Salta al contenuto principale
Image
Giuliano Giuliani con la maglia del Napoli durante una partita di Serie A
27 Marzo 2026

Giuliano Giuliani, quanto è brutto l’oblio

Dallo Scudetto con il Napoli di Maradona all’isolamento: la storia dimenticata di Giuliano Giuliani.
Scritto da Simone Balocco

Giuliano Giuliani è stato uno dei portieri italiani più forti degli anni Ottanta: inizia nell’Arezzo e arriva a difendere i pali del Verona in Coppa dei Campioni e poi del Napoli di Maradona, sfiorando anche la Nazionale. Nel 1993 lascia il calcio per un infortunio, scopre di essere sieropositivo e muore tre anni dopo: è il primo calciatore italiano a morire per HIV. Nonostante le sue vittorie, la sua storia è scivolata nell’oblio.

Il 15 maggio 1969, a Saint Louis, muore il sedicenne Robert Rayford, arrivato in ospedale in condizioni disperate. La sua vicenda attira attenzione, poi scompare. Negli anni Settanta, negli Stati Uniti e nel mondo, molte persone muoiono con sintomi simili. Si scopre che Rayford è morto per un virus appena identificato: l’HIV o AIDS. 

Negli anni Ottanta il virus provoca milioni di vittime, tanto da essere definito “la nuova peste”. Le modalità di trasmissione sono due: rapporti sessuali non protetti e contatto con sangue infetto. Tra i contagiati celebri compaiono Rudolf Nureyev, Rock Hudson, Freddie Mercury, Magic Johnson, Arthur Ashe, Greg Louganis, Keith Haring e Charlie Sheen. All’inizio l’infezione equivale a una condanna, ma la ricerca permette oggi ai sieropositivi di convivere con la malattia.

Nel calcio, per anni, non si registrano casi. La prima vittima italiana è Giuliano Giuliani, morto a Bologna il 14 novembre 1996 a 38 anni. Nel 2026 ricorrono i trent’anni dalla sua scomparsa: la sua storia non diventa mai mainstream, sconosciuta alla Gen Z, ricordata da Generation X e Millennials.

Chi è stato Giuliano Giuliani? Cosa ha rappresentato per il calcio italiano? Cosa ha vinto? Come ha contratto l’HIV? E perché ancora oggi si fatica a parlare di lui?

Una vita difficile, un sogno chiaro

Roma, fine anni '50. In Italia, nonostante il boom economico, molte famiglie vivono in povertà. I Giuliani lasciano la Capitale e, come tante altre famiglie dal centro-sud, emigrano: scelgono la Germania occidentale, approdano a Offenbach, vicino a Francoforte, dove c’è lavoro e servono braccia. In Germania sono tanti gli italiani immigrati in cerca di fortuna. 

All’età di tre anni, Giuliano torna in Italia e va a vivere dagli zii ad Arezzo, insieme al fratello. Qui cresce, si innamora del calcio, trova nella porta il suo spazio. Nel frattempo i genitori si separano, il padre è assente e la madre viene uccisa dal nuovo compagno quando Giuliano è ancora adolescente. La sua vita è una salita continua.

Dall'Arezzo al Como

Giuliani nasce giocatore di movimento, ma viene spostato in porta. In porta ci vanno gli scarsi, ma lui si trasforma: capisce che, per vivere di calcio, deve tuffarsi, scivolare, indossare un cappellino, accettare la solitudine del ruolo. È bravo, l’Arezzo lo nota. Anche il Torino lo segue, ma gli zii insistono perché studi. Giuliano si diploma, ma vuole diventare forte come il suo idolo, “Ricky” Albertosi.

Nel 1976 debutta a Reggio Calabria e per quattro anni difende la porta dell’Arezzo, senza promozioni ma con prestazioni solide. Nel 1980 arriva l’offerta del Como: per Giuliani, 22 anni, è il sogno della Serie A. Si gioca il posto con William Vecchi e debutta il 9 novembre 1980 contro il Torino. Sulle rive del lago decantato dal Manzoni affina la tecnica e la reattività.

Dopo due stagioni il Como retrocede, ma Giuliani resta e contribuisce alla risalita del club in Serie A nel 1984. La stagione 1984/1985 segna la rinascita del campionato italiano, che accoglie Socrates, Maradona, Junior, Souness, Rummenigge.

Giuliani fa bene, il Como arriva nono, e per lui arriva la chiamata del Verona.

L’Hellas Verona e la crescita definitiva

Giuliani fa bene, il Como arriva nono, ma per lui arriva l’ora di spiccare il volo. Atterra a Verona. La squadra scaligera, nella stagione 1985/1986, ha due particolarità: ha lo Scudetto cucito sul petto e gioca in Coppa dei Campioni.

Giuliani è il nuovo numero 1 del club e ha un peso enorme: sostituire Claudio Garella, quello che para con i piedi (nel vero senso del termine), passato al Napoli. “Garellik” è istrionico, Giuliani riservato: sono agli antipodi. All’ombra dell’Arena, Giuliani rimane tre stagioni, tutte in Serie A.

Migliora di stagione in stagione e diventa tra i tre migliori portieri italiani del periodo: prima di lui i portieri della Nazionale, Walter Zenga e Stefano Tacconi. E infatti nell’estate 1988 (ad inizio autunno, a dire il vero), Giuliano Giuliani prende un aereo e va a giocarsi le Olimpiadi a Seul. Non gioca nessuna partita perché il CT Rocca pone Tacconi titolare inamovibile. La nostra Olimpica si aggiudica la poco ambita “medaglia di legno” perdendo la finale per la medaglia di bronzo contro la Germania Ovest. Poco importa: Giuliano è pronto per una big. 

Siamo nel 1988 e ancora una volta Giuliani prende il posto di Garella in un’altra squadra.

L'apice all'ombra del Vesuvio

Nell’estate 1988 Maradona suggerisce il suo nome al presidente Ferlaino. Giuliani arriva a Napoli, dove affronta Maradona da avversario otto volte: il 20 ottobre 1985 subisce un suo gol da 40 metri; il 12 aprile 1987 e il 20 dicembre 1987 gli para due rigori. 

A Fuorigrotta vive l’apice della carriera: vince la Coppa Uefa nel 1989, lo Scudetto nel 1990, arriva secondo nel 1989 dietro all’Inter dei record di Trapattoni e gioca una finale di Coppa Italia. Nel novembre 1990 è convocato da Vicini per l’amichevole contro i Paesi Bassi ma non scende in campo Per Italia ’90 è in lizza per un posto ai Mondiali, ma il CT Vicini gli preferisce il giovane sampdoriano Pagliuca.In campo è riservato, poco spettacolare ma efficace.

Nel 1988 sposa Raffaella Del Rosario, modella e presentatrice, e il 25 ottobre 1989 nasce Gessica. Poco dopo, però, qualcosa cambia.

La cessione all’Udinese e il ritiro

Nel 1990/1991 il Napoli gioca la Coppa dei Campioni. Scorrendo la rosa di quel Napoli allenato da Albertino Bigon, si nota che i portieri sono Giovanni Galli, Raffaele di Fusco e Giuseppe Taglialatela, un portiere di 21 anni di cui si dice un gran bene. Non c’è Giuliani: perché il portiere dello scudetto e della Coppa Uefa di Stoccarda non è in rosa? Non è presente in quanto è ceduto all’Udinese, in Serie B. Sembra impossibile: il portiere campione d’Italia, decisivo per il double scudetto-Coppa Uefa, uno dei migliori è ceduto ad una squadra appena retrocessa in Serie B. E per la terza volta Giuliani si trova a prendere il posto di Claudio Garella giocando in una squadra che vede in Abel Balbo il giocatore di punta.

A Udine rimane tre stagioni, contribuendo alla promozione in Serie A, ma il 6 settembre 1992 Giuliani gioca la sua ultima partita: un infortunio lo costringe al ritiro a 35 anni dopo un fallo subito, già alla prima giornata, contro l’Inter. Inoltre è coinvolto in un’indagine per spaccio, ma è subito scagionato.

Intanto circolano voci sulla sua salute. Solo anni dopo la moglie rivela che Giuliani scopre di essere sieropositivo. La notizia lo travolge: teme per la famiglia. Raffaella e Gessica risultano negative. La famiglia vive mesi difficili e il matrimonio si rompe.

La vita a Bologna e l’isolamento

Giuliani si trasferisce a Bologna, apre un negozio di abbigliamento e continua a disegnare divise da portiere. Ma la malattia lo isola: negli anni Novanta la sieropositività è vissuta come un marchio. Da figura pubblica diventa un uomo evitato.

Raffaella, pur separata, continua a portare la figlia a trovarlo. Giuliani inizia una nuova relazione che si interrompe quando la sua salute peggiora. L’AIDS è terribile: rende, in pratica, la persona positiva indifesa contro ogni problema di salute. Anche un semplice raffreddore o una tosse posso essere cruciali per la sopravvivenza.

A metà novembre 1996 Giuliani non sta bene, ha febbre ed è debole: una mattina porta a scuola la figlia, la saluta, magari le dice che si sarebbero visti all’uscita. All’uscita Giuliani non ci sarà, non ci sarà più: poco dopo ha un malore, arriva l’ambulanza e viene ricoverato al “Sant’Orsola”. La sera del 14 novembre 1996 Giuliano Giuliani muore nel reparto malattie infettive del nosocomio bolognese per una complicazione polmonare. Fosse stato sano avrebbe superato questo problema, ma l’HIV non perdona. Ha solo 38 anni.

La notizia fa il giro d’Italia: nessuno sa dei suoi problemi di salute o magari fa finta. Il giorno delle esequie stupisce il fatto che non è presente nessun ex compagno o ex colleghi. Quelli che ci sono si contano sulle dita di una mano: il mondo del calcio, il suo mondo, si dimostra ipocrita lasciando nello sconforto Raffaella e la piccola Gessica, diventata orfana del padre ad appena sette anni.

Ti potrebbero interessare anche ...