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Rocco Sabato, l'ultimo 11 del Cagliari

Rocco Sabato ha giocato a calcio da Nord a Sud, isole comprese, ma rimarrà nella storia per essere stato l’ultimo a vestire la gloriosa maglia numero 11 del Cagliari, prima che venisse ritirata dal club in onore di Gigi Riva. Una vita a giocare sulla fascia sinistra, ma quel 9 febbraio 2005 Rocco non lo dimenticherà mai.
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Rocco Sabato - Illustrazione Tacchetti di Provincia

La Basilicata, insieme a Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Molise, è l’unica regione d'Italia a non aver mai visto una propria squadra giocare in Serie A: le migliori prestazioni sono state le cinque stagioni in Serie B del Potenza negli anni Sessanta e l’unica apparizione del Matera in cadetteria data 1979/1980.

Molti giocatori lucani, però, sono arrivati a giocare in massima serie e tra questi il più titolato è Franco Selvaggi, materano di Pomarico, campione del Mondo in Spagna nel 1982.

E il 19 aprile 1982 a Potenza, capoluogo della Basilicata, nasce un terzino sinistro che dalla provincia (lucana e nazionale) è arrivato a giocare in Serie A e che non dimenticherà mai l’emozione provata la sera di mercoledì 9 febbraio 2005 allo stadio “Sant’Elia” di Cagliari.

Lui è Rocco Sabato ed è il protagonista della nostra storia.

Da Potenza a Fiorenzuola, un sogno lungo 800 chilometri per diventare un calciatore

Rocco Sabato si appassiona fin da piccolo al calcio e ha un sogno: diventare un calciatore professionista. Vuole riuscirci, è determinato. Sa che ciò lo porterà a diversi sacrifici, ma lui lo sa ma, puntando dritto all’obiettivo, vuole realizzare il suo sogno. Non è facile, perché tutti quelli che giocano a calcio sognano un giorno di vivere di calcio, andare sulle “figu”, vincere trofei o anche avere qualche fan che lo acquista al Fantacalcio. La strada per tutti è in salita, ma se ci si mette passione, impegno e garra può essere che questa sia meno ripida di quanto possa sembrare.

Rocco è un terzino sinistro, in gergo tecnico è un “fluidificante”, è alto e prestante. Parte da Avigliano, piccola cittadina poco distante da Potenza e neanche maggiorenne, fa armi e bagagli e “sale” al Nord: fa come tanti corregionali che si trasferiscono nella parte settentrionale del Paese per cercare fortuna e farsi una vita migliore. Lui “sale” con una borsa in spalla con dentro degli scarpini con i tacchetti per sfondare nel calcio.

Fa un provino con il Genoa e da adolescente viene mandato al Fiorenzuola, club rossonero dell’omonima cittadina a 30 chilometri da Piacenza che negli anni Novanta faceva la spola tra Serie C1 e Serie C2.

Il ragazzo lucano non è male, ma il club decide di formarlo di più mandandolo in prestito a Pavia, in Serie D. Un salto (di categoria) indietro, ma con il club lombardo vince il campionato e la società azzurra torna tra i professionisti. La stagione di Rocco in riva al Ticino è positiva, il Fiorenzuola se lo riprende e gli da una maglia da titolare nel campionato di Serie C2. Gli emiliano si piazzano al 17° posto in classifica e retrocedono in Serie D attraverso i play out perdendo contro il Trento.

Ancora un volta Sabato disputa una stagione positiva, tanto da giocare 28 partite e segnare anche la sua prima rete tra i professionisti.

Il borsone sempre in spalla: Fiorenzuola-Cosenza-Cagliari

Rocco quindi finisce sul taccuino di alcuni ds che lo hanno visto giocare e lo hanno trovato interessante. Così interessante che nell’estate del 2002 il terzino di Avigliano parte da Fiorenzuola e si fa, verso sud, oltre 980 chilometri. Un ritorno a casa, nella sua Lucania? No, firma con il Cosenza, Serie B.

Le cose si fanno interessanti per Rocco che nel frattempo vede anche il fratello minore Roberto muovere i primi passi sul rettangolo verde con il sogno di diventare anche lui un “pro”. Da casa la sorellina Rosanna fa il tifo per loro.

Nell’estate 2002, come detto, il ventenne Rocco Sabato è tesserato dal Cosenza, in Serie B. Il livello si alza, la cadetteria non è la Serie C: di altro lignaggio le squadre, di altro lignaggio gli avversari, di altro lignaggio gli stadi (compreso il “San Vito”).

Sabato era già stato attenzionato la stagione precedente in Emilia dai “lupi” calabrese e ora per lui arrivava il primo campionato cadetto. E' però una stagione travagliata per i “lupi”: tre avvicendamenti in panchina con Antonio Sala chiamato ad allenare quattro volte durante il corso della stagione. In campo i risultati sono scadenti, i rossoneri si piazzano al penultimo posto e, dopo cinque stagioni, retrocedono in Serie C1. Ma visto che piove sempre sul bagnato, il Cosenza in estate è estromesso dal professionismo, fallisce e deve ripartire dalla Serie D. Sabato debutta con la maglia dei “lupi” il 19 ottobre 2002 nella vittoria casalinga contro l’Ascoli.

Se una squadra è costretta a ripartire dai dilettanti arrivando dai professionisti, tutti i contratti in essere dei calciatori vengono sciolti e quindi c’è un fuggi-fuggi generale da Cosenza. Che fine fa Rocco Sabato, sempre alla ricerca della sua definitiva consacrazione? Prende un aereo ed va a giocare ancora in Serie B ma in una piazza molto importante: Cagliari.

I rossoblù sono in seconda serie da quattro stagioni e vogliono tornare nel grande calcio. Per l’occasione i sardi tesserano niente meno che Gianfranco Zola, dal 1996 al Chelsea dove è diventato un idolo ma che ora è tornato nella sua Sardegna (lui che è nativo di Oliena, in Provincia di Nuoro) dove è chiamato, con la fascia di capitano, a guidare il club rossoblù nella sua risalita alla Serie A. Con lui arriva anche un altro sardo “inglese”, Gianluca Festa, già nel “Casteddu” tra il 1988 ed il 1993, prelevato dal Portsmouth.

Come terzini sinistri, Giampiero Ventura, l’allenatore del club al tempo, ha Sabato e Fabio Macellari, uno di esperienza (come età ed esperienza ad alti livelli, avendo anche otto anni in più di Sabato), ma il terzino di Sesto San Giovanni vive una stagione poco esaltante anche per colpa di qualche acciacco e Sabato lo sostituisce egregiamente.

Il Cagliari però non gira come dovrebbe ed il vulcanico presidente Cellino, alla sedicesima giornata, esonera Ventura per fare posto a Edy Reja. Nel mercato invernale i sardi si rafforzano ed arrivano nella città di San Saturnino Alessandro Agostini oltre ad altri giocatori pronti a dare la caccia alla promozione.

Nel girone di ritorno, Sabato gioca di meno chiuso proprio dall’ex giocatore di Empoli e Fiorentina. La risalita in classifica avviene perché la squadra di mister Reja chiude al secondo posto dietro al Palermo nel primo campionato cadetto a 24 squadre, ovvero con 46 partite totali. O meglio, le due squadre isolane chiudono entrambe al primo posto con 83 punti, ma i siciliani hanno una migliore differenza reti (vista la parità negli scontri diretti) quindi rosanero primi e rossoblù secondi. Cambia poco: il Cagliari nella stagione 2004/2005 giocherà in Serie A. Con Rocco Sabato confermato dopo aver disputato 23 partite.

Che sia arrivata quella benedetta consacrazione definitiva per Rocco Sabato? Beh sì, visto che la dirigenza sarda lo tiene con sé, anche se il giocatore sa di avere vita (calcistica) difficile perché non ha mai giocato in massima serie, ma del resto si sa: se non si fa esperienza, non si avrà mai esperienza.

Rocco lo sa e per l’anno in massima serie sceglie una maglia a lui cara, la numero 11. Solo che la “undici” a Cagliari non è una maglia normale, non è una maglia facile da indossare. Il motivo? L’ha indossata 377 volte, segnando 208 reti e vincendo uno storico scudetto, Gigi Riva. Dopo il ritiro di “Rombo di tuono”, quella maglia è stata indossata, tra gli altri, da Nené, Pietro Paolo Virdis, Daniel Fonseca, “Lulù” Oliveira, Roberto Muzzi e, la stagione precedente, da Fabrizio Cammarata. Gigi Riva a Cagliari è il patrono laico della città e giocare con quel numero a Cagliari non è facile.

La storia dice che quella maglia, per stagione 2004/2005, se la siano giocata Rocco Sabato ed i compagni Marcello Albino e Antonio Langella. Vince Rocco: la “undici” sarà sua nella sua prima stagione in Serie A della carriera.

 

L’indimenticabile 9 febbraio 2005 di Gigi Riva. E di Rocco Sabato.

Massimo Cellino per la stagione 2004/2005 decide di cambiare ancora allenatore: il nuovo mister, sarà Daniele Arrigoni. L’obiettivo del club è la salvezza e con in rosa uno come Gianfranco Zola questa sembre un risultato agevole da raggiungere.

Però quella stagione la numero 11 di Sabato non scenderà mai in campo in campionato perché Sabato non giocherà mai se non in Coppa Italia, collezionando quattro presenze. Ed infatti il terzino potentino giocò con quella maglia fino al 27 gennaio 2005 per poi giocare, dal 10 febbraio in poi, con la maglia numero 13. Il motivo? La maglia numero 11 si decide che deve essere ritirata.

E per farlo la Federcalcio ed il Cagliari decidono di farlo prima di una partita amichevole della Nazionale, tornata a Cagliari dopo tredici anni. Il Cagliari ha deciso che dal 9 febbraio 2005 la maglia usata da Riva sarebbe stata ritirata e nessun altro giocatore, da quel giorno in avanti, l’avrebbe mai più indossata. La numero 11 del Cagliari come la 6 del Milan (Franco Baresi) e del Genoa (Gianluca Signorini), la 10 del Napoli (Diego Armando Maradona) e del Brescia (Roberto Baggio). Sabato ha indossato per l’ultima volta la numero 11 del Cagliari il 27 gennaio 2005 nel match valevole per i quarti di finale di Coppa Italia contro la Sampdoria.

Ma quel 9 febbraio 2005 non solo ha visto per la prima volta dopo tanti anni la Nazionale a Cagliari, ma ha anche visto una toccante cerimonia in cui Gigi Riva, allora Team manager azzurro, era in campo per prendersi l’applauso e l’abbraccio di tutta una comunità. Accanto a lui, Rocco Sabato. Eh sì quel terzino sinistro partito da Avigliano, in Provincia di Potenza, con il sogno di sfondare nel mondo del calcio era in diretta televisiva accanto a “Rombo di tuono” e gli ha consegnato quella maglia che lui aveva usato per ultimo nella storia del club e ora questa veniva ritirata in onore del suo leggendario giocatore. In diretta tv si è visto un emozionatissimo Rocco Sabato parlare e stringere la mano ad un altrettanto emozionatissimo Gigi Riva intento ad ascoltare e stringere la mano all’allora giocatore rossoblù.

La partita contro la Nazionale russa vide la vittoria azzurra per 2-0 con in campo i cagliaritani Esposito e Langella, quest’ultimo al debutto in azzurro.

Ma ora con che numero avrebbe giocato Rocco Sabato il resto della stagione? Il Cagliari ebbe una deroga da parte della Federcalcio e giocò fino a fine stagione con la numero 13. E con il numero 13 riuscì a debuttare in Serie A: era il 27 febbraio 2005 e Rocco Sabato giocò in Cagliari-Atalanta. Ce l’aveva fatta, Rocco: debuttare in Serie A. Era diventato come Antonio Tricarico, Franco Selvaggi, Francesco Mancini, Francesco Colonnese e Stefano Casale, ovvero gli altri lucani che lo avevano anticipato in massima serie.

Sabato chiuse la stagione con tre presenze in campionato e quattro in Coppa Italia. Il Cagliari si salvò e chiuse al dodicesimo posto, ma il 30 giugno Gianfranco Zola si ritirò dal calcio giocato e anche Rocco Sabato dovette salutare la Sardegna.

Da un’isola all’atra: le esperienze di Catania. L’intermezzo di Cesena.

L’esperienza di Rocco Sabato in Serie A era durata una sola stagione e la stagione 2005/2006 vide il terzino ripartire ancora dalla Serie B anche se in una squadra con grosse ambizioni di promozione: il Catania di Antonino Pulvirenti.

Sabato giocò con la numero 3 (numero che un tempo apparteneva al classico terzino sinistro vecchio stampo) e si ritagliò ampi spazi nelle formazioni schierate da Pasquale Marino. A fine stagione il Catania, guidato in attacco da Giuseppe Mascara e Gionatha Spinesi, si piazzò secondo dietro all’Atalanta e tornò in Serie A dopo ventitre stagioni. Per Rocco Sabato, in campo 23 volte, si sarebbe trattato di una seconda chance in massima serie, se nonché il club etneo decise di mandarlo in prestito a Cesena, ancora in cadetteria. Per carità, una piazza importante, ma la Serie B non era (e non è) la Serie A.

La Serie B 2006/2007 è una Serie…A2 in quanto vi giocarono anche Juventus, Genoa e Napoli. Il club romagnolo chiuse al sedicesimo posto, lontano dalle prime posizioni ma quell’anno la squadra del “cavalluccio” non poté fare meglio (totalizzando cinque punti su diciotto contro le tre grandi di quel torneo). Terminato il torneo, Rocco Sabato fece ancora una volta la valigia e “scese” a Catania. I rossoblu erano ancora in Serie A e quindi per Rocco ecco arrivare quella benedetta seconda chance.

E la seconda chance il numero 3 lucano la sfruttò tutta: a referto riportò 19 caps e la conferma della stagione successiva ancora in Serie A.

La stagione 2008/2009 però vedrà Sabato tesserato con gli etnei fino gennaio dopodiché è ceduto in Serie B all’Empoli, dove chiuderà la stagione. Prima di lasciare la Sicilia, però Sabato riesce a segnare anche il suo primo gol in Serie A: al minuto 87 di Catania-Cagliari decise la partita con una punizione dal limite. Una cosa che chi lo aveva al Fantacalcio avrebbe significato “gol” e “gol decisivo”, ovvero +4 al voto dato dalla “Gazzetta dello Sport”. La vittima fu il Cagliari, la sua ex squadra. Esultò, ma in polemica con il suo ex club ma perché quel gol lo aveva cercato e voluto sin da bambino.

Il giro d’Italia continua: Empoli-Trieste-Sorrento-Pisa-Pavia (bis)-Vibo Valentia-Macerata-Pavia (tris)-Trento

Rocco Sabato arriva a Empoli nel gennaio 2009 e chiude la carriera nel giugno 2019 a 37 anni. Fino al ritiro non ha più giocato in Serie A, ma ovunque ha giocato si è fatto apprezzare per impegno e dedizione.

Nel mezzo, in quelle undici stagioni, per Sabato ecco un vero Giro d’Italia…calcistico tra Empoli, Trieste, Sorrento, Pisa, Pavia, Vibo Valentia, Macerata e Trento. E nella squadra gialloblu Rocco Sabato ha chiuso con il calcio a 37 anni. Ha giocato in piazze calde ed appassionate (tipo Pisa, dove nella stagione 2012/2013 perse i play off promozione in Serie B contro il Latina)e questo lo ha caricato molto in campo e nel cercare di ben figurare agli occhi dei suoi tifosi.

Una carriera comunque importante che lo ha visto calcare per 29 volte i campi di Serie A e oltre 150 volte quelli di B. Una vita in provincia, sempre sulla fascia sinistra e a far sentire la sua fisicità.

Il ruolo nell’AssoCalciatori ed il ricordo di quel 9 febbraio e di Gigi Riva

Dopo aver chiuso con il Trento, Rocco Sabato si è trasferito a Pavia e oggi collabora con l’Associazione Calciatori nell’ambito della formazione dopo essere stato anche consigliere dell’AssoCalciatori: dare ai giovani calciatori ciò che lui ha ricevuto durante la sua carriera.

Rocco Sabato ha partecipato il 24 gennaio scorso ai funerali di Gigi Riva, morto il 22 gennaio per un arresto cardiaco. Le sue esequie, tenutesi a Cagliari presso il santuario di Nostra Signora di Bonaria, hanno portato nel capoluogo sardo migliaia e migliaia di cagliaritani e di sardi, tifosi della squadra rossoblu ma anche tante persone comuni che erano lì ad omaggiare quell’uomo arrivato nel 1963 in Sardegna da Leggiuno e che da lì non si è mai mosso, diventando un cagliaritano d’adozione. La storia di Riva con la maglia del Cagliari è stata strepitosa: campione d’Italia nel 1970, tre volte vincitore della classifica marcatori, vincitore dell’Europeo del 1968, vice-Campione del Mondo in Messico nel 1970, oltre a piazzarsi al secondo e al terzo in due edizioni consecutive del Pallone d’oro (1969 e 1970). Lui che ha sempre rifiutato le allettanti offerte delle squadre del Nord per rimanere sempre in Sardegna.

Rocco Sabato quel 24 gennaio ha partecipato ai funerali di “Rombo di tuono” in veste di rappresentante dell’AIC ma anche come semplice cittadino per rendere omaggio non solo ad un mostro sacro del nostro calcio, ma anche per onorare il suo ricordo. Ed il ricordo dell’esperienza cagliaritana e la sera di quel 9 febbraio 2005, Rocco Sabato, il ragazzo che è partito dalla Basilicata per diventare un calciatore professionista, non lo dimenticherà mai e suo figlio ed i suoi famigliari saranno sempre orgogliosi di lui.

A volte nel calcio non conta segnare: conta esserci. E godersi i momenti belli e le emozioni di questo sport.

Racconto a cura di Simone Balocco

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