La Sampdoria vince la Supercoppa Italiana
È il 24 agosto 1991. Lo stadio Luigi Ferraris di Genova indossa il suo migliore abito da sera per accogliere oltre 21 mila spettatori. Si respira un’aria densa, elettrica, tipica delle grandi vigilie di fine estate. La Supercoppa Italiana, invece, è ancora l'appuntamento che apre ufficialmente la stagione del calcio italiano prima dell'avvio del campionato.
In campo c'è la Sampdoria di Vujadin Boškov con uno Scudetto cucito sul petto, un orgoglio immenso e il desiderio di chiudere un cerchio magico. Di fronte la Roma di Ottavio Bianchi, fresca vincitrice della Coppa Italia proprio contro i doriani. Per i blucerchiati è il terzo tentativo di conquistare la Supercoppa sfuggita nelle prime due edizioni.
La partita è una battaglia tattica, un concentrato di classe e muscoli. I giallorossi perdono quasi subito Rudi Völler, sostituito dopo poco più di venti minuti ma restano compatti aggrappandosi alla leadership di Giannini e alla qualità di Häßler.
La Samp risponde colpo su colpo, mettendo in mostra l'intelaiatura d'acciaio che l'ha resa grande: la forza di Vierchowod, l'esperienza di Cerezo, le accelerazioni di Lombardo e la presenza fisica di Vialli.
I minuti scorrono sul tabellone di Marassi. Fino al minuto 75: l’istante in cui il tempo si ferma e si scrive la storia. Roberto Mancini, il capitano, leader tecnico e carismatico dei blucerchiati, prende per mano i suoi. Con un lampo di classe, Mancini trova il sigillo decisivo che trafigge Cervone. Non è solo un gol, ma la firma d’autore sul destino di una squadra leggendaria.
Un boato squarcia la notte di Marassi, facendo esplodere i 21 mila cuori blucerchiati accorsi a spingere i propri eroi.
Al fischio finale dell'arbitro Tullio Lanese, la Sampdoria solleva finalmente al cielo la sua prima Supercoppa italiana. È il sesto trionfo dell'epopea dorata firmata da Paolo Mantovani.
Una notte d'estate intrisa d'amore, malinconia e grande calcio, che ancora oggi profuma di leggenda blucerchiata.
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