non ha mai smesso di credere nella perseveranza.

La compagine di matrice irlandese entra anche nella storia del calcio europeo. Nel 1955 sono la prima squadra britannica a partecipare a una competizione europea. Accettano l’invito alla Coppa dei Campioni. Mentre altri club britannici diffidano del continente, loro guardano oltre.

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L'entrata della Famous 5 Stand allo Stadio Easter Road di Edimburgo

Jambos e Hibees nei pub di Edimburgo

Camminare lungo Gorgie Road significa entrare nell’atmosfera degli Hearts. Il punto di riferimento è l’Athletic Arms, conosciuto da tutti come The Diggers. Tra legno scuro, whisky e racconti tramandati, i tifosi discutono dell’ultima partita dei loro beniamini.

Poco oltre lo stadio, il Tynecastle Arms accoglie i tifosi nel rito del pre-partita. Pinte scozzesi e memorabilia alle pareti trasformano l’attesa in una routine consolidata

Dall’altra parte della città l’aria profuma di salsedine e working-class. I tifosi Hibees si ritrovano al Robbie’s, al Mash Tun e soprattutto all’Harp & Castle. Birra scura irlandese e sciarpe verdi alle pareti accompagnano i sabati verso Easter Road.

Questa forte identità non resta confinata nei pub o sugli spalti. A Leith diventa racconto e visione del mondo. È qui che il calcio entra nella letteratura e diventa linguaggio generazionale.

Il derby eterno di Irvine Welsh

Irvine Welsh è la voce brutale della Edimburgo proletaria. Per l’autore di Trainspotting, il calcio non è uno sfondo narrativo. È un marchio di fabbrica viscerale. Welsh è un devoto fan dell’Hibernian e questa passione attraversa quasi tutti i suoi personaggi più iconici.

Nei suoi romanzi, però, trovano spazio anche i tifosi degli Hearts. La contrapposizione riflette le fratture sociali della capitale. In Porno emerge la fede calcistica di Diane, innamorata appunto degli Hearts. La sfida diventa feroce e sporca ne Il Lercio (Filth), dove Bruce Robertson è un corrotto poliziotto sostenitore dei Maroons.

L’ossessione calcistica di Welsh supera anche i confini scozzesi. Lo scrittore ama profondamente la Sicilia e il Palermo, come dichiarato in alcune interviste internazionali. Questo rapporto viene celebrato nel 2024 con la consegna della maglia ufficiale.

Nonostante tutto, il cuore pulsante di Welsh batte ad Easter Road. Il verde degli Hibs resta il simbolo della sua rivoluzione letteraria. Il legame tra Trainspotting e l’Hibernian è indissolubile. Mark Renton e la sua banda incarnano lo spirito ribelle di Leith. Sick Boy vive circondato dai cimeli della squadra. Le maglie verdi sono protagoniste dell’iconica scena della partita di calcio. Nel sequel T2 la connessione è ancora più intensa, con espliciti riferimenti alla vittoria della Scottish Cup del 2016.

Anche l’Hibernian Football Club risponde presente. Nel 2022 realizza il video Choose Hibs, che ricalca la scena iniziale del film. Il celebre monologo viene riscritto come dichiarazione d’appartenenza. È un manifesto emotivo per tutta la comunità verde. Usa il ritmo, la struttura e il tono di Trainspotting per dire: "Scegli il club che fa le cose in modo diverso, scegli l’orgoglio degli Hibees…scegli la tua comunità locale. Choose Hibs"

Hearts o Hibernian? Comunque è un atto di fede

Parafrasando una delle frasi iconiche del cult-movie - “è una merda essere scozzesi” - essere Hearts o Hibernian significa andare controcorrente. In una Scozia schiacciata dall’egemonia di Glasgow. A Edimburgo il tifo non promette dominio, ma appartenenza, e segna per sempre il modo in cui vivi il calcio e la città.

Ma dentro quell’atto di fede, Edimburgo continua a vivere divisa. Tra Jambos e Hibees. Tra Gorgie e Leith. Il derby non è solo novanta minuti. È memoria, comunità e identità. È una ferita antica che continua a pulsare.

"Se uno è degli Hibees non può neanche parlare con uno degli Hearts", parola di Irvine Welsh. Perché qui non si sceglie solo una squadra. Si sceglie da quale parte della storia stare.

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