Derry City e il calcio irlandese nell'era dei Troubles
C'era un luogo in Europa dove il filo spinato divideva le strade dello stesso quartiere. Un luogo dove tifare una squadra significava scegliere da che parte stare, e scegliere poteva costare caro. L'Irlanda del Nord, anzi l'Irlanda intera come unica entità, portava tutto questo su di sè.
Questa è la storia di un'isola che tenne viva la propria identità anche sui campi di calcio durante trent'anni di Troubles. E ancora oggi, su quei gradoni e su quelle strade, non si dimentica.
Le radici del Brandywell. Derry City e il Bloody Sunday
Il Derry City nasce nel 1928 nel Bogside e trova casa al Brandywell. La città è a maggioranza cattolica e repubblicana, immersa in un'Irlanda del Nord protestante e leale alla corona britannica.
La Irish Football Association, dominata da interessi unionisti, cede alle pressioni. Il Linfield si rifiuta di giocare a Derry e l’IFA gli dà ragione, spostando le partite casalinghe dei Candystripes a Coleraine, in una città a maggioranza protestante. I tifosi non seguono, le casse si svuotano.
Il 30 gennaio 1972 è una domenica. Il Primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti britannico apre il fuoco su una marcia pacifista nel Bogside e uccide quattordici civili disarmati, tutti cattolici. Undici anni dopo, gli U2 trasformano quel giorno in una delle canzoni più potenti mai scritte sui Troubles: Sunday Bloody Sunday.
Il Brandywell, cuore pulsante di quel quartiere, porta su di sé ogni nome inciso sui murales del Bogside, anche i 14 di quella domenica di sangue. Ma la storia di Derry e della sua squadra non finisce qui, la risposta più dura deve ancora arrivare.
L'esilio. Derry City fuori dal campionato nordirlandese
Quello stesso anno una banda locale ruba il pullman del Ballymena United e lo dà alle fiamme. La federazione nordirlandese usa l'incidente per dichiarare l'impianto inagibile. La proposta di rientrare cade per un solo voto. Il 13 ottobre 1972 il Derry City si ritira dalla Irish Football League. Iniziano tredici anni di purgatorio dilettantistico. La città continua a bruciare, il calcio a sopravvivere ai margini.
Nel 1985, con l'approvazione straordinaria della FIFA, il Derry attraversa il confine e si iscrive alla League of Ireland, primo club nordirlandese nella storia del calcio europeo a farlo. Nella stagione 1988‐89 centra il treble: campionato, Coppa di Lega e FAI Cup. Un vero riscatto per la comunità sulle sponde del Foyle.
A qualche miglio più a est, nella capitale Belfast, la divisione non conosce riscatto altrettanto netto.
Il Cliftonville e la Belfast divisa
Il Cliftonville viene fondato nel 1879 ed è il club più antico dell’isola. Prima dei Troubles è di estrazione medio-borghese con una tifoseria trasversale: cattolici, protestanti e una piccola comunità ebraica della zona. Una squadra per tutti.
I Troubles riscrivono questa storia con precisione spietata. A partire dai primi anni Settanta i protestanti lasciano Cliftonville Road in massa e le famiglie cattoliche si insediano intorno a Solitude. Il club diventa il riferimento della comunità cattolica di Belfast settentrionale, l’unica grande squadra della Irish Premiership in quel mondo. Seguire i Reds in trasferta è un atto di coraggio fisico, i pullman vengono spesso attaccati e nel 1991 una granata esplode vicino alla curva ospiti a Windsor Park. Quando qualcuno suggerisce al club di ritirarsi dalla lega, la risposta è netta. “Siamo i fondatori di questa federazione, stavamo giocando prima di tutti gli altri”, il Cliftonville non se ne va.
Il loro derby è contro il Linfield, il più sentito di Belfast, quello che Andrea Possamai ha raccontato perfettamente sulle nostre pagine. Una sfida tra la comunità cattolica e quella protestante.
Una Belfast così divisa che nell'ottobre del 1971 l'IRA minaccia di morte George Best, nato nella zona protestante, prima di una partita a Newcastle. Il calciatore più celebre che quella città abbia mai dato al mondo scende in campo lo stesso e segna.
La divisione settaria non rimane confinata in quel verde lembo di terra. Nel 1912 operai dei cantieri navali nordirlandesi della H&W sbarcano a Govan portando con sé la loro politica di assunzioni riservata ai soli protestanti. È quasi inevitabile che i Rangers finiscano per identificarsi con quella componente, in contrapposizione al repubblicano Celtic. Nasce così l'Old Firm, in una Glasgow che diventa riflesso di Belfast.
Ed è dentro le contraddizioni di Belfast che si consuma una delle notti più violente del calcio irlandese. Il Linfield è protagonista suo malgrado.
La notte di Oriel Park. Dundalk contro Linfield, 1979
È il primo turno della Coppa dei Campioni 1979‐80. Il Dundalk, squadra della Repubblica d’Irlanda, ospita il Linfield a Oriel Park. Una sfida tra le due Irlande, quella libera e quella ancora in guerra con se stessa, con tutto il peso di un’isola divisa sulle spalle. Due giorni prima, Lord Mountbatten è stato assassinato dall’IRA al largo di Sligo. Nelle stesse ore, diciotto soldati britannici sono caduti nell’agguato di Warrenpoint.
I tifosi del Linfield strappano il tricolore irlandese e lo danno alle fiamme. Volano sassi, i gendarmi vengono travolti sulle tribune. Cento persone rimangono ferite, cinquantasei sono agenti di polizia. La partita non viene interrotta e finisce 1-1. L’UEFA vieta il match di ritorno a Windsork Park. Si gioca a Haarlem, in Olanda, in uno stadio quasi deserto. Il Dundalk vince 2 a 0.
Fuori dal campo, il Linfield porta avanti per decenni una politica non scritta che esclude qualsiasi giocatore cattolico. Solo nel 1992 arriva Chris Cullen, il primo cattolico nordirlandese a indossare quella maglia. Una barriera cade, ma fuori dagli stadi il sangue continua a scorrere.
Loughinisland, 18 giugno 1994. La strage dei Mondiali
La Repubblica d’Irlanda gioca contro l’Italia al Giants Stadium nella fase a gironi di USA ’94, e nell’isola i pub si riempiono.
A Loughinisland, piccolo villaggio del County Down, ventiquattro persone si radunano all’Heights Bar, un locale a clientela mista, cattolici e protestanti insieme. Due paramilitari della Ulster Volunteer Force entrano in tuta da lavoro e passamontagna, urlano insulti settari e aprono il fuoco con fucili d’assalto mentre sullo schermo scorre la partita. Sei persone muoiono.
La UVF rivendica l’attacco come ritorsione per l’uccisione di tre suoi uomini due giorni prima. Nessuno sarà mai condannato. Decenni dopo, un’inchiesta stabilirà che elementi della polizia erano a conoscenza della cellula responsabile e non agirono. L’Irlanda vince 1 a 0, il gol di Houghton è già leggenda. Ma quella sera a Loughinisland la storia ha un altro volto. Due anni dopo, il conflitto torna a usare il calcio come palcoscenico, questa volta su scala continentale.
Manchester, 15 giugno 1996. La bomba agli Europei
Il 15 giugno 1996, mentre Manchester si prepara per Russia contro Germania agli Europei, la Provisional IRA fa esplodere un camion bomba da 1.500 chilogrammi su Corporation Street. È la bomba più grande esplosa in Gran Bretagna dalla Seconda Guerra Mondiale. L’IRA aveva avvisato novanta minuti prima, permettendo l’evacuazione di 75.000 persone. Oltre duecento feriti, nessun morto, non è fortuna cieca, è la scelta di un’organizzazione che in quel momento vuole visibilità globale più che vittime.
La partita si disputa regolarmente il giorno dopo. L’attentato è la risposta all’esclusione del Sinn Féin dai colloqui di pace. Il calcio non è il bersaglio, ma è il contesto, la vetrina degli Europei serve a portare il conflitto nordirlandese davanti agli occhi del mondo. Il Good Friday Agreement arriva due anni dopo.
Ma le contraddizioni che i Troubles lasciano in eredità non scompaiono con la firma di un accordo.
Il papavero e il pallone. James McClean e il calcio oggi
Nel 1998 gli accordi del venerdi santo trasformano l’Irlanda del Nord senza risolverla del tutto, e il calcio continua a essere il luogo in cui le contraddizioni irrisolte tornano a galla. James McClean nasce nel 1989 nel Creggan Estate di Derry, lo stesso quartiere in cui vivevano sei delle tredici vittime del Bloody Sunday. Cresce con quella storia nel corpo, gioca al Brandywell, poi nel 2011 attraversa il mare verso l’Inghilterra tra Sunderland, Wigan, West Bromwich, Stoke e Wrexham.
Dal 2012, ogni novembre, si rifiuta di indossare il “poppy”, il papavero rosso del Remembrance Day. Ogni anno insulti, minacce di morte, proiettili inviati per posta alla famiglia. La sua posizione è semplice, quando vieni dal Creggan, dal Bogside, dal Brandywell, indossare quel simbolo significherebbe mancare di rispetto alla propria gente. Per gli inglesi il papavero commemora i caduti. Per chi è cresciuto a Derry, quello stesso esercito ha sparato sui civili il 30 gennaio 1972. Le memorie non si sovrappongono, si escludono.
Nel 2025, dopo quindici anni in Inghilterra, McClean torna al Derry City, al Brandywell. Certi ritorni non hanno bisogno di spiegazioni.
Un'isola, due campionati
I Troubles si chiudono il 10 aprile 1998 con la firma del Good Friday Agreement, ma non finiscono con un triplice fischio. Terminano con la lentezza di chi depone le armi, ma non i ricordi.
Negli anni duemila anche la Setanta Cup, unico tentativo di coppa interirlandese del dopoguerra, viene abbandonata dopo appena dieci edizioni. Il pallone non ha fatto altro che specchiare quelle divisioni. Eppure, per anni, è stato proprio il pallone ad attraversare quel confine quando nessun altro lo faceva.
Non si sa quando accadrà, ma quest'isola di smeraldo prima o poi cancellerà l'ultima linea simbolica sulla mappa. Forse ci vorrà un'altra generazione, forse due. E quel giorno tornerà a essere una sola. Come in fondo si è sempre sentita. Un'unica Irlanda.